Omaggio ad Alberto Castillo

PUBBLICATO IL 23 luglio 2007

Il 23 luglio di 5 anni fa moriva uno dei grandi cantanti del tango Alberto Salvador De Lucca meglio conosciuto come Alberto Castillo.

Alberto Castillo canta “Asi se baila el tango”

Negli 88 anni della sua vita (era nato nel 1914) ci ha regalato quasi 70 anni di interpretazioni sentite ed eseguite in modo speciale e sicuramente d’effetto. Inizialmente si divideva tra la professione (era ginecologo, ulteriore motivo per il quale, pare :-o, riscuotesse molto successo fra il sesso debole…) e il canto. Poi arrivò il successo, e si dedicò completamente al canto. Il successo arrivò grazie a Tanturi che lo prese nella sua orchestra proprio nel periodo in cui i cantanti stavano diventando uno “strumento” importante di ogni orchestra. La sua prerogativa fu la mimica con cui accompagnava il canto: i gesti plateali che enfatizzavano e sottolineavano le parole dei tanghi, il suo modo tutto speciale di afferrare il microfono, le mani vicino alla bocca come a rivelare un segreto o a gridare perchè tutti sentissero bene, le mani in tasca …

Sicuramente tutti abbiamo ballato cento volte la sua interpretazione di Asi se baila el tango proprio con l’orchestra di Tanturi ed è grazie al suo modo di cantarlo e presentarlo che cominciò ad arrivare gran parte della sua fama. Eccolo in una  interpretazione dal vivo in un raro filmato d’epoca. Nel filamto canta anche il vals “Los cien barrios Porteños” accompagnato da bellissime immagini di una Buenos Aires di allora e recita “Yo soy parte de mi pueblo y a él le debo lo que soy: hablo con su mismo verso, canto con su misma voz“… e questo ovviamente mandava in visibillio i suoi concittadini!

Quando interpretava “Asi se baila el tango“, era solito introdurlo con un recitato, come si vede nel filmato. Più o meno le parole introduttive del tango eran queste “Una corrida elegante, tras la vuelta una sentada y un ocho bien compadrón.
Así lleno de emoción yo me lucí en mil fandangos, porque así se baila el tango de alma, de alma y de corazón”.

Poi iniziava a cantare “Qué saben los pitucos, lamidos y shushetas! ¡Qué saben lo que es tango, qué saben de compás!” indicando di volta in volta i più “dandy” della sala, fra i sorrisi compiaciuti (e le finte offese degli “incriminati”).

Per concludere vi riporto una mia traduzione in italiano di questo tango (è la versione integrale con l’interessante strofa finale che generalmente non viene cantata, ma che, secondo me, è uno splendido elogio alla seguidora!)

¡Qué saben los pitucos, lamidos y shushetas!
Che ne sanno gli snob, leccati e attillati,
¡Qué saben lo que es tango, qué saben de compás!
cosa ne sanno del tango, che ne sanno del ritmo!
Aquí está la elegancia. ¡Qué pinta! ¡Qué silueta!
Qui  sta l’eleganza. Che piglio! Che figura!
¡Qué porte! ¡Qué arrogancia! ¡Qué clase pa’bailar!
Che portamento! Che grinta! Che classe per ballare!
Así se corta el césped mientras dibujo el ocho,
Così si taglia il prato, mentre disegno un ocho;
para estas filigranas yo soy como un pintor.
per queste filigrane io sono come un pittore.
Ahora una corrida, una vuelta, una sentada…
E ora una corrida, un giro, una sintada
¡Así se baila el tango, un tango de mi flor!
Così si balla il tango, un fior di tango!

Así se baila el tango, Sintiendo en la cara,
Così si balla il tango, sentendo sul viso
la sangre que sube a cada compás,
il sangue che sale a ogni battuta,
mientras el brazo, como una serpiente,
mentre il braccio come un serpente
se enrosca en el talle que se va a quebrar.
si attorciglia sulla vita come per spezzarla.
Así se baila el tango, mezclando el aliento,
Così si balla il tango, mescolando l’alito
cerrando los ojos pa’ escuchar mejor,
chiudendo gli occhi per ascoltare meglio
cómo los violines le cuentan al fueye
come i violini raccontano al bandoneon
por qué desde esa noche Malena no cantó.
perchè da quella sera Malena ha smesso di cantare

¿Será mujer o junco, cuando hace una quebrada?
sarà una donna o un giunco quando esegue una quebrada;?
¿Tendrá resorte o cuerda para mover los pies?
Avrà una molla o una carica per muovere i piedi?
Lo cierto es que mi prenda, que mi “peor es nada”,
Di sicuro è il mio bene, il massimo della vita
 bailando es una fiera que me hace enloquecer…
che ballando sia una pantera che mi sconvolge
A veces me pregunto si no será mi sombra
A volte mi domando se non sarà la mia ombra
que siempre me persigue, o un ser sin voluntad.
che mi segue di continuo, o un essere senza volontà
¡Pero es que ya ha nacido así, pa’ la milonga
Ma può essere che sia così, nata per la milonga
y, como yo, se muere, se muere por bailar!
e come me si sente morire, morire per il ballo!

Un caro saluto

Chiara
 

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20 commenti

  1. Viola ha detto:

    Chiara scrive:

    Lo cierto es que mi prenda, que mi “peor es nada”

    Di sicuro spero che mi prenda, che mi (faccia dire) “il peggio è nulla”

    … ehm… siamo davvero sicuri che la traduzione sia questa?? ;))

    Viola 🙂

  2. Chiara Chiara ha detto:

    Oh no!!
    Ho provato a cambiarla… Dev’essere il caldo se mi è uscita così. Scusate.
    Invece sui modi di dire non sono forte! Accetto suggerimenti 🙂
    Grazie
    Chiara

  3. Instituto Snervantes ha detto:

    “Prenda” vuol dire molte cose, secondo il contesto: da “capo di abbigliamento” a “regalo”, da “caparra” a “qualità (o dote) individuale”, fino a “penitenza (nei giochi)”.
    Ma in questo caso “mi prenda” vale SEMPLICEMENTE l’italico “tesoro mio”, “ciccetta mia”, “amore mio”..

    La cosa più incredibilmente comica è però che “prenda” venga tradotto come un verbo al congiuntivo (!!!PER DI PIU’ NEL SIGNIFICATO BANALMENTE LETTERALE DI “PRENDERE”!!!), con tanto di pronome possessivo “mi” trasfigurato in complemento oggetto.

    PD: Tacciamo, per carità filologica, su “peor es nada”, che vale esattamente il belpaesistico “il massimo della vita”….. ….
    PPD: Solo soggettivo, invece, che si traduca “fiera”, antonomasticamente, con “pantera”. Ma perchè, allora, non “lince”, “leoparda”, “tigrotta”, “leonessa”?.
    Propenderemmo comunque, per utilizzare il diffusissimo modismo castellano “ser una fiera para algo”, che in stivalistico idioma vale esattamente “essere un genio in qualcosa”…

    Doverosamente
    “Instituto Snervantes”
    Filiale Porteña

  4. Chiara Chiara ha detto:

    Spettabile “istituto Snervantes” (benvenuti anche a voi di L.u.t.t.o. 😉 )
    ringrazio doverosamente per le precisazioni fornitemi e me ne avvalgo prontamente.
    Mi dispiace solo il tono da professorini che avete usato,
    ma a criticare, si sa, si fa sempre più in fretta che a creare.

    Doverosamente
    Chiara

  5. Viola ha detto:

    Diciamo che, nel tradurre, la “creatività” è cosa assai diversa dall’”improvvisazione”: attitudine, quest’ultima, che sarebbe decisamente meglio riservare al ballo… ;))
    Creativo nel miglior senso del termine, invece, il davvero spettabile “Istituto Snervantes” ci fornisce un capolavoro di traduzione, con annessa dettagliata e puntuale spiegazione: nemmeno la famosa Meri Lao era riuscita a trasmetterci il senso di questo verso con tanta efficacia!
    Tutti i nostri complimenti e ringraziamenti agli “Snervantini”, dunque! 🙂

    Viola

  6. Viola ha detto:

    P.S.
    … noto comunque con un certo rammarico che le “precisazioni fornite”, non hanno sortito il “proficuo” effetto sperato… pazienza… quando non è cosa, non è cosa… 😉

    Viola 🙂

  7. Chiara Chiara ha detto:

    Ciao Viola io generalmente non improvviso.
    Cerco di documentarmi, ma una svista e un errore possono capitare,soprattutto nelle traduzioni dei tanghi, dove lunfardismi, motti e detti la fanno da padrone.
    Non pretendo di avere la risposta a tutto. Metto a disposizione degli altri quello che so.
    Accetto correzioni e suggerimenti (mi pare anche di averle riportate nel post).

    Credo fermamente nello strumento delle traduzioni. Se sai cosa canta e racconta un tango, sicuramente lo ballerai con più trasporto, lo amerai con più intensità.
    Se anche ci può essere un errore nella traduzione letterale, in qualche punto e non sempre, comunque rimane il senso. Del resto è molto difficile rendere in italiano le rime e le emozioni che la poesia originale trasmettono.

    Mi fa piacere che una persona che già conosce la lingua, “perda tempo” a leggere le traduzioni.
    Mi piacerebbe anche che si esprimesse chi sa tante cose, cercasse di portare anche agli altri il suo sapere.

    Anche a me piace molto ridere: amo molto meno deridere!.

    Sono molto contenta che ci leggano persone tanto preparate e che intervengano.
    Un grazie di cuore.
    Chiara

  8. anna ha detto:

    Ma da un gruppo o un sito che fa la ironia sul tango che cosa ti aspetti?Che ti fa’ gli applausi? Che ti da’ le medaglie? Sempre se sono loro, la satira è derisione per sua natura, è il suo compito.E se il loro mestiere è prendere in castagna,ti hanno preso.Era meglio che tu avessi risposto con più leggerezza, tipo “Ho fatto una castroneria, spero mi corriggerete ancora”, invece di lagnarti.Pensa te se tutti quelli nel mirino dei vignetttisti si lagnassero.Sarebbe una lagna continua.A me non mi hanno preso questi del Lutto,anche se ho fatto domanda tre volte.Ma li capisco, e molto. Se mi leggono, adesso spero che mi prendono almeno,eheh. Anna

  9. Chiara Chiara ha detto:

    Ciao Anna
    la satira è una cosa, la derisione è un’altra.
    Non mi sono lagnata affatto, anzi ho ringraziato.
    E ringrazio anche te per aver partecipato alla discussione.
    Ciao
    Chiara

  10. Raimondo ha detto:

    Visto che si ringrazia chi legge ed interviene … dico la mia (dopo aver letto intervengo e sicuro mi becco un ringraziamento):
    non e’ piacevole invece vedere che chi non conosce adeguatamente la materia (in questo caso la lingua) si lasci andare a traduzioni. La passione che mostri e’ ammirevole ma purtroppo non altrettanto i risultati. Mi spiace trovarmi sempre a fare commenti acidi, nulla di personale, pero’, alla fine mi sei simpatica col tuo entusiasmo. E’ per questo che intervengo, se no mi farei i cavoli miei e basta.

  11. Chiara Chiara ha detto:

    E allora grazie anche a te!
    Con simpatia
    Chiara

  12. giulia ha detto:

    Se sono davvero quelli di lutto, dovresti ringraziarli che ti hanno graziata… ;-))
    Traduci:
    Qué saben los pitucos, lamidos y shushetas!
    Che ne sanno i nobili, leccati e attillati,
    “Pituco” significa “snob”, e “snob” deriva da un antico “s.nob”, una forma abbreviata per indicare “sine nobilitate” (cioè di origini borghesi o plebee).
    Proprio il contrario, quindi.
    Fossi in te, tradurrei con “altezzosi”, lasciando perdere l’estrazione sociale (inappropriatissima).
    Sperando di essere statta utile.

  13. Chiara Chiara ha detto:

    Hai proprio ragione.
    La parola che cercavo era snob,
    ma non mi veniva in mente.
    grazie mille
    Chiara

  14. Tiber ha detto:

    Ammazza che gajarda Giulia!.. la classe della Gens non è acqua..
    Più semplicemente ed assonante pituco può tradursi anche in pitocco, così mi ha detto un’ amica argentina che con la lingua se la cavava molto bene… però mi viene il dubbio che lo dicesse a me.. boh!.. e anche lei sapeva di latino e di etimologie varie, tanto che, conosciuta mamma mia, mi disse che probabilmente io dovevo essere un trovatello, tanto era brava mamma’… e dal latino “filius mater ignota”, abbreviando “filius m.ignota”… e in romano si sa che filius è fijo, i punti si perdono e le “t” a volte raddoppiano…
    Ma tutto ciò per ricondurvi al tema originale che trattava del de cuius… insomma mi trova leggermente disturbato la santificazione di chi santo nella vita non sembra essere stato, di chi a dispetto del peso era leggero nel ballare ma un po’ meno per i commenti salci e le “attenzioni” che dedicava alle donne, che gli piacevano assai, e come dargli torto!… anziché appiccicare il tango come aureola, a qualunque ballerino noto (cosa che si fece anche col Gavito, castigatore anch’ esso di tante belle femmine…) non potremmo ricordarli anche per altro?.. o semplicemente per ciò che erano davvero senza inzuppare troppo nella dipartita?..
    Vabbe’ fate come ve pare…

  15. Raimondo ha detto:

    Tornando al “de cuius”, stimolato da Tiberio (a proposito, nella rappresentazione dell’altra sera, ai fori, e’ stato condannato come cattivo imperatore…) devo dire che a me non e’ mai piaciuto come cantava (e posseggo qualcosina di suo), mi ha sempre ricordato, chissa’ perche’, il reuccio Claudio Villa.
    Beh un motivo c’e’: come il reuccio era vanitoso e cantava in modo volgare ma bisogna riconoscere, d’altronde, che quel tanto di volgarita’ fa parte della tradizione romana cosi’ come dell’amato e troppo spesso idealizzato tango. Aveva ragione pertanto di dire che cantava con la stessa voce dei suoi paesani.
    I quali, e’ da dire, ci hanno lasciato testimonianza del fatto che si puo’ cantare anche in modo diverso eppure essere veri canotre de tango e veri tangueri.
    Anche secondo me l’aureola non e’ per niente adatta.

  16. Chiara Chiara ha detto:

    Buongiorno.
    Devo dire che siete molto simpatici.
    Effettivamente il mio maestro argentino non ama affatto la cantata di Castillo. Se è per questo non sopporta nemmeno Gardel.
    La scelta del mio post non era tesa a una santificazione. E’ un dato di fatto che sia stato uno molto amato (soprattutto dalle donne 😉 )e che abbia avuto molto successo tanto da incidere diverse registrazioni.
    Poi, sempre secondo il mio maestro, gran parte del suo successo lo ebbe quando iniziò a gesticolare, a indicare, a mettere le mani in tasca, ecc… Pare che prima fosse un illustre sconosciuto e poi, la novità introdotta rispetto agli altri cantanti, lo portò alla fama. Si vede che all’epoca si accontentavano di poco!
    Comunque anche a me ricorda il reuccio, ma più nell’aspetto e nell’essere sciupafemmine che nella voce.
    Comunque cosa ci trovassero le donne in entrambi mi è difficile capirlo. Probabilmente la fama e la gloria; stando vicino alle celebrità si sentivano dive per un giorno!

    Buona giornata e grazie
    Chiara

  17. Nina ha detto:

    Ho la sensazione che stiate parlando di due persone diverse. L’ottimo Tiber (è un piacere leggerti) fa riferimento al “fresco” de cuius Pupi Castello mentre, gli altri, si riferiscono al “ginecologo del tango” (era questa la sua professione) Alberto Castillo.
    In ogni caso, entrambi, direi che si sono occupati della stessa “cosa”… ;-))

  18. Tiber ha detto:

    Esatto Nine’, ho sbagliato a non precisare, mi riferivo al “leggero” Pupi, Pupy o Puppy, che anche chiamato poppe, avrebbe calzato lo stesso..
    Per quanto riguarda i ginecologi, lo dissi anche al Pietro listnazionalfaitanghero (ma è cosa risaputa da tempo..), c’ è da capilli, poretti, debbono lavora’ là dove noi ci divertiamo…

  19. Nina ha detto:

    Caro Tiber, dovresti aprire un blog anche tu: sei troppo divertente! Che ne diresti di uno YouMorBlog ? 😉

  20. Angelo De Luca ha detto:

    Ritengo doveroso precisare che Alberto Castillo era il nome d’arte di Alberto Salvador De Luca e non De Lucca come riportato su molti articoli e siti tra cui it.wikipedia.org.Infatti, il noto cantante era figlio di immigrati italiani e più precisamente di Salvatore De Luca,originario di Teggiano in provincia di Salerno,fratello di mio nonno Angelo De Luca nato e sepolto a Teggiano insieme ad altri Cari di famiglia.Colgo l’occasione per ringraziare tutti gli appasionati di tango per il ricordo affettuoso verso il mio parente Alberto Castillo.
    By Angelo De Luca,Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri in Pisa.

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