Il ballo proibito – Storie di ebrei e di tango

PUBBLICATO IL 10 agosto 2007

Il libro che ho scelto questa settimana è stato scritto da Furio Biagini, docente di storia dell’ebraismo presso l’Università degli studi di Lecce. A suo tempo mi aveva incuriosito perchè non sapevo nulla del tango Yiddish, cioè di quel ramo del tango contaminato dalla cultura Ebrea. Ne avevo sentito parlare e mi incuriosiva molto questo fenomeno così diffuso e così poco conosciuto (almeno da me).

storie di ebrei e di tango -Ed le Lettere

Dopo la toccante prefazione di Moni Ovadia si parte subito con la presentazione del libro: “musica nata a Buenos Aires, il tango è stato luogo d’incontro e di creazione collettiva per uomini venuti da ogni parte del mondo e anche l’apporto ebraico fa parte delle fondamenta sulle quali si appoggia: l’universalità della vita“.

Il libro dunque tratta del legame tra tango e immigrazione europea, dell’impronta ebraica nella produzione della terra argentina. Bello il capitolo dedicato alla presenza ebraica nella società argentina in genere, non solo legata al mondo del tango. Si parla delle persecuzioni ad opera dei militari golpisti e dei movimenti fascisti, dei gestori di bordelli, ma anche del popolo che voleva integrarsi nella nuova realtà.

Moni Ovadia

Poi nel libro c’è un capitolo che si dedica alla storia del tango, dalle sue origini al periodo fra le due guerre. Non so dire se la storia riporata sia più o meno corretta: questo lo lascio decidere a che ne sa di più. Quello che posso dire è che si legge piacevolmente e la bibliografia è di tutto riguardo.

Poi arriva la parte più interessante del libro, almeno per me: gli ebrei nel tango. Cantanti, direttori, strumentisti, attori, impresari, insomma tutti gli ebrei che hanno lasciato un segno nel mondo del tango: i fratelli RubinsteinRosita Montemar, la princesa del tango, Besprovan, violinista dell’orchestra Tipica Victor, Sucher, autore del bellissimo ProhibidoBernstein, Schifrin, solo per nominarne alcuni. Bello sapere come fossero musicisti apprezzati, come magari si nascondessero dietro pseudonimi; interessante scoprire come molti fossero osteggiati dalle famiglie che vedevano questa promisquità con il tango come una perdita di identità ebraica e uno spreco dell’arte della musica, a cui avevano sempre tenuto, per tradizione.

Per finire c’è un toccante capitolo dedicato al tango della morte, non a quello del post di Aurora :-), ma a Plegaria, e tutti quei tanghi che venivano suonati nei campi di concentramento per accompagnare le visite degli ufficiali, i loro discorsi, o il viaggio verso i forni dei compagni.

Rabbini

Ecco un breve accenno del lungo capitolo.
Quando il tango di Buenos Aires si diffuse nel Vecchio Continente entrò inevitabilmente a contatto anche con la cultura ebraica esteuropea e gli abitanti degli Shtetl lo adottarono, traducendolo in yiddish, come veicolo per esprimere il dramma della loro difficile vita. Persino durante gli anni della tragedia nazista, autori e compositori ebrei, rinchiusi nei ghetti o nei campi di sterminio, scrissero tanghi in giudeo-tedesco. … Naturalmente non si tratta di tanghi riplatensi, però conservano ugualmente la nostalgia e il principio discepoliano di <<un pensiero triste che si balla>>. Intendiamoci, come sostiene a ragione Osvaldo Rossler, non esiste il tango, esistono i tanghi e ognuno corrisponde a una data epoca.”

Mi piace questa frase di Rossler! E anche la parte con i testi di alcuni tanghi Yiddish: veramente poetici.
Il libro ha un solo difetto: mi ha messo addosso ancora più voglia di conoscere questa parte del tango, ascoltando i suoi artisti e le sue melodie. Dunque una sete che non si è spenta.

“Furio Biagini – Il ballo proibito. Storie di ebrei e di tango – Ed. Le lettere”

Un caro saluto
Chiara

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3 commenti

  1. Sara Gavanovich ha detto:

    Grazie,sono argentina e sono contenta d’aver trovato il suo blog.Per adesso solo questo, mi sembra que ci sia molto materiale,lo leggerò e più in la ne farò altri commenti. Cari saluti. Sara

  2. Sara Gavanovich ha detto:

    c’è un errore nel indirizzo dello spazio, scusate

  3. Giacomo ha detto:

    Durante la seconda guerra mondiale passa a far parte della vita dei ghetti e dei campi di concentramento e viene adottato come genere musicale e raccontato nella propria lingua: l’yiddish.
    I nazisti tolleravano e anzi apprezzavano questa musica. È noto il macabro uso di far suonare “il tango della morte” alle orchestrine che accompagnavano i prigionieri mentre si incamminavano alle camere a gas.Shpil zhe mir a tango in yiddish (cantami un tango in yiddish), la cui melodia diventò più popolare con altre parole e con il titolo shpil zhe mir a lidele (canzone) in yiddish.Sarei curioso di sapere gentilmente quale fù il nome del pezzo definito “il tango della morte” ovvero il tango che accompagnava alle camere a gas gli ebrei.il nome del pezzo che suonavano prima dell ingresso nelle camere a gas.

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