El chamuyo

PUBBLICATO IL 25 agosto 2007

Parliamo di un costume argentino molto diffuso: “el chamuyo” o meglio parliamo del “chamuyar a la mujer“.
Non c’è una traduzione letterale per questa espressione, ha molteplici significati e accezioni, ma possiamo vedere cosa si intende nell’ambiente del Tango.

Bisogna tornare un pò indietro, pensare che nell’Argentina degli anni passati (senza andare nemmeno tanto indietro) non era facile poter avvicinare una ragazza, avere l’occasione per stare da solo con lei, poterle chiedere il numero di telefono o l’indirizzo.
L’occasione per conoscersi erano le balere il giovedì o nel fine settimana: non si ballava solo tango… anche perchè non tutti lo sapevano ballare; mischiato al tango, ogni tanto c’era qualche Rock and roll, un pò di jazz, qualche salsa (gli omnipresenti balli latini!) o l’atteso momento del bolero (non pensate a Ravel; è un lento da ballare stretti stretti).
Le ragazze a ballare ci andavano accompagnate…e al tavolo c’era sempre qualcuno di troppo per avere un pò di “intimità”.

El chamuyo a tutte le età

L’unico momento per parlare quindi, per approfondire la conoscenza, era fra un tango e l’altro (proibito parlare durante) o magari ballando un bolero (“da ballare stretto stretto sussurrando parole all’orecchio”).

Ed ecco che il maschio latino, sfoderava le sue armi…fra un tango e l’altro approfittava della situazione: “chamuya” la chica più che può. Si parla, le si fanno i complimenti, le racconti, le chiedi…cerchi di conquistarla e, conoscendo gli argentini, …”figli” di italiani…, direi che cerchi di “venderti” meglio che puoi, di metterti in mostra raccontando tutte le tue doti!
Dunque uno dei significati che ha preso il termine “chamuyar” è di conversare, chiaccherare al fine di conquistare; ma dire questo è riduttivo.

Col tempo, fuori dall’ambiente del tango, ha preso un pò anche un’accezione di “raggiro”, al fine di una conquista, dunque può anche essere usato con il significato di bugia; insomma quando uno sta dicendo una bugia poco credibile (se fosse credibile non sarebbe un chamuyo). C’è anche un modo di dire “no te estoy chamuyando te digo la posta ” – non ti sto mentendo, ti dico la verità!

Tornando al tango, dunque questo modo di fare si è tramandato fra i tangueros. Gli argentini lo hanno sempre visto fare ai vecchi milongueros (ai quali è rimasto attaccato come un vestito) e lo hanno inglobato nel loro modo di fare.
E comunque in questo sono stati aiutati dalla loro mentalità, dalla loro indole: lo spirito del cacciatore, il “saperci fare” con le donne, (avete mai visto in italia un argentino che non sia circondato da donne?) e soprattutto il fare tutto despacio (prendersela sempre con estrema calma).
Dunque prima di partire con il ballo, questi argentini stanno un pò fermi in mezzo alla pista a chamuyar, farsi complimenti, fare conoscenza. E poi l’uomo è pavone … si sa!

L’uomo è pavone

Avete notato come chamuyano i maestri argentini che vengono in Italia a fare festival e stage, quando ballano con le ballerine “nostrane”? In quel caso, però, un sospetto mi è venuto: che stiano facendo passare il tempo per risparmiarsi un pò e ballare il meno possibile con la “fortunata” di turno!

Ovviamente ci sono tanghi dedicati a questa pratica, al chamuyar del bandoneon, all’eterno incanto che sa fare alle nostre anime …ma questa è un’altra storia!

A me piace tantissimo il tango del 1913, “El chamuyo“,  con la musica Edmundo Rivero e le parole di Yacara (pseudonimo di Felipe Fernandez, scrittore popolare famoso per i suoi testi e soprattutto per i poemi in Lunfardo).
Il testo, che raramente è cantato, ci parla del chamuyo, sia quello fra compagni, sia quello per raggirare gli sprovveduti, sia quello amoroso.

QUI potete ascoltare la versione di D’Arienzo.
QUI una versione più canyengue di Canaro.

Ora, come sempre più spesso accade, noi italiani esterofili, scimmiottiamo tutto ciò che vediamo oltre Oceano.
Qualcuno torna da Bs As e comincia a chamuyar, senza magari nemmeno sapere cosa e perchè sta facendo ciò. Lo ha visto fare e pensa si debba fare.

Possiamo scambiar due chiacchere in pista con un amico che non vediamo da un pò; possiamo fare conoscenza con qualcuno che non conosciamo; possiamo far passare il tempo con uno con cui non ci piace ballare; ma non stiamo fermi in mezzo alla pista, guardandoci intorno per vedere quando partono gli altri, solo perchè a Bs As fanno così!

Chamuyo in milonga

E poi bisogna dire anche che c’è qualcuno nella capitale del tango che critica questa pratica (tanto qualche bastian contrario si trova sempre).
L’affermazione più ricorrente nei detrattori del chamuyo tanguero è che “El chamuyo appare proprio quando manca la vera comunicazione che è il ballo“. Chi parla cerca di impressionare, di far colpo con le parole …perchè è carente nel ballo!

Che ne dite? Voi chamuyate?

Un caro saluto
Chiara

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6 commenti

  1. Vecchio Holden ha detto:

    Esercitando la difficile arte del silenzio nel ballo, io questa pratica non riesco a farla. Alcune volte chiedo solamente il nome della donna con cui ho ballato alla fine della tanda.
    Mi rimangono i dolci imbarazzi tra un tango e l’altro. Gli sguardi, il desiderio di entrambi di evitare le banalità. Forse anche la mia timidezza.
    A Baires per forza di cose dovevo scambiare due parole.

  2. Chiara Chiara ha detto:

    A me piace tanto ballare con un ragazzo (si chiama Salvatore, tanto per non fare cognomi) che fra un tango e l’altro, resta nell’abbraccio, così, semplicemente in silenzio, a godersi il momento. E poi ti riaccompagna al posto alla fine della tanda. Insomma un tanguero!
    Chiara

  3. Giò ha detto:

    l’uomo parla, parla, le dame si toccano i capelli: grattacapi in vista!

  4. Giò ha detto:

    va bene ballare, ma dopo il ballo:

    “Mi vuoi tutta ciccia e brufoli!”

    della serie pasticceria-notturna-dopo-la-milonga

  5. Piero ha detto:

    A Buenos Aires il mio chamuyo era ridotto all’osso. Normalmente partivo con il ballo all’inizio di ogni brano, facendo lo slalom tra le coppie ferme a chamuyar. Con soddisfazione evidente della ballerina occasionale. Al rientro in Italia zero chamuyo.

  6. Pietro ha detto:

    Eheheheh Chiara. 🙂
    Io chamuyo, eccome, quando se ne presenta l’occasione (abbastanza di frequente, direi), più parlando che stando in silenzio abbracciato alla ballerina di turno (sì, noi uomini siamo chiacchieroni ma voi, donne, mica siete da meno… ahahah). Sottolineo sempre, però, che non è un “mentime que me gusta” adulatorio/manipolatore e quel che noto è che le ballerine apprezzano i complimenti sinceri. Con tutto il rispetto per i tangueros taciturni e per la comunicazione (gestuale) profonda che s’instaura, o dovrebbe instaurarsi, ballando, penso che due parole, scambiate gentilmente, possano contribuire, il più delle volte, a favorire tutto il resto.
    Pietro

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