“No Hay Tierra Como La Mia”

PUBBLICATO IL 30 agosto 2007

calabriaargentina 

No Hay Tierra Como la Mia potreste sentir cantare ad un argentino come ad un calabrese, orgogliosi e attaccati come siamo alle nostre radici, ai nostri luoghi, alle nostre usanze. Sapevo che l’ondata emigratoria in sud America fosse stata massiccia e drammatica, agli inizi del secolo scorso, ma mai avrei potuto immaginare, da calabrese, quanto ho appreso da questo articolo.

L’ECO D’ITALIA (ARGENTINA) RICORDA L’EMIGRAZIONE CALABRESE IN AMERICA LATINA

   
Marked by Paolo Barbalace   
mercoledì, 14 febbraio 2007

Fonte Agenzia AISE – 14.02.2007 – 11:36

BUENOS AIRES\ aise\ – “Nel numero 1867 dell’11 gennaio 2007 di questo giornale, abbiamo fatto un po’ di storia sulla presenza degli italiani in terra Argentina. Abbiamo parlato dei liguri, i primi a giungere in questa parte del Sud America. Proseguiamo ora il discorso sulle varie comunità dei corregionali occupandoci di quella più numerosa, che da tempo, e tuttora, è stanziata nel territorio: la calabrese”. 

Così Vittorio Galli, dalle pagine de L’eco d’Italia, giornale in lingua italiana edito a Buenos Aires, ricorda la storia dell’emigrazione calabrese in terra argentina.”L’emigrazione dalla Calabria – scrive Galli – è un fattore storico e sintomatico, fa parte della storia stessa di questa regione come un capitolo importante.

A partire dalla fine del 1800, ma ancor più nei primi anni del 1900, si sono riversate in Argentina tante persone quante gli abitanti residenti in Calabria. Qui si sono radicati con operosità, con capacità lavorativa non indifferente in quasi tutti i settori: tra i più importanti, l’edilizia e la pesca. Oggi, a Mar del Plata, esistono alcune importanti imprese ittiche che sono gestite da calabresi; non si tratta solo di pescatori, ma di capaci imprenditori che hanno creato strutture di conservazione, lavorazione, trasformazione ed esportazione del pesce con rilevanza internazionale”.

“Egualmente, – prosegue – nel settore edile si sono distinte persone divenute tra i personaggi più conosciuti in Argentina in tale ambito. Settori specifici sono oggi diretti dai calabresi; tra questi, oltre alla pesca e all’edilizia, vi è il turismo, la floricultura e l’agricoltura. È sufficiente dire che all’interno della Camera di Commercio italiana in Buenos Aires vi è una specifica associazione di imprenditori calabresi. Si potrebbe aggiungere, parafrasando, che così come alcuni territori vennero chiamati New England o New York, parte dell’Argentina potrebbe chiamarsi Nuova Calabria”.

Galli ricorda inoltre in Argentina l’importanza del ruolo delle Associazioni: “nella sola Buenos Aires”, secondo i dati forniti dal Consolato Generale d’Italia per l’anno 2004, “se ne conta un totale di 270. Ben il 27 per cento di queste – scrive – sono calabresi; ciò a significare quanto il raggruppamento di persone e la collaborazione tra genti della stessa terra sia stato e sia tutt’oggi molto importante e come tale fenomeno abbia rilevanza specialmente per i calabresi”.

L’Eco d’Italia passa poi in rassegna i nomi dei calabresi emigrati in Argentina divenuti famosi per il loro impegno professionale, specie in ambito artistico: tra questi, “Arturo Emilio De Luca, di Cosenza, professore di pittura nella Scuola Nazionale de Bellas Artes”, che “dipinse gli affreschi nella Chiesa di S. J Evangelista nella Capitale Federale.

Un altro De Luca, in questo caso Giuseppe, si dedicò alla scultura; ricevette il primo premio per le sue opere sia nel 1937 che nel 1938 e fu docente nella Facoltà di architettura della capitale. Antonio Pugia, di Polia (CZ) fu docente di disegno nell’Accademia delle Belle Arti, scultore e scenografo nel Teatro Colon e autore della “Columna de la vida” che si trova a la “esquina” tra Calle Florida e Tucuman. Anche il Prof. Ferruccuio Cacciapuoti, di Cosenza, fu docente di disegno all’Accademia Nac. de Bellas Artes. Il sacerdote Don Domingo Mazzeo si dedicò, invece, a studi scientifici e fu iniziatore e organizzatore della scuola penale della Penitenciaria Nacional”.

Nella musica, Galli cita “Antonino Nucara di Pizzo Calabro, attore comico. Emilio Pelaia, di Limbadi, fu professore di violino nel Conservatorio “Manuel de Falla” e del Conservatorio “D’Andrea”, diresse il suo Conservatorio “Pelaia”, e lavorò intensamente anche come giornalista e conferenziere. Giuseppe Arena, di Palmi, compose numerose opere musicali per bande militari quali “General Belgrano”, “Patricios”, “Victorica”, e fu anche docente di gruppi bandistici.

Emilio Capizzano di Rende fu maestro stabile della Compagnia lirica di Buenos Aires, diresse molte opere e fu anche compositore di musica varia. Alfonso De Maria di Catanzaro, fu concertista di mandolino e fondò il Conservatorio “Beniamino Cosi” dirigendolo per vari anni. Vincenzo Scaramuzza di Cotronei, fu il fondatore del Conservatorio che porta il suo nome; diede concerti di piano e compose arie musicali tra le quali “Hamlet”. Anche Gaetano Bagnati di Tropea, fu membro eccellente del quartetto “Melani”, fondò il Conservatorio “Almagro” e compose vari brani musicali.

Giovanni Imbroisi di Paola, fu Maestro di banda del 7° Reggimento di Fanteria e compositore di varie marce tra le quali “A mi bandera”. Ma non è da dimenticare la soprano Romana Baldanza di Tropea, che fondò l’Accademia di canto in Buenos Aires. Un illustre figlio di Calabria fu Domenico Perrupato di Mormanno (CS): Presidente della commissione del giornale “L’operaio italiano”; uno dei quattro membri che raccolsero fondi per oltre 100mila pesos per la costruzione dell’Ospedale Italiano; fece parte della direzione del “Nuovo Banco Italiano” (poi Banco de Credito Argentino) e fece costruire il Teatro Broadway di Av., Corrientes 1279″.

“Oggi, – conclude Galli – come già accennato, la comunità calabrese è particolarmente viva e prosegue con numerose attività nelle Associazioni: si ricorda ad esempio, la “Settimana Calabrese” che da vari anni raccoglie numerosi consensi; e per ultimo, un doveroso omaggio va rivolto a Gaetano Cario di Parenti (CS) che fondò vari giornali in America Latina e fu componente importante nella storia delle Associazioni bonaerensi”. (aise)

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1 commento

  1. dctango dctango ha detto:

    Certo le proporzioni delle cartine non rendono giustizia alla notevole estensione del territorio argentino, non me ne vogliano gli amici argentini. Al cospetto del colosso Argentina la regione Calabria in effetti è ben poca cosa ma per esigenza di spazio permettetemi una equiparazione territoriale.

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