Contrapunto y milonga

PUBBLICATO IL 22 ottobre 2007

La payada, in Argentina o in Uruguay, (ma anche in Cile) è una vera e propria arte, in cui un cantore, il payador, improvvisa,recitando in rima, accompagnato da una chitarra (o altri strumenti), alcune parole su un dato tema. Tale tema è generalmente legato alla vita dei campi, alle storie dei paesi che il payador incontra sul suo cammino; in pratica una sorta di cantastorie del Sud America.

Quando poi i payadores sono due e si passano la parola, in una sorte di sfida verbale, con tanto di regole di metrica, temi e rime, la payada prende il nome di contrapunto. Ogni duellante deve rispondere alle domande o alle proposte dello sfidante, sempre restando in tema, sempre seguendo la rima e sempre formulando frasi di lunghezza prestabilita. Capirete che non ci si improvvisa in quest’arte! Originariamente queste sfide potevano durare ore, ma anche giorni, a seconda dell’abilità degli sfidanti. La gara finiva quendo uno dei due non era più pronto a rispondere esattamente, cioè non riusciva più a “rispondere per le rime” 🙂 Essere payador è ancora una qualità innata, anche perchè spesso i testi sono veri e propri capolavori di filosofia di vita!

Alcuni ascrivono questa pratica agli spagnoli, ai giullari, per la precisione, primi cronisti dell’epoca, che raccontavano le gesta eroiche dei loro signori; altri arrivano indietro fino ai Trovatori della Provenza, che amavano portare in versi la polemica nei confronti dei signori. Comunque ancor’oggi è un genere molto popolare, tanto che esiste il Dia del Payador, il 23 luglio di ogni anno. Le frasi della payada, seguono strutture ben definite, spesso sestine o, più comunemente, dieci versi di otto sillabe. E anche la musica che accompagna le parole ha le sue regole; un ritmo costante, che ha dato i natali alla milonga campera. Inizialmente anche la milonga era una improvvisazione di testi a carattere campestre, su un ritmo piuttosto costante e prestabilito. La storia dice che una delle prime milonghe (se non la prima) scritta a tavolino fu Milonga sentimental (leggi il post Omaggio a Sebastian Piana)

Abbiamo anche noi in Italia una lunga tradizione di cantastorie, e di certamen in rima: dall’Umbria alla Toscana, e in tutto il sud, in particolare nella Sicilia (tutti abbiamo studiato a scuola i siciliani Cielo D’Alcamo e Jacopo da Lentini). Anche gli strumenti che accompagnano i nostri cantasorie sono gli stessi dei payadores: chitarra, organetto e un fiato. E la tradizione prosegue anche oggi!

Ecco QUI, vi propongo l’ascolto di una payada, per la verità un contrapunto, sul tema del mate (notare il reves che sottolineano anche i payadores: ma-te e te-ma!): i due sono famosi payadores, l’uruguayo Josè Corbelo e Chacho Arancibia.
QUI una milonga campera  per capire cosa si intende quando si dice che la milonga deriva dalla payada (Soy una Fiera di Gardel).

Le cose da dire sarebbero veramente come sempre tante. Ma questo vuol essere solo lo spunto per invogliarvi a una ricerca più approfondita. Vi lascio con la romantica descrizione che Sarmiento fa del payador: “Il cantore che non ha una fissa dimora. La sua casa è dove lo sorprende la notte. La sua fortuna sta nei suoi versi e nella sua voce.”

Un caro saluto
Chiara

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6 commenti

  1. lulamiao ha detto:

    Potrebbero essere paragonate a questo anche le sfide tra cantanti rap o fra dj hip-hop…

  2. Chiara Chiara ha detto:

    Giusto! Anche se in questi casi la musica non ha proprio lo stesso ritmo. Invece trovo molto simili le tenzoni poetiche della tradizione Umbra, i certamen in toscano o siciliano….

  3. lucy ha detto:

    a chiara, da una payadora de noantri:
    stornello romanesco

    Fior de ciclamino ,
    che c’accompagni ner nostro cammino
    co lle tue foto e le tue canzoni
    che so’ come er cacio su li maccheroni

    Fior de pervinca,
    sbaja quello che nun te linka
    nun sa quello che perde de curtura
    e po’ farà brutta figura

    Fior de spirea,
    tu c’hai sempre na bbona idea
    pe ravvivà sto monno de tangueri
    e facce passa’ tanti penzieri

    Fiore de cera,
    io starebbe qquà da mane a sera
    pe gustamme l’occhi e ‘r cervello
    se nun c’avessi da fa’ antro che quello

  4. Dori ha detto:

    Lucy….che stornellara!!!Complimenti!:-)
    Besos
    Dori

  5. Chiara Chiara ha detto:

    Lucy sono profondamente commossa e lusingata.
    Stamperò le tue parole e le terrò nel portafoto sulla scrivania …
    Bacccccionisssssimi!

  6. Luisito El Tano ha detto:

    Dedicado a la Lucy…

    Me presento de Luisito El Tano
    cada vez que doy la mano,
    y a la Lucy trovadora
    que es sin duda encantadora,
    aqui un gaucho verdadero
    le manda este abrazo sincero.

    Yo creo no hay diferencias
    ni separan las distancias,
    que sean los Alpes o Andes
    los caminos por donde andes
    te llevan a un sentimiento,
    que te inunda el pensamiento.

    Es la amistad y el amor
    unidas ambas la linda flor
    que deja el alma enriquecida,
    pues no hay nada en esta vida
    que enjuga tanto penar
    como el cariño de saber dar.

    A la Lucy y a la Chiara,
    si un dia yo les cantara
    con mil guitarras lloronas
    acordando primas y bordonas,
    se escucharian sus lamentos
    y mi voz con sentimientos.

    Aqui despido a los dos
    callando al instante mi voz,
    regreso a mis Pampas amadas
    con tanto cielo y alboradas,
    y si escuchas un jilguero cantar
    es mi modo de saludar
    a Italia y sus juglares,
    no hay horizontes ni mares
    que dividan tanta ciancia,
    Luisito Lucy y Chiara
    son de la misma querencia.-

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