Niente del tango

PUBBLICATO IL 18 dicembre 2007

L’ultimo libro che ho letto per il solito futile motivo (contiene la parola tango nel titolo), è stato scritto dal toscano Paolo Brunelli, ospite qualche anno fa dell’associazione Medialuna per la serie di incontri con l’autore al Teatro Verdi. Il libro si intitola Niente del tango.

La colonna sonora del libro si divide fra i tanghi di Julian Plaza, a cui l’autore dedica il libro e il rock dei Bersuit Vergarabat; tutto quello che il protagonista balla e ascolta sempre. Fra tutti i brani nominati, fra i tanghi scelgo Danzarin (QUI nella versione di Troilo), uno dei miei preferiti. Trovo sia un tango tango: accelerazioni, pause, momenti strazianti alternati a fughe disperate. Tutte le possibilità in un solo brano! Un capolavoro per veri intenditori 😉
Fra i brani dei Bersuit Vergarabat, un gruppo di gran moda soprattutto negli anni novanta, sgelgo Soledad (QUI): un brano che, perchè no, si potrebbe ballare anche a tango!

La trama del libro è molto veloce da raccontare: Paolito Palermo è un entrañable gardelito, cioè un fenomeno che, partendo dal nulla, si è fatto da solo. Da umile cameriere diventa grande ballerino di tango, osannato e fotografato su ogni giornale di BsAs, adorato da tantissimi fan, amato dalle donne, rispettato dagli impresari. Poi improvvisamente un giorno un aneurisma lo porta a due passi dalla morte. Deve abbandonare il tango e pian piano tutti si dimenticano di lui, persino la vita. Perennemente chiuso in casa o ubriaco, aspetta l’occasione per tornare a vivere. Incontrerà l’anima gemella, la nuova occasione, per caso, una sera, una delle tante in cui, ubriaco, si aggira davanti al Tulipás Danzarin Club l’ex locale dove ballava.

Dice del libro il suo autore: “Volevo scrivere un romanzo che prendendo spunto e pretesto dai motivi e dagli stereotipi del Tango parlasse di luce, di buio, di uomini, di donne e di Vita. Il Niente Assoluto, carico di chiavi di lettura e significati espliciti e riposti l’avrebbe fatta da padrone. Confesso che non avevo alcuna intenzione di essere breve, delicato e contare le gocce. No, tutt’altro.I personaggi sarebbero stati traboccanti, esagerati, persino grotteschi. Le parole, i modi, le descrizioni e i dettagli non avrebbero lasciato spazio ad equivoci. Supporre non sarebbe stato necessario”.

E diciamo che c’è riuscito! I sentimenti, le emozioni, i pensieri, i movimenti, tutto dei personaggi è descritto con fiumi di parole, con dovizia di particolari, con abbandanza barocca di aggettivi, avverbi, filosofia…

Mi è piaciuto leggerlo, anche se ogni tanto l’ho trovato un pò “logorroico” e infinito…ma forse questa era proprio l’idea dell’autore: tramite le parole rendere una vaga idea del dramma di Paolito: il tempo che non passa mai, i pensieri che ti invadono la mente quando la tua vita cambia completamente, quando non sai distinguere se i tuoi, sono sogni o ricordi; quando non sai se ciò che vedi è frutto della fantasia e della birra o anche gli altri vedono e sentono come te…
E in tutta questa disperazione cosa resta del tango? Niente del tango, gli ordina il dottore dopo l’aneurisma. Già! Ma cos’è il tango per Paolito? “Ogni tango è un’improvvisazione con dietro un progetto, è un percorso di curiosità e d’incontro che si realizza e svanisce nello stesso…trapasso“.

Se volete leggere qualche brano tratto dal libro, o altre recensioni, o acquistare il libro stesso, trovate maggiori info QUI, nel sito dell’autore.

Paolo Brunelli – Niente del tango – Edizioni Clandestine

Un caro saluto
Chiara

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9 commenti

  1. dctango dctango ha detto:

    Danzarìn è uno dei tanghi che ho sentito poco nelle milonghe e che invece amo mettere durante le mie serate. Condivido quanto detto da Chiara e segnalo altre due versioni altrettanto belle, di Florindo Sassone e di Osvaldo Fresedo.

  2. maniacus ha detto:

    Dalle mie parti Troilo non è molto gettonato nelle milonghe, forse perchè è più difficile da interpretare rispetto ad altri musicisti: tempi sospesi, cambi di ritmo e quant’altro….

    Cosa ne pensi di Pa’ que bailen los muchachos?

  3. dctango dctango ha detto:

    Eccomi devo essere sincero, devo riascoltarmela perchè non me la ricordo mentre invece segnalo Pablo, Inspiracion e Patetico (Troilo)

  4. dctango dctango ha detto:

    Fa parte del repertorio di Graciela Carballo, la compagna di Jorge Lindmann, ce la cantò quest’estate. Carina ma la trovo difficile da ballare. Come dicevi tu, tante pause, accelerazioni, direi difficile da interpretare. Pure io se devo sacrificare qualcosa tra Pugliese, Di Sarli, D’Arienzo e Troilo, preferisco eliminare quest’ultimo. Forse sbaglio, ma io faccio così, almeno per ora. Ciononostante Troilo mi piace molto. 😉

  5. dctango dctango ha detto:

    Qualche tempo fa’ discesrti se è vero che “la vida es una milonga”…e mi venne in mente un tango ma non sapevo quale: era questo !!! Ad un certo punto dice proprio “la vida es una milonga” !!!

  6. Chiara Chiara ha detto:

    Proprio ieri ho messo una tanda di Troilo, a fine serata e mi sono ballata un Pichuqueando da favola. Ogni tanto non resisto! Ascolto spesso Troilo con Goyeneche o con Fiorentino, ma per sonorità non lo uso spesso in milonga.
    Invece Danzarin la metto spesso, ma dei Color Tango 😉

  7. maniacus ha detto:

    Troilo, come dice Meri Lao nel suo libro T come Tango, è stato il maestro di Piazzolla ed il primo a passare dallo staccato al legato nell’uso del bandoneon con estrema fludità, e direi che forse è proprio questa la cifra stilistica di troilo e la principale difficoltà dei ballerini non professionisti nell’interpretarlo.
    A me piace moltissimo ballarlo anche per questo.
    Per Nick: di pa que bailen los muchachos esiste anche la versione solo strumentale, la mia preferita, in certi momenti è quasi sinfonica.
    Come non citare poi oltre a quelli da te indicati: melancolico, quejas de bandoneon, a mis viejos

  8. dctango dctango ha detto:

    Mi piace discutere con voi di tanghi proprio perchè è sempre una scoperta:< per esempio il pezzo che menziona Chiara non lo conosco: dovrei ascoltarlo forse il motivo si.

  9. Chiara Chiara ha detto:

    Mi ha scritto l’autore del libro, Paolo Brunelli:
    Chiara, grazie mille. Sei stata gentile e vedo che hai apprezzato il senso di quel Niente del Tango y de la Vida, e il senso anche delle mille + mille parole e dialoghi e riflessioni che sono stati necessari per rendere quel “Niente” come se fosse un “Tutto” e come se si dovesse davvero far coincidere il presente con l’eternità.
    Ovviamente, mi ha fatto molto piacere. ciao’s
    un caro saluto
    Paolo

    Ovviamente la cosa ha fatto piacere anche a me! 🙂
    Grazie Paolo!

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