Questo l'ho inventato io!

PUBBLICATO IL 6 gennaio 2008

Dopo un pò che studiano e soprattutto che ballano il tango, gli uomini se ne escono con l’esclamazione “Ho inventato un nuovo passo… adesso te lo faccio vedere!“. Quando lo fanno, io li adoro. Semplicemente.
Però ditemi: li trovo tutti io, o è una cosa comune a molti uomini? 🙂

Ovviamente il passo in questione è stato sempre già abbondantemente fatto e rifatto da tanti ballerini, più o meno famosi; magari è già “sul mercato” da un’ottantina di anni! Si potrebbe pensare che lo abbiano visto in uno dei centomila video su youtube.
Ma sono propensa a credere nella loro buona fede: cioè che lo abbiano “re-inventato” per davvero.
Ed è sempre un bel segnale: vuol dire che stanno metabolizzando i passi che hanno imparato; che stanno entrando a fondo nello spirito del tango ballato; che il tango sta smuovendo quel pò di creatività che è rimasta loro!!! 🙂

Però non tutti “creano”. Anzi qualcuno per non sbagliare preferisce ripetere sempre un eterno cliché, senza mai osare una sorpresa, senza mai azzardare una novità. E va bene anche questo. Tanto in una serata i ballerini si cambiano!!! 😛

E voi, cari uomini del blog, anche quelli silenziosi, uscite allo scoperto e raccontateci che passo avete inventato! 😉

Sempre più curiosa.
Un caro saluto
Chiara

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10 commenti

  1. motogio ha detto:

    ho inventato (re-inventato, pescato da memoria pre-natale, ninsò)
    4 sequenzine:
    – lustrada interrotta al passaggio, con sollevamento
    – sintada con giro y volcada
    – semi-corrida con esitazione e rebote, ripetuta
    – passo avanti guidato in laterale, con arrastre empujado.

    Lo so, sono io il primo a scoppiare a ridere leggendo le righe sopra, per l’ingenuità,
    la presunzione e la “pataccaggine” come si dice in Romagna.

    Ma il post è ghiotto
    e la creatività piove a dirotto

    besos

  2. Chiara Chiara ha detto:

    Giò, hai cambiato pusher e non mi dici nulla??? 😆

    A parte gli scherzi lo so che sei così al naturale! 😉

  3. Alessandro Alessandro ha detto:

    Post ricco…. mi ci ficco!
    Non ho ancora inventato nulla… o forse invento ogni giorno… chissà…
    Sono della corrente di pensiero che si inventi di continuo… senza rendersene conto.
    Ogni volta che sulla mia strada trovo un ostacolo imprevisto, sono costretto ad inventare qualcosa per uscire indenne… (e soprattutto per proteggere la ballerina) e così attingo ai mattoncini di dimensioni inferiori che conosco ed invento…
    In realtà il termine giusto e’ improvvisare… visto che i passi che vengono “automatici” sono i piu’ vecchi e piu’ classici.

    Difficile comunque inventare qualcosa di nuovo (IMHO) mi accontenterei di imparare qualcosa di nuovo… e se lo imparo “da solo” allora posso dire di averlo inventato (ma questo era implicito nel post).

    Mi torna alla memoria invece un aneddoto simpaticissimo, forse gia’ raccontato ma che calza a pennello.
    Durante i miei “primi mesi” ho conosciuto tanta gente… uno di questi tangueri (che da anni… anni.. ed anni… fa sempre gli stessi 4 passi… e che alcune ballernie prendono buono come “riscaldamento” (simpatiche!!! poverino…) beh… mi ha esternato… tutto entusiasta, di aver inventato un nuovo passo!

    Eravamo in anticipo sulla milonga, durante l’ora di pratica per principianti (ndr:il sottoscritto) e lui ha deciso di condividere con me (!!!) questa sua invenzione.

    Nulla di particolare… se non che, alla fine della “complessa” sequenza, la somma algebrica dei passi (avanti – indietro) aveva qualcosa di anomalo… in pratica andava un passo avanti e ne faceva 3 indietro! (risultato 2 passi contromano)

    Ed io… (che non so stare zitto….) gli ho fatto notare l’anomalia…. e lui dopo un attimo di smarrimento… dall’alto della sua esperienza mi ha detto… “BRAVO!… te ne sei accorto! ” ed io gli ho risposto (o forse sono riuscito a trattenermi…) ” IO SI… E TU, TE NE SEI ACCORTO?”

    Beh… l’episodio e’ simpatico e me lo ricordo ogni volta che l’individuo mi viene a cozzare dentro rimbalzando come una pallina impazzita nella milonga… ma che ci volete fare… il tanguero DEVE essere creativo… altrimenti che tanguero è ?!

  4. doribaby doribaby ha detto:

    E certo che sì!!!Se non sa stupire la mujer…dove sta il bello ..del ballo???
    😉

  5. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Dory, ma siamo sicuri che sia necessario “STUPIRE CON FANTASTICI EFFETTI SPECIALI”??

    Comunque io, quasi 2 anni fa, al termine della mia PRIMA uscita in milonga (dopo solo 5 lezioni di tango), mi sono trovato con gli amici a spiegargli di aver “inventato” (meglio dire “capito”) come far partire un ocho indietro alla fine di un semplice ocho avanti, facendo fare alla donna, dopo una pausa per prendere il tempo, un pivot sul piede sinistro.

    Mi rendo conto che è solo una cavolata, ma all’epoca mi diede la sensazione di “sentire più mio” il ballo, di poterne controllare in qualche modo le dinamiche, senza dover ripetere scimmiescamente le cose che imparavo a scuola.

    Credo che non sia da parlare di “invenzione” , ma di “applicazione creativa” sicuramente si: è quella cosa che trasforma il “burattino” in un “ballerino”. 🙂

  6. doribaby doribaby ha detto:

    No Ema , stupire la mujer non vuol dire fare di tutto di piu’.Vuol dire NON DARE NULLA PER SCONTATO.Vuol dire fare in modo che lei sia sempre in ..ascolto per seguirti nella splendida avventura di tre minuti che è un tango.
    E’ questo che rende ogni tango diverso, e ogni varon diverso!!!
    Mescolare i famosi mattoncini (come giustamente suggeriscono le papermaestre!!)è essere creativi.
    Chiaro che non si inventa nulla che già non ci sia,ma se creatività significa divergere dai modelli comuni,chi non esegue le sequenze “come da lezione”, è, a prescindere, un creativo!
    😉

  7. motogio ha detto:

    all’inizio del secolo scorso, capitava, in qualche dotta università, di avere una concentrazione di cervelli del calibro di Planck, Bohr, Born, Heisemberg, ecc.
    Si racconta che un pomeriggio, mentre prendevano un te a casa di Planck, Bohr avesse visto la signora Planck lavorare a maglia. La osservò attentamente e la sera dopo si presentò trionfante dicendo di aver inventato, applicando le regole di simmetria, un nuovo punto, il famoso rovescio, in simmetria al punto diritto.
    Immaginate quanto breve fu il suo successo quando la signora elencò gli innumerevoli punti che lei già conosceva e applicava.
    Non so se la storia sia vera, ma si racconta.
    Esemplifica anche la debolezza delle invenzioni dovute alla scarsa conoscenza.
    Quindi tutti sappiamo quanto sia alto il rischio che una invenzione sia già stata inventata e reinventata.
    Quello di cui parlavo al post @1 è un qualcosa di nuovo, mai visto, non ottenuto spezzando una frase e giuntandola con altri pezzi.
    Oppure pensate che il pozzo della creatività si sia già essiccato?
    La mia collezione di dvd dovrebbe avermi messo al riparo dall’aver fatto qualcosa di già fatto.
    Lascio aperta la porta del dubbio, ma ritengo di avere fatto qualcosa di microspopico, ma originale. (Cachafaz, donde estas?)

    abrazos

  8. lulamiao ha detto:

    e poi ci sono quelli che a lezione non riescono a fare la sequenza spiegata dal maestro, quindi la “personalizzano” e dicono: questa sequenza è perfetta, meglio di quella del maestro e l’ho inventata io….
    VI è MAI CAPITATO? A me è successo di ballare con un ballerino così 🙂

  9. lucy ha detto:

    in veneziano c’è una parola che ricorda cachafaz: “cassafati”. va bene per il ballerino sapientino, perchè un/una “cassafati” è quello che sa tutto lui, fa tutto lui etc.
    l’espressione completa (destinata alle donne, solitamente) è bella diretta come molte in veneziano e un po’ nonsense: “cassafati col culo pien de servissi” (??????).
    cachafaz—>cassafati.

  10. lucy ha detto:

    tutti i ballerini che si sganciano dalle cose imparate e rielaborano “inventano”. è nella natura del tango. ci sono dei passaggi obbligati per cui anche la cosa più estrosa è possibile che sia stata già fatta (in più di cent’anni!). passaggi obbligati perchè gli esiti delle più disparate “manovre” sono naturali. combinazioni da zero ad infinito: c’è posto per tutti. uno che non ha copiato pedissequamente, ma ad una certa “figura” c’è arrivato da solo, ha diritto di sentirsi creativo.
    da qui a sottolineare “questo l’ho inventato io”, però ce ne corre.

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