Associazioni e non… gare e non

PUBBLICATO IL 25 gennaio 2008

Recentemente un nuovo commentatore (benvenuto Cristiano) è intervenuto nel blog per raccontarci la storia delle danze sportive negli ultimi anni in Italia.
Mi è sembrata una bella occasione per iniziare a raccontare a grandi linee la storia del tango in Italia (e chi balla da tanto tempo è invitato a raccontarci la sua esperienza..) anche per capire se sia possibile una distinzione tra i ballerini di tango e di altre danze…

associazione.jpg

Circa una decina d’anni fa, quando questo ballo era agli esordi in Italia, era stato scoperto da pochissime persone e quindi le occasioni di ballo erano relativamente poche.
Quindi l’organizzazione delle serate era per lo più lasciata alla volontà dei singoli che avevano voglia di incontrare gli amici….
E quei cento tangueri che ballavano si spostavano dalla festa di uno a quella dell’altro, creando serate che erano più baraccate insieme che eventi in senso classico e tradizionale.

Poi lentamente il tutto si è trasformato ed evoluto in un fenomeno associativo: i gruppi di amici diventavano associazioni, nell’ottica di continuare ad organizzarsi le cose da soli  per mantenere il costo ridotto, e per curare la qualità e gli ambienti. In quel periodo nacque FAItango, nell’ottica di voler premiare il fenomeno associativo e per fornire un substrato di comunicazione e di relazione, oltre che di servizi, alle associazioni che crescevano e si sviluppavano.

Oggi siamo di fronte ad una nuova evoluzione: il tango attira sempre di più, e quindi diventa interessante anche per gli organizzatori professionali, che possono provenire da altri balli.
E, temo, giocoforza, che queste persone provenienti da altri balli porteranno un loro bagaglio culturale il che può avere aspetti positivi, laddove si concretizza in maggiore capacità nell’organizzare eventi a vantaggio dell’utenza finale, ma anche aspetti negativi nel momento in cui si vogliono replicare schemi di comportamento che nulla hanno a che fare con questo ballo.

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Non sono timorosa di questa evoluzione, perchè credo che l’ambiente del tango sia forte ed assolutamente in grado di assorbire gli aspetti positivi e rigettare quelli negativi. Ma, soprattutto, credo che questo ambiente rimarrà forte e sano nel momento in cui si faranno scoprire ai nuovi ballerini le emozioni che ci muovono quando balliamo, lo stare bene insieme per il divertirsi fine a sè stesso, il regalare agli altri le nostre energie per migliorare le cose.

Personalmente non credo nelle gare, soprattutto nel tango. Si, è vero, c’è un’anima esibizionista in ciascuno di noi, altrimenti non balleremmo il tango. Ma vivo questo ballo nel senso di dare la possibilità al mio estro artistico di esprimersi, e non sono convinta che questo sia misurabile. E comunque vivrei come una privazione il fatto di essere parificata agli altri in un unico contesto di criteri di giudizio, quando invece ho scoperto ed apprezzato del tango che ognuno ci mette il suo, e crea uno stile unico ed irripetibile.

Voi come la pensate?
Credete che ci sia spazio per una mentalità associativa, giocata sul mettersi a servizio degli altri e sull’investimento nell’ambiente?
Credete che le gare siano positive o negative a priori? Oppure che non vi comunichino nulla? Intanto qui potete leggere come la pensa FAItango nel suo statuto… 🙂

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80 commenti

  1. Marina ha detto:

    Vai Aurora, sei tutti noi!!

    Scherzi a parte, pur non ballando da 10 anni, percepisco anch’io questa “evoluzione” di cui parli. Credo che sia importante distinguere e, anche, rispettare gli ambiti: il ballo come passione, divertimento, in cui ogni appassionato, insieme ad altri appasionati, si spende per organizzare e portare avanti iniziative e progetti che hanno il solo scopo di alimentare le propria e l’altrui passione, e il professionismo, che sceglie il ballo, in questo caso il tango, come proprio ambito lavorativo e che offre al mercato prodotti (magari anche di livello eccelso).

    Il problema, credo, è che questi ambiti si sono da un po’ mischiati e sovrapposti: il mercato è diventato ampio e ghiotto, molti appassionati della prima ora, dopo aver imparato a condividere con gli altri la propria esperienza, hanno capito che possono anche farsela (spesso giustamente) pagare, e di fatto sono diventati professionisti, o semi-professionisti…

    In questo nuovo scenario, anche di maggiore concorrenza tra insegnanti, nasche l’ansia di distinguersi, di attaccarsi qualche stelletta sul petto, di esibire qualche trofeo. ..e allora “finalista al campeonato mundial”, “maestro diplomato”, “vice-campione italiano”…. tutto fa blasone di fronte al grande pubblico, anche milongueros della prima ora ci sono caduti: ma se ormai vivono di questo, anche il curriculum ha il suo peso…

    FaiTango ha un suo statuto, rispettabilissimi e perfettibile come tutto su questa terra. Il ruolo che ha avuto fino ad ora è stato quello di “fornire un substrato di comunicazione e di relazione” ad associazioni che avevano + o – storie ed aspirazioni simili. Adesso che gli scenari sono combiati, credo che il bivio che ci si trova di fronte sia quello di “seguire la corrente” ed inglobare pulsioni che fino ad oggi erano estranee ma che con il tempo stanno arrivando anche dall’interno o ergersi come una specie di accademia della crusca a difesa di un “fare tango” da appassionati, magari attenti, ma impermiabili a queste pulsioni…

    Io, in fondo, sono per l’accademia della crusca…

  2. Chiara Chiara ha detto:

    Bel post Auri e ricco di spunti di discussione.
    Una sola precisazione. Credo che il Tango giri in Italia da più di 10 anni. Oscar (il mio maestro), portegno doc, vive, balla e insegna il tango in Italia da più di 30 anni! E non credo nemmeno che sia stato il primo…..
    🙂

  3. cristiano silvestri ha detto:

    Ciao Aurora, grazie intanto per il benvenuto e mi fa enormente piacere che un mio intervento possa aver dato spunto a te per un argomento che io trovo interessantissimo e da non sottovalutare tu dici:

    “Non sono timorosa di questa evoluzione, perchè credo che l’ambiente del tango sia forte ed assolutamente in grado di assorbire gli aspetti positivi e rigettare quelli negativi. Ma, soprattutto, credo che questo ambiente rimarrà forte e sano nel momento in cui si faranno scoprire ai nuovi ballerini le emozioni che ci muovono quando balliamo, lo stare bene insieme per il divertirsi fine a sè stesso, il regalare agli altri le nostre energie per migliorare le cose.”

    Spero proprio tu abbia pienamente ragione in questo!!!! Ancora non conosco bene l’ambiente del Tango Argentino visto che è poco che lo pratico, ma mi sembra che in effetti la tradizione e la passione siano ben radicate in chi lo pratica e questa secondo me è un’ ottima difesa da tutto quello che non c’entra con la danza.

    Dici ancora:
    “Personalmente non credo nelle gare, soprattutto nel tango. Si, è vero, c’è un’anima esibizionista in ciascuno di noi, altrimenti non balleremmo il tango. Ma vivo questo ballo nel senso di dare la possibilità al mio estro artistico di esprimersi, e non sono convinta che questo sia misurabile. E comunque vivrei come una privazione il fatto di essere parificata agli altri in un unico contesto di criteri di giudizio, quando invece ho scoperto ed apprezzato del tango che ognuno ci mette il suo, e crea uno stile unico ed irripetibile.”

    Su questo punto condivido pienamente il tuo pensiero, non avendo delle regole ben precise non vedo come si possa giudicare il Tango Argentino, invece di gare io organizzerei più festival di questa danza dove poter ballare tutti insieme senza competizione .

    Secondo il mio modesto parere le competizioni non avvicinano alla danza anzi creano malumori e incomprensioni e inoltre io ritengo il tango argentino, a differenza di tanti altri balli, un’arte come è la musica, la letteratura, la pittura ect.
    Io non sono a conoscenza di competizioni che attestano quale quadro, o quale libro o quale scultura o quale canzone (a parte Sanremo che non considero proprio) sia migliore o peggiore di un’altra vi siete mai chiesti il perchè??

  4. aurorabeli ha detto:

    Hai ragione, Marina, quando affermi che Faitango è di fronte ad un bivio, su diversi fronti.
    Un esempio di questo è il fatto che sino ad ora sono state accettate nella federazione associazioni che rispecchiassero un certo modo di fare tango, sia statutariamente parlando, sia concretamente. Almeno, si è sempre cercato di fare così e nella maggior parte dei casi il risultato è stato raggiunto… 🙂

    Negli ultimi tempi si è sviluppato un dibattito interno, che riguarda appunto la modalità di reazione a questi stimoli nuovi.
    Per capirci, nessuno demonizza qualcuno se ha deciso di fare del tango la sua professione. Ma c’è modo e modo di farla.
    Ci sono professionisti che sfruttano solo l’ambiente, senza creare nulla di nuovo e che pensano solo a guadagnare sulle spalle della gente.
    Ci sono poi altri operatori professionali che investono sull’ambiente, sulle persone, fattori che diventano prevalenti sul mero guadagno.
    E’ giusto escludere queste persone dalla federazione solo perchè sono professionisti? Anche quando creano un gruppo intorno a loro, fanno appassionare la gente, non creano antagonismi inutili, e lavorano per gli altri oltre che per se stessi?
    Non è facile rispondere.
    Un purista sarebbe portato a negare a questi soggetti l’ammissione a FAItango, aprioristicamente parlando.
    Altri sarebbero favorevoli.

    Io mi interrogo sui criteri possibili per distinguere i vari soggetti. Per capirci: se non sono dati tecnici, legati ad esempio allo statuto, a fare la differenza, non si rischia di applicare una soggettività di giudizio pura e semplice nell’ammettere o meno un soggetto? Ma d’altro canto, non è proprio la soggettività del giudizio che permette di evitare quei soggetti che sono nascosti formalmente dietro ad uno statuto corretto, ma nel consiglio hanno messo papà, mamma e figli e fanno dell’associazione un paravento per intenti economici?

  5. aurorabeli ha detto:

    Si, è vero, Chiara, il tango esiste da un pò più di tempo in Italia…. Direi dai primi del secolo… 🙂

    http://www.tangocaffe.it/alberto%20colombo.htm

  6. mauri ha detto:

    Si in effetti son piu’ di 10 anni. So addirittura di una milonga aperta negli anni ’50 a Palermo e di cui conosco i diretti testimoni che vi hanno partecipato, oggi settantenni che prendevano lezioni da un palermitano di ritorno dall’Argentina e dalla moglie argentina doc.
    Ovviamente tutto cio’ non incontrava il benestare di tante mogli che accusavano i mariti di perdizione e tradimento, ma questo fa parte del mondo del tango. Ancora oggi le gelosie all’interno delle coppie sono tangibili. L’unica differenza che colgo rispetto a oggi e’ che questi settantenni conoscono le canzoni a memoria e sanno chi e’ Gardel, Troilo e compagnia bella. La maggior parte dei tangueri di oggi invece non sa nemmeno cosa sta ballando. E non lo vuole sapere.
    Ciao. Maurizio

  7. Chiara Chiara ha detto:

    Ciao Maurizio
    però devi ammettere che non tutti i tangueros son uguali. Quelli che bazzicano da queste parti, sicuramente ne sanno e ne vogliono sapere di più!
    Benvenuto anche a te!
    🙂

  8. aurorabeli ha detto:

    Grazie per la testimonianza storica, Mauri.
    E grazie a te, Cristiano, per aver iniziato a ballare il tango e per il fatto di leggerci e di essere intervenuto.
    Spero anch’io che la passione ci tenga lontano da cattive strade!!!

  9. mauri ha detto:

    Ciao Aurora!!!
    sto intervenendo dalla Svizzera dove sto in tour col Cuarteto Palermo portando in giro le radici italiane del tango.
    Sono daccordo con Chiara che per fortuna ci sono tangueri che vogliono di piu’ ma non facciamo questioni campanilistiche por favor. Io parlavo dei tangueri in generale, anche all’estero dove vado spesso. A Palermo anzi, c’e’ forse una media alta. Vabbe’…. interessante il forum, …avanti cosi’…. ci sentiamo. Ciao a tutti.
    Mauri…

  10. aurorabeli ha detto:

    Buon concerto allora!
    Ed a risentirci presto

  11. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Io capisco che:

    le gare servono ai maestri per esporre il loro “medagliere” nella presunta convinzione che giovi a procurare più iscrizioni per le rispettive scuole
    PROPONGO: se le facciano in privato, sotto forma di ” esami di abilitazione” per livelli. Così avremo i maestri “cintura nera” di vals, e chi vuole approfondire il vals andrà da loro. Non c’è problema…

    Ma le gare, quando diventano un fatto “inevitabile” per tutti i semplici ballerini, diventano interessanti per i gestori, perché generano incassi, perché se hai superato le “qualificazioni”, non puoi mancare alle serate delle semifinali e della finalissima, e così via in crescendo.
    E così non te ne liberi più… e non trovi più il posto dove andare solo per passare la serata ballando e basta…

    Pensiamoci, prima che le milonghe a cui noi tutti siamo abituati, diventino più rare delle foche monache!

  12. cristiano silvestri ha detto:

    emanueleemanuel sono pienamente d’accordo con te!!!!!!

  13. Franco ha detto:

    ..sono d’accordo con Cristiano, che considera il tango come arte, soggetta a valutazioni personali dei singoli, e come tale difficilmente confrontabile..

    Vedo con diffidenza la competizione applicata al tango argentino tradizionale.. forse con il tango nuevo mi darebbe meno fastidio..

    Tuttavia, ragionando in modo più ampio, la competizione in ambito sportivo, dalla ginnastica artistica, pattinaggio o ad es. di sport radicali e acrobatici quali il windsurf ed il kitesurf, che pratico, ha dato il via alla creatività dei singoli atleti, dando vita a nuove manovre..

    ..che nel tango allo stesso modo possano nascere nuovi passi..? Ma del resto nel tango nuevo questo sta già accadendo..

  14. Alessandro Alessandro ha detto:

    Assolutamente d’accordo Ema quando dici…. Ma le gare, quando diventano un fatto “inevitabile” per tutti i semplici ballerini, diventano interessanti per i gestori, perché generano incassi, perché se hai superato le “qualificazioni”, non puoi mancare alle serate delle semifinali e della finalissima, e così via in crescendo.
    E così non te ne liberi più… e non trovi più il posto dove andare solo per passare la serata ballando e basta…

    Pensiamoci, prima che le milonghe a cui noi tutti siamo abituati, diventino più rare delle foche monache!

    Il tango argentino E’ GIA’ interessante per i gestori che stanno moltiplicando stage… inventano nuovi stili… ed inventano le competizioni… che a loro volta generano nuovi “bisogni”. Siamo gia’ nella spirale del BUSINESS… basta frequentare una scuola di tango che non esista PREVALENTEMENTE per la PASSIONE nel ballo ma per la PASSIONE nel denaro che te ne rendi conto…

    I tangueros sono del BESTIAME che viene munto qua e la’… da questo o da quello… sta a NOI decidere dove preferiamo andare… da chi vogliamo farci spolpare…

    Non sempre chi fa del tango una professione e’ quello con minori scrupoli in questo… e rendersene conto non e’ facile. Ho avuto esperienza di professionisti (insegnano ballo per professione) che amano il tango e lo insegnano per passione e si percepisce… e pure l’esperienza di chi insegna tango “a tempo perso” ma ne fa un business ad ogni occasione… e la passione per il ballo si e’ persa strada facendo…

    Ahime’ muoversi in questo mondo e’ diventato sempre piu’ difficile… e… a volte… credo che sia molto bello vivere nell’ignoranza piuttosto che sapere tante cose fastidiose…

    Vado cercando milonghe sincere… dove chi le organizza lo fa per passione… ed il modesto contributo che chiede serve a pagare la sala e magari contribuire alle spese del musicalizador… frequento qualche stage… quando la coppia che insegna mi piace o “potrebbe piacermi” se non la conosco bene… ma gare… non credo proprio!

    Occhi aperti quindi… un po’ di pazienza e se le milonghe che cerchiamo non si troveranno piu’ non ci resterà altro che….

    organizzarcele!

    😉

  15. Alessandro Alessandro ha detto:

    x Aurora… quando dici Personalmente non credo nelle gare, soprattutto nel tango. Si, è vero, c’è un’anima esibizionista in ciascuno di noi, altrimenti non balleremmo il tango. Ma vivo questo ballo nel senso di dare la possibilità al mio estro artistico di esprimersi, e non sono convinta che questo sia misurabile.

    mi trovi assolutamente d’accordo… e… polemiche a parte, l’idea di valutare dall’esterno una “tanda” non ha molto senso dato che una buona parte dell’esperienza non viene affatto percepita da chi guarda ma esclusivamente da chi sta ballando…

    Peraltro chi la pensa diversamente, per me e’ liberissimo di organizzare quello che ritiene piu’ opportuno… saremo “noi ballerini” “Liberi ed Indipendenti” a decretarne il successo oppure il fallimento con la partecipazione o meno agli eventi organizzati…

  16. maniacus ha detto:

    W la foca …… tanguera

  17. Piero ha detto:

    Innanzitutto un saluto agli amici del Blog.

    Aurora scrive:
    E’ giusto escludere queste persone dalla federazione solo perchè sono professionisti? Anche quando creano un gruppo intorno a loro, fanno appassionare la gente, non creano antagonismi inutili, e lavorano per gli altri oltre che per se stessi?
    Non è facile rispondere.
    Un purista sarebbe portato a negare a questi soggetti l’ammissione a FAItango, aprioristicamente parlando.
    Altri sarebbero favorevoli.

    Per quanto riguarda FAItango non ci sono preclusioni ad accettare l’affiliazione di associazioni di professionisti di Tango, con particolare riferimento a coloro che non fondano un’associazione per sola copertura fiscale e che abbiano uno statuto che prevede regole democratiche per i propri soci.

    In realtà ci sono molti maestri/ballerini di Tango italiani che consideriamo “amici” di FAItango, con i cui festival ci siamo spesso convenzionati e che molte delle nostre affiliate chiamano per lezioni o stage ai propri iscritti.

    Vi posso testimoniare che diversi di questi, nomi noti o molto noti, da tempo promettono di inviare il proprio statuto per una valutazione preliminare ma, presi dai loro mille impegni, ancora non lo hanno fatto. A molti di noi continuano a ripetere che vogliono affiliarsi e non ci sembra che ci stiano prendendo in giro.

    In conclusione: FAItango non è impermeabile alle associazioni dei professionisti, purché abbiano alle spalle un’associazione vera.

    Un grande saluto ad Aurora e a tutto il gruppo.

    Piero

  18. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Pietro, condivido pienamente il tuo intervento.
    Se FaiTango vuole tenere fermo il requisito “associativo” mi trova pienamente concorde.
    Mi permetto un contributo di idee a questo proposito:

    conosco bene il mondo delle associazioni e so che qualunque associazione, nata con gli ideali più puri, prima o poi si appoggia alla routine, per stanchezza o disinteresse, e finisce che la partecipazione dei soci diventa nulla e il quadro dirigente, conseguentemente, si autopromuove senza rendere conto dell’attività.
    Del resto nelle associazioni di tango (ho diverse tessere in tasca) spesso ci si entra solo “come tassa per entrare in milonga”, e questo tutti lo capiscono…
    Che fare, se vogliamo che siano veramente associazioni e non solo coperture di attività commerciali?

    La risposta naturale, guardando il mondo delle associazioni dall’interno, è che un’associazione è tale se prevede dei momenti di confronto fra i soci, se realizza almeno ogni tanto una assemblea dei soci per rendere conto dell’attività e nominare chi governa l’associazione, e magari tiene il libro dei verbali delle assemblee.
    Per me questo è il criterio discriminante. Non si può pretendere la partecipazione di chi se ne frega, ma permettere di partecipare o di delegare a chi è interessato, questo si. Questa è una associazione vera, il resto sono altre cose.

    Con un po’ di fantasia, organizzare la “milonga dei soci” ogni tanto, alla fine di un momento assembleare non è impossibile. Io credo che comunque sia un percorso ugualmente assai duro, per chi c’è dentro, perché è un percorso che prevede naturalmente il “rischio” (diciamo così) del ricambio dei vertici…

    FaiTango riuscirà ad aprire un confronto con le associazioni affiliate su questo tema? pretenderà dalle associazioni aderenti che venga fatta almeno un’assemblea annuale?

    …tutto ciò è secondo il mio modesto parere…

  19. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Quanto all’altro tema del post : “GARE O NON GARE”, io non vorrei che le gare si diffondessero nel nostro ambiente.

    1) Le gare presuppongono la “coppia fissa” che si allena, mentree nel nostro ambiente sono molti quelli che (come me e i miei amici del mercoledì) escono senza compagna/o per ballare con chi trovano: è un modo di fare completamente diverso e incompatibile con le gare!

    2) Col tango argentino si diventa bravi ballando con molte donne diverse, perché la bravura non sta nel creare una bella coreografia, ma nel diventare bravi ad improvvisare qualunque coreografia con qualunque partner

    3) chi balla tango argentino lo balla per puro piacere, e non sempre il piacere è anche bello da vedere. Le gare tendono a chiedere prestazioni belle da vedere a prescindere dal piacere per l’esecutore. È una scelta che educa a qualcosa di diverso dal tango come lo intendiamo noi.

    Per citare me stesso (vedi il post del 4/1/08 “qualcuno me la spiega?”):

    “Propendo per lasciar le gare allo sport. Io quando ballo non lo faccio per correggere la postura, o per ridurre il colesterolo, e neanche per passare alla storia.
    Lo faccio per il piacere di ricavar piacere e offrire piacere allo stesso tempo.
    Facciamo la gara a chi gode di più????? Per me non ha senso.”

    Grazie dell’attenzione.

  20. Franco ha detto:

    Ciao “Ema” il tuo ultimo post mi ha fatto tornare in mente un episodio, che potrebbe essere inerente alla discussione, quando dici: “Le gare presuppongono la “coppia fissa” che si allena”.. il rischio è che la gara, basandosi su una coreografia, possa essere fatta da ballerini, e non tangueri, che di tango non conoscono neanche un passo, e qui mi riallaccio all’episodio: alcuni tangueri mi hanno raccontato di essersi avvicinati al tango anni fa, provenendo dalla danza classica e moderna, ingaggiati tra le file di uno spettacolo di tango, senza sapere guidare o seguire neanche un passo, ma imparando tutto lo spettacolo a memoria come si fà per una qualsiasi coreografia di danza…

  21. Chiara Chiara ha detto:

    Vero Franco!
    Però oggi quei ballerini sono fra noi! E anche molto bravi!!! Alcuni anche maestri!

    Meno male, dunque, che si sono affacciati al tango da una via traversa! Il tango li ha saputi catturare.

    😉

  22. maniacus ha detto:

    Quanto detto da emenuele lo sottoscrivo in pieno in tutto e per tutto!
    Anch’io conosco coppie di tango che fanno gare ma che di tango non capiscono un accidente, hanno una certa sequenza codificata da eseguire e basta ( parlare di coreografia mi sembra un’azzardo), se questo è tango?!?! Cosi come per le danze caraibiche, e i tremendi balli di gruppo, c’è anche neo confronti del tango argentino un tentativo di “normalizzazione” e di speculazione da parte di gente che non mi piace per niente.
    Che si tengano il loro tango standard a marcia militare e non rompano le scatole.

  23. lucy ha detto:

    non ci stiamo ripetendo un po’?

  24. Franco ha detto:

    Ciao Chi, lo so che sono tra noi, e che oggi sono bravissimi tangueri. Uno è il mio maestro.. Mi sono volutamente tenuto sul vago. Il senso era che per un ballerino non è difficile imparare delle sequenze prestabilite, senza sapere effettivamente ballare tango..
    🙂

  25. Chiara Chiara ha detto:

    Se posso aggiungere, direi “e che maestro che hai!”
    Però un errore che possiamo commettere è appunto pensare che chi ha iniziato in un modo, resti per sempre così; o peggio, credere che chi li ha ingaggiati per quel tipo di “tango” non sia in grado di fare altro!
    😉
    Ma questo è altro discorso!

  26. Franco ha detto:

    Concordo. Una domanda off topic. A prop. visto che ci sei.. mi sono giunte voci sul 2 feb… quindi torna il loft..?

  27. Chiara Chiara ha detto:

    Ti rispondo in privato.
    🙂

  28. Franco ha detto:

    ok. 🙂

  29. Sandro ha detto:

    Gare di tango? Un ossimoro. Pura follia.

  30. Alessandro Alessandro ha detto:

    X Sandro….

    non e’ follia se parli di quella cosa da esibizione che nulla ha a che fare con il “Tango” ma che molti si ostinano a chiamarla tale…

    daltronde… si sa… “merce esposta… mezza venduta”

    e se il tango e’ merce da vendere bisogna esporla!

    Ma… anche io sto iniziando a fare confusione… Chi mi definisce il “Tango” ?

    E’ quella “cosa” che si balla in milonga o quella che si vede sul palco?

    PS: Tutte e due non mi sembra una risposta ragionevole… ma se vogliamo parlare di “evoluzione” allora ci sta tutto…

    anche la “selezione naturale” 😉

  31. Sandro ha detto:

    Attenzione, Alessandro: l’esibizione è cosa diversa dalla gara. La gara implica necessariamente una graduatoria, quindi la definizione di parametri fissi e la loro quantificazione. E’ possibile una parametrazione e una quantificazione del pathos, della passione, della seduzione, del corteggiamento, dell’intrigo, della complicità e di tutte le altre meravigliose componenti del tango? Quanto alle esibizioni (che personalmente non mi interessano minimamente) riconducono inevitabilmente al concetto di merce, cui tu , opportunamente, hai fatto riferimento.
    Se con le esibizioni qualcuno fa quattrini, sono fatti suoi. Ma io (che non ho mai ballato e, due anni fa, ho conosciuto il tango in una milonga e me ne sono innamorato) certamente non mi sarei mai sognato di ballarlo se avessi soltanto visto un’esibizione. Si tratta ovviamente di un parere personale; ma non varrebbe la pena di chiedersi se le esibizioni, oltre a far fare quattrini a chi le realizza, possano invogliare qualcuno (a parte aspiranti show girls) a ballare quello che noi chiamiamo tango e che è tutt’altra cosa rispetto a ciò che le esibizioni stesse propongono?

  32. aurorabeli ha detto:

    Grazie, ragazzi, per i bellissimi interventi.
    Un grazie particolare a Piero, che ci ha detto cose molto interessanti.
    E che, non so come mai, riesce a sfuggirmi per l’intervista che gli pavento da un pò di tempo…. 🙂
    Ti avviso, Piero: non riuscirai a scapparmi sempre… prima o poi ti metto all’angolo!

  33. aurorabeli ha detto:

    Emanuele fa delle considerazioni molto interessanti:
    “conosco bene il mondo delle associazioni e so che qualunque associazione, nata con gli ideali più puri, prima o poi si appoggia alla routine, per stanchezza o disinteresse, e finisce che la partecipazione dei soci diventa nulla”
    L’aspetto del coinvolgimento è fondamentale per far crescere un’associazione. Aggiungerei del coinvolgimento aperto, che non si limiti al “gruppo” dirigente, che altrimenti rischia di diventare chiuso. Un aspetto però difficilissimo da raggiungere, a volte per disinteresse di chi frequenta, che preferisce vivere passivamente l’ambiente piuttosto che cooperare attivamente.

    Questo mi porta anche ad altre riflessioni.
    Cosa porta Faitango, la federazione, alle associazioni ed al mondo del tango in generale?
    Secondo me una mentalità. Mi spiego meglio.
    Non è solo un marchio di qualità, non è soltanto un mondo di servizi per le associazioni, per chi organizza e per gli utenti, non è solo un posto dove trovarsi tra amici e parlare, ma la sua unicità si può giocare su di un piano diverso, ossia per mostrare un modo bello e diverso di stare insieme agli altri.

    Ok, smetto, perchè mi rendo conto che forse è un discorso un pò troppo idealistico. Ma non è forse bello pensare al mondo in positivo, come un posto in cui guardare le cose belle e tentare di sviluppare quelle piuttosto che mugugnare su quelle che non funzionano?
    🙂

  34. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Sottoscrivo in pieno quel che dici Aurora.

    Soprattutto l’ultima frase.

    ciao

  35. aurorabeli ha detto:

    Franco ha aperto il discorso su fronti nuovi…
    Tuttavia, ragionando in modo più ampio, la competizione in ambito sportivo, dalla ginnastica artistica, pattinaggio o ad es. di sport radicali e acrobatici quali il windsurf ed il kitesurf, che pratico, ha dato il via alla creatività dei singoli atleti, dando vita a nuove manovre..
    Le gare potrebbero avere aspetti positivi nel senso di far sviluppare la crescita e la ricerca: ma questo a patto che si tratti di una ricerca non fine a sè stessa ed alla gara, ma diretta ad uno sviluppo generale…
    Non neghiamo poi che le gare hanno un aspetto di richiamo nei confronti della gente che il tango non lo balla.
    Ma siamo sicuri che il pubblico che si può attirare con uno specchietto per le allodole poi rimanga?
    Non è forse più produttivo per attirare la gente organizzare tante piccole milonghe in piazza, facendo vedere il nostro concreto e vero mondo?

  36. aurorabeli ha detto:

    Ema, SSSSSssssssssssssssssssssssmaaaaaaaaaaaaaaaackkkkkkk

  37. motogio ha detto:

    tra tutti i ballerini non tangueri, professionisti e non, è fortemente radicata la convinzione che il tango argentino sia molto difficile.
    Lo dicono con competenza, visto che conoscono e praticano moltissime danze a alti livelli.
    Ma il tango provoca in loro un vuoto mentale: l’assenza di regole e la componente di improvvisazione scardinano quella sicurezza che una codifica della disciplina di solito fornisce.
    Le gare di tango argentino per lo STANDARD, sono secondo quello che noi conosciamo come tango stereotipato, con i colpi di frusta al collo e con le scope nel qubo.
    Le gare di tango argentino per la federazione sportiva, sono divise in livelli. Solo all’ultimo livello il programma è libero, mentre il primo e secondo prevedono figure codificate.
    Le gare di tango argentino per professionisti sono completamente libere e molto milonguere. Occorre avere almeno un diploma del metallico bronzo, ma poi si possono fare tutte le figure, del programma argento, oro, platino, urano e tecnezio. Si può/deve improvvisare.
    Se si vuole partecipare per vincere si deve andare da appositi maestri che conoscono la “pissicologia” dei giudici e preparano coreografie idonee. Se si vuole partecipare per gusto, divulgazione, sfida a se stessi, verifica emozionale, curiosità, sarà bello ballare milonguero, cioè improvvisato.
    Come allenamento i ballerini-tangueri studiano sequenze, ma non senza musica in modo solo atletico, bensì con ottime orchestre che suonano, per affinare la tecnica assieme alla sensibilità e al “sabor”.
    Si raggiunge uno stato di profondità tanguera ben difficilmente raggiungibile in milonga. Questo stato magico si deve conservare e ben rappresentare nella gara, creando dei ponti mistici tra i ballerini e il pubblico. Il pubblico avverte e apprezza l’atmosfera e si lascia trasportare e cullare e si sente partecipe di quello che sta accadendo: balla con-assieme ai ballerini.
    Voi mi dite che devo rinunciare a tutto questo per 4 cazzoni a qubo dritto che ballano apilado con la veste cardinalizia? Mabafancul!
    Per il discorso esibizione vale lo stesso principio: niente coreografia ma tanta passione. Proprio ieri sera, in un tempio della samba e della salsa, brasileri, equadoregni, latini in genere ci hanno ringraziato e sono rimasti incantati per una “Tanguera” che abbiamo rappresentato su un palco: parentesi argentina di una serata latina.
    Ci saranno effetti? Qualcuno si avvicinerà al tango? Continuerà il tango a essere considerato una mistica e difficile danza da chi non lo conosce?
    Gli effetti ci saranno! Gente si avvicinerà! Curiosi ma anche appassionati che fra qualche tempo avranno qualcosa di bello da insegnarci.

  38. aurorabeli ha detto:

    Caro Gio, mi fa piacere il tuo intervento perchè porta argomenti diversi rispetto a quelli che lo hanno preceduto. Oltretutto mi sembra che tu abbia introdotto motivi validi perchè una gara possa funzionare, ed abbia motivo di esistere.
    Ti chiedo però per il futuro di evitare di usare certi termini, anche solo per scherzo. Rischia inutilmente di far degenerare i toni. Nessuno pensa male di chi le gare le fa, e parlare così fa pensare che il problema sia di carattere personale.
    Qui invece stiamo riflettendo con calma sul fatto se questo tipo di espressione possa essere utile o meno per lo sviluppo del tango. Ne’ più ne meno l’obiettivo che ti poni tu nel momento in cui fai vedere il tango “reale” a persone che non lo ballano.
    Grazie mille di questo.

  39. cristiano silvestri ha detto:

    Al discorso di Motogio posso aggiungere che gli effetti ci saranno, la gente si avvicinerà e ad un certo punto quando le gara/la competizione sarà ben radicata nella cultura del tango argentino questo farà la stessa fine delle danze standard. Diventerà solo ed esclusivamente business e politica a discapito della tradizione, della cultura del ballo e della passione.

    Un altra cosa voglio aggiungere, sempre riportando la mia esperienza nelle danze standard e latino americane, il pubblico nelle gare di queste discipline era semplicemente i genitori o parenti o amici delle coppie partecipanti, quindi tutte persone che gia conoscevano sia il ballo che l’ambiente, pochissime erano le persone esterne, quindi non credo che la gara in se per se serva ad avvicinare la gente al tango argentino credo siano molto più utili spettacoli, esibizioni o come diceva Aurora organizzare milonghe in piazza.

    Tutto questo sempre secondo il mio modesto parere.

  40. aurorabeli ha detto:

    Cristiano, non mi sembra possibile dare per scontato che nel mondo del tango la modalità gara/competizione sarà ben presto radicata! Anzi, mi risulta che nel mondo del tango argentino siano estremamente sporadiche, e che piacciano poco.
    Confermo, d’altronde, che penso sia utile organizzare situazioni che facciano tastare il polso reale dell’ambiente tango..
    Con tutti i suoi pro ed i suoi contro. E per contro intendo anche le cose che possono non attrarre le grandi masse, ossia che si tratta di un ambiente tranquillo e non di gasamento, che è difficile da ballare, che si beve poco perchè si è più interessati al tango in sè: insomma, complessivamente un ambiente che può anche risultare noioso al primo impatto!
    Ma a noi “ci va bene” proprio così….. 😉
    Ossia trovare un ambiente dove divertirci tra amici…..

  41. cristiano silvestri ha detto:

    Cara Aurora, io non ho detto assolutamente ben presto, ma se i maestri, le associazioni ecc. cominceranno a proporre alle persone che si avvicinano al tango l’opzione gara vedrai che prima o poi tutto girerà intorno a quello. Rimane comunque un mio pensiero.

  42. Chiara Chiara ha detto:

    Caro Cristiano penso che la cosa sia molto improbabile!
    Di tutti quelli che conosco, solo io e Gio abbiamo fatto una gara e con uno spirito nemmeno tanto da gara, come ben ti ha raccontato lui. Io mi sono divertita un sacco! E’ stata una simpatica domenica diversa dal solito, fra lustrini e paillets! E tanta passione e dedizione!
    Credo che non corriamo affatto il “pericolo” di cui parli 😆

  43. cristiano silvestri ha detto:

    Vedo che la maggior parte di voi è convinta che il tango argentino non corra il pericolo di quanto detto fino ad ora. Spero proprio abbiate ragione voi!!!! Io purtroppo dopo la mia esperienza non ne sarei troppo sicuro, perchè rivedo lo stesso percorso che hanno fatto le danze standard e l’interessamento al tango argentino da parte della FIDS mi sembra già un primo campanello d’allarme. Comunque spero tanto di sbagliarmi e vi auguro buon tango a tutti voi!!!!!!!!!!!!!

  44. motogio ha detto:

    faccio pubblicamente ammenda per i toni coloriti 🙁

  45. motogio ha detto:

    aggiungo delle considerazioni.

    Nel mondo della danza italiana stanno avvenendo grandissime trasformazioni, con grandissime tensioni e sconvolgimenti.
    Chiaro che ai tangueri questo non interessa: sono troppo calati nel sientimiento per accorgersi che al contorno c’è gente viva, che vive problemi.
    Bene.
    Chi vuole avere gli occhi chiusi tutto il giorno e aprirli solo in milonga la sera lo faccia pure.
    Chi a 50 annni ha scoperto che ci si può alzare dal divano, lasciare il telecomando e andare in una scuola (scusate la volgarità per aver usato questo termine) per imparare una danza, è probabile che voglia allargare l’orizzonte e tenere gli occhi e le orecchie e il cervello accesi anche durante il resto del giorno e non solo nella ronda milonguera (anzi, neanche lì 🙂 ).
    Accorgersi che c’è un mondo della danza (corrotto, enfatico, mafioso, nepotista, ecc. ecc.) dove ballerini di tutte le età si accollano sacrifici e studi, facendo della ricerca del miglioramento il loro stile di vita.
    Quale è il nostro comportamento medio di fronte a tutto ciò?
    Sufficenza, derisione, superiorità, supponenza,… continuo?
    (Candido volteriano, dove sei finito?)

    Quale è la mia pazza proposta?
    Organizziamo una milonga durante una gara di tango argentino (non standard) e andiamo in massa a “gareggiare” in casa dell’alieno. Passeremo un pomeriggio-serata diversa, vedremo un mondo nuovo, conosceremo gente interessante, faremo vedere che anche noi tangueri siamo umani e non eterei.
    abrazos por todos

  46. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Caro Motogio, hai scritto:
    “Chi vuole avere gli occhi chiusi tutto il giorno e aprirli solo in milonga la sera lo faccia pure.”

    Ti dico il mio punto di vista: io tutto il giorno lavoro e VIVO CON GLI OCCHI BENE APERTI SUL MONDO DOVE IO VIVO E LAVORO.
    Nel mio mondo ci sono problemi, corruzione, nepotismi ecc.ecc.; per cambiarlo in meglio ci vuole sacrificio personale, studio, impegno. Sono in compagnia di amici con cui condivido il tentativo di migliorare il mio mondo.
    Ogni tanto la sera sentiamo il bisogno di evadere, e la milonga così come la conosciamo è il luogo giusto per un'”evasione”.

    Non sento certo il bisogno di migliorare anche quel mondo della danza che descrivi, e di cui non faccio parte. Scusa se ti sembro egoista, ma io credo che, se c’è da migliorare l’ambiente del ballo liscio, standard, FISI, ANMB o quel cavolo che è, si dia da fare chi in questo ambiente ci vive, e non ci vengano ad esportare i loro problemi per piacere! a ognuno il suo, no?

    E, se permetti, desidererei che non mi togliessero quel piccolo svago che ho trovato da un po’ di tempo per sostituirlo con un altro ambiente dove di nuovo mettersi ancora a combattere contro corruzione, nepotismo ecc.ecc.

    Questo è ovviamente solo il mio punto di vista, dato che io non pratico da professionista il mondo della danza.

  47. doribaby doribaby ha detto:

    …Nel mondo della danza italiana stanno avvenendo grandissime trasformazioni, con grandissime tensioni e sconvolgimenti.
    Chiaro che ai tangueri questo non interessa: sono troppo calati nel sientimiento per accorgersi che al contorno c’è gente viva, che vive problemi.
    Bene….

    Sostituendo danza italiana con”politica italiana” il discorso..funzia comunque!
    Gio’,diamoci alla politica!!!
    Guarda che probabilmente noi ti voteremmo!!!!
    Con simpatia (ovviamente)
    😉
    Dori

  48. Alessandro Alessandro ha detto:

    Perdonatemi arrivo dopo due giorni ed il discorso si e’ evoluto… vorrei pero’ riprendere da dove ho lasciato…

    X Sandro
    Condivido il tuo appunto… l’esibizione puo’ avere la sua utilità per “attirare” gente… che pero’ potrebbe essere invogliata da un qualcosa che di tango ha poco o nulla… Tralasciando gli stili (discorso sempre aperto e che non finirà mai…) il tango da esibizione non e’ neppure lontano parente da quello che si balla in sala… che sia milonguero, salon o aperto… mai arriva all’esibizione. Si corre il rischio di attirare gente che poi rimane delusa oppure prova a fare in sala quello che discutibili scuole insegnano per “ballare in milonga”. Resta il dilemma del “come” diffondere il tango che “non si vede” ma si “vive”… 😉

    x Aurora… quando dici “Ok, smetto, perchè mi rendo conto che forse è un discorso un pò troppo idealistico. Ma non è forse bello pensare al mondo in positivo, come un posto in cui guardare le cose belle e tentare di sviluppare quelle piuttosto che mugugnare su quelle che non funzionano?”
    Credo che sia proprio qui il punto dove non smettere ma iniziare un discorso che da “idealistico” puo’ realizzarsi grazie alla collaborazione di tutti. Disinteressandosi si lascia il tango in mano a chi ha ormai confuso la “passione per la danza con la passione per il denaro” come ho gia’ avuto occasione di dire ad un paio di personcine di mia conoscenza… Non hanno gradito l’appunto… ma continuano per la loro strada… ed io per la mia! Spero che qualcuno mi seguirà e spero di trovare qualcuno che mi guidi… o mi aiuti in questo splendido ma complesso percorso… 😉

    Aurora ti cito di nuovo…. quando dici Non è forse più produttivo per attirare la gente organizzare tante piccole milonghe in piazza, facendo vedere il nostro concreto e vero mondo? mi trovi mostruosamente d’accordo… Come gia’ dicevo prima a Sandro… non so quanto la gente attirata dall’esibizione poi apprezzerà la VERA bellezza del tango… (sempre quella di prima… quella che NON si vede…)

    Il discorso tuo e’ interessante… condivido pero’ l’appunto di Aurora sull’evitare l’uso di termini impropri… daltronde a me da’ fastidio quando chi balla aperto viene definito “scalcione” pensa te… 😉 Credo che si possa discutere all’infinito… anche restando alla fine sulle proprie posizioni… ma sempre e comunque civilmente…

    x Cristiano…. quando dici “ma se i maestri, le associazioni ecc. cominceranno a proporre alle persone che si avvicinano al tango l’opzione gara vedrai che prima o poi tutto girerà intorno a quello. Rimane comunque un mio pensiero.”
    mi sento di appoggiare questa nefasta previsione… ahime’ quello sara’ alla fine il “Tango” e nada mas… Che triste pensiero!
    X chiara… spero che tu abbia ragione… ma temo che sia piu’ probabile la sua previsione… considera che si riferisce a persone che NON conoscono il tango e che lo CONOSCERANNO in quella veste… (Daltronde la piu’ redditizia per gli addetti ai lavori!!!)

    … e concludo citando un’ultima frase di Motogio…. “Chi vuole avere gli occhi chiusi tutto il giorno e aprirli solo in milonga la sera lo faccia pure.”

    Abbiamo gia’ gli occhi APERTI tutto il giorno… lascia che almeno possiamo CHIUDERLI in milonga… la sera!

    …. oooops… chiudere gli occhi… opzione riservata alla mujer milonguera… naturalmente…
    Per gli altri vale il “senso figurato” del termine… 😉

  49. aurorabeli ha detto:

    Ciao Gio! Credo che quello che ti porta ad usare termini coloriti sia la passione che metti nel fare le cose….
    Ma nonostante tutto, non riesco a convincermi che possa essere una buona idea organizzare di andare tutti insieme, noi tangueri, ad una gara altrui.
    Sarebbe difficile farlo con lo spirito giusto e positivo.
    Non impossibile certo!!!
    Non si sa mai..

  50. aurorabeli ha detto:

    Non so neppure se si tratti di una questione di vivere con gli occhi chiusi o aperti. Mi sembra sia già impegnativo curiosare in un ambiente di ballo, e preferisco non vivere gli altri se non mi comunicano interessi positivi.
    Non dico “non voglio vedere”, ma “preferisco di no”: no a un certo modo di relazionare che cura più le economie delle passioni, no a relazioni reciproche basate sull’interesse, e…. no a tenere gli occhi aperti mentre ballo.
    E non vivo queste considerazioni in negativo..
    Come ho già detto, preferisco vivere in positivo e creare quello che mi rappresenta, se non riesco subito a trovarlo intorno a me.
    Un pò donchisciottesco, ma molto, molto divertente.
    🙂

  51. motogio ha detto:

    Come tutti sapete ci sono grandezze intensive e grandezze estensive: 2 litri di acqua + 3 litri di acqua fanno 5 litri di acqua (grandezza estensiva). 2 litri di acqua a 50°C+ 3 litri di acqua a 50°C fanno 5 litri di acqua a 50°C (temperatura=grandezza intensiva).
    Quindi alcune cose semplicemente si sommano, altre non si possono “semplicemente” sommare.
    E ancora. C’è chi dice che va a sciare da 10 anni = 10 settimane = 2 mesi e mezzo. Ora se io vado un inverno in Canada, tornando posso dire che scio da 6 mesi, equivalenti a 24 anni (forse di più, visto l’effetto accumulo).
    Trasportando questi pensieri nel tango, siamo di fronte a una disciplina intensiva (sentimento, passione, vissuto, senso dell’arte, senso del ritmo, nostalgie, riscoperte dalla biblioteca dell’inconsio collettivo…) e anche estensiva (1 lezione a settimana per 1 anno = 40 lezioni all’anno – maniaci: 1 lezione al giorno + studio personale = 10 anni equivalenti in 1 anno).
    Contemporaneamente ci accorgiamo “se abbiamo gli occhi musical-danzarin-milong-artistic” aperti e se non siamo il Devil Marvelliano (che sta a occhi chiusi tutto il giorno) che siamo atterrati da poco (o meno poco) su un universo pre-esistente.
    E’ vero che il nostro primo impatto con la danza è stato per il 95% con il VERBO, per cui meditiamo-comunichiamo-vibriamo in movimento. Ma anche gli altri ballerini meno fortunati (?!!??) vibrano e vivono di passioni anche se non è per il tango.

    Anche per me il tango è il meglio che più meglio non c’è. Ma per chi non lo conosce, il suo meglio equivale al mio, anzi, forse è più meglio 🙂 .

    Chi sta tutto il giorno con gli occhi aperti e li vuole socchiudere in milonga, non può pontificare su ciò che è meglio nella danza, di cui è ospite di periferia. E non deve sentirsi minacciato da chi vuole perfezionare questa esperienza e attività. A meno che non voglia istituire il monopolio rioplatense.

    Questo diffuso senso di superiorità, o disinteresse, o, peggio condanna, non ci fa onore. Soprattutto sapendo quale e quanta è la stima che tutto il mondo della danza dà e riconosce al tango argentino. Un pò di attenzione e generosità da parte nostra non guasterebbe, anzi sarebbe doverosamente civile.

    E poi, Aurora, si fanno tante pazzie per una milonga, non si può fare questo esperimento di invasione pacifica?

    Chiedo scusa se il mezzo di comunicazione che stiamo usando non mi permette di esprimere a pieno la complessità e le sfaccettature di questi miei pensieri. Se vi sembra greco quello che ho scritto, passate pure oltre 🙂

    abrazos
    Giò

  52. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Caro Giò,
    ti ho letto con attenzione, ma non replico per non ripetere quello che è già scritto poco sopra.
    Solo una cosa:

    HAI SCRITTO “Chi sta tutto il giorno con gli occhi aperti e li vuole socchiudere in milonga, non può pontificare su ciò che è meglio nella danza, di cui è ospite di periferia.”

    OSSERVO SOLO 2 COSE:
    1) Io non so cosa sia MEGLIO, ma so benissimo COSA VOGLIO! (e l’ho detto, semplicemente!). Se sono solo, se ne terrà conto, se invece siamo in molti a volere la stessa cosa, idem.

    2) Chi è che pontifica?

    ciao

    Ema

  53. Alessandro Alessandro ha detto:

    Personalmente non condanno nulla e nessuno. Neppure giudico gli altri “superiori” o “inferiori”. In un Paese libero e civile ognuno puo’ comportarsi come meglio crede, a mio avviso, sempre nel rispetto degli altri.

    La mia opinione e’ e resta tale… ben lungi dal pontificare… come credo sia anche quella di molti altri che partecipano alla discussione.

    Qui si parla e ci si confronta… quindi ben venga anche una visione diametralmente opposta… ma, mi sia concesso di restare, eventualmente, della mia opinione originale.

    Peraltro… ahimè non conosco la differenza tra le grandezze intensive ed estensive caro motogio… ed il resto del discorso forse poteva essere leggermente piu’ “semplice” e comprensibile… ma si sa… il “milonguero” preferisce le cose “semplici”, che non sono “facili” ma semplicemente… “semplici”

    Ma fermiamoci qui! non scivoliamo nell’arida polemica ben poco costruttiva dai! già troppe volte sono caduto in questo subdolo tranello… 😉

  54. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Non so se ci cadrò io nel tranello, ma c’è una cosa che non è ancora chiara: il concetto di PARTECIPAZIONE.

    a) Aurora ha introdotto un ragionamento sulle associazioni (per me associazione = partecipare)
    b) Giò ci ha detto che bisogna “tenere gli occhi aperti” (per me = interessarsi, ergo partecipare)
    c) altri (fra cui pure io) hanno chiesto di “poter chiudere gli occhi almeno in milonga” (significa “voglio starne fuori”)

    Sento il bisogno di fare chiarezza, almeno dal mio punto di vista:

    1) laddove ci fosse una associazione che vuole tenere aperta una milonga, magari in una località dove ce n’è poche, e avesse bisogni di aiuto, io direi di si alla PARTECIPAZIONE: se sono “socio”, posso anche dare una mano! magari arrivo 1/2 ora prima per sistemare i tavoli, o sto dietro al banco del bar durante una pausa di metà serata… perché no? ce n’è di bisogno, è per divertimento…

    2) Se la milonga invece è (a prescindere dalla eventuale forma associativa) nei fatti una lucrosa impresa ben avviata, NON VEDO PERCHÉ io debba PARTECIPARE! (l’unico modo logico è partecipare al capitale e ai dividendi eventuali…)

    3) Parliamo del mondo delle gare: (con relativi ulteriori tesseramenti a federazioni per poter iscriversi alle gare), dei giudici (con relativi ulteriori tesseramenti a federazioni per poter fare il giudice), dei maestri patentati (con relativi ulteriori tesseramenti a federazioni per avere la patente di maestro).
    Quando mi si chiede di PARTECIPARE a questo mondo, l’unica cosa che penso è che si stia cercando di CREARE UN BISOGNO per poter VENDERE UN PRODOTTO che attualmente non si riesce a vendere.

    È a questo punto che anch’io rivendico il diritto di ballare “CON GLI OCCHI CHIUSI” per godermi semplicemente un ballo! (e come sapete, con gli occhi chiusi non si partecipa ad una gara!)

    Questo che dico è sempre e solo secondo il mio modesto avviso. 🙂

  55. Franco ha detto:

    ..è un pò di giorni che ogni tanto butto un occhio a questa discussione.. e probabilmente dirò una fesseria.

    A mio modesto parere se dovessero esserci un giorno (spero il più lontano possibile) le famigerate gare di tango argentino, dovrebbero essere valutate “solo” da una giuria di tangueri doc.

    Dico questo perchè ho avuto esperienza in ambito sportivo, pratico da 30 anni il windsurf, ed ho visto come la mia disciplina è stata “adattata” e snaturata dalla federazione italiana vela nel momento in cui questa ha deciso di prenderla in considerazione.

    Temo che il tango argentino corra lo stesso rischio, se accomunato in una federazione di quelle esistenti per altri balli (scusate ma non ne conosco i nomi..).

    Faccio un esempio banale.. ma è tango argentino secondo voi, quello ballato alla trasmissione “ballando con le stelle”.. a me faceva accapponare la pelle.. eppure quei maestri da quel che ho potuto capire sono quotati nel loro ambiente.. Vade retro !!

    Scusate le chiacchiere,
    Franco

  56. Chiara Chiara ha detto:

    Per Franco:
    “ballando sotto le stelle” -> l’unico tango argentino lo ha ballato, nella prima edizione, Susy Blady (che chi la ha vista in milonga dice essere una brava tanguera), la quale è stata valutata malissimo perché il pubblico e i giudici non conoscono i metri di valutazione del tango. Il tango ballato nella trasmissione è lo standard, che è cosa completamente diversa (io personalmente lo trovo scomodo e stereotipato).
    Nelle gare di “tango argentino” si balla tanguero-portegno-rioplatense. Può essere salon = dama al piso, abbraccio stretto; fantasia = qualche saltino, ogni tanto abbraccio largo.
    Le commissioni non sono sempre idonee per il tango argentino, per cui tra una coppia meravigliosa e una coppia un pò meno meravigliosa, ma un pò più “scosciata” e salterina, scelgono quest’ultima. Ma il pubblico avverte e apprezza il sentimento e la forza espressiva della coppia meravigliosa di cui sopra, anche se non vince la gara: te lo vengono a dire personalmente e lo riconoscono anche le altre coppie partecipanti.
    L’abito da pinguino del ballerino di valzer inglese, dovete sapere che è una specie di armatura difficile da portare. E’ rinforzato e rigidissimo in molti punti e obliga, ma al contempo favorisce, una postura elegante e eretta. E’ chiaro che, quando nel programma della combinata, balleranno il tango, sarà quella cosa stereotipata e violenta che non è certo rioplatense. Ma non è comunque facile e richiede anni di studio (sprecati secondo noi, ma non certo leggeri e quindi derisibili). Daltronde, chi ama il jazz, non può non apprezzare il dixiland, con i musicisti bianchi truccati da neri.

    Per le milonghe: quando organizziamo, facciamo sempre prima l’indrottinamento e il lavaggio del cervello dei gestori, su come andrà la serata, su quello che è fondamentale che ci sia, su quello che è fondamentale che non ci sia. Nonostante questo, un’ora e mezzo prima dell’inizio siamo lì a spazzare, spostare sedie, divani e tavolini, predisporre il talco o lo straccio con l’acqua (per me inutili, i ballerini dovrebbero adeguare piedi e caviglie al fondo, non le suole, ma questo mi deriva dalle arti marziali), controllare il bar, predisporre le luci, regolare l’audio, curare il colpo d’occhio, favorire la mirada-cabeceo, studiare le vie di afflusso e deflusso, integrare l’illuminazione con lampade portate da casa, integrare l’audio con casse wireless portate da casa. Il ricavo di tutto ciò? Un calcio in qubo, tante spese, pochissimi rimborsi e l’affetto grandissimo di qualche amico (misto ai mugugni degli scontenti cronici: abilissimi nel criticare e scarsissimi nel fare). Comunque in questo ambiente ci piace che tutti possano chiudere gli occhi e godersi la milonga 🙂 🙂 🙂

    Per Alessandro:
    una gara si può fare con gli occhi chiusi, soprattutto se è una gara di danza sentimentale.
    Esiste un mondo che io aborrrroooo: il mondo del calcio. Per me il calcio è prendere 3 giornali, appallottolarli, scegliere i compagni, sudarsi i vestiti fino all’osso per inseguire la sfera cartacea. Quando interrompono la telecronaca di una medaglia d’oro nella scherma per aggiornarci sull’esito dell’operazione alle emorroidi del cane di Totti… ecco, allora diventerei molto violento.
    Ma non posso ignorare il fenomeno sociale-politico-economico rappresentato dal futboll (come dicono in spagnolo). Anzi apprezzo quelle squadre giovanili, ultime in classifica perché fanno giocare tutti i bambini, anche gli “impediti”, sacrificando il risultato rispetto alle squadre che usano i fenomeni e i piccoletti sono lasciati in panchina.
    Però…scelte personali, non criticabili. Amen.

    ps. sono anche io surfista, ma quasi mi vergognerei di essere campione olimpico di questa specialità (vero Franco?)

    pps. noi rabbrividiamo quando vediamo il tango argentino delle federazioni di danza, perché manca il sabor di tango, ma dobbiamo essere certi che un rioplatense della vecchia guardia rabbrividisce quando vede il sedere dritto del ballerino o il piede a martello con la gamba piegata della ballerina. Solo per fare 2 piccolissimi esempi nell’immensità della nostra ignoranza.

    abrazos
    Giò

  57. Chiara Chiara ha detto:

    scusate, il post precedente (e anche questo 🙂 ) lo ho scritto dal PC di nonna papera

    paperoga – motogio – giò

  58. motogio ha detto:

    rimetto le mani sulla mia tastiera 🙂

    Giò

  59. lucy ha detto:

    @franco: “A mio modesto parere se dovessero esserci un giorno (spero il più lontano possibile) le famigerate gare di tango argentino, dovrebbero essere valutate “solo” da una giuria di tangueri doc”

    qui iudicabit iudices?
    puto vos rererepetita non iuvant: eadem quoque quam supra habemus!

  60. lucy ha detto:

    errata corrige: non iuvare

  61. Franco ha detto:

    x Giò :

    Susy Blady non l’ho vista.. ma ho visto gli altri e mi è bastato..
    In compenso ho visto numerose volte esibizioni di tangueri doc, durante spettacoli e festivals, e mi hanno quasi sempre destato emozioni.. certo bisogna riconoscere che il tango ballato per quelle occasioni non è quello più tranquillo della milonga..

    Tornando al parallelo con il windsurf, anni fà partecipai al corso per diventare istruttore di vela per la FIV, nel programma c’era anche il windsurf, che non venne mai trattato, al contrario di tutte le altre discipline. All’esame solo istruttori di vela, che non sapevano andare in windsurf, nessuna domanda sul windsurf, ma alla fine il brevetto da istruttore che ti permette di insegnarlo.. NO COMMENT

    x Lucy :

    Il mio latino è abbastanza arrugginito, cmq se mai dovessi fare una gara di tango argentino, vorrei essre giudicato da chi il tango argentino lo conosce e non da chi balla lo “standard” (grazie Giò per avermi chiarito la differenza..).

  62. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Caro Franco,
    io sono più talebano di te: non accetto di essere giudicato che dalla mia ballerina, al termine della tanda, tutti gli altri non hanno sentito nulla! hanno solo visto.

  63. lucy ha detto:

    un po’ troppo e un po’ poco, ema, suvvia!

  64. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Lucy, quando faccio il talebano, lasciami esagerare almeno un poco, no?

    … e non fare sempre la maestrina… 🙂

  65. Alessandro Alessandro ha detto:

    x emanueleemanuel
    Hai tutta la mia approvazione… la penso esattamente allo stesso modo!

    Solo la persona con la quale hai appena ballato puo’ esprimere un’ opinione (“giudizio” e’ un termine brutto…) su quanto appena “vissuto” 😉

  66. lucy ha detto:

    guarda stellassa: sono stata “via” da qui un po’ di giorni, ho leggiucchiato e non mi sono intromessa, una volta tanto (anche perchè ridirsi pressapoco le stesse cose ci sarà letale, nel qual caso vorrei vivere). tutto sommato quello che penso io non sposta il problema di un ette, e lungi da me portarmi altro lavoro a casa. maestrina proprio no: te lo rimpallo.

  67. lucy ha detto:

    conviene agli uomini sperare nel giudizio unico autorevole della ballerina di turno. pero todos tenemos ojos.

  68. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Ti chiedo scusa e mi cospargo il capo di cenere, per aver osato darti della “maestrina”…

    effettivamente, con tutto questo ribollire di attività sul FAIblog, un buon tacer non fu mai scritto!

  69. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    … ed è proprio perché las mujeres tienen los ojos, i quali spesso brillano guardandosi attorno, che io le invito! 🙂

  70. motogio ha detto:

    per me neanche la ballerina!

    🙂

    … a buon intenditor

    😉

    Giò

  71. lucy ha detto:

    giò: infatti.

  72. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    “un po’ troppo e un po’ poco, giò, suvvia!”

  73. lucy ha detto:

    che gli occhi alle donne brillino di pianto per la disperazione della “mercanzia” disponibile, non vi sfiora, eh?

  74. lucy ha detto:

    gnegnegnegnegnè…

  75. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    … sei bella quando sei così disperata…

  76. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    con le lacrime e spettinata…

  77. lucy ha detto:

    ema, dubito che ci incontreremo mai, anche se siamo vicini vicini, ma è meglio, perchè mi sa che tu ed io, non che ballare, ci prenderemo a sediate tipo saloon! ;-))

  78. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    … però sai come mettermi il bunumore…

  79. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    preferisco sediate tipo milonguero

  80. lucy ha detto:

    questa è carina…touchée! e ora ti saluto che il dovere mi chiama: continueremo “amabilmente” un’altra volta.

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