Ma la competizione premia davvero i migliori?

PUBBLICATO IL 10 luglio 2012

tango-premiazioneCon questa domanda il sociologo Alessandro Dal Lago sull’Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche affronta il tema della competizione. «Vincere è decisivo in politica, nell’economia di mercato, in un concorso per un posto di lavoro, e, in larga misura, anche nella scuola. La vita di un individuo insomma è un susseguirsi continuo di prove, nei quali il successo è spesso determinato dal fatto di riuscire a ottenere risultati migliori rispetto agli altri» scrive Dal Lago. Ma la risposta alla domanda se la competizione premia davvero i migliori è questa: «A volte non è così e l’impressione che se ne trae è che la partita, spesso e volentieri, sia truccata. In economia, per esempio, il più delle volte non vince l’imprenditore geniale o che ha saputo meglio investire, ma quello che ha una rendita di posizione, una linea di credito agevolato o una soffiata sulle previsioni di mercato. Non parliamo poi dello sport, dove a vincere non è più l’atleta migliore, ma quello che ha alle spalle l’organizzazione più efficiente». E trae la conclusione:  «Il risultato è sconfortante, perché, se competere è nella natura umana, la competizione, nella maggior parte dei casi, si svolge in modi che sono tutto fuorché naturali»

Nel tentativo di nobilitare la sua creatura, i Giochi Olimpici, il Barone De Coubertin diceva che: «L’importante non è vincere, ma partecipare». Questo concetto riporta la competizione a un’esperienza interiore del singolo atleta. «La preparazione è la cosa più importante ed è l’unico pensiero che serve per affrontare una gara» diceva De Coubertin che aveva rifondato le Olimpiadi sull’esempio dell’antica Grecia. Ma spesso le logiche e i meccanismi del risultato finale di una gara sono legati a una molteplicità di fattori, non facilmente individuabili.

Soprattutto per le competizioni legate alla forma artistica, che non sono come la corsa d’atletica dei 100 metri, dove i secondi impiegati determinano la classifica. E le gare di tango del Mundial de Buenos Aires (foto) sono legate alla forma artistica. Inoltre è importantissima la giuria che ha dei propri criteri di valutazione, unici ed esclusivi. Se ce ne fosse un’altra sarebbe diverso, ad esempio in Italia le gare di tango sono organizzate anche dalla Federazione della Danza, per le quali il regolamento è diverso da quello del Mundial. «Quello che a noi importa è l’eleganza» affermava Juan Manuel Fernandez, presidente della giuria del Mundial nel 2011. «Un concetto, quello dell’eleganza, che prende le sfumature dall’estetica del movimento, dall’interpretazione della musica e dall’armonia che i ballerini offrono in coppia»

malvarez@ladoblehojadeltango.it

 

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