Tango globale nella città eterna

PUBBLICATO IL 6 aprile 2013

Il primo fu Tito. Era un ex-pugile cresciuto a Parque Patricio, a Buenos Aires e giunto a Roma per lavorare come buttafuori presso il locale latino- americano Charango. Tito, vogliono le leggende del tango a Roma, fu uno tra i primi a insegnare negli anni ’80, Ma secondo le nostre indagini, il “paziente zero”, portatore sano del “virus del tango” fu la romana  Eliana Montanari: “Fui “infettata” dalle sonorità del tango ascoltando un ritornello  in una carrozza di un treno per Parigi, nel 1985. Ne rimasi folgorata: la successiva visione del film di Fernando Solanas “Tangos: el exil del Gardel”consolidò la mia iniziale infatuazione che si trasformò in passione pura per il ballo”. Eliana da quel momento è sempre presente un tutti i momenti chiave dell’evoluzione del tango a Roma. Nel 1985 a Roma la cultura e la musica tanguera avevano come protagonisti l’architetto innovatore Ludovico Quaroni, la scrittrice  e musicista Meri Lao e la fotografa amante del Sud America Patrizia Giancotti. Il ballo però no. Ballare tango all’epoca era considerato una cosa per vecchi ed era associato al “liscio” dei Casadei, che evocava ritmi e sonorità del passato.

La musica del tango fu introdotta con forza grazie alle trasmissioni in televisione della Rai, per prima quella del 1972, con Mina che cantava sulle musiche di Astor Piazzolla. In quegli anni anche Milva interpretò molti tanghi di Piazzolla e il tango per anni in Italia è stato sempre associato a Piazzolla: i suoi dischi erano in tutte le case degli italiani, spesso più accostati a quelli di musica classica che ai dischi di musica popolare. E il ballo arrivò dopo.

A Roma, verso la fine degli anni ’80, le uniche lezioni di tango si tenevano alla Casa della Cultura argentina con Carlos Valles e Silvia Vladiminsky che insegnavano insieme con gli argentini Voctoria Arelinas, Marisa Martorelli e Ramon Roldan per le danze folcloristiche. In città c’erano anche Julio De La Fuente, recentemente tornato a vivere in Argentina, e Ivana Maldonado che si diede poi alla salsa.

Nel 1989, la porteña Vladiminsky che inaugurò la sua scuola presso l’MTM del Fontanone al Gianicolo aveva uno che stile si avvicinava più alla danza contemporanea e le sue lezioni erano incentrate sulla teatralità. Simonetta Centi, Luciana De Franco, Rosella De Salvia, Antonio Lalli e Luciano Donda erano tra gli allievi che avrebbero successivamente dato linfa vitale al movimento. Nel frattempo al Colombre, nel quartiere Garbatella, e poco più tardi presso la Maggiolina, a Montesacro, insegnava la maestra tedesca Helene Pede, l’altro “angelo senza ali” del tango,  “che sapeva fare i passi dell’uomo” che tra i suoi allievi aveva  “il paziente zero” Eliana Montanari e, poco più tardi, lo studente di architettura proveniente dall’Iran, Ali Namazi.

tutti insieme

 

Eliana e Alì furoni i primi ad abbandonare le rispettive professioni per dedicarsi interamente al tango. Ben presto Il lunedi della Maggiolina divenne la prima milonga stabile di Roma. “Ricordo ancora perfettamente la prima volta che andai alla Maggiolina nel 1991 e ballai con Marco Spaziani “el duende” e Attilio Frugante”- racconta Alicia Vaccarini, attrice,coreografa e ballerina di Buenos Aires, trasferitasi a Roma proprio in quegli anni e attualmente titolare della scuola Orangotango. “Io avevo imparato a ballare il tango in Argentina, da bambina, con mio padre e mio zio. Il nostro era un ‘tango sociale’, nessuno avrebbe mai immaginato che raggiungesse il successo attuale”.
Ma in quegli anni la diffusione del tango avveniva anche grazie a incontri, feste, balli organizzati nelle abitazioni private: “A volte ci bastava alzare al massimo il volume dello stereo della macchina o dei registratori portatili e metterci a ballare in qualche spazio urbano aperto, come la scalinata del Palazzo Civiltà del Lavoro all’EUR, il Foro Italico oppure sulla pista di pattinaggio al Colle Oppio” racconta Antonio Lalli, uno dei maestri romani da anni sulla cresta dell’onda. Antonio fu il primo ad organizzare a Roma uno stage con il leggendario Carlos Gavito, che con il suo stile milonguero contribuì a cambiare il modo di ballare dei tangueros romani.


In seguito l’associazione Tangopolis cominciò a far venire dall’Argentina mestri come Coco Diaz e Bibiana, Patricia e Nestor Ray, Pablo Veron, Martha Anton e Luis Grondona, e moltissimi altri.
All’epoca il tango il tango coniugava la teatralità e la danza, era come recitare una scena a due”. spiega Luciano Donda all’epoca era inTangopolis e da più di dieci anni offre l’appuntamento della Milonga dei Serpenti il giovedì a Roma.

Nel 1994 Eliana Montanari e Ali Namazi, crearono Tango Bar, un centro esclusivamente dedicato al tango argentino con scuola e milonga annessa. Verso la metà degli anni ’90 la psicanalista Luciana De Franco, si dedicata al tango con Lamberto Calvieri, celebre organizzatore de Il Cascabelito, la milonga del venerdì che ora non esiste più. “La tournee del 1994 di Miguel Angel Zotto con lo spettacolo ‘Perfumes de Tango’ e il film del 1997 ‘Lezioni di Tango’ con Pablo Veron – racconta Luciana – accrebbero in maniera esponenziale la popolarità del Tango nel nostro paese”. Quello che è accaduto a Roma dall’inizio del ventunesimo secolo in poi fa parte della storia moderna del tango. In città oggi si contano più di 30 milonghe mentre il numero dei maestri arriva anche a 500. I musicalizador che ruotano sono più di quaranta, con differenti gradi di professionalità. Roma è la città italiana con il numero maggiore di “affezionati” al tango e in Europa si contende il primato con Parigi e Berlino.

di Max Civili

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