Il pareggio non riscatta l’Italia, la revancha è rimandata. Il vero vincitore è l’asado

PUBBLICATO IL 8 aprile 2013


Vista la giornata di sole più di qualcuno aveva pensato alla gita fuori porta ma alla fine, ha prevalso la voglia di stare insieme. I maestri di tango argentini e italiani, dopo una notte brava in milonga, hanno raccolto le ultime energie e sono scesi in campo (assieme a qualche appassionato milonguero), sfidando tutte le leggi dell’atletica. Alcuni, come Mariano Navone, sono andati a dormire addirittura alle 7 del mattino, mentre la maggior parte è rimasta in piedi fino alle quattro – o giù di lì – per godersi la noche del sabato tanguero.

LA CRONACA DELLA PARTITA
La partita inizia subito con un colpo di scena: ad arbitrare è Antonio Lalli, mentre in campo tra gli azzurri scende Max Civili che aveva diretto la partita dell’andata. Il match ha un avvio molto equilibrato, con i bianchi argentini guidati da Lucas Gatti che fanno più possesso di palla e gli azzurri che si propongono di rimessa con i rapidi Francesco Scoppio e Roberto Castrucci.
Bene in difesa Roberto Ricciuti, puntuale ed efficace, e a centrocampo l’inossidabile Rino Cincotti.
Dopo il sonante 1-9 della partita di andata, gli italiani sembrano reggere bene il colpo, ma gli argentini al 15′ passano in vantaggio grazie a un tiro di Mariano Navone deviato da Leo Elias. Momenti di silenzio e di timore in tribuna. I tifosi italiani cominciano a temere una nuova disfatta. Quelli argentini invece malgrado il vantaggio acquisito sono preoccupatissimi perchè nell’azione del gol Gatti, il loro pezzo da novanta, si fa male: nel tentativo di liberarsi di un avversario, si avvita sul ginocchio destro e cade a terra facendo temere a tutti il peggio. L’ex-calciatore porteño è costretto a uscire, apparentemente senza conseguenze troppo gravi per i ginocchio (suerte amigo! ndr). Lucas è sostituito dal possente Mario Sette che si presta agli argentini in una situazione di emergenza. L’ingresso in campo di un italiano nelle fila dell’albiceleste, fa stupire qualcuno, ma Sette si giustifica così :“sono fidanzato con un’argentina purosangue!” (Natalia Ochoa ndr). E il gioco continua.
Nei minuti successivi l’Italia va al tiro in più occasioni ma “el tigre” Pablo Moyano in porta è insuperabile. I suoi plastici voli negano il gol agli azzurri in almeno quattro occasioni e il primo tempo si chiude con il punteggio di 1 a 0 per i sudamericani. Tra il pubblico, oltre alle compagne dei giocatori e a tanti milongueros, anche diversi bambini felici di scorrazzare negli ampi spazi del centro sportivo.

Inizia il secondo tempo. Nonostante la pressione italiana è l’Argentina a raddoppiare all’11’ con un bel gol in diagonale del ficcante Navone: il suo tiro batte sul palo e termina in rete. A questo punto gli azzurri si riversano all’attacco. Accorciano finalmente le distanze con un “cabezazo” del colosso Max Civili su assist al bacio di Castrucci al 16′. E tre minuti più tardi trovano anche il pareggio con un preciso destro di Salvatore Esposito imbeccato dall’estroso Alessandro Vitrone.
Gli ultimi dieci minuti sono al cardiopalma. Il contestato 3 a 2 degli argentini arriva quando l’albiceleste batte un fallo laterale con Oscar Beltran cogliendo di sorpresa gli italiani che stavano protestando con l’arbitro. Tiro potente di Jorge Ramos e il pur affidabile portiere azzurro Marzio Sepe è battuto. Ma qui si scaldano gli animi. L’arbitro Lalli finisce nell’occhio del ciclone subissato dalle proteste degli azzurri che sostengono che la palla abbia colpito un argentino prima di uscire in fallo laterale. Salvatore Esposito, tra i più infuriati, si rivolge alle tribune affermando: “scrivetelo voi giornalisti che l’arbitro è un venduto. E sarebbe meglio se si trasferisse in Argentina!!”. Ma Antonio Lalli da parte sua non batte ciglio: “Questa è la decisione dell’arbitro e non si discute” risponde con calma. Con l’Italia ancora frastornata arriva in pochi minuti anche il quarto gol. A metterlo a segno è ancora “la lince” Navone che sfrutta una disattenzione della retroguardia. La partita sembra chiusa. Ma invece gli azzurri hanno un moto d’orgoglio e prima dimezzano lo svantaggio con una una bella azione corale conclusa da Max Civili e poi pareggiano con Alessandro Vitrone che dribbla Moyano e deposita in rete a porta vuota. Il triplice fischio finale dell’arbitro Antonio Lalli sancisce il 4 a 4 finale. La revancha rimane aperta, il prossimo appuntamento fissato per l’inizio dell’estate.

I gol italiani: 2 di Max Civili, 1 Alessandro Vitrone, 1 Salvatore EspositoArgentini: 2 Mariano Navone, 1 Leo Elias, 1 Jorge Ramos

L’ASADO E LE RISATE
Tra gli spettatori, circa una cinquantina, c’è in fondo una certa soddisfazione. Qualcuno chiede i rigori, ma ha la meglio la voglia di andare a buttarsi sull’asado che sta aspettando un isolato più in là. L’asador è un italo-argentino, Alessandro per alcuni, Alejando per altri, super esperto di carne che sta preparando la griglia da ore. I tangueri rompono la dinamica della sfida intorno a un tavolo dove si mescolano racconti e commenti, asado e vino, insegnanti e principianti. La maggior parte degli argentini è in piedi intorno all’asador. Tra il fumo della griglia Jorge Dispari, giunto insieme a Marita verso la fine della partita, racconta barzellette. È lui stavolta il decano dei maestri di tango a Roma e attorno a lui si forma un circolo. Il sole risplende, il vento è tiepido, l’asado fantastico. Regna la buena onda e nell’aria risuonano le risate: “Quando vedo a Marita no tengo limite” dice Jorge tra le tante battute. È primavera, finalmente

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