Se ballassi bendato, saprei riconoscere tre, quattro ballerine solo dal loro abbraccio

PUBBLICATO IL 27 aprile 2014

Se ballassi bendato
Ho detto la frase: “Se ballassi bendato, saprei riconoscere tre, quattro ballerine solo dal loro abbraccio” una sera in milonga, e ora mi fa piacere spiegare meglio cosa volevo dire.
Prima di tutto: il tango è il ballo dell’abbraccio. E’ con l’abbraccio che si può guidare ed essere guidati, seguendo un codice condiviso, senza parlare, nel silenzio. Per me il tango è una meditazione camminata e condivisa, in continua improvvisazione: ci si abbraccia e l’abbraccio ti fa cambiare dimensione.
Tutto inizia dall’invito. Il codice del tango richiede comunicare con gli occhi. Lo sguardo, la “mirada”, è un vero e proprio rito! Dichiararsi con lo sguardo crea la prima complicità. Ed è già la prima accettazione; una persona ti vede, ti guarda, ti invita, vuole ballare con te. Dall’altra parte, una persona “sta”, sostiene lo sguardo, ti accetta. Essere visti è forse la più importante richiesta che si fa in amore. Il bimbo vuole essere visto, l’innamorato vuole essere visto: i “tangueri” si vedono, con lo sguardo si corteggiano, si scelgono si accettano.
E dopo l’accettazione, ecco l’abbraccio: si arriva ad essere uno di fronte all’altro, pronti per un altro rito. Lui porge la mano sinistra, lei solleva la destra, le mani si toccano. È il primo contatto. La pelle della mano, la temperatura, l’energia, la dolcezza, in quel primo contatto c’è il pianeta ballerina che entra in contatto con il pianeta ballerino.
Ecco che si percepisce l’odore, il profumo, la vibrazione del corpo, se si è attenti arriva anche il battito cardiaco… entri nell’abbraccio ancora più profondamente… s’è passata la soglia, ormai sei accettato, lei ha aperto la sua porta, lui hai aperto la sua porta, si entra nell’intimità di un altro essere umano che magari non si vedrà mai più; eppure la magia si rivela.
Se invece ci si conosce già, l’esplorazione è un ritrovarsi: la superficie di contatto, il peso, la sensazione di equilibrio e di stabilità, la condivisione del proprio corpo. Il tuo braccio destro che cinge la donna attorno al busto, quello di lei che avvolge di ritorno. E il riconoscimento continua. Quel braccio è leggero? È flesso, la mano è aperta o chiusa? Arriva sulla spalla, oppure scende in mezzo alla schiena?
I visi si sfiorano, i volti sono affiancati, la tua guancia destra contro la destra di lei. L’abbraccio frontale, la superficie di contatto dal plesso fino allo stomaco. E continui a ritrovare le cose che conosci. Il respiro. Calmo? Corto? Odora di fumo? I capelli ti fanno il solletico? Ti impediscono la vista? Sono puliti…?
E dall’altra parte ti riconosci: la barba? Profuma di fresco? c’è qualcosa in questo odore… Sono segnali fisici, psichici, di cura del corpo. Tutto contribuisce a riconoscersi, per ripercorrere l’intenso piacere di ballare ancora assieme.
Tra musica e movimento ecco che il riconoscimento continua: l’energia dell’altro, il modo di tenere l’abbraccio, di ruotare intorno, di aspettare la marca successiva, e viceversa, di marcare, di condurre con continuità, di camminare assieme sulle note che si sciorinano davanti alla nostra anima… perché si: il corpo abbraccia e l’Anima balla!
L’Anima riconosce l’eleganza, l’attenzione, la cortesia, la musicalità, il silenzio condiviso, la dolcezza, l’intimità, la sensualità, il rispetto, il rispetto, il rispetto.
Ecco perché se ballassi bendato saprei riconoscere tre, quattro ballerine solo dal loro abbraccio.
Ci sono quelle – poche – che sono “perfette per me”. Quando l’Armonia diventa veramente la figlia di Amore e Psiche. Quando tutto torna, quando la somma degli elementi è maggiore, quando fra abbraccio, sensazioni, emozioni, piacere, si crea quell’unico diamante… E’ lì che la mia Anima si congiunge con il mio corpo. E insieme riconoscono che la magia è totale.
(la foto è tratta del film “Tanguero” di Emanuele Persico)
 
Paolo Vittozzi
paolo.vittozzi@gmail.com
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