Rotondo e avvolgente. L’abbraccio del tango è come il colonnato di piazza San Pietro

PUBBLICATO IL 30 aprile 2014

di Marco Spaziani “el Duende”

Si parla tanto di come deve essere l’abbraccio nel tango, ma io dico: bisogna stare comodi, questa è la cosa importante. In occasione dell’omaggio del tango a Papa Francesco per il compleanno del 17 dicembre, mi viene da pensare a piazza San Pietro dove il colonnato è a rotondo e avvolgente. L'abbraccio del tangoforma di abbraccio per accogliere le migliaia di fedeli da tutto il mondo. Ve lo immaginate con una forma diversa? se le colonne fossero poste in verticale che abbraccio sarebbe?

L’abbraccio nel tango è rotondo e avvolgente, non può far venire la scoliosi… L’abbraccio dell’uomo secondo me deve partire dall’altezza delle scapole e avvolgere la donna, poi se è molto alta o molto bassa è l’avambraccio che si sposta per adeguare l’altezza della mano. L’altro braccio invece deve stare all’altezza della linea mediana tra gli occhi dei partner. Questa postura favorisce un contatto maggiore con la donna e ti fa gestire meglio lo spazio esterno. Spesso l’energia dell’abbraccio è sbagliata: nell’uomo dev’essere come se suonasse il bandoneon, cioè partendo dalle spalle e avvolgendo la donna. Poi è lei che risponde all’abbraccio in maniera naturale senza alzare troppo il braccio, anzi. Dovrebbe scivolare sul corpo dell’uomo come a chiudere l’angolo dell’abbraccio.

Non importa se qualcuno è troppo alto o troppo grasso, l’abbraccio non cambia. Anche se il punto di contatto nella coppia si sposta, non importa. Non bisogna cercare per forza “pecho a pecho” ossia petto a petto. Quello che è importante è saper trasmettere il movimento con il corpo e come dice Julio Balmaceda, l’uomo deve marcare il tempo musicale con la pisada della donna, non con la propria, è lei che tiene il ritmo. Se non fai così, e balli da solo, la donna si sente travolta e sempre in ritardo. Secondo me tra i migliori abbracci c’è anche quello di Alejandra Mantinan: è un abbraccio rotondo.

Io mi sono avvicinato al tango quando mi stavo separando nel ’92 e per caso al Caffè Latino di Roma ho incontrato una ragazza che mi ha invitato a una lezione. Lì per lì ho immaginato che era triste e deprimente perchè pensavo a una cosa da vecchi, un po’ come il liscio. Ma quando sono entrato in questo posto alla Garbatella, dove c’erano solo quattro donne, una delle quali Eliana Montanari, mi sono scoperto entusiasta. Più tardi ho anche apprezzato quando da piccolo con mio padre, camminando giù per via del Tritone, ci fermavano a guardare ballare in galleria Sordi, nel bar Berardo. E oggi sono fiero di raccontare quando mia nonna negli anni ’50 ballava da uomo alle feste della domenica a Penne in provincia de L’Aquila, dove aveva sposato a soli 19 anni mio nonno. Abitavano vicino a un capannone dove la domenica allestivano la sala da ballo per le feste. Proprio come nei “club de barrio” di Buenos Aires

Marco Spaziani
marcoelduende@infinito.it

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