“Come scelgo la ballerina”

PUBBLICATO IL 22 maggio 2014

“Come scelgo la ballerina”

foto di Vincenzo Cerati

foto di Vincenzo Cerati

di Manuela Pelati

Questo post nasce da una chiacchierata davanti al caffè il giorno dopo la bellissima serata di milonga dedicata alla Festa annuale di Faitango 2014, che si è svolta al Circolo Carlos Gardel di Vignola, vicino Reggio Emilia con la musica dal vivo dei Solo Tango. Per dare voce solo ai pensieri, non mettiamo i nomi dei tangueros, ma solo la città di provenienza

Siena: “Quando entro in milonga per prima cosa guardo quelle che conosco, ma se non ce n’è neanche una scelgo quella che con il piedino batte il ritmo… magari non sa ballare, ma si diverte…”

Lucca: “Io i primi due anni che ballavo facevo l'”assistente sociale”, cioè invitavo le donne “planchate” sulla sedia. C’è infatti un’immagine che mi lascia l’amaro in bocca: vedere una donna che si è preparata ore, che si è truccata, vestita in maniera elegante, con le scarpe perfette e poi dopo aver preso posto si siede e per due o tre ore non si muove… non è giusto! Devo confessare però che mi sono mosso a compassione per i primi due o tre anni del tango, mentre ora penso in maniera egoistica a me stesso! prima forse anche perché vivevo in Sicilia, e mi sentivo “a casa”, adesso vivo a Lucca e lo faccio di meno, mi voglio divertire. Però in fondo penso che gli uomini devono impegnarsi ad invitare tutte le donne.

Verona: “Io per prima cosa ballo con la ballerina con cui sono venuto in milonga, così anche a lei la inviteranno dopo… Così ci facciamo vedere. Poi mi guardo intorno e se sono a casa mia cerco di invitare tutte. Se non sono nella mia milonga, invece, mi guardo intorno e vedo chi è più conforme al mio tango. Poi vado a invitarla sulle musiche che mi piacciono di più, perché non ballo più di 6  o 7 tande a serata. E non per una questione fisica, cioè che mi stanco, ma per non forzare: preferisco ballare la musica che mi piace.

Firenze: “Io sono due anni che ballo e mi considero un principiante, ma se sono in un posto che conosco cerco di far ballare tutte, mentre quando sono in un posto che non conosco, invito chi mi guarda. Sostanzialmente uso la mirada, ma quando sono in milonga da noi, vado anche con il braccio e dico: dai andiamo. A volte però c’è la mirada aggressiva: io non la reggo, se vedo donne con gli occhi sgranati, mi sposto ed evito lo sguardo.  Mi è successo anche che la donna mi è venuta dietro e mi ha preso un braccio! Cosa hai fatto? Beh, visto che non la conoscevo, le ho detto di sì perché mi sembrava troppo brutto negarmi. Certo non era piacevolissima neanche nel ballo, però ci ho ballato. Visto che quando ero principiante tante donne mi hanno fatto ballare, penso che sia giusto che lo possa fare anche io.

Ma secondo voi esiste la tanda ideale, quella “perfetta”?

Lucca: “No quella viene da sola… ma quando capita, ti ripaga di tutti gli anni di sofferenze!

Firenze: “A me è capitato il contrario: la tanda tragica con una ballerina che ballava da sola, facendo un sacco di figure. Mi ricordo che cercavo di evitare che ammazzasse qualcuno… poi alla fine le ho detto grazie è stato un pacere. E non le hai detto niente? No, preferisco prendermi la colpa io così lei è tranquilla e basta… Ma ti sei sentito sbagliato? No, io ero sicuro che il problema fosse lei, ma così ho messo tutto a tacere”.

Lucca: “Io se sono in confidenza glielo dico alla ballerina che c’è qualcosa che non va! Oppure la blocco e le faccio capire mentre balliamo che deve stare calma. Se dai spazio alle donne, se lo prendono! Come nella vita, così è nel tango: le donne vanno bloccate altrimenti fanno quello che vogliono. Nel tango sono io che indico cosa fare. Poi a volte il problema è un altro: la mia donna balla prima con me, poi con altri, con i quali si contamina e quando ritorna sento che risponde diversamente alle cose che facevamo prima. Io sono milonguero, rigoroso, lei invece si adatta. Balliamo insieme da tre anni, ma non solo: l’80 per cento dei tanghi li ballo con lei, mi piace ballare poco e bene, lei invece balla tanto alternando stili e abbracci”.

A questo punto è intervenuta una voce femminile

Prato: “Da noi è pieno di narcisismi maschili. Alcuni ballano per mesi e anni con una ballerina che nella loro testa è un ideale. Per un sacco di tempo hanno pensato: voglio ballare con lei che è brava, bella, sensuale ecc. l’hanno messa sul piedistallo per tanto tempo e poi, dopo essere diventati più bravi, sicuri ed esperti non la vedono più così. Anzi, non la vedono proprio e si prendono come una rivincita”.
La ballerina molto bella voi la invitate?

Verona: “Secondo me intimorisce la maggior parte dei ballerini, e poi uno pensa: la mia compagna mi fa un mazzo così… (scherzo, ma neanche tanto). E’ come ballare con quelle molto brave: a volte ti butti, a volte hai riverenza”.

Lucca: “Secondo me tendenzialmente sta in pista sempre anche perché c’è molta gente che va a ballare per “socializzare” diciamo così”.

Ma la comunicazione del solo corpo va bene, oppure quando si balla bisogna anche socializzare, presentarsi, dire due parole?

Prato: “A me va bene anche senza parole”
Lucca: “A me anche”
Siena:  “Dire qualcosa va bene, anche solo il nome. Si può anche sapere qualcosa in più dell’altro, oppure ballare con un’estranea, entrambe le cose non influenzano la relazione nel ballo”
Prato: “Si può parlare, ma non troppo, non bisogna farlo in tutti gli spazi vuoti. Io preferisco non interrompere quella magia che è una dimensione a parte”.
Verona: “Ci sono dei comportamenti essenziali, come anche nella vita. Io durante la cortina mi presento e poi alla fine della tanda riaccompagno la donna al posto”.

Alla fine di quello che gli argentini chiamano il “chamuyo”, cioè le chiacchiere in libertà, è entrato nella conversazione il quinto uomo. La città di provenienza rimane un segreto, non l’ha voluta svelare a nessuno, ma aveva un’accento toscano marcato.
E ha detto: “Io ho un algoritmo per invitare una ballerina. Metto delle variabili che cambiano di volta in volta. Prima di tutto devo chiedermi perché sono lì e in funzione di questo mi comporto. Poi se sono solo o in compagnia. Le cose infatti cambiano come quando cammino per la strada: se sono in compagnia non mi volto a guardare, se sono solo guardo tutte le donne che passano. Le scelte poi sono a sensazione.  Le straniere ad esempio le vado ad invitare, sì, certo. Quando le vedo entrare penso: perché non mescolare i geni? “

 

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3 commenti

  1. Adriano ha detto:

    Cuneo:
    Se sono in una milonga con la M maiuscola, (festival e/o grandi eventi) voglio ballare con le donne che non conosco, ma devono trasmettermi serenità o perlomeno voglia di ballare e non quella di fare ginnastica.
    Se, invece, sono nelle milonghe minori, (pratica e(o la milonghina vicino a casa, magari a metà settimana, con poca gente), cerco di farmi qlc bella tanda ma cerco anche di far ballare le principianti e tutte, ( siamo sempre tutti principianti, quindi…)
    Il problema è quando le fai ballare una volta, e che poi pretendono la continuità della cosa.
    Ho qlc problema con le donne basse xchè preferisco l’abbraccio un po’ chiuso, quindi donne basse non prendetevela se a volte non vi “abballo”
    Ah, un consiglio: Non venitemi a chiedere di ballare. E’ la maniera sicura per ricevere un NO!

    • Manuela Pelati Manuela Pelati ha detto:

      grazie del commento Cuneo!!!
      per quanto mi riguarda, la serenità e la voglia di ballare vengono moooolto prima di quella di fare ginnastica: sono completamente d’accordo
      aggiungerei: la voglia di sentire una bella energia emotiva, un caldo abbraccio, un circuito di sensualità,
      buon tango a te!

  2. Angel Mario Herreros ha detto:

    C´soltanto una condizione per scegliere ballerina. Il suo livello di ballo. Non é importante la belleza ne anque l´etá. Cari saluti.

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