Il bianco e il nero nella milonga barocca di Catania

PUBBLICATO IL 19 agosto 2014

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«Devo trovare assolutamente la ballerina di Napoli che vive a Genova» dice Pietro subito dopo i baci e gli abbracci scambiati con gli amici incontrati a Catania. «L’ha conosciuta il mio capo in aereo e da quel momento non fa altro che chiedermi se è arrivata». La milonga del Catania Tango Festival  ha il sapore del mare e dell’estate, che al nord non è mai giunta quest’anno e ha invece sorriso alla città dei «Vicerè». I capelli scuri e la pelle olivastra dei maschi catanesi si accostano alla bionde tanguere dalla pelle rosea provenienti da tutta Europa. Gli stranieri, provenienti anche dalla Cina e da Israele, rappresentano circa la metà dei milongueros che hanno raggiunto la città per la 14esima edizione del Festival. «E’ carina la tua amica che sta arrivando?» chiede lui con spiccato accento catanese. E lei: «Ma non ti importa se sa ballare bene o no?» risponde cercando di essere gentile. In milonga ognuno cerca un po’ quel che vuole: è uno spazio di libertà. E le persone hanno tante diverse motivazioni per uscire di casa e andare a ballare.

Hanno il fuoco nelle vene i catanesi all’ombra dell’Etna, il vulcano attivo più grande d’Europa. A fine ‘600 hanno ricostruito l’intera città in stile barocco, dopo una forte eruzione e il successivo terremoto. Lo sguardo oggi si posa sul bianco della pietra calcarea di Siracusa che ha modellato putti e fiori, accostato al nero della pietra lavica che sostiene muri e basamenti. Tra i palazzi più belli e ben conservati c’è quello costruito nel 1702 voluto dal principe Ignazio Biscari, discendente dei viceré spagnoli che hanno governato Catania e dintorni per quasi quattro secoli.  Oggi un erede dal cognome Moncada lo affitta per feste e ricevimenti. Tra quadri, arredi, stucchi e affreschi, la grande bellezza dell’arte ha coronato una serata di tango la notte di Ferragosto. «Vogliamo offrire agli occhi dei milongueri il meglio del barocco catanese» ci ha confidato l’organizzatore Angelo Grasso, direttore artistico dell’associazione CaminitoTango di cui Elena Alberti è la presidente.

«Noi siamo arrivati oggi per la milonga a palazzo Biscari, attratti dall’arte barocca, ma domani niente tango: andiamo a Messina per il Ferragosto. Abbiamo letto che c’è una processione molto importante » racconta una ragazza di Roma. Il Festival di Catania è per molti un’occasione per girare la Sicilia: tra le mete preferite c’è la visita a  Taormina, una serata al teatro di Siracusa, una visita al palazzo di Donna Fugata e una “puntata” sulle isole. «Di giorno al mare e la sera a ballare» è il motto della maggior parte dei milongueros che hanno preso la stanza d’albergo al Romano Palace o all’Hotel Parco degli Aragonesi nella località la Playa di Catania, a pochi metri dalla milonga del Lido Azzurro. Qui dal 9 al 17 agosto si è svolta la milonga sotto le stelle, tutte le notti fino all’alba.

Alcuni catanesi hanno i baffetti e le basette lunghe e c’è molta similitudine tra il loro volto e quello di Miguel Angel Zotto, ospite d’onore al Festival e premio alla carriera per i suoi circa quarant’anni di tango. «Il Festival quest’anno è dedicato alla storia del tango» racconta  Angelo. «Miguel il primo giorno ci ha confidato tante cose durante una “charla”, la chiacchierata amichevole alla maniera argentina, il pubblico era entusiasta». Angelo ha anche allestito negli spazi dell’Hotel Romano – dove si sono svolte le lezioni pomeridiane e gli stages dei maestri – una mostra fotografica dedicata a Zotto e alla sua storia personale con il tango.

 Miguel Angel Zotto, che oggi balla con la compagna di vita Daiana Guspero, rappresenta molti aspetti del tango: è nipote di italiani e conosce il dolore dell’emigrazione e la malinconia, ha imparato a ballare da piccolo in una famiglia dove il ballo era un modo per guadagnarsi da vivere, ha conosciuto personalmente i ballerini che hanno inventato i primi passi, da Todaro a Petroleo e ha contribuito in coppia con Milena Plebs, fondando la compagnia Tango X 2, a dare al tango una forma didattica più strutturata. Ma soprattutto a farlo conoscere e diffonderlo in Italia e in Europa. Gli spettacoli portati a teatro in Italia negli anni ’80 e ’90,  suscitavano passione e interesse per il tango ballato quando in Italia la parola tango allora significava “solamente” la musica di Astor Piazzolla. «E’ dopo aver visto lo spettacolo al teatro Olimpico di Roma nel ‘98 che io ed Elena abbiamo fondato l’associazione CaminitoTango» racconta Angelo.

«Sono arrivati stranieri da 22 paesi nel mondo, due coppie dalla Cina e altre da Israele» racconta Angelo che aggiunge: «Nelle milonghe di venerdì e sabato abbiamo contato più di 800 persone». Da anni il festival comunica con i milongueri con un sito internet in due lingue (italiano e inglese), ma è soprattutto il passaparola che attira le persone sempre più numerose ogni anno. «Tutti gli insegnanti del Festival sono argentini di livello» dice Angelo, alcuni sono stabili, come Joe Corbata e Lucila Cionci, Roberto Reis e Natalia Lavandeira che hanno una continuità con stages una volta al mese». Anche Angelo insegna stabilmente con Luna Placios, spostandosi anche periodicamente in altre città della Sicilia. «Tra i miei primi insegnanti ci sono stati Luis Castro e Claudia Mendoza, per me indimenticabili».  Gli insegnanti che hanno partecipato a quest’ultima edizione, mettendo in scena anche lo spettacolo «Tango Suite III», oltre a quelli già citati sono:  Murat e Michelle Erdemsel, Walter Cardozo e Margarita Klurfani. La musica dal vivo è stata suonata dagli «Ensemble Mariposa». Ma l’anima del Festival di Catania è ricca di decorazioni, proprio come il barocco. «Il tango è una metafora della vita» sussurra Elena muovendo il ventaglio «sarebbe riduttivo dire che è solo una danza o un divertimento» .

 

HA SCRITTO PER NOI #
Inés Guidini

Sono nata a Buenos Aires e vivo a Roma. Sono giornalista di professione e scrittrice per passione. Il mio motto è "insegui le emozioni e metti il coraggio nelle cose che fai". Ines è il nome di mia nonna che non ha potuto mai ballare il tango. Lo ballo sempre anche per lei

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