Il tango e i puntini di sospensione

PUBBLICATO IL 31 agosto 2014

tango-pausa

di Angela Manetti

 

In questa era tecnologica fortemente digitalizzata si scrive moltissimo: sms, messaggi facebook, e-mail sono all’ordine del giorno anche per chi non esercita un mestiere intellettuale ed è qui che la cosa diventa interessante. Regna sovrano fra le varie necessità della conoscenza grammaticale,distribuito in modo capillare se non infestante sui vari mezzi, un uso sproporzionato dell’interpunzione, più volgarmente: puntini di sospensione. Giusto per rimanere in tema mi viene un dubbio e vado a cercare una definizione affidabile:

“I segni di punteggiatura o di interpunzione indicano, le pause, le interruzioni, gli stati d’animo, le situazioni e tutti quegli elementi espressivi e di colore che nella lingua parlata sono dati dall’intonazione”

“…sono generalmente tre e indicano una sospensione dovuta a dubbio, incertezza, confusione, agitazione, gioia, ironia ecc. o che la frase è sospesa, incompleta, perché non la si vuole o non la si può completare”

Caspita.

Scorro l’archivio degli sms ricevuti e noto che la maggior parte è corredato da un numero sconfinato di puntini. Puntini prima, dopo e durante un pur brevissimo messaggio e in numero molto sovrabbondante a tre.

Guardo fb, le mail e la cosa non migliora, anzi.

Un’espressività scritta costellata di puntini di sospensione affolla i nostri scambi interpersonali ed elargiti con tale e tanta generosità da risultare “sospetta presenza” rispetto al contenuto effettivo delle parole compiute. Tanto da chiedersi: ma che avrà voluto dire alla fine? Il gioco del rimando, del tira e molla, del lancio il sasso (…) è vecchio come la morte, ma funziona sempre per i giocatori incalliti e per gli inaffidabili. E poi perché mettere un punto alla fine, e chiudere inesorabilmente qualunque altra possibilità, non è più “elegante” lasciare al destino il compimento di un significato che non si vuole guardare direttamente in faccia?

Mi sorge un’altra devastante domanda:

se tre puntini sono una porta aperta verso il futuro, sei o infiniti sono uno Stargate?

La reticente non-risposta digitale sarebbe: “chissà…”

Come dire: ho risposto, sono educato/a, ma non ho detto nulla, ho sospeso così se cambio idea non devo render conto.

Un nuovo ordine di sottile codardìa grammaticale non trova migliore espressione di sé che sospendere, sottintendere, frantumare e affollare la rete di messaggi smozzicati, mezze verità, giochi del lancio il sasso e ritiro la mano in una spirale di nonsense che alimenta la giostra dei like eil business dei gestori verso un narcisismo individualista e avaro di sentimenti veri.

Oh my god!

Scripta manent dicevano i latini e quindi meglio lasciare “aria”, non si sa mai.

È scoraggiante se non irritante quest’uso indiscriminato dell’incertezza ed è ad un poeta che delego la lezioncina di questa riflessione:

TEMPORALE

Un bubbolìo lontano…

Rosseggia l’orizzonte, come affocato, a mare: nero di pece, a monte, stracci di nubi chiare: tra il nero un casolare: un’ala di gabbiano.

Giovanni Pascoli quell’interpunzione l’ha inventata con un’intuizione simbolica straordinaria che è immaginazione, sensazione viva; l’attimo di sospensione non è un “vuoto a intendere” ma acquisizione di valore e significato. Ho cara un’altra sospensione che se esercitata come dice la regola e la grammatica delle sensazioni, regala uno degli strumenti espressivi più belli del tango. La pausa.

La pausa nel Tango va studiata, a lungo approfondita, interiorizzata, ha giusto 3 puntini di interpunzione o reticenza ed è quasi sempre un regalo. La pausa va usata con moderazione e all’occorrenza, come in Pascoli prelude a qualcosa che poco dopo sarà espressione di tinte forti o tenui, ma mai e poi mai un vuoto inconcludente. Non è un dubbio, se trasmette agitazione si chiama principiante, se confusione si chiama ansia da prestazione, se incertezza si è ecceduto nella scelta della ballerina.

Se invece è sosta e sospende con esperta consapevolezza in quel luogo altro dell’ascolto, se è pausa piena, tenuta emotiva, espressività musicale, calore, sicurezza non reticente al darsi, allora sei nel Tango dell’Abbraccio, e Lui è un grande. La pausa del Tango dell’Interpunzione corretta e calibrata è un messaggio scritto tra le tue braccia che non può che lusingarti, è una carezza nell’anima che non cede alla stupida incompiutezza del “chissà…” ma si prende la responsabilità della tua fiducia, dei tuoi occhi chiusi, di quella vertigine dolce che è lasciarsi andare, farsi portare, non negarsi.

Solo un uso consapevole della sospensione e della punteggiatura delle emozioni fanno la nota distintiva dell’animo di chi balla. Non la si impone, non la si chiede, ma la si offre dal cuore e se è autentica non possiamo che fermarci e ascoltare l’opposto del suo smodato uso digitale: la pienezza.

 Poi, chissà… J

Angemanetti@gmail.com

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Angela Manetti

Designer grafica editoriale e pubblicitaria dell'area fiorentina, si occupa di progettazione e comunicazione su tutto il territorio nazionale da oltre venticinque anni. Balla tango da sei anni, vive e lavora a Prato. È autrice, in collaborazione con Faitango, della guida "Facciamotango! La prima guida al Tango Argentino in Italia" per l'editore Clichy di Firenze. FB: angela manetti

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