Il tango e la guerra dei maestri/1

PUBBLICATO IL 3 novembre 2014

di Franco Garnero

Tempo fa abbiamo parlato della guerra che si combatte ogni sera sul sacro suolo del Bel Paese per riempire una milonga. Siamo partiti dallo scenario torinese, dove questo fenomeno è particolarmente elevato, con i fine settimana che regolarmente offrono 6/8 proposte per sera. Il risultato è scontato: sale semivuote quasi ovunque e ora si litiga anche per le milonghe a ingresso gratuite e per quelle illegal.
 
Questa volta invece parliamo di una guerra, non meno cruenta, che si combatte tra le varie scuole subalpine per accaparrarsi il cospicuo numero di allievi che pratica all’ombra della Mole. Il numero di maestri è impressionante: l’anno scorso si è sbriciolato il muro delle 80 coppie e ci si avvia a ritmo sostenuto verso quello delle tre cifre, tanto che una battuta ricorrente da queste parti dice che a Torino ci sono solo due livelli di ballerini: i principianti e i maestri.
 
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Ma tutto questo proliferare di scuole, in alcuni casi ve ne sono addirittura due nello stesso stabile, fa bene al tango o no?
Ci sono in città una novantina di coppie che hanno qualcosa da insegnare a chi non sia alla prima lezione? Tutto questo sgomitare aiuta a far crescere il movimento o porta solo nelle varie sale sprovveduti principianti che non sanno distinguere una milonga da un vals? E poi, ha un senso predisporre delle barriere per l’accesso alla professione? O è meglio che sia il mercato a fare giustizia dei velleitari? E quali sono le qualità indispensabili di un buon maestro?
 
Ne abbiamo parlato con maestri storici e con quelli dell’ultima ora, in alcuni casi c’è chi ha preteso l’anonimato, confermando che non corre buon sangue tra le varie scuole.
 
“Nel tango argentino – spiega uno di questi maestri amanti dell’ombra – l’insegnante deve far capire che non è un passatempo come il corso di cucina o di ceramica, bisogna far capire che non è la solita danza, che è un fenomeno molto più complesso e profondo, che non assomiglia a nessun altro, che ti fa innamorare e pretende un percorso di conoscenza estremamente articolato”. Precisa poi che “perché tutto questo accada è molto importante la scelta della scuola, che deve tirar fuori da te quello che hai dentro e di sicuro un mediocre ballerino, uno che va a ballare senza aver capito queste cose è una sconfitta per un maestro, perché non è riuscito, con il suo metodo, a fargli capire cosa è il tango”. Non è molto tenero, quindi, con chi si improvvisa maestro: “Il fatto che ormai ce ne siano tanti, non significa anche che siano tanti i competenti, a volte sono ingegneri o postini, tanto per dire, che la sera tengono corsi di tango, e tutto quello che insegnano è uno, due, tre, quattro, cinque, porta la gamba destra lì, gira la sinistra così, parlano solo di movimenti, che all’inizio possono anche far piacere, attrarti, ma se poco poco ne capisci qualcosa, ascoltando la musica, ti rendi conto sei nel corso sbagliato”. Il risultato? “Che te ne vai – risponde – a volte abbandoni, altre ti metti a fare il giro delle scuole e prima o poi ti imbatti in quella giusta”. “Purtroppo – sottolinea – sono tante quelle che propongono la pizzata o la grigliata mensile, con il tango in secondo piano, come si legge su certe locandine, dove campeggiano gli annunci per l’aperitango, l’apericena, la festa di compleanno”. “Per l’amore del cielo – conclude – queste cose ci possono anche stare ma quello che in assoluto deve primeggiare è il tango, con il suo scambio culturale, di sensazioni, di profumi del tango e non della ricetta della tortina che mi ha passato mia nonna”.
 
Beatrice Laghi è vicepresidente e direttore artistico dell’associazione Vogliovedertiballare. Insegna balli da sala dal 1994 e tango dal 2003, coreografa diplomata, e dice che “non è il numero di coppie di maestri che insegnano quello che conta, perché se ci fossero 60 coppie tra quelle arrivate tra i primi 100 posti ai mondiali di Buenos Aires, tanto di cappello, dato che non è il numero a importare, quanto piuttosto la pedagogia, la didattica, l’esperienza, cosa si è capito del tango”. Beatrice aggiunge poi che non è facile normare la didattica del tango né è facile insegnarlo perché “stiamo parlando sempre e comunque di un ballo imperfetto, dove un errore può diventare un passo nuovo, sappiamo poi che il tango non è nato dalle scuole di danza ma per strada e il concetto di imparare dentro una scuola è un concetto europeo e solo da poco anche argentino, soprattutto a uso dei turisti”. Detto questo, precisa, “va bene concedere delle cose ma bisogna ricordare anche a chi va a ballare il tango, che deve essere comodo, come ballerina gradirei non essere massacrata e come ballerino non dover andare dall’osteopata dopo ogni notte in milonga per farmi rimettere a posto la schiena, per cui una buona scuola ci permette di renderci gradevoli al partner come a chi ci sta guardando”. Anche perché, sottolinea, “il tango non ha mezze misure, o lo balli bene o sei orrendo, o stai comodo o insorgono problemi fisici, non è come ballare la salsa o la mazurca”.
 
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Beatrice, come molti, ha iniziato perché coinvolta dai suoi insegnanti, nel suo caso Eduardo Gomez Couto e Silvana Ruiz, che ora sono tornati a lavorare in patria, a Santa Fè: “mi hanno chiamata a dare una mano e, un poco per volta mi sono fatta le ossa, poi capitava che loro avessero altri impegni e così toccava a me gestire la lezione, vedevo che gli allievi erano contenti e, quando Eduardo e Silvana se ne sono andati, ho continuato”.
 
Secondo Beatrice, “un buon maestro deve saper spiegare non solo il movimento e la struttura, ma anche la filosofia che c’è dietro il tango a chi di danza non ne sa nulla, che conosce bene anche l’anatomia umana, con una buona base di danza classica o moderna e sa insegnare chi riesce a far ballare chi non è predisposto”. Non ritiene fondamentale essere dei professionisti a tempo pieno. “Non è così negativo avere un altro lavoro, a Buenos Aires è pieno di ottimi insegnanti e ballerini che di giorno lavorano, quello che è grave, però, è che ci sono molte persone che troppo presto smettono di andare a scuola, anche chi balla da tanti anni avrebbe bisogno di un controllino di tanto in tanto”. Si dice poi convinta che “è molto facile per gli allievi riconoscere un maestro di qualità, perché questo non teme la concorrenza, anzi, invita ad andare a sperimentare, a vivere il tango a 360 gradi e poi perché stima gli altri insegnanti, se va in sala si rapporta con gli altri maestri, perché è persona amata ed equilibrata, che non se la tira troppo, non si autoisola; infine un indicatore importante è quanto spesso viene invitato a fare esibizioni o stage in altre città e soprattutto all’estero”.
 

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Un altro maestro che ama l’anonimato, chiamato a disegnare l’identikit di una buona scuola, osserva che “sono più efficaci quelle dove si parla di tango, ci si confronta con i compagni di classe, dove primeggia lo scambio, il confronto”. “Così facendo – aggiunge – il tango cresce, altrimenti diventa un mezzo e non il fine”. Ricorda poi di aver organizzato di recente un corso “per avanzati veri, con prova di ammissione e tante bocciature, dove andiamo a perfezionare anche lo stato d’animo e ogni coppia è chiamata a ballare davanti a tutti”. Sostiene che “tutti tremavano, non sapevano più dove erano, cosa stavano facendo, come mettevano i piedi, per un paio d’ore, ma alla fine erano tutti estremamente coinvolti, non per giudicare gli altri, ma per capire insieme cosa andava bene e cosa no”. Ritiene dunque fondamentale “il confronto, il crescere insieme, chi è più abituato a fare e chi meno, chi ascolta e chi meno”. E si dice convinto che “queste sono cose elementari ma che richiedono molto sforzo e molta concentrazione, mentre ogni scuola, per ragioni di marketing, si inventa qualcosa di nuovo, promuove stage sull’uso gamba libera che mi sembra una sciocchezza colossale perché è evidente che se una gamba ha il peso sarà ferma mentre l’altra, priva di peso, si potrà muovere, ma la gente ci casca perché ormai c’è tanto business e troppo velleitarismo”.

 
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Secondo Dario Moffa, storico maestro torinese, tra i pochi a proporre corsi specifici sulla musicalità, osserva che “come già per le milonghe, credo che chi cerca di fare cose che riguardano il tango alimenta il numero dei praticanti; è altrettanto vero, però, che siamo arrivati a una esplosione di corsi e insegnanti, quasi esponenziale”. “Per principio – continua – non ce l’ho con nessuno, non voglio essere né invidioso né geloso perché ognuno di noi è libero di fare quello che si vuole e la legge italiana dice chiaramente che l’insegnamento della danza è libero, pertanto chi vuole proporsi è giusto che lo possa fare”. Secondo lui, tuttavia, in una scuola “l’esperienza è una variabile piuttosto importante perché chi insegna da molti anni ha risolto casi, problematiche e sa come gestire la comunicazione degli elementi”. “Chi ha più esperienza – ribadisce – è diverso, credo, anche sul piano qualitativo, e aiuta a capire il problema di un allievo, lo fa insieme con lui perché ha già risolto in passato situazioni simili e tutto questo ha un valore”. “Altrimenti – insiste – ci si limita a passare delle conoscenze di danza come se si fosse a una bocciofila o a una corso sul cinema; se ci interessa quel tipo di danza e cerchiamo di far entrare un po’ di tango negli allievi, bisogna avere qualcosa di più profondo da trasmettere, anche sul piano culturale, storico, sociale, musicale”. Ricorda di aver fondato Essentia, la sua scuola, “nel 2002 e da sempre ho puntato tutto non sull’apparenza ma sulla sostanza”. “Un’altra qualità importante per un maestro – continua – è la capacità di ascolto corporeo e poi un insegnante vero deve riuscire a provare sia con uomini che con donne”. Racconta di aver partecipato, nel 2004, quando venne fondato il Coordinamento danza Piemonte, a una serie di riunioni in Regione con una serie di tecnici del settore proprio con l’obiettivo di creare una barriera, un riconoscimento ai maestri più preparati, “ma ci arenammo dopo un mese e non è mai più stato fatto alcun passo in quella direzione”.

(1. Continua)

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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29 commenti

  1. angela angela ha detto:

    Concordo pienamente con l’articolo e con la “condanna” dell’approssimazione. Il miglior rimedio è comunque questo: parlarne, parlarne e riparlarne. Fare circolare le giuste informazioni, spiegare e raccontare cosa è il Tango Argentino e cosa non è. Una cultura del Tango cui fare riferimento spazzerà in breve qualunque pressappochismo. Tutti i fenomeni in espansione subiscono all’inizio una specie di “boom” che poi inevitabilmente e spontaneamente seleziona gli allievi davvero motivati e i maestri davvero preparati.
    Il Tango è una sensibilità particolare nei confronti del sentire, del condividere e dello spartire; in parte ci può appartenere caratterialmente ma molto la si apprende studiando seriamente. Mi dispiace quando vedo ballerini capaci smettere dopo 3 anni di “indigestione compulsiva di Tango” dicendo: – “Tanto ormai so già ballare, i passi sono questi, più di qui non vado”. Bhè, che dire, cattivi insegnanti? Forse, sta di fatto che se si fermano sul più bello non hanno capito molto del Tango e si perderanno la qualità-altra che supera il saper ballare e si avvia verso un sentire, un interpretare profondo e meno superficiale. Ovvio che qui la selettività naturale si fa feroce, ma così è la vita… Buon tango a tutti e grazie 🙂
    Angela Manetti

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Angela. E grazie per le tue belle riflessioni. Vero, l’unica possibilità è parlarne e riparlarne, nella speranza che queste parole alla lunga sboccino anche in un comportamento, in un approccio diverso al tango. Oltre a chi smette di studiare perché si considera ormai “imparato”, c’è poi anche chi, dopo cinque o sei anni, non soddisfatto di come balla, invece che interrogarsi sulle ragioni e cercare nel lavoro le risposte, semplicemente smette di ballare. Questo perché, a un certo punto, se non continui a crescere i tuoi difetti, ormai rigidamente cristallizzati, ti impediscono di divertirti. Altri capiscono di aver seguito per anni il maestro sbagliato, cercano di mettersi alla prova in altre scuole ma, se vengono invitati a seguire corsi “inferiori” a quello che avevamo pensato di iscriversi (segno di serietà di quel maestro che vuole così metterti a disposizione ciò di cui hai veramente bisogno), si offendono e, di nuovo, smettono. Per fortuna, però, il tango continua a crescere ma, affinché lo faccia nel migliore dei modi, tocca ai suoi praticanti più attenti educare, soprattutto con l’esempio, i nuovi arrivati.

  2. enrica colombo ha detto:

    Caro Franco, non ho parole adeguate per comunicarti quanto ti trovo d’accordo con me, semplice persona che ha approcciato al tango per caso, ma che ora lo ama tantissimo. La cosa che maggiormente ho avvertito
    è il fascino sottile e penetrante del tango, la sua profonda cultura e la sua generosità di stile. E’ elegante, bellissimo, difficile ma appagante, e trovo che sia cosa per poche e selezionate persone. Purtroppo nel
    gran numero di praticanti si rischia di trovare troppo poca classe ed educazione, per non parlare dei numerosi maestri che nascono come funghi e che come dici tu giustamente non hanno una preparazione
    che il tango richiede. In un momento di crisi come questo l’unico motivo è il guadagno facile e in nero!!!!!
    Peccato il Tango meriterebbe molto di più. Io nel mio piccolo credo di dare una buona ed elegante presenza nel mondo del tango senza voler strafare, mi accontento di un tango che mi rende orgogliosa della mia fatica e che mi da serenità e personalità, non che mi mancasse! Spero che molti come te riescano a combattere per non rovinare la vera poesia e cultura del tango. Ciao

  3. Becky Maceda Milan ha detto:

    Concetti che rispondono alla realtà dei fatti!

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Becky. Grazie per la tua partecipazione. Vedo che anche tu trovi questo scenario aderente al vero. Diamoci tutti da fare perché questa situazione cambi al più prest.

  4. Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

    Ciao Enrica. Grazie per le tue osservazioni. Proprio così, stile, classe, eleganza, educazione sono importanti almeno quanto la padronanza del ritmo o del proprio equilibrio. Eppure molti maestri non spendono una parola con i propri allievi al riguardo. Proprio ieri sera, per farti un esempio di quanto intendo, ero seduto ai bordi di una pista. Una ballerina mi frana addosso e mi pesta in malo modo. Ovviamente si ferma e si scusa (di solito le fanciulle sono più educate e attente). Io le rispondo che non spetta a lei scusarsi ma al suo ballerino perché va da sé che una poveretta che cammina all’indietro a occhi chiusi non è responsabile di dove mette i piedi. Questo “ballerino” – che ha una decina di anni di pratica sul groppone – mi guarda storto, borbotta qualcosa e poi dice a lei: “colpa sua che ha i piedi troppo lunghi”. Episodi del genere non sono purtroppo una rarità, almeno a Torino, e fanno capire che tutti, maestri, appassionati, principianti, organizzatori di eventi e di milonghe, devono ripensare alla radice il loro approccio al tango.

  5. Alessandro Orazi ha detto:

    Purtroppo qui a Buenos Aires le cose non stanno molto diversamente…ci sono tantissime similarita con la salvezza che vai il venerdi sera a Sin Rumbo o il sabato a Sunderland e si trovano i veri maestri…qui si dice…en la cancha se ven los pingos…! saluti!

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Alessandro. Innanzitutto un grazie particolare per la tua partecipazione. Ci fa molto piacere avere un appassionato che, nonostante le tante occasioni di ottimo tango che ci sono a Buenos Aires, trova anche il tempo per leggerci. Sorprendente però quello che ci dici, non avrei mai immaginato che anche nella capitale del 2×4 ci fossero gli stessi problemi che affliggono noi poveri abitanti della periferia dell’impero. In ogni caso divertiti al Sin Rumbo e al Sunderland e pensa anche un poco anche a noi.

  6. Demetrio Marrara ha detto:

    Mi fa molto piacere leggere tutti questi commenti sul tango,
    condivido pienamente soprattutto sull’educazione e sul rispetto
    degli Altri che vogliono ballare condividendo lo spazio della sala.
    Parliamone…….
    Grazie Franco del tuo impegno….. le critiche
    costruttive fanno bene al tango!

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Demetrio. Grazie anche a te per il tuo intervento. Vedo che il problema dell’educazione e del rispetto degli altri è molto sentito. Speriamo di riuscire, con queste nostre conversazioni, a incidere un poco sulle brutte abitudini che si stanno prendendo in molte milonghe.

  7. Riccardo ha detto:

    Bravo Franco, ottimo argomento.
    Non condivido il pensiero di chi sostiene che un onesto lavoro di giorno sia incompatibile con bravura e capacità di insegnamento, ma soprattutto mi dispiace che alcuni maestri, figure pubbliche, quando esprimono il loro parere chiedano di rimanere anonimi per paura di chissà cosa; è quasi come se tu non firmassi i tuoi articoli!
    Brava Beatrice e bravo Dario che ci mettete la faccia!
    C’è anche da dire che non tutti i gusti sono al limone e ognuno di noi ha delle preferenze anche fra i maestri “seri”: io da quello non andrei mai e invece per te è il massimo, mentre a me piace tantissimo quell’altro che a te non dice niente. Il tango è anche questo….per fortuna.
    Fra l’altro, un discorso a parte andrebbe fatto riguardo alle qualifiche di “maestro di tango” che vengono rilasciate da associazioni, federazioni, ecc.
    L’unico vero problema è che gli “spacciatori di brutto tango” accalappiano i neofiti che non sono in grado di valutarli e fanno danni: correggere una brutta postura o smettere di guardarsi i piedi è molto più difficile che impararlo da subito.
    A volte i danni diventano permanenti, e così scopri che si sono creati una “coorte” di adepti che, refrattari ad ogni stimolo esterno, continuano a seguirli.
    L’unica consolazione è che “la legge della milonga” fa giustizia di tutto; prima o poi anche gli “spacciatori di brutto tango” scendono in pista, e allora “le chiacchiere stanno a zero!”

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Riccardo. Grazie anche a te per le tue riflessioni.
      In effetti anche io credo che un normale lavoro non sia incompatibile con alti livelli di tango o con il suo insegnamento; diventa più difficile invece per una scelta di professionismo a tempo pieno, perché se un maestro viene invitato quasi tutti i mesi a tenere stage o esibizioni lontano da casa, diventa difficile riuscire a conciliare questi impegni con quelli di un altro eventuale lavoro “normale”. Di sicuro poi questa figura del professionista del tango che riesce a camparci e in alcuni casi anche bene è una figura recente, come è noto tempo addietro a Buenos Aires neanche esisteva (o quasi) la figura del maestro, tutti imparavano per imitazione, quindi è vero che questi due tipi di impegni possono coesistere.
      Ovviamente non entro nel merito di chi sceglie l’anonimato. Mi si chiede questa tutela della privacy e io mi adeguo senza problemi, anche se personalmente mi sembra una prudenza eccessiva.
      Vero, ognuno di noi ha i propri gusti e si trova bene in questa o in quella scuola. Ma, purtroppo, non è questo il punto: una maestro è più vicino alla mia sensibilità, un altro meno, ma quello che conta è il livello di competenza, di serietà, di impegno, di conoscenza. Sappiamo bene che ci sono persone che tengono corsi dopo appena due anni di scuola, sappiamo bene che ci sono scuole da cui da anni non esce un ballerino decente o con i difetti di serie come un marchio di fabbrica. E non è solo una questione che riguarda i neofiti perché molto spesso i maestri, per fidelizzare i propri allievi, tendono a creare gruppi chiusi, autocelebrano, convincendosi l’un l’altro di essere bravissimi. Tempo fa, a una milonga di un festival c’erano alcuni allievi, una ventina, di una stessa scuola, seduti intorno a un paio di tavoli in un angolo al buio della sala e che hanno ballato solo tra di loro, gente peraltro in settimana che frequenta solo la milonga della scuola. Al di là della perizia tecnica di alcuni, tutto questo ha ben poco a che vedere con il tango, che è attività soprattutto sociale ed è strutturato per ballare, appunto, tra perfetti estranei. Proprio a questo proposito stiamo preparando una serie di articoli che tratteranno i comportamenti in milonga, a cominciare da mirada e cabeceo.

      • Riccardo ha detto:

        D’accordissimo sul livello di competenza, di serietà, di impegno, di conoscenza, infatti ho premesso maestri “seri” quando ho parlato di preferenze; gli altri per me non esistono, sono “spacciatori di brutto tango”.
        In quanto ai gruppi chiusi, capita sovente di incontrarne in milonga; ballano solo fra di loro, anche perchè se invitano o sono invitati da altri il risultato è tragicomico.

        Ti prego, negli articoli che tratteranno i comportamenti in milonga dedica un piccolo spazio per ribadire che, prima di andare a ballare, farsi una bella doccia, lavarsi i denti, usare un deodorante efficace, indossare abiti freschi di bucato e magari anche profumarsi, dovrebbe essere automatico come ricordarsi di prendere le scarpe!

  8. Andrea ha detto:

    Il problema è anche a Milano, un proliferare di “maestrucoli” che tentano di accaparrarsi chi s’approccia tante volte per curiosità, o trascinato da una “moda” o semplicemente per poter sfoggiare un “hobby” originale ed indi per esibizionismo, spesso solo virtuale. Ma ciò che andrebbe spiegato alla prima lezione è che il Tango è faccenda seria, in primis, e che, in secundis, non è proprio per tutti e andrebbe difeso da ottiche solo commerciali. Richiede passione, studio e sacrificio e Km, anche da parte del maestro/a, che è figura di spessore quando non si sente, nemmeno lui/lei, arrivato/a, anche se balla da vent’anni e si mette in discussione. Il problema è fondamentalmente d’onestà intellettuale, quanti maestri potrebbero dire a tanti dei propri principianti, e lo capisci dalla prima lezione, lo sappiamo tutti: “guarda lascia stare, non fa per te, non sei portato/a, non hai musicalità nel sangue, non lo hai dentro, non basta imparare meccanicamente i movimenti, serve l’anima…”, ma si sà, a quel punto gli incassi sarebbero davvero esigui, meglio lasciare al “cliente” la progressiva scoperta della propria inadeguatezza, per una frustrazione tante volte evitabile…

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Andrea. Anche tu sei stato molto gentile a voler intervenire.
      Certo, immagino che il problema sia molto diffuso, specie nelle grande città, dove il mercato potenziale è molto più appetitoso.
      Il fatto che il tango sia diventato una moda, un hobby che fa tendenza, credo tuttavia sia di per sé cosa positiva, perché tra i tanti nuovi praticanti, magari non correttamente motivati o adeguatamente dotati, se ne trovano anche di quelli che lo studiano e praticano seriamente, con autentico beneficio per tutto il movimento. Detto questo, hai ragione, le “prime lezioni” dovrebbero essere un poco più “scoraggianti”, dovrebbero far capire che la strada è ripida e tortuosa, anche a rischio di allontanare qualcuno.
      Mi dicono che, prima che io iniziassi (quindi non ne ho conoscenza diretta), il Laboratorio Baires avesse provato, a fine anno, ad autorizzare il passaggio al corso successivo solo chi poteva in effetti seguirlo ma la risposta del mercato fu severissima. Al momento, che io sappia, qui a Torino solo Capitango dice le cose come stanno sin dall’inizio. Ultima cosa: credo, comunque sia, che anche chi non è portato abbia comunque il diritto di fare anche solo maluccio quello che gli piace fare. Qui a Torino ma, mi dicono, anche a Milano, i più dotati, i più esperti, si ritrovano in una milonga piuttosto che in un altra, partecipano alle maratone, agli eventi, agli encuentros milongueros e possono così praticare nel modo che preferiscono.
      A proposito dei maestri che “si mettono in discussione”. Capisco cosa vuoi dire ma voglio fare una precisazione: ne ho trovato anche io uno che si metteva in discussione, ma in un modo che, secondo me, era sbagliato. Cioè, per timore di essere troppo impositivo, non spiegava in modo chiaro, in modo netto quale fosse il suo tango, il suo obiettivo, la sua proposta. E, almeno per me, è stata un’esperienza negativa, perché un maestro deve avere le idee ben chiare sul tango che vuole trasmettere. Ben venga, invece, il maestro che sa di dover ancora studiare, di avere ancora, anche lui, molta strada da fare, per il semplice fatto che il tango è un percorso zen, un cammino infinito. Gli errori, i difetti, magari contro cui combatti da anni, sono sempre in agguato, sempre pronti a ricatturarti. Per fare un altro esempio, c’è qui a Torino una celebrata coppia di maestri che si esibisce in tutta Europa, bravissimi e bellissimi. Ma il braccio sinistro di lui, da un paio d’anni a questa parte, ha preso a muoversi, a “segnare il ritmo” in modo sempre più evidente, a dimostrazione che ha smesso di studiare. Rimangono bravi, ma hanno smesso di crescere perché, come dici tu, non si sono più messi in discussione.

      • Cesare Zecca ha detto:

        > andrebbe difeso da ottiche solo commerciali

        > avesse provato, a fine anno, ad autorizzare il passaggio al corso successivo solo chi poteva in effetti seguirlo ma la risposta del mercato fu severissima

        C’è un conflitto di interessi latente ed importante.
        Il maestro di tango / tenutario di corso
        o – da una parte dovrebbe fare il maestro e quindi valutare progressi, non progressi, regressioni degli alunni e quindi, per dovere proprio e interesse loro, modificare il livello di corso (promozioni, ripetizioni o retrocessioni), valutare, indirizzare;
        o – dall’altra molti insegnanti sono interessati ai denari che provengono dagli allievi (molti dei quali, stupidamente, invece di apprezzare le osservazioni e le correzioni da parte degli insegnanti, ne hanno a male e minacciano di abbandonare o abbandonano i corsi) per cui tacciono o acconsentono a “promozioni” prive di senso.

        Il Tango non è fatto da saturniani o da plutoniane, ma da persone della realtà che vivono in esso tutte le contraddizioni e le assurdità del mondo.
        Peraltro, anche in altri balli e danze c’è questa tendenza all’apprendatio precox.
        Nel mondo della salsa io, tempo addietro, li chiamavo i centometristi dei corsi. Che poi ritrovi anche nel tango, anche se – grazie a dio! – la difficoltà oggettiva di questa espressione screma ed elimina gran parte dei frenetico-compulsivi-superficiali.
        Mi sono sempre chiesto perché le persone che soffrono di stress e si lamentano di dover correre da mane a sera poi realizzino una propria frenesia nello studio del tango, contesto che dovrebbe essere regolato dal piacere dell’apprendimento, da tempi di apprendimento liberi e autodeterminati.
        Mah.

        • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

          Ciao Cesare. Grazie per aver contribuito. In effetti il tango lo balliamo noi e non i marziani. Per cui il risultato è quello che è. Diciamo però anche che l’obiettivo, oltre che la speranza, di questi articoli che stiamo facendo da qualche tempo a questa parte sul sito è proprio quello di portare gli appassionati a riflettere su quanto sta capitando e cercare, per quanto possibile, di mettere in atto delle dinamiche positive.

  9. maria ha detto:

    Sono Maria e ballo tango da circa tre anni e nonostante il tango sia diventato una passione, rimango sempre piu’ delusa dal comportamento degli uomini in milonga o nei vari luoghi dove si dovrebbe fare pratica. Molti sfigati (come li chiamo io)sfruttano questa superiorità numerica nell’ invitare donne carine e giovani che mai nella vita di tutti i giorni potrebbero avvicinare. Anche a Milano gli insegnanti superano gli allievi, basta avere un cognome argentino. Gli stage offerti (sempre piu’ cari)non si contano, pochissimi insegnano il comportamento da tenere in milonga e troppe donne per ballare devono aspettare il marito o compagno dell amica altrimenti fanno tappezzeria perche’ in ogni milonga ci sono gruppi chiusi e se non ne fai parte e’ inutile andarci. In ogni bar, pizzeria o altro si balla tango, solo che il risultato e’di avere sempre piu’ locali vuoti. Uomini fate ballare le donne altrimenti tra qualche anno ballerete tra di Voi

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Maria. Grazie per averci scritto. Con me sfondi una porta aperta. Molto spesso è come dici tu, gruppi chiusi, ballerine invitate per avvenenza o anagrafe che, a fine tanda, vengono regolarmente gratificate di complimenti iperbolici e non richiesti baci di ringraziamento, con braccia che indugiano sulle loro spalle o in vita. Se vogliamo dirla tutta, però, è anche colpa delle ballerine che accettano questo giorno al massacro. In primo luogo c’è da chiedersi come sia possibile che una principiante si beva queste panzane sulla suo presunto eccezionale talento che l’avrebbe resa straordinaria dopo solo tre mesi di corso. E poi perché, in generale, pur di non star sedute, accettano di ballare con i ballerini che si comportano in questo modo, dato che è evidente a tutti? Basta girarsi da un’altra parte quando si avvicinano o arrivare a dire un bel “no”. Lo stesso per i maestri improvvisati o gli stage a grappolo. Anche qui basta non andarci. Studio regolarmente con corsi collettivi e molte lezioni individuali o di coppia ma sempre all’interno di un percorso ben definito e dagli obiettivi chiari. Arriva in città la solita coppia di girovaghi? Non l’ha mica ordinato il medico di iscriversi al loro stage. Se cala la domanda, l’offerta si adegua. Sui comportamenti da tenere in milonga, infine, stiamo preparando un amplissimo reportage che uscirà a breve.

      • maria ha detto:

        Ciao Franco
        in effetti ho smesso da tempo di partecipare agli stage , anche perchè l’indomani non ricordavo piu’ nulla di quello che avevo fatto. E’ solo che in due anni si vorrebbe diventare ballerine perfette in grado di fare evoluzioni quando poi non si riesce nemmeno a stare in equilibrio. E’ proprio come dici tu riguardo l’anagrafe. Mi è capitato di recarmi in Milonga con una amica piu’ giovane di me ed un’ altra ancor piu’ giovane in minigonna (tra l’altro la meno pratica di tango) , appena faceva cenno di infilarsi le scarpe veniva invitata. Spero che il reportage del comportamento venga divulgato ampliamente.

  10. maria ha detto:

    Dimenticavo le crociere, Pasqua, gli week end, i ponti vari e tutte le feste santificate. Tutti corsi full immersion con super super maestri.

  11. gigi Canavese ha detto:

    Sono un ballerino di tango da qualche anno e gestore di locali da ballo da oltre trentanni. Vorrei solo aggiungere che al di là delle validissime considerazioni sui maestri e sui ballerini ne andrebbe aggiunta un’altra. Vorrei più precisamente parlare di quella marea di organizzatori che nella maniera spesso più spudorata improvvisano serate danzanti anche in locali inadatti ed in barba ad ogni regola di agibilità e di correttezza.Gestire un locale in maniera decente ha un notevole costo sia in denaro che in impegno personale. Questo loro comportamento non giova ai ballerini, alla diffusione del tango e rappresenta una sleale concorrenza ai locali da ballo. Grazie

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Gigi. Un grazie anche a te. D’accordissimo. Proprio su questo argomento mesi fa abbiamo pubblicato un pezzo su “La guerra delle milonghe” e uno su “La milonga ideale”.

  12. Cristina Gelain ha detto:

    Buongiorno Franco,
    il tuo articolo fotografa la realtà torinese e non solo. Credo esistano almeno due categorie di persone che si avvicinano al tango: quelle che capiscono in fretta di essere approdate in un mondo unico ed infinito, e quelle che cercano un diversivo per trascorrere le loro serate in compagnia. Per entrambe esiste una vasta proposta nel nostro territorio. Certo è, che chi intende imparare veramente il tango, si rende conto in fretta, nel caso, di essere approdato nella scuola sbagliata. Non è necessario essere esperti di tango per riconoscere una cattiva didattica.
    Quando una particolare attività sportiva o danza esplode in popolarità, il risultato è che molti vogliono calvalcarne l’onda del successo improvvisandosi maestri, specie in periodi di crisi economica. Non mi sento di condannare alcuno, ma, come per ogni professione, ci vuole impegno, dedizione e formazione, altrimenti non si va lontano.
    Esistono anche tangueri eccellenti che decidono di mettersi ad insegnare, tralasciando completamente il percorso di studio per l’insegnamento: il risultato è comunque mediocre.
    Non credo nelle certificazioni e nei diplomi, tantomeno nelle barriere e corporazioni. I riconoscimenti, in Italia, lasciano il tempo che trovano e lo sappiamo tutti bene.
    Credo nel percorso individuale di un insegnante e, come scrive l’amica Angela, sicuramente parlarne apre le prospettive e schiarisce le idee.
    Grazie per il tuo impegno, Franco.

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Cristina. Grazie per il tuo bel commento.
      Vero, ci sono più tipi di persone che si avvicinano al tango, ognuna con esigenze e aspettative diverse.
      Non sono così ottimista invece sul fatto che sia così facile comprendere di essere approdati in una scuola sbagliata o che non sia necessario essere degli esperti per riconoscere una cattiva didattica.
      Ci sono scuole che sembrano essersi specializzate nei grandi numeri nei primi due anni di corso. Alcuni, dopo questo periodo, si accorgono che non stanno più crescendo e cercano fortuna altrove. Altri, ma sono la maggioranza, o smettono di frequentare le lezioni perché pensano di aver ormai imparato tutto quello che c’è da imparare e si dedicano solo alla vita di milonga oppure abbandonano proprio il tango. Il che è un peccato perché appare ormai chiaro che, per molti versi, il movimento stia un po’ girando a vuoto.
      Concordo con te, poi, che, specie in periodi di crisi economica, non sia da condannare chi si improvvisa maestro, che è un lavoro onesto e dignitoso come qualunque altro, purché si paghino le relative tasse. Questi “improvvisatori” dovrebbero però aver il buon senso di rendere nota agli allievi la loro minore esperienza e chiedere quote adeguatamente ridotte, come accade, per rimanere nell’esempio dello sport che fai tu, nel caso di tennis e sci, tanto per citarne due, dove i docenti sono suddivisi in categorie. Non mi sembra che accada lo stesso nel tango: la cifra è la stessa ovunque, chiunque sia in cattedra. Cioè, un principiante potrebbe anche scegliere un maestro alle prime armi con poca esperienza e ballerino ancora non completamente formato a fronte di un risparmio, diciamo, del 30 per cento. E poi, terminata la prima fase di apprendimento, questi “maestri baby” dovrebbero consigliare in quale scuola continuare la formazione. Invece tutti, dal più titolato all’ultimo arrivato, annunciano corsi per “principianti, intermedi, avanzati”, e “lezioni individuali e di coppia”, senza dimenticare, naturalmente, quelle di “musicalità” e “coreografia”. Ora sta sbocciando la moda delle “master class”, tra non molto anche quelle le proporranno tutti.
      Infine: hai ragione, certificazioni, diplomi, barriere e corporazioni sarebbero inutili, specie in un Paese come il nostro.

  13. Nancy ha detto:

    Salve, sono contenta che si parli seriamente dei problemi che ci sono nelle milonghe e nelle lezioni di tango. Noi come maestri diamo il massimo della nostra formazione e conoscenza ai nostri allievi sulla il tango tanto come ballo e anche la sua storia. MA crediamo con mio marito la situazione e molto complessa. Serve trasmettere molta più teoría, preparare bene agli allievi al suo inserimenti nelle milonghe, far capire tante cose e non solo come si balla. La milonga è un posto dove si va a ballare certo, ma ci sono regole da rispettare. Tutto parte della comunicazione maestri-allievi. Penso si deva prendere più seriamente. E’ un argomento che deve essere molto appronfondito. Vale a dire che anche le persone che vengono ad imparare a volte non hanno ne la pazienza ne l’interesse di quello che stai a comunicare perche loro vedono solo una perdita di tempo sulla teoría e vogliono solo imparare passi. C’è molto protagonismo e poco interesse per mantenere quello che è l’essenza del tango.

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Grazie anche a te Nancy per le tue parole. Condivido quanto dici anche se non ho mai avuto l’occasione di frequentare le vostre lezioni. In ogni caso le premesse teoriche mi sembrano eccellenti. Hai ragione poi a sottolineare che anche gli allievi hanno la loro buona parte di responsabilità nel forzare la mano a maestri che, per comprensibili ragioni di bottega, finiscono per piegarsi a quanto il mercato chiede. Anche se non ho mai vissuto quegli anni, viene da rimpiangere quando le scuole non esistevano e si imparava solo per imitazione. Per forza di cose in quei casi chi apprendeva, apprendeva ogni dettaglio del tango, e non solo il passo. Strada più impervia ma anche più ricca di soddisfazioni. Lo stesso si può dire della montagna. Quando non c’erano né strade né seggiovie e si saliva solo con le proprie gambe, in vetta o al rifugio trovavi solo gente che amava e conosceva la montagna. Oggi non è più così, anche se di certo i gestori degli alpeggi sono più contenti perché i clienti sono cresciuti di dieci volte.

  14. michelangelo ha detto:

    Grazie a tutti voi per i vostri interessanti commenti. Abbasso i cattivi maestri e viva il popolo libero dei tangheri….! Credo che la cosa importante sia quella di non smettere mai di studiare con umiltà e perseveranza. La disciplina (non è solo danza in effetti) è tosta ma solo così ci si potrà divertire e sopratutto far divertire il partner. Aisi se baila il tango!

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Grazie a te per il tuo, Michelangelo. Concordo in pieno, mai smettere di studiare, a qualunque livello c’è sempre qualcosa da imparare. Ogni brano può essere ballato meglio, ogni esperienza può essere superata. Il percorso è infinito, il tango è sicuramente una disciplina zen.

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