Il tango e la guerra dei maestri/2

PUBBLICATO IL 17 novembre 2014

di Franco Garnero

Eccoci a proseguire la nostra chiacchierata sulla (eccessiva?) proliferazione delle scuole di tango a Torino, fenomeno che, in ogni caso, sembra molto diffuso anche nel resto del Paese. Nella prima puntata, uscita il 3 novembre che tanta eco ha suscitato, abbiamo ascoltato l’opinione di alcuni maestri che operano a Torino da molti anni. Sentiamo ora cosa ha da dire a sua volta Mimmo Parabita, che da pochissimi mesi ha deciso di mettersi in gioco. “Voglio subito premettere – dice – che in realtà io non sono un maestro di tango perché non ho nessun diploma al riguardo, al momento do una mano a Mioara Dan, una ballerina professionista che arriva dai balli latini e poi si è dedicata al tango da dieci a questa parte”. E spiega che ha cominciato a giugno “a farle da assistente, dopo che ci siamo trovati per fare insieme delle gare di tango salon e, dopo i nostri allenamenti, ho preso l’abitudine di fermarmi per darle una mano nelle sue lezioni”. Secondo Mimmo “non è negativa questa crescita delle scuole, allo stesso tempo, però, è bene che gli insegnanti siano ben preparati e non siano troppo commerciali”. Ai maestri di Torino rimprovera di “insegnare poca tecnica e molti passi, mentre, secondo me, un insegnante dovrebbe essere più preparato nell’insegnare una tecnica, cioè se insegni un passo ci deve essere una buona tecnica dietro e non deve essere una cosa buttata lì senza capo né coda”. Racconta di avere iniziato nel 2003 con Marcela Guevara e Stefano Giudice ma di essersi dedicato seriamente al tango solo dal 2009 e da un anno a questa parte il 2×4 è diventato un impegno davvero importante nella sua vita. Mimmo si dice poi convinto che “un diploma di maestro di tango sia opportuno, a meno che uno non sia dotato di un particolare talento e questo diploma dovrebbe essere rilasciato da autorità argentine”. Sostiene inoltre che un buon maestro “deve mettere al primo posto la postura, l’eleganza e l’insegnamento della tecnica di ballo; è anche importante poi che un maestro conosca bene e sappia insegnare entrambi i ruoli”.

 Prima edizione campionati europei di Tango a Torino

Ma gli amanti dell’anonimato sono la maggioranza tra i maestri disposti a parlare dei colleghi. “Giorni fa – racconta uno di questi – a scuola ho detto che bisogna saper abbracciare un uomo come si abbraccia una donna, alcuni però mi hanno detto che non lo faranno mai, io credo invece che sia fondamentale, perché cento anni fa provava forti emozioni anche chi abbracciava i sacchi di farina per scaricarli da una nave”. “Ecco – aggiunge – ritengo che sia una buona scuola quella dove si insegna ad avere trasporto nell’abbracciare un cuscino, mentre quelle in cui si fanno passi, ci si muove e basta, sono nient’altro che compagnie di tango messe in piedi pur di far denaro, ma spesso non ce la fanno, nascono e poi spariscono”. Tanto che, spesso, invece che a una guerra tra maestri, sembra di assistere piuttosto a una guerra tra i poveri. “Mi è capitato – racconta sempre il nostro anonimo maestro – di vedere miei allievi che si staccano da noi, creano la loro scuola ma poi tornano a farsi vivi per chiedere in prestito dei ballerini per essere in pari nei corsi”. In altri casi, invece, “mi è capitato che degli allievi mi chiedessero di poter filmare un mio stage, una mia lezione e poi sono venuto a sapere che hanno riproposto il tutto identico nella loro scuola”.

03 Tango a Torino 

Aurora Fornuto, fondatrice e animatrice di Tangomas!, ritiene invece che questo proliferare di scuole non sia né un bene né un male. “Penso – dice – che tutti i fenomeni che sono eccessivi in qualche maniera si curano da soli”. E precisa che “una crescita della comunità con più soggetti che operano non può che essere favorevole sul piano quantitativo; certamente però la qualità della didattica è fondamentale, soprattutto per avvicinare i diversi strati del tango”. “Qui a Torino – continua – il livello è molto vario, ma è molto varia anche la domanda, non tutti sono interessati a una conoscenza più approfondita, molti desiderano semplicemente delle occasioni di incontro e di scambio con altre persone, e cercano una qualunque situazione che garantisca questo, cosa assolutamente legittima e anche positiva; se poi, col tempo, nascono altre esigenze, non è poi così difficile trovare il proprio maestro, anche in questa giungla di offerte”. “Il tango – afferma Aurora che ha iniziato a tenere corsi regolari nel 2003 – mette in gioco aspetti sociali ed emozionali, e certamente c’è chi questo lo sa gestire o sfruttare molto bene, al di là delle sue qualità di ballerino e insegnante”. “Probabilmente – continua – alcuni sono più bravi come intrattenitori che non come maestri di tango ma, ripeto, ci sono molti allievi che vogliono proprio quello, un insegnante divertente e brillante, simpatico e disponibile, o un bel gruppo di amici con cui condividere tempo e divertimento”. E racconta che, avendo iniziato a ballare nel 1996, è stata forse una delle ultime della sua generazione a dedicarsi all’insegnamento perché all’inizio l’aveva affascinata molto di più l’organizzazione delle serate, degli eventi e, di conseguenza, il ruolo del musicalizador. Secondo Aurora, tuttavia, un buon maestro “è qualcuno che non ti stanchi di guardar ballare, che ti sa spiegare come funziona questo linguaggio, e che ti dà stimoli per arricchire il tuo ballo”. E spiega che quando, tanti anni fa, ha incontrato quello che sarebbe diventato il suo maestro più importante, Chicho Frumboli, l’ha scelto “per l’incredibile ricchezza del suo linguaggio e la speciale musicalità del suo ballo, questo era il suo biglietto da visita e questo era evidentemente quello che io cercavo nel tango”. “La didattica – dice ancora – è cresciuta tantissimo in questi anni e tanti insegnanti oggi possono spiegare bene come funziona un movimento, ma quel che racconta un ballerino quando balla, dal vivo ovviamente, sarà sempre, credo, la migliore lezione di tango”.

Pedro Monteleone e Marcela Guevara

Ma allora come deve essere una buona scuola, cosa deve fare un buon insegnante di tango? C’è chi ha le idee molto chiare al riguardo, ma preferisce dirle senza esporsi in prima persona. “Devi avere – sostiene questo nuovo maestro anonimo – un tuo percorso ben preciso, spiegare la camminata a modo tuo e non quella letta su un libro, raccontare come l’hai vissuta e fatta crescere dentro di te, devi avere un tuo metodo ben riconoscibile”. Perché, prosegue, “se tutti gli insegnanti dicono tutti le stesse cose non cresce niente, mentre un buon maestro deve sapere tirare fuori il tango che è dentro un determinato allievo, deve trovare la chiave e la parola giusta, perché una frase può essere buona per Tizio ma non per Caio”. Afferma che sarebbe meglio “un percorso almeno decennale ma si deve aver ballato e studiato e girato e confrontato per 5 o 6 anni con grande intensità”. “Purtroppo – continua – il tango è un ballo popolare e non si devono dare esami per poter insegnare e, a onor del vero, non si deve necessariamente essere dei professionisti a tempo pieno, purché tu abbia delle cose nuove da dare e le dia dopo averle fatte tue, dopo esserti reso conto di quanto stai facendo”. Uno dei problemi di questa proliferazione, sottolinea, è che il tango “porta all’esaltazione ma in realtà non arrivi mai alla fine, chi pensa di essere arrivato è proprio lui che è giunto al capolinea, come quei maestri che arrivano in milonga con la loro corte di allievi e si siedono in un angolo, a fare le star dei poveri”. Il risultato? “Il livello generale – afferma ancora – è molto basso, fatto da gente che più che pensare a ballare, pensa a come atteggiarsi, mentre il tango è fatto per gente seria, povera, umile, con i piedi per terra, e gli insegnanti, che sono poi solo persone che hanno iniziato prima di te, devono continuare a crescere con l’allievo”. E sottolinea che “tutte queste scuole che hanno aperto, non sanno di cosa stanno parlando”. “Ora – dice ancora – vanno di moda le lezioni da 90 minuti, che raccolgono molto pubblico, ma io rimango convinto che non sia un problema di ore ma di qualità, perché non è che se uno va avanti a dire stupidaggini per un’ora e mezzo fa molto bene al tango”. Ma cosa si può fare per superare questo momento? Poco, sembra, almeno secondo questo maestro, “non c’è via di uscita e più si va avanti e peggio è, alla fine solo il mercato può fare pulizia, se semini bene, alla fine raccogli. Per capire la situazione occorre ricordarsi che quando Pedro Monteleone arrivò qui a Torino, aveva classi con sei allievi, gli altri con cento, però i suoi imparavano a ballare, gli altri non so”.

(2. Fine)

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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9 commenti

  1. Cesare Zecca ha detto:

    Forse non varrà all’inizio ma, appena passato il tempo dei primi passi, fase in cui forse ancora non hai ancora tutte le informazioni per discernere, passati i primi passi dicevo, gran parte delle persone hanno il/la tenutari* di corsi che si meritano (alcun* sono maestr*).

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Cesare. Grazie per il tuo intervento. Giusto, il primo anno si perdona tutto perché non si capisce ancora a sufficienza cosa ci stia capitando e le informazioni, come le possibilità di raffronti, sono troppo poche per avere un’idea completa del fenomeno. In seguito ognuno di noi è artefice del proprio destino e ha quello che si merita. Ognuno di noi, poi, ottiene sempre quello che vuole. Chi frequenta una scuola solo perché altri lo fanno, in effetti sarà contento perché non è il maestro ma una determinata compagnia quella che sta cercando. Chi frequenta una scuola dove non si impara nulla ma ti riempiono di complimenti, è evidente che ha bisogno di rassicurazioni e non di migliorare. Chi frequenta il maestro clown che fa ridere ma non ha occhio critico, in realtà vuole farsi solo due risate in compagnia e considera irrilevanti le tante sfumature del cortado. Chi vuole imparare a ballare va dove ci sono i maestri tosti che sanno tirarti fuori tutto quello che puoi dare, che cambia da persona a persona, ma in ogni caso per ognuno è il massimo.

      • Cesare Zecca ha detto:

        Il “che si merita” suona un po’ severo o arcigno ma… se lo consideriamo in modo neutro o positivo significa anche che ciascuno può scegliere il tipo di corso ed insegnante che più gli/le aggrada.
        Chi vorrà studiare bene i balli milongheri sceglierà un insegnante che lavorerà su musicalità, su tecnica, etc., chi preferirà l’aspetto sociale dei corsi, sceglierà un insegnante simpatico, etc..

        Anche per questo ritengo che sia bene non ingessare la categoria ed evitare di creare un “albo” degli insegnanti di balli milongheri. Sarebbe un tentativo di strutturare ciò che è artistico, che fu ed è fermento, anche con i contro che questa vitalità anche disordinata può comportare.

  2. giorgio walter maretti ha detto:

    Ottime osservazione , condivido in pieno. anche se sono un principiante, sono d’accordo che per fare un buon ballerino, occorre un maestro che non pensi alla forma ma si soffermi sulla qualità. quando capito a torino spero di vedervi a qualche milonga. a presto

  3. Claudio ha detto:

    io ho iniziato a ballare tango 17 anni fa,le scuole erano 3 e Torino era considerata la capitale Italiana del tango! Ora le scuole sono per me 4 o 5 al massimo e la cosa che mi deprime di piu’ e’ che la crescita esponenziale di fenomeni che insegnano ha fatto si che le milonghe abbiano perso eleganza,rispetto e codici,ma sono diventate solo piu’ sale da ballo dove sgambettare! Fino a pochi anni fa esisteva la ronda,lo spazio,il rispetto per chi ti precedeva o ti seguiva! Il tango non e’ un ballo qualunque,ma lo si e’ dimenticato per mero lucro!

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Claudio. Grazie per le tue parole. Per il resto sembra che siamo sulla stessa lunghezza d’onda perché questi miei due pezzi sono nati proprio per stigmatizzare questo fenomeno negativo. Hai ragione, a Torino le scuole di tango dove si può imparare qualcosa sono una mezza dozzina al massimo ma, ti assicuro, sono più di 90 ormai quelle aperte. E il comportamento in milonga ne risente, come vediamo fin troppo spesso. Anche per questo abbiamo deciso di preparare un’ampia inchiesta su mirada y cabeceo e sui codigos che uscirà a breve.

  4. riccardo ha detto:

    Salve. Ballo da 15 anni il tango, stile milonghero e abbraccio chiuso. tornato adesso da Buenos Aires dove conosco insegnanti e ballerini. Sono d’accordo sull’impronta dell’articolo ma lasciamo per favore stare il “diploma rilasciato dalle autorità argentine”. Se si conosce profondamente la realtà portena, il proliferare di campionati di ogni livello e stile, la nascita di maestri da expo senza storia ed esperienza milonghera ecc. ecc…..non si può affermare ciò.

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Riccardo e grazie per questo tuo intervento. Vedo che non concordi con quanto afferma Mimmo che, a quanto ne so, anche lui è stato da poco a Buenos Aires per qualche tempo. Mi auguro che voglia replicare alle tue argomentazioni.

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