Francisco Canaro, El Pirincho

PUBBLICATO IL 7 dicembre 2014

di Gianni Marasco

Francisco Canaro, detto Pirincho, (soprannome datogli dalla levatrice  che, vedendolo con i capelli alzati, gli attribuì il nome di un uccello con la cresta  tipico del Rio de la Plata) nacque in Uruguay,  il 26 novembre 1888, da immigrati italiani.

Paradossalmente, la località da cui provenivano i genitori era appunto Canaro, in provincia di Rovigo. Passò l’infanzia in una condizione di povertà tale che lo portò ad avere continua necessità di lavorare, senza poter studiare. La passione per la musica era  la sua unica via di salvezza e questa via Pirincho sfruttò appieno, tanto da diventare una delle figure più importanti nella storia del tango,  oltre che  un uomo molto facoltoso (la sua fortuna era tale che diede vita al comune dire: “ha più soldi di Canaro”, alludendo a qualcuno particolarmente opulento). Con dedizione e costanza, Francisco imparò tutti gli accordi della chitarra, ma quello che veramente lo affascinava era il violino. Quando  iniziò a lavorare in una fabbrica di lattine di olio, si costruì un violino improvvisato con uno dei contenitori che produceva. Con un pezzo di legno fece il manico e costruì anche l’archetto.

Canaro 03

Nel 1906 debuttò con un gruppo composto da violino, mandolino e chitarra, in un paese della provincia di Buenos Aires chiamato Ranchos. Tornato in città conobbe il bandoneonista Vicente Greco  (colui che poco tempo dopo avrebbe coniato il nome “Orquesta Tipica” per i gruppi di tango) che su Canaro ebbe grande influenza. Nel 1912 iniziò la carriera da compositore con il tango “Matasanos” (medicastro, riferito ai medici) e cominciò a suonare con piccole orchestre che fecero la fortuna dei Café della Boca agli inizi del Novecento. La sua orchestra fu la prima a essere ammessa nelle case aristocratiche dove il tango non era mai entrato. Formò, quindi, un nuovo trio col bandoneonísta Pedro Polito e il pianista José Martínez, che divenne la base della prima “Orquesta Pirincho”, a cui si unì poi Rafael Rinaldi come secondo violino. Al contrabbasso c’era, invece, il famoso nero Leopoldo Thompson, che fu uno dei padri del canyengue e che, si dice, battesse le corde al ritmo del piano, come fosse un tamburo del Congo. Canaro fu, quindi, il pioniere che inserì il contrabbasso nell’orchestra di tango.

Nel 1914 Pirincho ebbe la felice intuizione di esibirsi nei balli per studenti, cosa che gli procurò un successo immediato. Nel ‘17, con la temporanea fusione  della sua orchestra con quella di Roberto Firpo,  diede vita a una “orchestra spettacolare” che nel 1921 arrivò a contare fino a 32 musicisti.

Dal 1918 lottò per affermare i diritti d’autore, non riconosciuti all’epoca, fino a giungere alla creazione, nel ’35, dell’attuale SADAIC (Sociedad Argentina De Autores y Compositores de Música), la nostra SIAE.

Nel 1924 concepì l’idea di inserire un cantante nell’orchestra, anche solo per intonare il ritornello (estribillo, breve tema centrale di ogni tango). Diede così inizio all’epoca degli estribillistas che, in qualche modo, sopperivano all’assenza degli impianti di amplificazione. Nel 1925 si trasferì  a Parigi, dove il tango era  molto di moda. Ebbe un enorme successo, non solo in Francia, ma anche in Spagna e in altri Paesi europei e successivamente in Nord America. Viaggiò anche in Italia: Torino, Genova, naturalmente nel Polesine dov’erano le sue origini, e ancora Firenze, Pisa, Roma, Napoli. Il tutto per arrivare a Ceraso, paesino del salernitano, dove finalmente incontrò la nonna 86enne.

Al ritorno in Argentina, altre buone orchestre si disputavano i favori del pubblico. E ancora Pirincho ebbe una felice intuizione: cominciò lunghi tour da una parte all’altra del Paese per farsi conoscere in ogni posto e, grazie anche alla crescente diffusione della radio, il suo nome divenne il più popolare.

Canaro ha una produzione sterminata di oltre 3mila e 700 brani. Alcune delle sue più riuscite composizioni sono “Charamusca”, “Nobleza de arrabal”, “La tablada”, “Destellos”, “El opio”,  “Déjame”, “Envidia” “Madreselva”  (che ricordiamo ballata dall’attore Philippe Noiret nel film  “Il Postino”). Nella sua enorme produzione, grande rilievo hanno le milonghe, tra cui “Se dice de mí” (magistrale la versione con Tita Merello) e i vals, tra cui il bellissimo “Corazon de oro”.

Molti grandi cantores hanno collaborato con Canaro: Roberto Maida, Ernesto Famà, Carlos Roldan, Eduardo Adrian, Alberto Arena, ma anche donne come Nelly Omar (memorabile la sua interpretazione di “Sentimiento gaucho”). Il più famoso tango di Canaro, “Poema”, non è in realtà opera sua ma di Eduardo Bianco e Mario Melfi. Senza eguali è, però, la sua versione con la voce di Roberto Maida.

Nel 1956 pubblicò le sue memorie “I miei 50 con il tango”, una vera miniera d’informazioni. Uno strano male, la malattia di Paget, lo portò alla morte il 14 dicembre 1964. A Montevideo una via è stata a lui intitolata. Fino a oggi, nessun cinema, teatro o strada portano a Buenos Aires il suo nome.

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Dal 1929 al 1938 Canaro ebbe una grande storia d’amore con la cantante Ada Falcòn, alla quale dedicò numerosi pezzi, tra cui un vals, “Yo no sé qué me han hecho tus ojos”, nel cui titolo c’è tutto il sentimento che il Maestro ebbe nei suoi confronti. Ma ben più forte fu quello della cantante verso Francisco, un amore vero fino alla follia.

Ada Falcòn, 20 anni, bellissima e ricca di talento, libera ed eccentrica come solo le donne degli Anni Ruggenti seppero essere, conobbe e stregò in un istante un Canaro ormai prossimo ai 40 e sposato con “la Francese”. Per dieci anni la loro storia d’amore occupò i rotocalchi dell’epoca, fino a quando Ada chiese a Francisco di divorziare. Pare che Pirincho fosse d’accordo, ma volle consultare il legale per sapere cosa ne sarebbe stato del suo ingente patrimonio. “È semplice – rispose l’avvocato – metà a te e metà alla Francese”. In quel momento Canaro capì che non si sarebbe mai separato.

Ada  a soli 37 anni sparì dalle scene per rinchiudersi in un convento a vita.  Solo nel 1945 comparve un’unica volta in sala di audizione, dove, da dietro una tenda, cantò “Corazon Encadenado” (un tango probabilmente non casuale) suggellando il definitivo addio da Francisco, che nel frattempo aveva inciso per lei “Te Quiero todavia” come testamento della sua anima: “Ti amo nonostante tutto”. Ironia della sorte: lui morì a 76 anni dopo aver diviso il patrimonio con la figlia avuta da una sua canzonettista.

Ada Falcòn, la divina Ada, è morta in assoluta povertà, il 4 gennaio 2002 all’età di 97 anni. I suoi resti sono custoditi a Buenos Aires nel Panteón della Chacarita.

HA SCRITTO PER NOI #
Gianni Marasco

Tanguero dal 2009, appassionato di musica da sempre, fin da subito ho cercato di approfondire la conoscenza del tango ballato e non. Mi sono così trovato ad affiancare lo studio della salida basica a quello delle grandi orchestre, dei poeti e musicisti che ne hanno fatto la storia. E’ così nata la serie “Los Astros del Tango” che nel corso di questi anni abbiamo rappresentato alla milonga "Ai due Ponti” di Siena non a scopo didattico ma con il solo obiettivo di far osservare il tango da un altro punto di vista. (F.B. Gianni Marasco) Frase preferita:"Stiamo navigando nel vasto oceano del tango. La cosa importante è conoscere le correnti che ci conducono al porto del cuore della gente”. (Osvaldo Pugliese)

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9 commenti

  1. Giorgio ha detto:

    Carissimo amico mio, il mio scenziato della storia del tango, che vuoi dire!? Hai gia detto tutto te!
    Comunque proprio per omaggiare la nobile scelta di parlare di Canaro, posso aggiungere una cosa che a te viene un po indigesta da affermare … e lo dico rivolto a quella parte di tangueri che effettivamente il tango non solo lo ascoltano e lo apprezzano musicalmente, ma che lo ballano anche! Io non credo che a Canaro vada il primato della musica piu bella parlando di tango … ci sono stati anche qua genii superiori al suo per raffinatezza e innovazione musicale, credo però senza ombra di dubbio che, osservato dal punto di vista di chi del tango concepisce il vero spirito … quella cosa che si raggiunge solo se quella musica la balli anche … e non ti limiti a coglierne le suggestioni nel semplice ascolto … credo che sia nell’abraccio fuso al movimento che il bello di una frase musicale ti porta il sapore completo di quello stato d’animo che quella musica ha concepito come unica maniera di esprimere quel sentimento così ricolmo di fascino e antica suggestione. Ecco, se teniamo in considerazione questi fondamenti dello spirito tanguero, io penso che pochi musicisti al mondo hanno saputo offrire a chi balla tango, musica più godibile di quella di Canaro! Canaro è un emblema di tango … di quel tango che ha saputo realmente affascinare il mondo intero … quello che meglio di tutti rispetta nella sua espressione suonata la verità di chi ne ha percepito il sentimento … il pathos … la dolorosa nostalgia, l’amore quasi sempre malato che emana dalle note dei brani tangueri. Canaro è un icona, insieme certo con altri assi del suo tempo … non è il solo! Ed è per lui e altri come lui che il tango ha raggiunto le dimensioni che ha oggi, poi, naturalmente come in tutte le cose e come sempre accade, c’è un infinito sottobosco che nella scia di quel magnifico sentimento ha saputo insinuare ogni sorta di porcheria che io stento a definire musicale, diventando non meno famosi! Sapendo di poter contare su una sconvolgente maggioranza di mediocri onnivori affamati d’ogni sorta di rumore, costoro vendono come opere d’arte le loro misere contraffazioni che tuttavia vengono digerite dal gran pubblico come roba buona!
    Sono i refrattari della musica … quelli che … suonagli un corno o un violino si gratificano sempre allo stesso modo … raggiungendo … o credendo di raggiungere, orgasmi smisurati a ogni cacofonia come di fronte alla musica vera Quelli che non sono mai infastiditi da una serie interminabile di marcette che hanno l’unico scopo di ricordarti quanto anche un arte così bella come la musica possa essere odiosa indisponente e assolutamente piena di niente assoluto. I generatori dei ritmi assassini del tango dove invece di sentire il piacere del tango senti uno smisurato tritamento di coglioni che non ti abbandona fino alla fine senza la minima tregua.
    A parte questo momentaneo dovuto sfogo … costoro, nell’animo di chi il tango lo capisce e lo sente, servono solo a far più grande la dimensione di musicisti come Canaro, Pugliese, Di Sarli, Fresedo, per non parlare di Piazzolla (che da solo vale un universo) … Canaro è un grande, uno che ha saputo fare tango vero, anche se ha solo arrangiato o fatto musica con idee non tutte sue a volte … è comunque un grande, bisogna ballarlo Canaro per capire cos’è il tango e funziona sempre … esattamente come funziona sempre il tritamento di coglioni quando ti capita di ballare la musica di certi assassini!
    Giorgio Stoppo … da Casole. (ma tanto si capisce lontano un miglio che so’ io vero??) … Ciao

  2. Gigi ha detto:

    Carissimo Giorgio, e’ il tuo amico Gigi da Atlanta che ti scrive.
    che goduria leggere le tue parole. Sono musica per le mie orecchie. Sono belle come ballare un Tango di Canaro o di Di Sarli. Come si fa a non riconoscere il mio grande Amico da Casole. E’ tutto vero quello che dici. Canaro e’ il Tango! Abbiamo fatto tanti km insieme girando diverse milonghe, e non c’e’ nulla da fare, l’unico modo per digerire un’abbondanza di marcette, e’ ballare una tanda di Canaro. Lo so tu non hai mai amato mio “zio”, anche se lui e’ stato davvero un grande, tuttavia il problema sono quei fanatici che godono a far ballare senza tregua marcette per 30-40 minuti ininterrottamente, cosi come dici te con uno “smisurato tritamento di coglioni”. In tante milonghe sia italiane che europee e adesso che vivo in America, anche dall’altra parte dell’oceano, mi e’ capitato di vedere, quanto una tanda di Canaro sia una garanzia. La milonga si riempie di ballerini grazie a quella melodia, quella dolcezza musicale inconfondibile. Canaro e’ un’insieme di energia difficile da descrivere, ma solo da interpretarlo con un Tango.
    Non si puo’ ballare un Canaro, penso ad Invierno o Poema, con una persona priva di piacere, priva di un abbraccio, priva di passione, priva di amore per il tango. Perche’ con Canaro si trasmette tutto questo.

    Un abbraccio forte,
    Gigi

  3. gianni marasco gianni marasco ha detto:

    Caro Giorgio,
    grazie tante per il tuo commento. Ricordo che anni fa, quando ancora per me il tango significava rosa in bocca e calze a rete, un signore che già calcava questo magico mondo da almeno un lustro mi parlò della grandezza di Canaro, delle emozioni che si possono provare nel ballare molti dei suoi successi. Al tempo, il mio primo pensiero era quello di assemblare una buona salida crusada e non riuscivo a comprendere il motivo per cui quell’uomo, alle prime note di “Poema”, corresse in pista, quasi trasportato dal fiume di sentimenti che quel brano gli suscitava. Col tempo ho imparato che il tango non è fatto di figure e combinazioni, ma può essere batticuore, romanticismo, impetuosa allegria e tutto ciò Francisco Canaro ha saputo regalarci nei suoi tanghi, vals e milonghe.

    Riguardo a quello che tu definisci ”l’infinito sottobosco” di coloro che sono riusciti a raggiungere il successo sulla scia dei grandi, credo che in ogni campo, e il nostro amato tango non fa eccezione, sia il tempo a fare da spartiacque tra la gloria effimera e assoluta consacrazione. Non ritengo, quindi, casuale che molte delle grandi orchestre che accompagnano le nostre notti milonghere, abbiamo allietato anche quelle delle generazioni precedenti e probabilmente continueranno a farlo con coloro che in futuro avranno la fortuna di avvicinarsi al genere.

    Ognuno naturalmente con le proprie peculiarità: per la capacità di mettere le ali ai piedi dei ballerini, per la dolcezza delle note, la delicatezza del fraseggio, o per il modo intimista di approcciarsi al pentagramma. Tutte, però, con il comune denominatore di riuscire a regalarci emozioni e di pizzicare le corde del cuore che vivaddio sono diverse in ognuno di noi.

    Ti abbraccio amico mio
    A presto

    Gianni

  4. gianni marasco gianni marasco ha detto:

    l’ assoluta consacrazione …

  5. Gigi ha detto:

    Caro Gianni
    grazie di aver scritto un cosi bell’articolo su Canaro. Ci sono ben poche cose da aggiungere. Come avrai potuto vedere nella mia risposta all’amico Giorgio, anch’io quanto lui, amo Canaro, la sua musica, la sua melodia. Quando iniziai a ballare tango ricordo ancora come se fosse ieri, andai a ballare in una milonga domenicale a Quinto Alto, con gli amici di Siena, c’era Maria, Susanna, Mariolina, Maricla e altri ragazzi, e quando ascoltai una tanda di Canaro rimasi incantato della musica di questo grande artista.
    Dopo una settimana o due, andammo a ballare a Grosseto e li ci fu il mio primo invito ad una donna che non era della nostra scuola. Fu estremamente buffo, perche’ io, Nevio e Giorgio (i senesi della Val d’Elsa), ci decidemmo di invitare contemporaneamente tre ragazze sedute all’altra parte della sala. Ricordo ancora quando partirono le note di Poema. Ballavo davvero da pochi mesi, ero estremamente emozionato, pero’ appena inizio’ la melodia di Poema non esitai a ballare il mio primo vero tango al di fuori della mura amica (Siena) e mi lasciai trasportare dalla melodia del tango. E’ stato davvero speciale.
    Purtroppo, che piaccia o meno, con una marcetta questa magia non sarebbe mai potuta accadere.

    P.S. non vi lamentate del tanto tango che c’e’ in Italia, perche’ qui negli Stati Uniti, ad eccezione di alcune grandi citta’, il tango c’e’ poco e pure male!

    Un abbraccio,
    Gigi

  6. gianni marasco ha detto:

    Ehi Gigi,

    grazie anche a te per essere intervenuto. Beh come dicevo nella mia risposta a Giorgio non è casuale che le tande di Canaro continuino a far ballare generazioni di tangheri da questa, dall’altra parte dell’oceano e in ogni continente. Anche io sono molto legato al Kaiser ed è la sua una delle prime orchestre che ho iniziato ad apprezzare fin dai miei primi passi. Tutt’ora lo ballo e lo ascolto con estremo piacere. Naturalmente non tutto ma, considerando l’ampiezza della sua produzione, sarebbe strano il contrario.
    Riguardo la situazione del tango in Italia ci sono diversi articoli interessanti all’interno del blog che ne descrivono pregi ed anche qualche peccato di gioventù.
    Spero tutto ok negli Stati Uniti. Un caro saluto
    Gianni

  7. Maria Cogorno ha detto:

    Cari amici di tango, grazie per questi scritti. Vi lascio la buonanotte ascoltando, come faccio da anni ogni sera, quella versione di “Poema” cantata da Roberto Maida e interpretata, a mio avviso in modo insuperabile, da Geraldine Rojas e Javier Rodriguez. La scoprii per caso quando ero ai primi passi e mi innamorai di questo pezzo. Quando suona in milonga, preferisco stare seduta a ascoltare, perché sento le mia gambe inadeguate per tanta struggente bellezza, della musica e delle parole. Solo qualche volta mi alzo e ballo, se a chiedermelo è un uomo col quale ho profonda sintonia e che la ama altrettanto.

    https://hastalamilonga.wordpress.com/2009/01/17/javier-rodriguez-e-geraldine-rojas-in-poema-di-canaro/

  8. gianni marasco ha detto:

    Carissima Maria, grazie per il tuo commento e per il video. Te ne suggerisco un altro sulla performance di quest’anno al Torino Tango Festival di Sebastian Arce e Mariana Montes al quale ho avuto la fortuna di assistere. Nessuna acrobazia o figura strabiliante ma piccoli passi sussurrati come probabilmente la melodia di “Poema” richiede. Un abbraccio. Gianni

    • Maria Cogorno ha detto:

      Caro Gianni, hai ragione, è un bellissimo ricordo, anche io ero tra il pubblico e ho avuto la fortuna di vederli ballare. Assistiamo a cosi tante esibizioni ormai, ma la grandezza è ancora di pochi e loro sono certamente tra questi, come artisti e maestri. Ero al festival di Torino per la prima volta, ore e ore di ballo vissute con piacere, ballerini di ogni dove, stanchissima alla fine, ma veramente felice di avervi preso parte. Abrazo!

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