Pellegrino del Tango!

PUBBLICATO IL 11 dicembre 2014

L’europeo che viaggia a Buenos Aires al richiamo del tango porteño e passa in rassegna le differenti milonghe per scoprire cosa accade nella capitale mondiale del Tango, più che un turista, ritengo debba essere considerato un “pellegrino”: peregrinus, “per agros”, per i campi; uno straniero, “strano”, che tenta di districarsi in un territorio culturale di cui sovente non possiede le coordinate e necessita orientarsi. Come ogni pellegrino della storia, il “pellegrino tanguero” non è vuoto, porta con sé un bagaglio di valori, ideali, conoscenze, patrimonio della “fede” scoperta in luoghi lontani dal suo centro di irradiazione. Una fragile base, a volte, che necessità di una buona ed autentica dose di passione, per divenire più solida; passione, pàthos, sofferenza, appunto. Che il tango rechi con sé una dose di “sofferenza” poche Scuole, Accademie di tango, sono disposte ad acclararlo e le ragioni si possono facilmente comprendere. Patire, innanzitutto nello sforzo tecnico di acquisire l’organicità dei movimenti, ed in seguito nello scoprire che ciò che si è appreso nei corsi in Europa con l’illusione di aver raggiunto la vetta, rischia di dissolversi in occasione del primo viaggio a Buenos Aires. Un amico italiano, tanguero di lungo corso, ritornato in Italia dal suo primo viaggio da Buenos Aires, al termine di una permanenza di oltre un mese, in maniera chiara ed onesta si esprime con testuali parole:
     
Ciò che osservo nelle milonghe nostrane non ha nulla a che vedere con ciò che ho visto a Buenos Aires, da nessun punto di vista, mi sento talmente frastornato che quando entro in milonga ora non mi viene quasi più voglia di ballare”.
    
Il tango rioplatense è una danza nata in una realtà lontana e chi si accinge al tentativo arduo di insegnarla ha il dovere prima di chiunque altro di conoscerla da vicino. I primi “Pellegrini del tango” devono pertanto essere i Maestri europei di quest’arte, i primi a dover studiare la lingua, la storia, la cultura di un mondo che ha espresso la danza del Tango, i primi a doversi costruire un bagaglio di riferimento di una memoria in cui il tango, miezcla milagrosa, come è stato scritto, si è generato, non limitarsi, per acquisire autorevolezza, alla semplice collezione di diplomi o medaglie.
    
Il pellegrinaggio sarà inoltre fruttuoso per chi avrà la capacità di distinguere i luoghi in cui alberga la tradizione della cultura tanguera da quelli nati per soddisfare le esigenze di una clientela straniera alla semplice ricerca di spazi nuovi per consolidare proprie abitudini. La modernità non è sempre e comunque sinonimo di progresso ed evoluzione, questo è un mito che va sfatato; la tecnologia multimediale, pretende di avvicinare con un click realtà lontanissime che appaiono simili, ma solo in superficie lo sono. Il tango non nasce in Europa anche se reca l’impronta e la presenza di elementi europei ed in primis italiani, per ragioni storiche, culturali e sociali.
  
Non tutto il patrimonio di una cultura e facilmente codificabile e trasmissibile.
 
In Africa “Ogni anziano che muore è una “biblioteca che brucia” osserva l’antropologo Amadou Hampâté Ba. A Buenos Aires ogni anziano milonguero che passa a miglior vita porta con sé nel proprio viaggio una parte della sostanza del tango: gesti, pensieri, ricordi di situazioni non più riproducibili e legati ad un mondo che non è più o che non è già così come ci appare e che rischia di allontanarsi con lui in modo definitivo e per sempre.
 
Il processo di globalizzazione ha interessato anche il tango e lo scambio culturale ed estetico tra Sud America ed Europa oggigiorno si è infittito, piloti di questo scambio le decine di Maestri Argentini, giovani e capaci artisti, nati e cresciuti nel solco della tradizione porteña e che mossi da molteplici esigenze hanno saputo intercettare il gusto del giovane europeo, creando propri vincenti modelli di riferimento, dal ballo all’abbigliamento e spesso lontano da quella stessa tradizione nella quale essi sono cresciuti.
 
E’ inevitabile che il tango, cambi forma e che ne sperimenti di nuove, occorre però divenire consapevoli di tale cambiamento e deve in ogni caso esistere e restare in vita un cordone ombelicale di storie, musica, sentimenti, emozioni, gesti che colleghino passato presente e futuro, esattamente come nella vita di ciascuno di noi. Se ciò non accade anche i tradizionali codigos de la milonga che ogni tanto fanno capolino nelle migliori intenzioni dei tangueri per il bisogno di trovare un’ancora, un approdo, verranno, dai più, considerati semplici imposizioni o nelle migliori delle ipotesi accettati passivamente, assunti per convenienza, maniera o semplice bisogno di distinzione.
 
29.11.2014 Nicola De Concilio

HA SCRITTO PER NOI #
Nicola De Concilio

Nicola De Concilio, torinese di nascita, ma figlio del sud, scopre prima Buenos Aires in compagnia di un’amica argentina, circa due lustri orsono e poi il tango, per emanazione. Ambisce a diventare milonguero, professione ancora priva di albo, per la quale è in continua formazione. Ascolta, osserva, legge, scrive, musicalizza, insegna, BALLA, di giorno, di notte e così spende il tempo e la miglior parte di sé.

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4 commenti

  1. Walter Abrigo ha detto:

    Condivido proprio quasi tutto Nicola, l’ultimo paragrafo poi dovrebbero rileggerselo tutti i giorni quelli che si occupano di tango ai vari livelli sputando sentenze a destra e sinistra con motivi più o meno nobili ….
    Un abbraccio

  2. Niko Niko ha detto:

    Grazie per l’apprezzamento Walter!
    Un abbraccio!

  3. Adele ha detto:

    Caro Nico, è molto interessante quello che hai scritto, dovrebbero leggerlo tutti coloro che ultimamente si sentono maestri. Nessuno di questi fa sentire ciò che emana il tango e cioè, storie, musica, sentimenti, emozioni. No nulla di tutto questo, non fanno altro che farti disamorare di quello che invece è la vera storia del tango e tutto quello che si porta dietro. A volte provo disgusto!!!!!!!!!!

  4. Niko Niko ha detto:

    Cara Adele, comprendo la tua amarezza che nasce dall’ amore e dal rispetto per il tango; ti rispondo con le parole di un grande Maestro ed amico argentino, quando dice: “ el tango espera”, attende, accoglie, tutti coloro che lo vogliono davvero conoscere.

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