Tango nell’antichità.

PUBBLICATO IL 17 agosto 2007

Tango, tangis, tetigi, tactum, tangere” è il paradigma del verbo latino che vuol dire toccare, ma anche turbare e commuovere. Sono molto pochi quelli che ritengono che il nome del nostro amato Tango derivi da questo verbo; ma in ogni libro che parla della storia del tango, sprattutto se scritto da un italiano, un accenno a questa faccenda viene sempre fatto.

Tango archeologico?

Risfogliando in questi giorni alcune pagine di Borges, ho trovato un curioso accostamento: Giovenale e il Tango. Da qui il titolo dell’articolo. Borges afferma che: <<Nel prologo delle sue Satire [di cui ci rimangono purtroppo solo pochi frammenti], Giovenale scrisse in modo memorabile che tutto ciò che muove gli uomini – il desiderio, il timore, l’ira, il piacere sessuale, gli intrighi, la felicità – sarebbe stato materia del suo libro. Con perdonabile esagerazione potremmo applicare il suo famosoquidquid agunt homines” [che potremmo tradurre “tutto ciò che travaglia gli uomini”] alle parole del tango. Possiamo anche dire che queste formano una vasta e sconnessa comédie humaine della vita di Buenos Aires>>.
Poi arriva anche ad aggiungere, con una lungimiranza che non è da tutti che <Wolf scrisse alla fine del XVIII secolo che l’Iliade, prima di essere un’epopea, fu una serie di canti e rapsodie; ciò ci permette forse di profetizzare che le parole dei tanghi costituiranno, con l’andar del tempo, un ampio poema civile, o che suggeriranno a un uomo dotato di ambizioni la scrittura di tale poema>>.

E poi se vogliamo dirla tutta, e per dirla alla Giovenale, Mens sana in corpore sano!: il Tango fa bene al corpo e allo spirito.

Un caro saluto
Chiara

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