Omaggio a Roberto Goyeneche

PUBBLICATO IL 27 agosto 2007

Il 27 agosto del 1994 morì a nemmeno 70 anni il porteño Roberto Goyeneche, meglio conosciuto con il soprannome di “El Polaco“, per via del suo aspetto (era magro e aveva i capelli biondi), simile a quello dei giovani di origine polacca dell’epoca.

Fu un cantore di prima classe, eletto dai suoi concittadini come rappresentante dello spirito e dell’essenza del tango cantato degli ultimi trent’anni. Tutto questo dovuto alla espressività del suo fraseggio, il suo particolare modo di impostare la voce, la forte personalità che lo portava a riempire il palcoscenico. Famoso il suo modo di gestire pause e accenti, di sottolineare alcune parole, di sussurrarne altre. Anche negli ultimi anni, quando gli stravizi gli avevevano ridotto la voce e la dizione perfetta, aveva saputo “inventare” un modo di parlare misto al canto che lo hanno trasformato in un mito vivente.

Iniziò a cantare intorno ai vent’anni, ma la sua carriera di successi iniziò quando cominciò a lavorare per l’orchestra di
Aníbal Troilo, con cui diventerà molto amico. Nel video potete sentire la sua interprtazione del tango La ultima curda, di Troilo e C. Castillo, suonata dal grande Pichuco.

Il suo repertorio era vastissimo, variava dai tanghi più classici, alle reinterpretazioni dei tanghi di Gardel, alle composizioni di Piazzolla. Alcuni tanghi, dopo le sue interpretazioni divennero un tutt’uno con il cantante: ad esempio Naranjo en Flor, o La ultima curda, MariaSur, Garua, Grisel, solo per citarne alcuni. E questi suoi cavalli di battaglia lo portarono alla notorietà anche di un più grande pubblico, dopo le sue interpretazioni fatte nel film Sur di Solanas.

Fortuanatamente non ci ha lasciati soli: tante sono le sue registrazioni, ma anche una bravissima pupilla, a cui ha insegnato trucchi e segreti:  la bravissima Adriana Varela.

QUI potete ascoltare una sua interpretazione di Garua con Troilo mentre leggete la traduzione

Garua – Cadicamo y Troilo (1943)

¡Qué noche llena de hastío y de frío!
Che notte piena di disgusto e di freddo,
El viento trae un extraño lamento.
il vento porta uno strano lamento.
¡Parece un pozo de sombras la noche
Pare un pozzo di ombre la notte
y yo en la sombra camino muy lento.!
e io nell’ombra cammino lentamente!
Mientras tanto la garúa
Mentre intanto la pioggia
se acentúa – con sus púas -en mi corazón…
si infiltra, le sue spine, nel mio cuore…

En esta noche tan fría y tan mía
In questa notte tanto fredda e tanto mia
pensando siempre en lo mismo me abismo
pensando sempre alla stessa cosa mi inabisso
y por mas yo quiera odiarla,
e per quanto io voglia odiarla,
desecharla, y olvidarla, la recuerdo más.
detestarla e dimenticarla, la ricordo sempre più.

¡Garúa!
Pioggerellina!
Solo y triste por la acera
Solo e triste per il marciapiede
va este corazón transido
va questo cuore in rovina,
Sintiendo tu hielo,
Sentendo il tuo gelo,
con tristeza de tapera,
con la tristezza di una casa decadente,
porque aquella, con su olvido,
per colpa di quella che con il suo oblio
hoy le ha abierto una gotera.
adesso ha aperto una crepa.

¡Perdido! Como un duende que en la sombra
Sono perso come un fantasma nell’ombra
más la busca y más la nombra…
che più la cerca e più la chiama….
Garúa… tristezza…
Pioggerellina! tristezza!
¡Hasta el cielo se ha puesto a llorar!
Anche il cielo si è messo a pingere!

¡Qué noche llena de hastío y de frío!
Che notte piena di noia e di freddo!
No se ve a nadie cruzar por la esquina.
Non si vede alcuno passare per la strada.
Sobre la calle, la hilera de focos
Sulla strada la fila di lampioni
lustra el asfalto con luz mortecina.
illumina l’asfalto con una luce morente.
Y yo voy, como un descarte,
E io vado, come un rifiuto,
siempre solo, siempre aparte, recordándote.
sempre solo, sempre in disparte, ricordandoti.
Las gotas caen en el charco de mi alma
Le goccie cadono nel pozzo della mia anima
hasta los huesos calados y helados
fino alle ossa intrise e gelate
y humillando este tormento
e calunniando questo tormento
todavía pasa el viento empujándome.
persino il vento passa, spingendomi…”

Mamma che straziante!!!! 🙂

Un caro saluto
Chiara

ARTICOLI CORRELATI #

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*