Sondaggio di Opinione: Tango e Postriboli

PUBBLICATO IL 25 settembre 2007

Tra i luoghi comuni del tango c’è quello che origini nei bordelli o che i suoi personaggi storici avessero a che fare con quegli ambienti. In realtà sappiamo  che un’ipotesi accreditata è che “El tango, hijo tristón de la alegre milonga, ha nacido en los corrales suburbanos y en los patios de conventillo. En las dos orillas del Plata, es música de mala fama. La bailan, sobre piso de tierra, obreros y malevos, hombres de martillo o cuchillo, macho con macho si la mujer no es capaz de seguir el paso muy entrador y quebrado o si le resulta cosa de putas el abrazo tan cuerpo a cuerpo: la pareja se desliza, se hamaca, se despereza y se florea en cortes y filigranas. El tango viene de las tonadas gauchas de tierra adentro y viene de la mar, de los cantares marineros”

 Eduardo Galeano

 Mi sono divertito a trovare sulla rete cosa viene riportato in merito: ecco di seguito alcune “sentenze”….

“Il tango come ballo fece il giro del mondo negli anni 20 e costituì un simbolo della belle epoque; nonostante le sue oscure origini torbide e addirittura da postribolo, il tango approda nei saloni più eleganti di tutto il mondo, incluso il Giappone.”

Tango e postribolo

E’ molto comune ascoltare l’opinione per cui il tango ebbe origine nei bordelli. In realtà ciò non è così. E’ più probabile che questa affermazione derivi più da un pregiudizio che da una certezza. Intendo dire che è possibile che per dequalificare il tango alla sua origine cercavano di associarlo con questa attività perché, in qualche modo, provocava il rifiuto immediato.

Chiaro che nei bordelli propriamente detti, del secolo XIX , i musicisti non esistevano. C’erano in altri locali che apparivano come balere, ma che in realtà prestavano altri servizi. In questi luoghi si suonava il tango, come il valzer, le milongas, le Polche e molti altri ritmi che erano di moda o che rappresentavano una novità per quei tempi.

Ora possiamo pensare che questa connessione tra il tango e le case di tolleranza, relazione che sembrava molto stretta, potrebbe ricondursi al fatto che molti locali dove si suonava il tango, non godevano di una buona reputazione. Però la relazione si ferma lì. In altra occasione potremo trattare il tema del rifiuto dell’alta classe al tango, poiché ci sono molti luoghi comuni e fantasie da sfatare. Il motivo di questo articolo è di fare un piccolo riesame di quei primi tangos che dai loro titoli possono senz’altro ricondursi all’ambiente delle “case”; però semplicemente in funzione di caratterizzazione e niente più, e che per molti sono la causa di questa origine che gli si conferisce.

Vediamo. Ci sono titoli come ” Dame la lata“, che per alcuni rappresenta il tango porteño con melodia originale più antico. Il suo titolo evoca una scena di postribolo che consisteva nel elargire una sorta di moneta di latta che il cliente donava alla pupilla del locale e che a questa serviva per poi pagarsi le prestazioni.

El queco“, questo tango datato 1874, si dice fosse cantato dalle truppe del generale Arredondo entrando a Cordoba e San Luis durante la sollevazione mitrista di quell’anno. Queco è sinonimo di bordello

Molti titoli possono ben qualificarsi come metafore relazionate agli organi sessuali, così apparsero titoli come ” El serrucho” e “La budinera“. Oppure titoli come “El fierrazo” che fa diretta allusione al’orgasmo.

Esistevano oltretutto quei tangos con titoli che si riferiscono al mondo picaresco come: “No me pise la pollera”, “Aquì se vacuna”, “Golpià que te van a abrir”, “Seguila que va chumbiada”, “Bronca con la percanta”, “Soy tremendo” , “Chifale que va a venir”, “Que rana para un charco”, “No empujés, caramba”, e il famoso “Cuidado con los cinquenta“, di Villoldo, che si riferiva a quel editto di polizia che multava con cinquanta pesos a coloro che cercavano di abbordare una donna con dei complimenti.

Inoltre troviamo titoli con riferimenti più espliciti , alcuni chiaramente pornogràfici, come: “Con que trompieza que no dentra”, “Dos veces sin sacarla”, “Embadurname la persiana”, “Colgate del aereoplano”, “Sacudime la persiana” e “Sàcamele el molde“.

E’ certo che esistono altri titoli , però questi in qualche modo sono utili come esempio. E’ interessante notare che molte volte, questi stessi titoli , erano stati adottati precedentemente da altri temi, altri ritmi come le polche e corridos. Però bisogna ricordare che la maggior parte di questi tangos non avevano testi, così la procacità , la picardia, o il doppio senso, si riducevano al solo titolo.

Carlos Hugo Burgstaller

“Il tango nacque come una forma diversa di ballare rispetto alle habanere, mazurke, chottis, milongas… Un prodotto popolare proprio del sobborgo, lo scenario dove all’inizio il gaucho diventò il compare e subito il compadrito e i neri liberati trovavano già spazio nelle città. Lo scenario facilitò il ritrovamento. Nel postribolo era possibile abbracciare la compagna di ballo, adattarsi al suo corpo: viso contro viso, petto contro petto, ventre contro ventre, coscia contro coscia, polso contro polso. Horacio Ferrer  credeva di vedere, in quel fuggitivo istante in cui si abbracciavano la pupilla ed il compadrito, un soffio di divinità.”

“Accompagnano il violinista lettone Per Arne Glorvigen al bandoneon, Vadim Sakharov al pianoforte e Alois Posch al contrabbasso. Poi improvvisamente fa la sua comparsa la sciantosissima Milva (la serata è organizzata in occasione del cinquantesimo anniversario del Piccolo Teatro, perciò un po’ di prezzemolo non guasta mai) e il tango viene restituito alla sua originaria atmosfera da postribolo, tra gli applausi devoti e, in qualche modo, eccitati del pubblico.”

Voi cosa ne pensate ? Esiste una relazione tra tango, bordelli e prostitute ? E perchè ? E’ possibile sfatare questo mito per sempre ???

Moulin Rouge – El Tango de Roxanne

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12 commenti

  1. dctango dctango ha detto:

    Sobbalzerà sulla sedia colto da moto di inquietudine, il nostro Gino, nel leggere questo post !!! In effetti lui è uno dei pochi ad aver letto sulle origini del tango che può, anche in questa sede, darci una versione dei fatti se non vera, quanto meno verosimile. A voi la parola !
    Niky

  2. gino ha detto:

    Nessun sobbalzo, anzi uno sbadiglio di noia…

    Esiste una relazione tra tango, bordelli e prostitute ?

    Assolutamente no.

    E’ possibile sfatare questo mito per sempre ???

    Assolutamente no anzi i miti col tempo si ingigantiscono.
    La prima volta che andai a Buenos Aires, il quartiere Boca era abbastanza sobrio, pochissimi turisti. Oggi, con i troppi turisti, e’ un presepe di pupazzi con tanti riferimenti alla prostituzione. Fra i vari pupazzi si incontra Maradona, Menem… La stesso che avviene a Napoli durante il periodo di Natale. Si vendono personaggi per il presepe e fra questi si trova Maradona, Berlusconi… Entrambi i presepi dei falsi storici.
    E’ sciocco chiedersi come e dove sia nato il tango, non lo sapremo mai anche perche’ non e’ una cosa che sia avvenuta da un momento all’altro e nemmeno inventato da una o piu’ persone.
    A volte le risposte giuste alle domande sono quelle piu’ banali.
    Dove volete che sia nato il tango se non nei luoghi di ballo tradizionali e per piccole trasformazini successive? Dai balli europei e afrocubani e’ scaturito nel tempo il tango ballato e la sua musica. Ancora oggi litighiamo sul vero tango se milonguero, salon, gambe allaria, nuevo…
    Dove si ballava? Nei teatri, nelle accademie, nei peringundines(accademie clandestine), nelle sagre dei diversi quartieri, per strada… Con certezza possiamo dire che era un fenomeno massivo che coinvolgeva sia l’alta societa’ (si ricordano balli costosissimi all’Opera), sia il popolo che frequentava teatri piu’ economici. In particolare bisogna dire che fu l’alta societa’, che poteva permettersi di viaggiare, a portare il tango a Parigi. E non fu Parigi a nobilitare il tango perche’ lo era gia’ con il suo mezzo secolo di storia, quando arrivo’ in Europa.
    Poi tutta la letra e’ intrisa di mitologia, con il tango nato nel subburbio e diffuso in tutto il mondo…
    Come inci piacciono queste cose agli argentini.

  3. dctango dctango ha detto:

    Si la noia è plausibile dal momento che abbiamo trattato questo argomento in tutte le salse. Lo sapevo….
    Mi aspettavo che tu dicessi qualcosa di più in merito perchè mi pareva di aver letto qualcosa di tuo sull’argomento.
    Niente di definitivo, dunque !!!
    Si, gli argentini ho notato che amano crogiolarsi nei loro miti e forse è giusto lasciarglieli.

  4. gino ha detto:

    Rassegnarsi a sapere che non si sa niente non e’ una cosa banale. Rassegnarsi al non definito non e’ facile.
    I miti nascono proprio dalla nostra voglia di definire le cose. Tutte le “barzellette” sul tango derivano a volte proprio dalle domande dei turisti ai taxisti e chi per loro. Quindi facilmente vien fuori che la Boca e’ stata dipinta con scarti di vernice dati alle prostitute in cambio delle loro prestazioni, la strada Caminito dove proprio li’ il poeta compose i suoi versi, il ballo fra uomini e l’origine omosessuale…
    La voce del popolo viene poi riportata sui libri e diventa “storia ufficiale”.

  5. Chiara Chiara ha detto:

    Che il tango non sia nato nei bordelli è facile intuirlo. Che nei bordelli il tango venisse suonato è facile pensarlo. Che nei club, con quei bei separè appositamente sistemati, per nascondere agli occhi dei curiosi gli spupazzamenti dell’amichetta di turno, il tango fosse suonato, è facile saperlo! Da qui forse l’idea diffusa negli argentini, molti dei quali hanno poche idee e confuse sul tango, che questo sia un ballo da bordelli.
    Poi si sa, i miti servono a battere cassa e dunque sono duri a morire!
    Un saluto
    Chiara

  6. motogio ha detto:


    dctango Dice:
    Si, gli argentini ho notato che amano crogiolarsi nei loro miti e forse è giusto lasciarglieli.

    aggiungo a questa ultima osservazione, che nessuno, come un argentino, è capace di distruggere gli argentini. Quando l’amido che gli inamida la reputazione viene meno (leggi, quando sono sc@zz@ti, stufati o stanchi) sono i primi a derogare dalle mitologiche mitologie mitiche.
    Ad es:
    Arg- “quando ero giovane, molte bailerine un pò anzianotte, mi invitavano per fare un giro con me!”
    Ita- “Ma come? a BA ti invitavano le donne?”
    Arg- “Sì, ma sono tutte c… A BA è come quà. Tutto il mondo è uguale”

    E via discorrendo.

    Per l’argomento del post, vecchi argentini mi hanno detto che il postribolo ha sfruttato il tango e non viceversa. Nella sala di attesa, la ballerina aveva il compito di “elevare” gli spiriti (… a buon intenditor …) per andare velocemente “di sopra” a consumare.

    Questa tecnica del “flanelar” è conosciuta e citata, quando un ballerino, raramente una ballerina, si struscia in modo un tantino illecito-esagerato, per cui parte il rimprovero:

    “Aho! Che me stai a flanellà?”

    abrazos
    motogio

  7. gino ha detto:

    Che nei bordelli il tango venisse suonato è facile pensarlo.

    Chiara sai che nei bordelli era vietato per legge suonare e ballare?
    A Buenos Aires la prostituzione era regolata da leggi ferree. Come anche le accademie (diciamo le milonghe) dovevano sottostare a regolamenti duri, con polizziotti all’ingresso e all’interno. I peringundines erano delle accademie clandestine proprio perche’ non riuscivano ad ottenere regolare licenza ed erano guai se scoperti, a meno che non ungessero il commissariato di zona.
    Quando racconto questa storia dei bordelli agli argentini, restano a bocca aperta.

  8. Chiara Chiara ha detto:

    Io pure!
    Grazie
    Chiara

  9. dctango dctango ha detto:

    A me sta’ benissimo arrivare alla conclusione che non ci sono conclusioni !!!
    Basta dirlo.
    Niky

  10. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    Però…
    Se la conclusione è che non ci sono conclusioni, allora il tango non è postribolare…
    perché nel postribolo si dovrebbe arrivare a concludere… o no? :o)

  11. dctango dctango ha detto:

    Giusto, non fa’ una grinza !!! 😉

  12. angelo ha detto:

    Dal saggio di Jorge Luis Borges “Evaristo Carriego”

    ….Esiste una storia del destino del tango, che il cinematografo riesuma periodicamente; il tango, secondo questa versione sentimentale, sarebbe nato in periferia, nei quartieri popolari (generalmente alla Boca del Riachuelo, per via delle qualità fotografiche della zona); la buona società lo avrebbe prima respinto; verso il 1910, ammaestrata dal buon esempio di Parigi, avrebbe finalmente aperto le porte a quell’interessante prodotto periferico. Questo “romanzo di un giovane povero” é ormai una specie di verità indiscussa o di assioma; i miei ricordi e le ricerche da me condotte sul filo della tradizione orale, certamente non lo confermano.
    Ho parlato con Saborido (Felicia e La morocha), con Poncio (Don Juan), con i fratelli di Vicente Greco (La viruta, La tablada), con il compadrito Nicolàs Paredes e con alcuni cantastorie di sua conoscenza.
    Li ho lasciati parlare; mi sono astenuto con cura dal formulare domande che suggerissero determinate risposte.
    Interrogati sull’origine del tango,la topografia e persino la geografia delle loro informazioni erano singolarmente diverse.
    Saborido (che era della provincia orientale) preferi’ farlo nascere a Montevideo, Poncio (cher era del barrio de Retiro) opto’ per Buenos Aires e per il suo barrio; i bonaerensi del Sud invocarono la via del Cile, quelli del Nord l’equivoca via del Temple o la via Junin.
    Nonostante le divergenze che sono andato enumerando, e che sarebbe facile arricchire interrogando nativi di Rio de la Plata o di Rosario, i miei informatori concordavano tutti su un punto essenziale: la nascita del tango nei lupanari. (E parimenti sulla data di quella nascita, che per nessuno fu di moltto anteriore all’Ottanta io posteriore al Novanta).

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