Quando Dio ballava il Tango

PUBBLICATO IL 1 ottobre 2007

Ho da poco finito di leggere questo bellissmo libro di Laura Pariani. Non è un libro sul tango, ma aiuta a capire meglio il sentimento che, questa musica e questo ballo, portano nascosto fra le note e le parole. (ascolta QUI mentre leggi Maria de Buenos Aires di Piazzolla, bellissima colonna sonora del libro).

E’ la storia, lunga un secolo, di una Argentina raccontata attraverso le voci di donne: madri, mogli, sorelle, figlie, nonne, zie, amanti , cugine, compagne e amiche. Racconta la storia degli uomini con la doppia vita: una in Italia e una in America e delle donne che li stanno ad aspettare; descrive il disegno del destino che fa incontrare e reincontrare i loro figli, i figli dei loro figli, senza che sappiano nemmeno che è un incontro di anime che continua da più generazioni. I personaggi narrati sono tutti legati fra loro, in modo più o meno inconsapevole e le loro storie si intrecciano come in una vera telenovelas.

Tutto parte dal desiderio di libertà di un gruppo di uomini: sognano un futuro migliore, anche se spesso questo sogno nasconde più un desiderio di fuga, di abbandono, di tradimento. Sono i cosiddetti golondrinas, le rondini, i lavoratori stagionali, quelli che partono, fanno in America la stagione e poi tornano quando in Italia è il tempo del raccolto.

Cosi ce li racconta la Pariani: “Golondrinas si chiamano così in castellano i lavoratori stagionali come il Togn. Rondini. Che nome poetico per una vita d’inferno, pensa la ragazza. Anzi, per una doppia vita d’inferno: doppia terra con cui fare i conti – Argentina e Italia – e doppia lingua; il più delle volte anche doppia famiglia. Come se si vivesse due volte in due mondi paralleli. In uno ti sposi can la Dalgisa che si ritrae sempre con paura ogni volta che ti accosti, metti al mondo tre figlie e ti danni la vita a mantenere ‘ste femmine che ti sono estranee; nello stesso mondo sei un colono che conta un soldo bucato, senza proprietà, senza danè, senza reputazione. Nella seconda vita è tutto diverso; o meglio, anche li ti spacchi la schiena a lavorare, ma c’è la prospettiva che alla fine la terra diventi tua – bisogna abitarla tre anni di fila, ti hanno spiegato – e poi si tratta di una terra grassa, che basta far cadere la semenza e il raccolto è lì bell’e pronto, mica una brughiera di sassi e sabbia; senza contare che c’è la Pilar, che di giorno sa tacere e la notte ti scalda, mentre intorno la foresta è come un confine che vi fa sentire più vicini. Due pianeti paralleli, l’Italia e l’Argentina, in cui per un pò si può anche pensare di riuscire a barcamenarsi: bilanciandosi in quella regione intermedia che si chiama equivoco, ambiguedad. Ma guai se le orbite dei due mondi si incorciassero: sarebbe la catastrofe”

Ovviamente non tutti avevano la doppia famiglia: c’era anche chi si portava dietro moglie e figli e i restava in Argentina; per questi figli, e per quelli nati nella nuova terra, un senso di nostalgia per una Italia, per un paese che non ricordavano o che non avevano nemmeno mai visto era assicurato.

Commoventi le storie delle donne italiane, rimaste coraggiosamente ad aspettare una lettera o una cartolina che via via diventava sempre più rara; le storie delle donne argentine che avevano scelto coraggiosamente di seguire questi uomini o di far nascere il loro figli anche quando abbandonate. Le storie delle donne che seguivano i compagni in cerca di fortuna anche ai confini del mondo, nella terra del freddo, nella terra dei massacri agli indigeni; storie di ragazze-madri con un destino inesorabilmente segnato; storie di donne legate al dramma dei desaparecidos: mogli degi ufficiali del regime, quelli che arrestano, sorelle, figlie e madri di quelli che vengono arrestati, o entrambe le cose, per un dramma che porta a fare scelte dolorose. Donne nate in Argentina e costrette dal desiderio di libertà a tornare nella terra dei loro padri, in un contro esodo doloroso.

Per finire un tango: “E’ la musica della Maria de Buenos Aires di Piazzolla, e la voce della cantante racconta il dolore di una creatura nata quando Dio voltava la testa dall’altra parte; uno dei tanti modi di dire dialettali che gli emigranti si sono portati dietro in Argentina dall’Italia. Corazòn si lascia andare, come le diceva di fare Giordano ascoltando un brano musicale: per sentire nelle note la vibrazione di vite che ci stanno nascoste, cifrate in un giro di accordi. Ecco, questa opera-tango di Piazzolla può servire a evocare le storie in cui si è imbattuta in questi mesi: donne che tiravan fuori fotografie di padri, mariti, amanti, figli; visi di uomini che ancora dai loro ritratti sorridevano, perchè la loro scomparsa – morte, abbandono, fuga – li bloccava in un attimo di giovinezza che sarebbe durata per sempre, mentre loro, le donne, le penelopi, erano invecchiate; ulissi che chissà se qualche volta avevano avuto il sospetto che l’amore delle loro spose era tanto più grande. Donne che conservavano lettere in contenitori di latta; che portavano nomi di zie o bambine morte anzitempo; che avevano i visi delle immaginette che la bisabuela Catte (bisnonna)infilava nella cornice di uno specchio a tre ante e che si potevano ammirare in una moltiplicazione mai finita di rimandi; che somigliavano alle vecchie misteriose delle cantilene che ascoltava da piccola … Le loro storie raccontano una telaragna di rapporti parentali in cui si sente profondamente immersa; chè Corazòn non è certo la Maria de Buenos Aires, abbandonata a se stessa perchè nata mentre Dio dormiva: piuttosto si potrebbe dire che Corazòn è venuta al mondo nel momento in cui alla radio suonavano un tango – un’ampia e inestricabile orchestrazione capace di comprendere tutti i tanghi possibili – e a Dio venne voglia di ballare una figura complicata.”

Bellissimo! Mi vien voglia di pensare che anche tutti noi siamo nati mentre Dio ballava un perfetto tango!

Laura Pariani – Quando Dio ballava il tango – Rizzoli romanzi

Un caro saluto
Chiara

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3 commenti

  1. dctango dctango ha detto:

    Lessi questo libro qualche anno fa’ e mi piacque molto. Ebbi la stessa impressione di Chiara, di un libro scritto non per il tango ma per gli attori dei tanghi, gli immigrati senza più radici vinti da una costante nostalgia del ritorno sia quando vivevano nella nuova patria, l’Argentina sia quando tornavano nella terra di origine. E’ la condizione che vive chiunque di noi oggi abbia vissuto in più posti e si senta parte di ognuno di essi. La sensazione che ho avuto è stata quella di essere stato anch’io, nel mio piccolo e con tutti gli agi di questo mondo, un immigrante in una terra che non era mia e che lo è diventata, con la costante nostalgia per quello che ho lasciato.

  2. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    tutti noi abbiamo un luogo – reale o immaginario – dove sentiamo il bisogno di tornare. Quel luogo è l’abbraccio della madre.
    Sempre ne sentiamo il richiamo, e ci sforziamo di imparare passi complicati, nella speranza che ci conducano a ritrovare quell’abbraccio che ci veniva dato quando ancora di passi non ne avevamo fatto nemmeno uno.

  3. Chiara Chiara ha detto:

    Bello!

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