La Yumba

PUBBLICATO IL 6 ottobre 2007

Tutti abbiamo ballato tante volte quello che, a torto o a ragione, è stato definito l’inno dell’orchestra di Osvaldo Pugliese: il tango La Yumba.

partituras

La parola “yumba” non è originaria di Buenos Aires, e nemmeno africana, come qualcuno ha sostenuto in passato. E’ un suono onomatopeico inventato dallo stesso Pugliese (pare per gioco) per denominare il tipico accento ritmico della sua orchestra.
Cominciò a proporlo nelle sale già dal 1943, poi, visto il successo che riscuoteva, lo registrò per la prima volta il 21 agosto del 1946.
E qui viene il bello. Un amico della mailing list Tangueros ci ha fatto ascoltare proprio questa prima registrazione. E’ ben frusciante, come si addice a una vecchia signora, e contiene anche una piccola stonatura del contrabbasso.
All’inizio del brano, possiamo sentire che il bassista sbaglia una nota, ma poi, dopo una piccola pausa, si riprende… ma ci volgiono orecchie attente come quelle di Massimo Severino, che ci ha segnalato la cosa, per sentirlo.
E’ un brano molto bello e originale, come del resto gli altri brani di Pugliese precedenti questo: Recuerdo, Negracha e infiniti altri, dopo La Yumba.

E ora un pò di ascolti:
QUI la prima registrazione del 1946, quella con l’errorino…
QUI la versione del 1948 tratta dal film ‘Mis Cinco Hijos’, diretto da Oreste Caviglia e Bernardo Spoliansky.
QUI la versione più moderna del 1985 dal vivo nel Teatro Colon. (QUI il video dell’occassione)
QUI una commovente versione, sempre dal vivo, in Tv nel 1985, in occasione degli 80 anni del compositore.

QUI la versione, en vivo, nel 1989, con il sextetto Piazzolla. Imperdibile per la variazione jazzistica finale che introduce ad Adios Nonino!

Dunque un brano forse nato per scherzo, una sintetica descrizione del carattere dell’orchestra di Pugliese, con quel marcato accento sul primo e terzo dei quattro tempi del tango! Ma come molte opere nate per scherzo, è diventata un successo indimenticabile, un brano che ha segnato l’avanguardia del nuovo tango. E come dicevano del suo tango “Non è facile trovare la melodia: questa vive nascosta e dietro alla trama ritmica e armonica“. Infatti nel brano la melodia è separata dal ritmo; c’è una ripetizione quasi ossessiva del disegno ritmico di due cadenze in cui si intrecciano pezzetti di questa melodia.

In poche parole splendidamente innovativo e ispirante. Non trovate?

Un caro saluto
Chiara

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6 commenti

  1. Daniele Daniele ha detto:

    Ciao Chià, ciao a tutti/e,
    assolutamente si, certamente innovativo e per me particolarmente ispirante, e non per la ritmica, anzi, è proprio l’lternarsi, di situazioni, ora il ritmo, che è prepotente, ora la carezza dell’armonia che affiora dalle onde tumultuose del battere e levare, quest’alternanza tra chiari e scuri, carezze e spinte, bene e male, potenza e delicatezza, l’infinito alternarsi della vita, io lo trovo meraviglioso, e se posso dirlo trovo che quest autore sia il MIO autore, scusate la presunzione.

    buoni tanghi

  2. motogio ha detto:

    Presunzione scusata, Daniele. Proprio in virtù del fatto che il tanguero sente che la musica sia stata composta proprio per lui.
    Arriva il momento in cui il movimento e l’interpretazione tecnico-sentimentale, non sono guidati dalla musica, ma, come per miracolo, è la musica che sgorga dal ballerino.
    E’ come se si sentisse che i musicisti, anzi la metafisica della musica, abbia bisogno della presenza e dell’azione del ballerino per sgorgare. Io rallento e la musica mi segue docile; mi sospendo e la musica attende. Accelero per una media cadena e il bandoneon ne approfitta per colorare il movimento.
    Non è presunzione ma un miracolo, forse poco conosciuto, del tangon. Una macchina del tempo e un prezioso scrigno dei sentimenti.

  3. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    …Un giorno dirò anch’io una cosa simile… (forse)

  4. Stefano ha detto:

    Bellissimo post Chiara!!!
    Una chicca quella prima versione…..

  5. Chiara Chiara ha detto:

    Grazie
    🙂

  6. Deborah ha detto:

    Grazie Chiara per questo momento di pura poesia.
    Commovente il video, tutti quegli artisti, lui tenerissimo (mi ricorda un pò il presidente Pertini), e la signora (la moglie?) che piange dietro le quinte…
    Quando guardo questi video mi chiedo sempre dov’ero io in quell’anno, cosa facevo in quel periodo, come passavo il mio tempo…e mi domando come ho potuto non accorgermi che attorno a me succedeva tutto questo…

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