Tutti a bordo…si parte!

PUBBLICATO IL 4 novembre 2007

[Ascolta -no esnips- cliccando QUI (Lorena Astudillo – Cancion de Lejos) mentre leggi: l’articolo con la colonna sonora! ]

Forse non tutti sanno che…”, la storica rubrica della Settimana Enigmistica, anche la settimana scorsa mi ha ragalato una curiosità. Esiste un autobus di linea che collega Caracas con Buenos Aires! Quasi 10.000 Km per un viaggio di otto giorni! Nell’era dei voli low-cost un bel record!!!
Così mi sono informata: la linea è l’Expreso Internacional Ormeño (questo il SITO). Da più di quindici anni questa azienda peruviana di trasporti, connette con gli autobus, tutti i paesi del SudAmerica. Un tempo l’unica possibilità (i costi aerei erano proibitivi), oggi una possibilità per chi non sopporta l’aereo, per chi ama l’avventura, per chi ama viaggiare in un modo più vero, o forse solo più economico.

Mappa del viaggio!

Il viaggio parte da Caracas in Venezuela, si passa a Bogotà e a Cali in Colombia, quindi si fa “scalo a Guayaquil e a Quito in Ecuador. Il primo capolinea è a Lima, in Perù. Da lì si può proseguire per La Paz in Bolivia, poi a Santiago in Cile e infine scendere a Buenos Aires in Argentina! Durante il viaggio si incontra la savana, il paesaggio roccioso, il deserto, le montagne; si può vedere la cordigliera delle Ande e talvolta l’oceano in lontananza. Magari al vostro fianco si siede un autentico andino…

I mezzi sono abbastanza moderni, non come i vecchi colectivos d’epoca! Ogni cinque ore c’è il cambio dell’autista e ci sono numerose soste per far salire e scendere i passeggeri, per poter mangiare, dormire o lavarsi! La linea è molto usata dagli studenti che vanno a studiare nella capitale Argentina o dai gruppi religiosi in pellegrinaggio, ma non mancano i turisti che amano immergersi nei luoghi e nella cultura dei paesi che visitano e anche i tifosi in occasioni di partite importanti!

Penso che sia una esperienza incredibile: i colori, i sapori, le persone, il paesaggio … poi sfiniti, scendere a BsAs e regalarsi un autentico tango!

Un caro saluto
Chiara

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31 commenti

  1. lucy ha detto:

    scommetto che tu, chiara, lo faresti così il tuo viaggetto…centellinando l’arrivo in argentina. io per conto mio amo il contatto con la realtà possibilmente non turistica dei paesi. certo che, però, dev’essere uno stress non da poco… poi arrivati a b.a.(ahi ohi acc…) chi balla più?

  2. Chiara Chiara ha detto:

    Come mi conosci!!! Bello da fare anche in moto: un mesetto, fermandomi dove più mi piace, e arrivare però fino dai pinguini!
    😉

  3. motogio ha detto:

    da notare come un continente diventi un paese, a causa della condivisione della lingua e, spesso, degli usi.
    Questa istituzione dà veramente il senso della continuità della vita e delle certezze intorno a noi.
    L’atmosfera di queste corriere si può respirare nel noto racconto di J.Steinbeck.
    E’ una bella idea di viaggio-viaggiante, da svolgere in una mesata, venendo in contatto con tante realtà e non con la facciata pre-costruita per i turisti.
    besos

  4. lucy ha detto:

    quello che mi preoccupa è quando riuscirò a recuperare la mesata: d’inverno noi prof nisba, d’estate forse non è il massimo andarci data la brevità delle giornate… aggiungasi la mesata nel senso ottocentesco dei “diné”: come spesso accade, chi ha denti non ha pane, e, viste certe “illuminazioni” di cui spesso cito i nefasti, è vera anche la reciproca… sob!

  5. Chiara Chiara ha detto:

    Lucy!
    Ci andremo insieme quando andiamo in pensione!
    🙂
    😀
    🙂

  6. daikil ha detto:

    Caspita!!! Ma è il viaggio del Che e di Granado!!! …. che meraviglia… 🙁 viene voglia di partire ieri e non tornare più

  7. Chiara Chiara ha detto:

    Vedi? Pure loro in motocicletta!!!
    😉

  8. lucy ha detto:

    eviterei i lazzaretti, magari, anche se mi piace il contatto con la realtà dei paesi etc.

  9. lucy ha detto:

    p.s. ma il che… che razza di strafigaccione…ma non sapeva e non voleva ballare il tango! io lo considero un uomo di una bellezza straordinaria. chissà che bel veccio sarebbe diventato! ma gli eroi belli devono morire da giovani…

  10. daikil ha detto:

    io invece vorrei avere le… il coraggio di non evitare proprio neanche i lazzaretti… comunque, a quanto si narra, il Che non sapeva proprio ballare, non aveva orecchio, nei libri se ne parla proprio…

  11. Dori ha detto:

    E’ vero,Chiara :ll Che era bellissimo!Per anni ho avuto sulle pareti della mia camera di adolescente(avevo 14 anni quando è morto) quella splendida foto che ha fatto il giro del mondo e che per molti è stata molto piu’ di una fotorgafia..
    Non ballava tango..
    Ho trovato su youtube una sequenza interminabile di videos su di lui(penso che voi li abbiate visti),ma quello che preferisco è questo:

    Anche per il sonoro!
    Ciao
    Dori

  12. Chiara Chiara ha detto:

    Ciao Dori. Il Che piace a Lucy. Non che sia un brutto uomo, ma non è il mio tipo 🙂
    Più che sulla sua foto io resto sognante e trasognata davanti alla piantina del SudAmerica…con quel percorso segnato….

  13. Dori ha detto:

    Ops,sorry!Ho dato per scontato che l’intervento sul Che fosse il tuo!
    Evidentemente non ho considerato che è Lucy quella piu’ vicina a me…anagraficamente.Per la nostra generazione è stato un mito!
    Spero che il video sia piaciuto anche a te!:-)
    Un bacione
    Dori

  14. dctango dctango ha detto:

    Quand’ero piccolino e credevo anch’io alle favole e ai miti avevo una bandiera rossa col il suo dipinto in nero sulla parete della stanza. Allora mi piaceva e suonavo questo pezzo: http://it.youtube.com/watch?v=SSRVtlTwFs8
    Adesso la bandiera è stata opportunamente divelta dlla parete da ormai molti anni 😀

  15. lucy ha detto:

    lui rimane un mito, ma non è una favola, salvo per il fatto che è una favola di uomo strafigherrimo. io non ho mai avuto suoi simboli nè poster nè bandiere. mia figlia, che è abbastanza più recente di me, ha invece letto tutti i suoi libri e ha di lui un poster mozzafiato. l’altro è di keanu reeves: a noi ce piaceno bruni, neri de occhi e de capelli. semo bionde e coll’occhi azzurri. è na compensazzzzione.
    e poi l’idea di un viaggio da diario della moto quella è mittttttica di suo.
    la famo sta spedizzzzzione faiblogghe?
    tipo dopolavoro?

  16. dctango dctango ha detto:

    http://www.esnips.com/doc/7bf92bac-ae51-4609-9ef7-db4b3f54b7cd/Track–9
    Provate a sentire questa versione del Duo Trinario di Cuba

  17. lulamiao ha detto:

    Le foto del Che ce le ho ancora attaccate alle pareti della mia camera da letto al mare (e mio marito le sopporta!); la bandiera che ho comprato a Cuba l’ho tolta dalla parete tre anni fa… sono d’accordo sulla strafiggine!! 😛

  18. daikil ha detto:

    Dctango, vedi, per me non c’è un legame fra il Che e la politichetta come la vediamo qui da noi. Io valuto le persone e le vite, da Che Guevara a Gandhi, da Madre Teresa a Don Ciotti, a Gino Strada, senza assegnare a nessuno una bandiera o un’altra. L’operato delle persone buone davvero è la vera politica e la loro vita, come per il caso del viaggio in oggetto, a me serve come dimostrazione che non tutto il mondo è egoista e prepotente.

  19. dctango dctango ha detto:

    Anch’io agisco come te. Vedi però, credo che ci sia un’età per tutte le cose e tenere ancora un vessillo attaccato al muro mi sembra un po’ puerile. Parlo naturalmente per me e rispetto chi invece lo fa’ per qualsiasi altro motivo (dal fatto che fosse figaccione al fatto che si fosse ribellato all’imperialismo in America latina). Leggendo e ascoltando ho avuto come l’impressione, chissà forse mi sbaglio, che per le generazioni passate abbia rappresentato anche il mito della rottura e del conflitto con i propri genitori. Lui, figlio di borghesi, che rinnega le sue stesse origini, per l’ideale… e prende le armi per combattere un sistema sbagliato. C’è stata una intera generazione, e forse più, che si è cullata sul rinnegare i modelli tradizionali imposti dalla famiglia. Forse allora questo serviva, oggi credo che sia anacronistico e diseducativo, in un mondo in cui la famiglia è ormai diffusamente disgregata.
    Quanto detto per fare un discorso di ampio respiro senza cadere nel politichese… 😉

  20. lucy ha detto:

    ma è disgregata anche perchè non c’è opposizione generazionale: i padri fanno gli amici dei figli! bleah! siamo passati dall’autoritarismo al compagnuccio di banco: in mezzo magari ci sta l’autorevolezza che è la più difficile arte che un genitore deve imparare.

  21. emanueleemanuel emanueleemanuel ha detto:

    … ma l’autorevolezza nasce dall’affetto, perché i figli devono sapere che ci tieni a loro, solo così possono capire che quello che vuoi è bene per loro anche se non gli piace…

  22. lucy ha detto:

    infatti è autorevolezza e non asettico autoritarismo, è coinvolgimento emotivo senza il quale, alla faccia di chi pensa che la “scientificità”, l'”obiettività” siano una garanzia, nessun processo educativo ha significato. pensa anche al tango, tanto per non andare più che OT alla deriva… se un maestro si relazionasse ai suoi allievi senza trasmettere quel quid che tanto apprezziamo, ma lavorasse con lucidità, freddezza etc. bella macchina, ma…
    infatti i maestri bravi e freddi non mi hanno mai lasciato granché.

  23. dctango dctango ha detto:

    Essendo nato figlio unico figlio, mio padre è stato per me come un fratello: mai vista famiglia più unita della nostra.

  24. Chiara Chiara ha detto:

    Visto che molti qua amano il Che, vi metto il link ad un bellissimo documentario che Clarin ha dedicato al Che e al suo viaggio, in occasione del quarantesimo anniversario della sua morte.
    Eccolo QUI.

  25. lucy ha detto:

    que làstima! no hay conexion!

  26. daikil ha detto:

    Bellissimo il documentario, Chiara, io conoscevo meglio il primo viaggio per averne letto il diario e visto il film, ma anche questo secondo è interessantissimo

  27. Dori ha detto:

    Grazie , Chiara!

  28. Daniele Daniele ha detto:

    Ciao a tutte/i,
    Chià una domanda, sai per caso quanto tempo è necessario per fare l’intero percorso?

    Buoni Tanghi

  29. Chiara Chiara ha detto:

    Ciao Dani.
    Il pulman con fermate e tutto ci mette 8 giorni (di notte si dorme “a terra”).
    però nessuno vieta di fare una tappa e prendere il pulmen successivo (credo ogni giorno).
    Non mi ci far pensare!
    😉

  30. Daniele Daniele ha detto:

    Credevo di più Chià, sai se accettano buoni pasto per il pagaggio? 🙂

  31. Chiara Chiara ha detto:

    Beh! tieni presente che in pochi fanno questo viaggio per piacere. E’ proprio un trasporto più che un vero viaggio, ma a me piaceva l’idea di usarlo come mezzo per viaggiare, con pause di uno o due giorni in ogni capitale…
    sognare costa poco…e nei sogni si può pagare con buoni pasto…
    🙂

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