Un tango, una storia: "La violeta"

PUBBLICATO IL 18 novembre 2007

Abbiamo già parlato un pò di questo tango nei commenti dell’articolo Tango ai tempi dell’asilo, quando abbiamo parlato della canzone popolare italiana portata in Argentina dai nostri emigranti e, spesso, trasformata o adottata dal tango. L’idea di riprendere questo tango mi è venuta leggendo l’ultimo commento di Guido, in cui ci chiedeva se ne conoscevamo la storia.

Venne scritto nel 1929 da Nicolás Olivari con al musica di Cátulo Castillo, pare come scommessa fra i due, in estemporanea mentre erano a cena; Angel Benedetti (Las mejores letras de Tango) ci racconta che nella partitura di questo tango c’è una dedica, che dice “Al distinto Enrique Gonzales del Tuñon [lo scrittore?] in ringraziamento per le tante e tanto saporite pietanze di pesce che ci ha offerto in quella cantina italiana della Chacarita, macabra ispiratrice di questo tango, noi lo dedichiamo. Conserva anche i ricordi di pizza e formaggio provolone. Cantalo, suonalo, fischialo; è tuo. Gli autori“.

Forse nella cantinetta dove si ritrovavano i tre amici a mangiare cucina italiana, hanno sentito cantare questo brano popolare, o forse hanno conosciuto un Domingo Polenta qualsiasi e si sono ispirati per scrivere un tango che ne raccontasse la storia. Non dobbiamo poi dimenticare che, benchè nato a Buenos Aires, anche Olivieri era figlio di italiani emigrati…

Intanto vi metto QUI da ascoltare l’incantevole versione di Gardel, registrata nel 1930 con i chitarristi Aguitar, Barbieri e Riverol, che lo accompagnano anche nel coretto italiano della canzone. Altra chicca la personalizzazione che Gardel fa della sua interpretazione, agiungendo una frase finale in italiano…da sentire … altro che uruguayo o francese … si scoprirà presto che Gardel era italiano! 🙂
Il testo racconta la storia del “tano” Domingo Polenta, un immigrato, che passa le sue serate nella taverna a bere vino, in compagnia di donne schiamazzanti che gli facciano dimenticare la nostalgia del suo paese. Cantando le canzoni del suo paese, piange e ricorda… “E…! La Violeta, la va, la va, la va…La va sul campo che lei si sognaba era su gigin, que guardandola staba…

Gardel, Agutar, Barbieri e Riverol

Questo tango divenne molto popolare a BsAs e non solo fra i tanos: menzionano la stessa canzoncina anche altri due tanghi. Giuseppe el zapatero di Guillermo del Ciancio ci racconta la storia di Giuseppe, un calzolaio immigrato che lavora tutto il giorno facendo economia affinchè il figlio possa studiare. A scandire la giornata il  “tique, taque, tuque” cioè il suono del martello e per passare il tempo canta “La violeta” e pensa al suo paese….Tarareando la violeta don Giuseppe está contento. Una volta che il figlio si è laureato, smette di lavorare, ma i suoi piani devono cambiare … il figlio si deve sposare e Giuseppe torna a lavorare per aiutarlo, così riprende il suo “tique, taque, tuque“. Queste cose non cambiano mai! 🙂
QUI la versione di Gardel, anche questa dolcissima ,veramente da ascoltare.

Poi c’è anche il tango Cantando, cantando di Benjamín Tagle Lara in cui una amante lasciata ricorda che il suo bello cantava tutto il giorno “La violeta“, la canzonetta che aveva sentito nella culla, quella cantata dalla sua mamma per calmarlo, quella “reinventata” da una tata un pò brilla, quella che lui cantava al fianco di lei andando a passeggiare. QUI la versione di I. Corsini. Adoro la strofa Esa es la misma que tu mama te cantaba, cada vez que te acunaba o al sentirte lloriqueando, la que tu tata reventó desentonando, cuando en curda domingueando, se mandaba a “paseggiar”, un vero quadretto d’epoca…

Ma veniamo all’originale, anzi agli originali. Ne abbiamo una versione lombarda, la classica E la violeta cantata dalla nostra Orietta Berti e quella più antica, piemontese, segnalata dal nostro amico Guido, La Lionòta.

E LA VIOLETTA (QUI in versione midi)
E la Violeta la va la va,  la va sul campo, (Violetta va, va a lavorare ai campi)
la s’era ‘nsògnada che gh’era ‘l so Gigin che la rimirava.(si era immaginata che c’era il suo Gigino che la guardava)
Perchè tu mi rimiri, Gingin d’amor? ( Perchè mi guardi Gigino?)
Io ti rimiro perchè tu sei bella, (….)
se tu vuoi venire con me alla guerra.
No no con te alla guerra non voi venir,
non voi venire con te alla guerra
perchè si mangia male e si dorme per terra.

LA LIONOTA (QUI in versione midi) 
E la Lionòta l’era nel camp l’era nel camp (La ragazza di Lione era nel campo)
L’era nel camp ch’a la mëssonava (era nel campo che spigolava)
sò gentil galant ch’a la riguardava (il suo gentile innamorato la ammirava)
Còsa na risguarde gentil galant (Cosa ammirate gentil galante)
Mi na risguardo che sì tan be-la (Io ammirro che siete molto bella)
si voreisse vni con noi a la guèra (se voleste venire con noi alla guerra)
Ma mi a la guèra na veuj pa andé (Ma io alla guerra non voglio andare)
na veuj pa andè con voi a la guèra (non voglio andare con voi alla guerra)
che si mangia mal e si dor-me per tèra (perché si mangia male e si dorme per terra)
Ma e voi për tèra durmirei pa (Ma voi per terra non dormirete)
Na durmirei su la bianca piuma (dormirete sulla bianca piuma)
conforma l’é la nòstra costuma (com’è nostra abitudine)
E la mia costuma l’é_ij linseuj bianch (Io sono abituata alle lenzuola bianche)
Ij linseuj bianch ëd tèila d’Olanda (lenzuola bianche di tela d’Olanda)
la Lionòta si racomanda (la Lionòta si raccomanda)
Soné tronbëtte soné tanbor soné soné (Suonate trombe suonate suonate tamburi )
Soné tanbor soné la marciada (suonate musica a marcia)
la Lionòta l’è intrà l’armada (la Lionòta è entrata nell’esercito)

E oggi il tango mi sembra un pò più italiano!  🙂
Un caro saluto
Chiara

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1 commento

  1. Tony ha detto:

    Ԍeneralmente es dificil veг articulos adecuadamente escritoѕ, de
    forma que tengo գue felicitarte.S2

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