Le irregolari: Buenos Aires horror tour

PUBBLICATO IL 30 novembre 2007

L’ultimo libro che ho letto me lo ha passato mia mamma, dicendomi “ti piacerà”. E aveva ragione … come sempre…
E’ stata la ciliegina sulla torta di questi giorni. E’ da un pò che, come mi giro, trovo notizie, articoli, libri, spettacoli teatrali, musica, tutto, con un unico comun denominatore: il dramma dei desaparecidos. Il libro, che consiglio caldamente, è stato scritto da Massimo Carlotto, patavino di nascita e sardo di adozione, e tratta in forma autobiografica uno dei temi più scottanti degli ultimi vent’anni quello appunto dei 50.000 (e più) sudamericani (argentini e non solo), rapiti, torturati, barbaramente uccisi o comunque scomparsi. In una parola i Desaparecidos.

La storia racconta di Massimo che si reca come turista a BsAs, anche per trovare notizie di suo nonno. Il nonno, emigrato in Argentina, una volta tornato a casa, non aveva più raccontato nulla di quegli anni alla sua famiglia.
Inocencio, il gestore dell’albergo dove Massimo alloggia, sin dal primo giorno capisce che Carlotto non è un turista come gli altri, e lo indirizza ad un’altra forma di turismo: un viaggio nella memoria, un viaggio per conoscere e per non dimenticare. Il traghettatore di Massimo in questo inferno è Santiago, un autista di bus, che ogni sera ripercorre le strade di BsAs visitando i luoghi dell’orrore (da cui il sottotitolo del racconto). Passa dalle case dei giovani rapiti, snocciolando nomi, date, e descrizioni; ritrova i campi clandestini dove venivano portati i ragazzi, campi “ospitati” in scuole, officine, magazzini; racconta le storie degli aguzzini, dei comandanti, degli uomini ancora al potere grazie all’amnistia governativa copri-orrori. Nel tour non mancano le visite alle case delle ragazze, mogli, fidanzate, in attesa di un bambino, torturate e tenute in vita fino al parto per poter vendere o regalare il neonato al miglior offerente. Ovviamente Massimo entra in contatto con il gruppo delle nonne (le Abuelas de Plaza de Mayo) che cercano questi nipoti mai conosciuti; conosce i gruppi delle mamme e dei figli dei desaparecidos, anch’essi impegnati a scoprire che fine hanno fatto i loro cari, almeno per trovare le loro ossa e sapere dove mettere un fiore; ne ascolta le storie quando, come ogni giovedì, sfilano in Plaza de Mayo perchè nessuno dimentichi. Tra i vari personaggi, Massimo entra in contatto anche con Estela Carlotto, una delle fondatrici delle Abuelas e scopre che, oltre al cognome, ha anche molto di più in comune.  

Estela Carlotto

Ovviamente la colonna sonora del libro è il tango, e come potrebbe essere altrimenti se l’autore fa un tour a Buenos Aires? Troviamo il tango nei dischi che gli ufficiali si litigano quando spartiscono il bottino di un saccheggio, nelle case dei prelevati; c’è il tango di Homero Manzi, suonato e ballato al Cafè Tortoni, ma spiato da dietro le quinte, perchè “l’unico modo per capire BsAs è spiare dal buco della serratura. La facciata è giusto una truffa per i turisti di passaggio…”; c’è il tango improvvisato da Massimo quando lo spirito del nonno si appropria delle sue gambe.
E c’è il tango, una milonga, Milonga de un triste, scritta da Ricky Gianco e da Maurizio Camardi per protestare contro il capitano Alfredo Astiz, detto l’angelo della morte, che nonostante le atrocità commesse, continua a sostenere fermamente la loro necessità. (Trovate altre info su autore, libro e musica QUI)

Milonga de un triste
Balla il capitano
felice incrocia i piedi con la sua signora
io lo guardo dalla vetrina del caffè
e il dolore mi scende un po’ più a sud dell’anima

Balla il capitano
con passione bacia la sua signora
io lo guardo dalla vetrina del caffè
e ricordo le tue labbra il primo bacio di mattina
Ti incontro mille volte al giorno
nei dettagli di altre donne
camminano veloci senza mai voltarsi indietro
Buenos Aires non finisce mai
En la noche cierro los ojos pero sueño despierto
leo tus viejas cartas
palabras de amor jovencito
otra vez me quedo dormido abrazado a mi soledad
Ti cerco nella nostra piazza
mi passi accanto insieme agli altri
hai lo stesso profumo di tua madre
da vent’anni non lo cambi mai
Nello specchio frugando tra le mie
cerco di immaginare le tue rughe di oggi
il capitano ha voluto che tu rimanessi per sempre giovane
gli è bastato un vago cenno della mano
Dicono che hai guardato verso sud
nessuno ricorda il mio nome tra i tuoi denti
dicono che fosse aprile o forse maggio nessuno ricorda dove
Buenos Aires non finisce mai
Si te paso al lado levántate por favor
háblame dulcemente como un tiempo
yo sigo viviendo para no olvidarte
y no perdono al capitán.

Non vi racconto più nulla e vi lascio con le parole dell’autore:
«Scendendo mi fermai sul secondo gradino: «Quanto è lungo questo tour?». Il conducente alzò le spalle: «Non ti basterebbero tutte le notti della tua vita. Buenos Aires non finisce mai».

Massimo Carlotto – Le irregolari:Buenos Aires horror tour – Edizioni tascabili e/o Roma

Un caro saluto
Chiara

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2 commenti

  1. Art ha detto:

    Lo compro subitoooooooooooooo!
    (Carlotto è uno dei miei preferiti)

  2. motogio ha detto:

    quando l’uomo si spoglia di quella sottilissima patina che è la pietà e l’umanità,
    torna a essere un rettile infernale

    capire, sapere, appellarsi all’essenza del vero

    Giò

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