Intervista a Felix Picherna

PUBBLICATO IL 2 aprile 2008

Ho approfittato di un giro al festival di Torino per riuscire a fare una chiacchierata con Felix Picherna, musicalisador argentino che tutti conosciamo e che allieta da tanti anni le nostre serate.
E’ stata una bellissima esperienza, con lui che parlava a ruota libera dei suoi ricordi e della sua vita.
Lo ringrazio di quello che mi ha trasmesso, e mi sento molto fortunata di aver parlato con lui.

Sono nato a Recife, a 180 km da Buenos Aires, cittadina dove il 90 % dei cognomi è italiano.
Il mio papà aveva un cognome italiano, ma non ricordo esattamente se era figlio di italiani o nato in Italia. Era di origine calabrese: aveva modi di fare tipici degli abitanti di quella zona: se vedeva un prete toccava subito ferro, se veniva versato olio sul pavimento buttava sabbia nel fuoco, perché portava malattia, portava la mano alla bocca mordendosi le nocchie delle dita…
Quando avevo quattro anni, papà e la mamma decisero di trasferirsi a Buenos Aires.
Il bar che avevano aperto andò male, e da quel momento lavorarono come dipendenti.
Io ero piccolo, figlio unico, e mi ritrovai libero di girare per le strade della città, dal momento che i miei lavoravano tutto il giorno ed era loro impossibile starmi dietro.
Noi vivevamo in piccolissimo appartamento vicino al teatro Colon, dividevamo la stessa camera: a quell’epoca era normale, addirittura vicino a noi abitava una famiglia di Uruguaiani che aveva cinque figli, e dormivano tutti insieme.
Ricordo ancora i miei primi lavoretti: consegnavo i giornali vicino al teatro Colon, andavo a recuperare i tubi delle vecchie case abbattute per rivenderli: noi ragazzini del quartiere lo facevamo per andare a comprarci le sigarette e giocare a carte.
Quando consegnavo i giornali, passavo per Avenida Corriente e camminavo accanto ai grandi del tango senza rendermene conto, a quell’età pensavo al calcio!
Le orchestre di tango, negli anni tra il 42 e il 43, nel pomeriggio suonavano nei bar mentre la sera andavano nei Salon di ballo. Calo’ suonava nel “Cafè Marzotto” e Firpo nel “Tango Bar”, in un quartetto con Scarpino, che suonava il bandoneon e Caldarella (autore di ‘Canaro in Paris’ )al violino, tutti e due nati in Calabria.
La sera suonavano nei Club di calcio, che avevano un Salone Sociale dove si ballava.
Pugliese suonava all’Atlanta, D’Arienzo al River Plate, Di Sarli al Social Urquiza e Ricardo Tanturi al Racing Club.
Le stesse orchestre giravano i vari club e suonavano in posti anche diversi.
Mi ricordo che consegnavo il giornale a Beniamino Gigli, il famoso tenore italiano e Di Sarli, che portava sempre gli occhiali neri, ma non avevo idea di chi fosse.
Quando avevo circa 12 anni, all’epoca di Peron, distrussero le vecchie case della zona per formare un viale, l’Avenida 9 de Julio, che univa Constitucion (la stazione ferroviaria in direzione della Pampa) e la stazione Retiro, verso Nord, creando il nuovo quartiere Saavedra.
All’incirca all’epoca iniziò ad essere di moda il Rock and Roll, ed il tango improvvisamente fu abbandonato.
Nei locali del centro non lo si ballava più, ma rimase un ballo vivo nei quartieri popolari della periferia.
Io ero ancora piccolo, e ricordo che la sera dopo le 22.00 ascoltavo sempre Radio Colonia, che programmava i grandi successi di Carlos Gardel. Le sue canzoni evocavano alla mia immaginazione le scene e storie come film , come le storie dei film di Rodolfo Valentino. Ma per me questo francese originario (il suo vero cognome era Gardes) era megliodi Valentino, più elegante, con il suo stile porteno .
Quando avevo 15 anni iniziai a ballare il tango con i miei amici: ci trovavamo e provavamo i passi.
Solo verso i 18 anni iniziai ad andare al Salon a ballare.
L’orchestra più famosa a quell’epoca era quella di un figlio di napoletani, Carlos Gaetano Di Sarli, tanto che quando suonava lui noi ci tiravamo in giacca e camicia, mentre con gli altri andavamo vestiti come ci veniva.
Di Sarli all’epoca piaceva di più rispetto a tutti gli altri, perché piacevano di più i finali delle sue canzoni con i 5 violini, mentre per esempio Pugliese si pensava che avesse finali eccentrici.
Ricordo che Di Sarli però aveva un carattere difficile e forte, viveva solo senza famiglia, e passava tutta la mattina a pregare in una piccola cappella che si era costruito in casa.
Pugliese, invece, aveva un carattere più tranquillo anche se era conosciuto per essere un convinto comunista.
Noi andavamo ai Salon per incontrare le ragazze, che arrivavano accompagnate. Il solo momento per stare un po’ con loro era il momento del ballo.
Io in quel periodo lavoravo dove e come potevo.
Una sera si ammalò il musicalisador di un locale nel quartiere Vento norte , e chiamarono me a sostituirlo. Ricordo che eravamo nel 1958, e si usavano ancora i 78 giri.

Ebbi subito successo: la prima sera arrivarono 50 persone, poi 80, poi 100. E rimasi lì a fare quel lavoro.
Piaceva il mio modo di ringraziare le coppie “parehas di bailarines” alla fine delle tande.
Durante l’estate fui chiamato a Saavedra a mettere musica all’aperto, con 40 gradi sotto le stelle.
Poi mi chiamarono al Pinocho e quindi al Sunderland, nei primi anni 80. Fu bellissimo veder crescere il numero dei ballerini fino a 400 nel locale, con un pubblico di ambasciatori, delegati stranieri e gente di tutto il mondo.
Pian piano iniziarono a chiamarmi come musicalisador in Europa, grazie a gente che mi sentiva mettere musica alla Confiteria Ideal, dove lavoravo in quel periodo.
Feci 5 giorni al Festival in Spagna, poi mi chiamò Beppe Scozzari al Festival di Torino. Iniziai a lavorare sempre di più qui, fino a trasferirmi definitivamente in Italia.
Qui mi trovo molto bene. Ci sono più attenzione ed educazione nel comportamento rispetto all’America Latina.
Ma mi manca anche Buenos Aires: i quartieri vicino al porto con il loro dialetto simile al napoletano, le barzellette sconce che solo lì hanno quel sapore.
Mi piace ancora oggi lavorare con le emozioni della gente, ma come tutti , finito il lavoro ho altre cose in mente: il calcio, le donne, il vino. Mentre metto musica ho rispetto delle persone che ascoltano e ballano, ma dopo mi scateno nelle mie altre passioni.

Concludo la chiacchierata con un brano di poesia di Celedonio Flores che Felix ama recitare e traduce per noi.

Tango che me insiste mal,
tango che mi fa male
y sin embargo quiero
ma che mi piace lo stesso
porqué sos el companero y el alma de mi arrabal
perché sono il collega e l’anima del quartiere
no se que incanto fatal
non so che incanto fatale
tiene tu noda sentita
ha le tue note che ascolto
que la mistonga guarida del corazon
che la tana orrida del cuore
se me ensancha
mi fa allargare dentro
como pidiendo le cancha
come gettando al pavimento
al dolor de mi vida
il dolore della mia vita

Per leggere altre interviste che Felix ha concesso nel tempo cliccate qui e qui

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18 commenti

  1. deborah deborah ha detto:

    Brava Aurora, bella l’intervista. Mi sono piaciuti i suoi racconti liberi senza lo schema del domanda-risposta.

  2. bubamara ha detto:

    Grazie Aurora (e grazie Chiara!) per averci regalato queste belle parole.. durante lo scorso weekend ho ballato due volte sulla sua musica.. è un “pezzo” importantissimo della storia del tango e della cultura argentina, una grande ricchezza per chi, come me, si è avvicinato al tango solo da poco..

    chiara

  3. Niky ha detto:

    Bravissima Auri: mo mi accomodo e me la leggo con calma

  4. aurorabeli ha detto:

    Ciao a tutti.
    Deborah, è impossibile fare altrimenti.. Felix è talmente interesssante quando inizia a parlare, che non si osa interromperlo.. 🙂
    E, soprattutto, è una persona che ha vissuto sulla sua pelle tutti i cambiamenti del tango, ricco di aneddoti e di storia vera.
    Quindi vale la pena di lasciarlo andare a ruota libera, a raccontare liberamente il suo vissuto.
    Niky, scateneremo un duello tra me e te per le interviste.. 🙂

  5. aurorabeli ha detto:

    Ps Bubamara, grazie come sempre a Chiara per tutto quello che fa per questo blog, ma in questo caso è tutto farina del sacco di Felix…
    🙂
    pss. non sono sicura che la poesia sia scritta nel modo corretto. Chi conosce il lunfardo meglio di me può controllare per favore?

  6. Mariolina ha detto:

    Grazie, Aurora, per l’intervista fatta a Felix Picherna. Adoro il suo modo di ringraziare las parejas de bailarines, il fatto di ricordarci che molti maestri d’orchestra sono “figli di emigrati italiani” e che le sue tande si concludono con un “capolavoro”. Anche lui ha contribuito al fatto che non sappia vivere senza tango….

  7. Niky ha detto:

    hiciste

  8. aurorabeli ha detto:

    C’è una cosa che mi ha colpito di Felix in modo particolare, Mariolina.
    Ogni volta che cita un autore, o un direttore d’orchestra, ricorda che è figlio di italiani, o di francesi, ecc. ecc.
    E’ bello sentire le origini del tango un pò anche qui in Italia… e lui ce le ricorda sempre.

  9. Mariolina ha detto:

    Concordo appieno, Aurora. Quando Felix fa le citazioni menzionate prima ci mette talmente tanto di quell’entusiasmo… Penso veramente che dobbiamo considerarci fortunati ad avere un musicalizador come lui in Italia. Ci allieta le serate e ci porta un pezzo della Bs As tanguera nelle nostre miloghe.

  10. Chiara Chiara ha detto:

    Che bello! Sono lontana mille miglia e mi prendo anche i meriti! Bubamara grazie per la fiducia! 😉
    Anche io leggerò con comodo l’intervista che pare proprio interessante! ora sono in un pub di Sorrento, circondata da inglesi fumacchiosi (ma non era vietato fumare?), assordata dalle grida per il tifo della partita e da una musica oscena sparata a un livello improponibile. Voglio Canaro!!!!!
    Il computer va a carburo e mi aspetta la classe che devo portare a spasso!
    A domani!
    🙂

  11. Larry_BO ha detto:

    Una bellissima intervista ad un “pilastro” del tango!
    Grazie Auri, molto interessante e direi quasi commovente sentire un uomo che ha legato strettamente la propria vita al tango, iniziando coi dischi a 78 giri…. incredibile!

  12. Alberto Alberto ha detto:

    wow!
    é forte felix … ma io ancora ci capisco poco di orchestre e di grandi autori…

    certo che musicalizzare coi 78 giri…. ti fai il fisico!

  13. Niky ha detto:

    Anche Cadìcamo, grande poeta di tanghi era calabrese. Ricordiamolo e vi rimando al post dell’amico calabrese DJ Morokal sul blog “L’amore è tango”…..
    Anch’io sono calabrese: che sia un segno del destino lungo il mio cammino di musicalizador ????

  14. Niky ha detto:

    La teatralità dei meridionali, specie dei napoletani, penso sia una cosa endemica e genetica….

  15. dctango dctango ha detto:

    E per finire…
    anche il mio papà quando rimpiange qualcosa che poteva andare meglio porta le nocche delle dita alla bocca….
    La sento molto vicina questa intervista…

  16. daniela e felix ha detto:

    ..grazie Aurora!
    Felix e daniela

  17. dctango dctango ha detto:

    Un salutone ad entrambi !

  18. MILONGA 20.12 ha detto:

    Associazione culturale MaisonFou
    In collaborazione con Areapergolesi e Tangopuro®

    Presenta
    LA SECONDA SERATA DI

    Lezioni di tango
    MILONGA
    20.12
    con
    Alejandro Angelica – Ornella Solar e la straordinaria partecipazione di FELIX PICHERNA

    06 Febbraio 2012 / 22:30_1:30/ Areapergolesi, Milano

    Il lunedi della Milonga 20.12 si tinge di magia ospitando un’icona della storia del tango argentino: Felix Picherna.
    Un’occasione unica per gli amanti del tango, di ballare una tanda che ha sapore di storia.
    L’essenza del Tango Vero, suonato da chi ha vissuto fianco a fianco con i suoi protagonisti, assaporando e trasmettendo con la sua musica il fascino che rende unico questo ballo.
    Un protagonista fuori dal tempo, ma che del tempo ne ha fatto la sua peculiarità utilizzando ancora le vecchie cassette e allontanandosi da chiunque oggi si definisce Musicalizador delle Milonghe.
    Un appuntamento imperdibile quello del prossimo lunedi 6 Febbraio in Areapergolesi, che unisce l’innovazione delle tecniche didattiche dei maestri di Tango Alejandro Angelica e Ornella Solar al classicismo e alla naturalezza del grande Musicalizador Felix Picherna, il tutto all’interno di uno spazio che, attraverso videoproiezioni a 360°, evoca uno spaccato di Milonga Argentina d’altri tempi.

    Biografia
    Alejandro Angelica e Ornella Solar
    Giovane e raffinata coppia di danzatori, di impatto incisivo e grande versatilità, spaziano dal tango canyengue al electrotango, dal tango salón alla milonga con traspié, dal vals al tango show. Sviluppano tutte le possibilità del tango sia come espressione corporea, come teatralità e come mezzo di comunicazione non verbale, in funzione di questo ultimo principio è fondata la loro tecnica e le loro capacità artistiche che li portano ai limiti estremi dell’improvvisazione, fedeli alle più antiche tradizioni del tango e base per la ricerca delle più attuali ed evolute forme e dinamiche della danza.

    GUARDA I VIDEO
    http://www.youtube.com/watch?v=CHsOtbV2lV4&feature=fvsr
    http://www.youtube.com/watch?v=yyCYTdeN_jw&list=UUSlNbjGPJ1-j1_NYsGGiotw&index=1&feature=plcp

    INFORMAZIONI
    ORARI
    Tutti i Lunedi dalle ore 22:30- 01:30

    LUOGO
    AREAPERGOLESI via G.B. Pergolesi 8, Milano | M Loreto / Caiazzo

    INFO E PRENOTAZIONI:
    Tel. 3408523556
    maisontango@gmail.com

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