Un tango una storia: La copa del olvido

PUBBLICATO IL 6 maggio 2008

Il tango di cui vi parlo oggi è uno dei tanti tanghi che sono stati scritti appositamente per un sainete porteno. Il sainete (imparentato con la zarzuela spagnola) non è altro che una scenetta che rappresenta la realtà dei sentimenti e dei drammi umani (avete presente il nostro Mario Merola a Napoli…ecco! Più o meno potete farvi una idea). Queste operette teatrali, a carattere popolare e giocoso avevano spesso gli immigranti come protagonisti e oltre a divertire, facevano riflettere sui problemi sociali derivati dal fenomeno dell’immigrazione. Ovviamente un sainete scritto a Buenos Aires non poteva non essere imbevuto di tango. (QUI maggiori info sul sainete…anche se ci sarebbe un mare da dire…ma un pò alla volta! 😉 )

E’ anche il caso dunque del sainete “Cuando un pobre se divierte” di Alberto Vacarezza. Nel 1921, per accompagnare un atto dello stesso, Vaccarezza chiede la musica a E. Delfino, famoso autore di un tango ben in auge all’epoca (Milonguita). Così Delfino compone il tango La copa del olvido, dedicandone la partitura al leggendario Pascual Carcavallo, impresario del Teatro Nacional, in cui andava in scena quel sainete.

Le mitiche parole sono ovviamente di Vaccarezza, autore di tutto el sainete. Bellissime e intense

¡Mozo! Traiga otra copa y sírvase de algo el que quiera tomar,
que ando muy solo y estoy muy triste desde que supe la cruel verdad.
¡Mozo! Traiga otra copa que anoche, juntos, los vi a los dos…
Quise vengarme, matarla quise, pero un impulso me serenó.
Salí a la calle desconcertado, sin saber cómo hasta aquí llegué
a preguntar a los hombres sabios, a preguntarles qué debo hacer…
Olvide, amigo—dirán algunos—, pero olvidarla no puede ser…
Y si la mato, vivir sin ella, vivir sin ella nunca podré.
¡Mozo! Traiga otra copa y sírvase de algo el que quiera tomar…
Quiero alegrarme con este vino a ver si el vino me hace oluidar.
¡Mozo! Traiga otra copa y sírvase de algo el que quiera tomar.

 

(Cameriere, dammi un altro bicchiere e servi lo stesso a chi vuole bere, perchè son molto solo e triste dopo aver scoperto la crudele verità. Cameriere dammi un altro bicchiere, che stanotte li ho visti insieme … volevo vendicarmi, volevo ucciderla, ma non so come, mi sono calmato. Ho fatto la strada come intontito e senza accorgermene son arrivato qui, per chiedere agli uomini più saggi cosa devo fare. “Dimentica amico”, mi diranno alcuni, però dimenticarla … non può essere. E se la uccido, vivere senza di lei non mi sarebbe possibile. Cameriere un altro bicchiere che voglio bere … voglio rallegrarmi con questo vino e vedere se il vino mi farà dimenticare. Dammi da bere e servi lo stesso a chi ne vuole)


 

Il primo a cantare il brano fu dunque l’attore Josè Ciccarelli; ma il tango entrò subito nella leggenda e lo registrò anche Gardel (QUI con le chitarre di Ricardo e Barbieri). Ovviamente nella decada de oro, venne ripreso da moltissime formazioni.
Delfino spesso si lamentava che questo tango gli portò tanta fama ma pochi soldi. Benchè tutti in casa avessero una partitura di questo tango (per farlo suonare al/alla pianista di casa), molte di queste partiture erano pirata!
Eggià! La piaga delle copie, seppur non dei dischi bensì delle partiture era già ampiamente in forza!
Racconta lo stesso Delfino: Del tango La copa del olvido, il mio editore non arrivò a vendere 5000 copie legittime. L’edizione clandestina, in cambio, piazzò due milioni di esemplari. Chiaramente anche perchè lo vendevano a un prezzo più basso, visto che non pagavano i diritti e la stampa era a bassa risoluzione e la carta di infima qualità. Eran fatte con così poca attenzione che mancava poco che non si vedessero le note o fossero sbagliate. Così ciascun esemplare costava due centesimi e guadagnavano molto vendendolo a dieci, perchè la tiratura era di migliaia di copie. Invece l’edizione legale non poteva costare meno di 40 o 50 centesimi. In qualsiasi ripostiglio si improvvisava una “casa de musica”. I falsificatori facevano fortuna (bellissimo che dice “hacian su agosto”!). La legge non li proteggeva ne li copriva, ma nemmeno li puniva. A volte sequestrava i locali, ma i falsari sapevano evitare le pene maggiori. Mi ricordo di uno di questi usurpatori che sosteneva di essere innocente “rovistate dappertutto!” diceva ai polizziotti “vedrete che qui non ci sono stampe clandestine” Ed effettivamente non c’erano…in vista! Per caso uno alzò una grata scoprendo gli stampati che erano stati nascosti la sotto….”

Sicuramente, dice Josè Gobello nel suo reportage, questi numeri non possono essere del tutto veri, ma sicuramente l’esagerazione nasconde un fondo di verità: le stamperie clandestine e il gran successo del brano! Dunque nulla di nuovo sotto al sole! 😀
Se in milonga vi metteranno la versione più usata, quella di Tanturi-Castillo (QUI), avrà per voi un nuovo sabor e ve la godrete un pò di più! Almeno per me è così! 😉

Un caro saluto
Chiara

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2 commenti

  1. maniacus ha detto:

    Grazie chiara sei una fonte inesauribile di notizie interessanti

    🙂

  2. Chiara Chiara ha detto:

    Io ringrazio voi che leggete.
    Mi piace scrivere quello che scopro studiando. Mi aiuta a chiarire le idee e a memorizzare, nomi, cose, fatti che, solo letti, finirebbero presto nel dimenticatoio!
    😀

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