Intervista ai Flores del Alma

PUBBLICATO IL 9 giugno 2008

Ho incontrato i Flores del Alma durante un concerto che, devo dire, mi ha emozionato molto.

La conversazione è partita da una domanda mia, e poi è proseguita in un botta e risposta continuo ed ininterrotto tra Franco Finocchiaro, spettacolare contrabassista e già figura portante dei Tangoseis, diventato membro dell’Academia Nacional del Tango di Buenos Aires nell’aprile del 2007 , e Giorgio Marega, pianista che segnalo in particolar modo per il carattere collaborativo e positivo nel corso degli eventi. Era presente anche Piercarlo Sacco, l’eccezionale violinista, ed è intervenuto leggermente meno ascoltando affascinato, come me, il duetto.

Dicono di loro, tra le altre cose (per vedere un panorama completo delle parole scritte su di loro da personaggi molto interessanti del tango potete consultare il loro sito qui): quello che emerge è esattamente il fiore della loro anima, che non emana profumi ma suoni. A partire dallo strumento solista suonato da Piercarlo Sacco, che trae dal suo violino un suono caldo come il suo temperamento e purissimo come il candore di un giglio; passando per Giorgio Marega, pianista e bandoneonista, sicuro nel compas, nelle armonie e nel coordinamento delle parti musicali con una schiettezza di sentimenti dalla spontanea naturalità di un fiore di campo; finendo con Franco Finocchiaro noto leader dei Tangoseis, che suona il contrabbasso come se danzasse, esprimendo una passione viscerale che sa diventare spina quando il suo strumento si trasforma in percussione o petalo di rosa se è suonato dolcemente con l’arco.

Qui trovate alcune loro interpretazioni… e se curiosate bene nel loro sito trovate un loro foto in compagnia della vostra papera preferita!

Quanto è importante l’arrangiamento per un’orchestra (di tango)?

Franco: E’ veramente essenziale, la conditio sine qua non per far funzionare un’orchestra. E proprio perché è così importante l’orchestra deve cercare di scrivere arrangiamenti che identifichino uno stile, il suo stile.

Giorgio: il tango non è una musica improvvisata, quindi è essenziale fare riferimento ad un canovaccio che è lo scheletro della struttura musicale, cui poi i musicisti danno la vita.

Franco: l’arrangiamento non basta. Il valore aggiunto che dà il musicista è la pratica di tango, l’averlo suonato e saperne riprodurre atmosfere e sonorità.
Mi riferisco al saper dare alla musica la “mugre”, la visceralità

Giorgio: è forse possibile suonare improvvisando se c’è grande professionalità e con una formazione molto ridotta, a due forse, bandoneon e chitarra, ovviamente se parti da una struttura che c’è già.

Franco: quasi nessuno improvvisa nel tango. Le variazioni che si sentono all’interno dei brani sono state inserite volontariamente dall’arrangiatore che le ha scritte, anche se la loro funzione è paragonabile a quella dell’assolo di un jazzista che improvvisa. Difficilmente un autore inserisce nella partitura originaria una variazione come ad esempio fa Pugliese in Recuerdo.

Giorgio: ogni arrangiamento fa poi riferimento ad un’epoca del tango

Franco: secondo me nell’evoluzione del tango, certe rigidità si sono progressivamente sgretolate. Inizialmente il tango era solo suonato con una trasmissione orale. Quando finalmente è stato scritto nella sua evoluzione ha continuamente introdotto nuovi elementi, in una libertà espressiva che è andata ad influire sul modo di interpretare le melodie.

Giorgio: Forse è possibile riassumere la storia del tango in riferimento all’arrangiamento. Ogni periodo ha il suo stile

Franco: non è proprio così. Dal 1890 al 1924 forse questo concetto ha una sua validità. Ma da De Caro in avanti c’è stata una divaricazione tra evoluzionisti e tradizionalisti, con tante possibilità stilistiche diverse che convivevano contemporaneamente

Giorgio: si, c’era una libertà che si inseriva in stilemi

Franco: Nel 1944 si potevano forse rintracciare 20 stili diversi che avevano codificato le proprie sfumature. Ovviamente alla base di tutto c’erano gli stessi elementi: sincope, 3-3-2. marcado, il trattamento della melodia, in un mix di possibilità che dà una enorme libertà stilistica.

Piercarlo: noi poi collaboriamo nel cercare il nostro stile. Per capirci, abbiamo scelto degli arrangiamenti ma poi ognuno porta qualcosa di suo al lavoro del gruppo… Essendo un gruppo caratterizzato da un piano, un contrabbasso ed un violino, io cerco di creare il tessuto di due violini per aumentare l’ampiezza del suono: lo riesco ad ottenere con l’uso insistente delle ottave , una caratteristica che si incontra nell’utilizzo del bandoneon.

Franco: ci si chiede come mai in Italia si suoni solo Piazzolla, ed a volte con scarsi risultati. La risposta è che di Piazzolla ci sono gli arrangiamenti, ma poi spesso i musicisti non hanno il linguaggio del tango. E’ fondamentale miscelare la conoscenza strumentale a quella del linguaggio musicale del tango. E’ con il tempo ed il lavorare insieme che si riesce ad essere visitati dal suo duende: magari passi mesi e mesi a provare, suonare, senza che accada nulla di significativo e quando meno te lo spetti fai una conquista che poi interiorizzi facendola tua da quel momento in avanti. La ricerca ed il confronto sono fondamentali per cercare di realizzare progressi stilistici, ma non riesci a prevedere il momento in cui scattano nella musica che fai …con naturalezza.
Per trovare uno stile devi approfondire i dettagli, le sfumature, quelle cose non scritte nell’arrangiamento che lo arricchiscono, tentando poi di trovare un incontro con i ballerini. A noi piace lavorare sui cambi di fraseggio, di dinamica, di metro ritmico: ad esempio in Quejas de bandoneon abbiamo recentemente introdotto un tempo rubato, una fermata che in quel punto ci convinceva per approfondire l’espressività della frase musicale

Giorgio: il tango non è una musica a tinte pastello. Io lo vedo come una tavolozza emozionale in cui il colore prevalente è il rosso sangue. Mi viene in mente su questo tema il film di Quentin Tarantino Pulp Fiction.

Franco: si, nel tango ci sono momenti di brutalità (spesso rompo innumerevoli crini del mio archetto suonando) e momenti di dolcezza estrema… c’è una estrema polarità negli arrangiamenti..

Giorgio: oltre alla padronanza degli strumenti e dell’arrangiamento deve passare il contenuto emozionale che nel tango è molto forte.

Franco: si, la ricerca è anche di trovare un’empatia con il pubblico. A volte mi domando, mentre suono, se le persone che ascoltano sentono quanto ci stiamo emozionando noi. Per noi è una palpitazione continua e fortissima, un misto di piacere e sofferenza che si alternano in continuazione.

Giorgio: Il colore emozionale dominante è quello della rabbia

Franco: No, più che della rabbia è struggimento, non tristezza, come se si ricercasse di colmare con questa forte emozione qualcosa che nel quotidiano avverti come mancanza e non sai razionalmente come nominarla.
Penso che il tango sia terapeutico perché avvicina alla fonte delle problematiche quotidiane. E’ una forza comunicativa fortissima, sia per chi suona che per chi balla.
Ad esempio tutte le volte che suono Recuerdo, c’è un attimo in cui nell’arco di un paio di battute introduciamo un respiro, un impercettibile e volontaria esitazione prima della variazione finale. Io mi commuovo tutte le volte, perché penso al testo, che racconta di una ragazza perduta a Parigi e lì dice “Embriagada Mimí, que llegó de París, siguiendo tus pasos la gloria se fue de quello muchachos del viejo café”.
Nella vita di ognuno ci sono affetti e persone che si perdono. In queste due battute è come se io mi ricordassi di tutti quelli che in un modo o nell’altro ho perduto interpretando quelle 4 note. Una specie di evocazione penetrante e rapidissima del tempo che si è fatalmente nel nostro passato e che quindi è perduto.
Il tango è bello perché nella semplicità di poche note ha una fortissima potenza evocativa. Ad esempio mi viene in mente Evaristo Carriego.. o l’assolo per violino nel concerto per quintetto di Piazzolla. Il tango ha una metafisica, una forza evocativa fortissima

Giorgio: mi piacerebbe ascoltare queste parole con la freddezza dello psicologo. Il tango è un ballo che raggruppa persone che hanno una sensibilità ed un percorso intimo comune. E forse di tango si può anche guarire, anche se non so come.

Franco: dicono “El tango te espera”, la tua vita diventa un luogo accogliente per i sentimenti che il tango suscita.. Secondo me nel mondo di oggi ha una valenza socializzante fondamentale. Oggi non abbiamo più una vita a misura d’uomo, ed il tango ci riporta ad una dimensione umana che si è perduta

Giorgio: c’è forse un tema edipico trasfigurato…..

Franco: non so, vedo più una sorta di sublimazione, di fuga da una realtà difficile sotto il profilo della comunicazione, aspirando alla possibilità di costruire una bella relazione umana…con persone che condividono la tua stessa passione

Giorgio: mi viene in mente la locandina del film lo squalo: c’è una ragazza che nuota e sotto c’è l’animale che sta per addentarla… E’ come se ci fosse una corrente interiore che ti porta a ballare il tango piuttosto che a fare altre cose. E vedo anche una componente sessuale….

Franco: ma sublimata in un’erotismo che col passare del tempo, serata dopo serata, milonga dopo milonga, capisci essere un’illusione. Per me il tango ha preso la forma di un’atto d’amore metafisico che è molto più seducente della semplice speranza di incontrare la donna fatale o , nel caso femminile, con un uomo idealizzati.

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9 commenti

  1. Chiara Chiara ha detto:

    Bellissima intervista!!!
    E quanto ti invidio…pensandoti seduta al tavolo, con un bel bicchier di vino, a charlar di tango con questi incantevoli giovinotti!!! Belli dentro e fuori!
    Ah! Sospiro!
    😀
    Mi devo dar da fare per portarli in riviera un pò più spesso!
    😉

  2. dctango dctango ha detto:

    Perchè qualche volta non andiamo a trovare Franco a Milano ?
    Le domande sorgono “sbontanee”:
    1) E’ stabile a Milano ?
    2) Se andiamo in milonga al Miglio o Maglio, come si chiama, lo troviamo ?
    3) Mi hanno detto che questo locale è gestito da lui: è vero ?
    4) Questo è sicuro: fanno musica dal vivo !!!

    Chiara, tu sicuramente ne sai qualcosa di più…

  3. dctango dctango ha detto:

    Me la leggo stasera con calma….che c’è troppo casino adesso…:D

  4. dctango dctango ha detto:

    Testimonianza: ho ballato una sera con la loro musica alla Comuna Baires di Milano e mi sono molto divertito, sono davvero in gamba.

    L’associazione Almatango di Piacenza ha organizzato una serata con un loro concerto dal vivo e tutti i partecipanti sono rimasti incantati dalla loro musica. Purtroppo io non ho potuto parteciparvi…
    Spero di riascoltarli presto !

  5. aurorabeli ha detto:

    Ho avuto la fortuna di sentirli suonare per due sere di seguito, dopo che per anni non ci sono riucita: ogni volta che volevo andare ad un loro concerto, mi capitava sempre qualcosa all’ultimo minuto che me lo impediva. Ed ho capito quello che mi ero persa!
    Devo dire che è stata una bellissima esperienza anche e soprattutto dal punto di vista umano.
    Nonostante siano persone che amano approfondire così bene la musica e la cultura del tango, si mettono in dialogo aperto e tranquillamente umile, e mai, nonostante le sciocchezze che qualche volta dico ( 😉 ) mi hanno fatto sentire in imbarazzo, anzi…
    Non so se vi è mai capitato di sentire che un certo incontro vi cambia le prospettive al mondo, tanto per citare Battiato…

    Vengo a Milano a trovarlo quando volete!!!!!!

  6. doribaby doribaby ha detto:

    Ditelo, che preparo la cena per tutti!!
    Bellissima l’intervista,piacevole e significativo il contenuto. Franco è un po’ il nostro fiore all’occhiello per i riconoscimenti ottenuti.E’un grande musicista!
    Dori

  7. dctango dctango ha detto:

    Ciao Doribella !!!
    Qualche sera che suonano dobbiamo organizzare.
    Io mi sono messo in contatto con la mia amica Sara, che lo conosce, e vorremmo organizzare una “spedizione” al Maglio una di queste sere. 🙂

  8. doribaby doribaby ha detto:

    Allora vi aspetto!!!!

  9. dctango dctango ha detto:

    Puoi contarci, appena nasce il pupo….
    tanto mi toccherà comunque fare le ore piccole 😛

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