Mettere insieme il diavolo e l’acqua santa: il tango è uno solo, ma con pareri diversi

PUBBLICATO IL 21 aprile 2012

IL PORTENO ROMANO

Mettere insieme il diavolo e l’acqua santa:  il tango è uno solo, ma con pareri diversi
di Marcelo Alvarez

“Imagenes paganas”, cantava Federico José Moura, leader dei “Virus”, un gruppo rock protagonista della nuova onda musicale argentina degli anni ‘80. La band fece storia, ma il “virus” che contagiò me, al tempo, fu quello del tango.

Federico morì nell’89, quando i “Virus” erano la band di riferimento di molti altri gruppi rock nazionali. Nell’82, a causa della guerra contro la Gran Bretagna per il predominio sulle isole “Malvinas”, il governo argentino proibì l’ascolto di musica in inglese, e questo provocò la crescita dei gruppi argentini: le band dell’epoca si moltiplicarono, con un ritmo pop rock fantastico,”Soda Stereo”, “Los abuelos de La Nada”, gli “Zas” di Miguel Mateos, che fece un accordo con Freddy Mercury dei Queen.

Le immagini del rock hanno riempito la mia adolescenza, perché il tango negli anni ’80 era in disparte in Argentina. La musica che si ascoltava per la maggiore, tra i giovani, in televisione e in radio, era il rock.  Io, però, proprio in quel periodo ho scoperto il fantastico mondo musicale dei tanghi, dei vals e delle milonghe. Lo trovai eccezionale e non me ne liberai più. Come il tango, anche il rock si ballava, ma nel tango non importano solo i passi e lasciarsi andare con la musica, è tutta un’altra storia. Prendere lezioni e studiare il tango mi ha permesso di conoscere tante coppie, oggi famose come Roberto Herrera e Vanina Villius, Miguel Angel  Zotto e Milena Plebs. Così come i grandi  Carlos Copes y Maria Nieves oppure Carlos Gavito, Gloria y Eduardo… per non parlare dei maestri milogueri dall’impagabile e prezioso insegnamento.

Furono tutti per me una scoperta. La rivelazione di un mondo che lavorava in silenzio, negli ambienti familiari e nei “clubs de barrio” come per esempio la pratica del “cochabamba444”nel quartiere di San Telmo o il club Almagro e il Sunderland a Villa Urquiza. In quei luoghi di milonghe e pratiche, dove tutti ci conoscevamo, nessuno di noi poteva immaginare che negli anni successivi si sarebbe scatenato questo interesse mondiale per il tango.

Mi ha fatto riflettere l’articolo di Max Civili sulle origini del tango a Roma (pubblicato sul numero scorso della “Doble”) che raccontava come gli appassionati di tango qui a dodicimila chilometri da Buenos Aires, furono influenzati dagli stessi “padri” che ho conosciuto io: Miguel Angel Zotto metteva in scena a teatro “Perfumes de tango”e sugli schermi si vedeva il film “Lezione di tango” con Pablo Veron. Allora, visto che si dice sempre e fino alla noia che il tango è uno solo, io dico e continuo a dire: condividiamolo.

E’ logico che si tengano anche pareri diversi sul tango. E questo è quello che accade in questo momento “storico” in cui si apre il primo campionato Italiano di tango (a Rieti) e si replica il terzo Europeo, stavolta a Roma. Nella comunità tanguera romana il nostro amico e maestro di esperienza decennale Marco Evola è intervenuto con vigore: “Il tango non è competizione”. Mentre altri insegnanti, altrettanto validi per conoscenza e capacità, si sono iscritti di nuovo alle gare dopo aver partecipato già diverse volte negli anni passati, entrando anche in finale al Mundial di Buenos Aires.

Due pareri che mi preme analizzare. Da una parte Marco Evola spinge a riflettere sull’essenza del tango: “un miracolo di danza che ci permette di ballare abbracciati” e che “ci fa entrare nelle parti più profonde di noi stessi, aiutandoci a conoscerci meglio”,  un’esperienza definita da lui stesso “spirituale”. Dall’altra parte, le cinque coppie di partecipanti al Mundial del 2011, hanno raccontato (nel numero di novembre della Doble n.d.r.) che “Gareggiare ci pone l’obiettivo di migliorarci, ci da energia e ci aiuta ad insegnare meglio quando torniamo a casa”. Non vi pare che entrambe lo posizioni aiutino a migliorare? Inoltre io non credo che si possa condannare una manifestazione perché si fa pratica commerciale: le lezioni e le milonghe hanno bisogno di nutrimento, la diffusione del tango e la capacità di far circolare denaro permette che ognuno venga pagato per il servizio che offre. L’unica cosa importante in tutto questo mi sembra che sia la qualità. Ma se poi questa venga dalle gare o dall’esperienza spirituale che importa?

Per questo io appoggio le competizioni, che siano campionati Italiani, Europei o Mondiali, e allo stesso tempo rispetto anche l’opinione di Marco Evola. Già è così: sono d’accordo con il diavolo e con l’acqua santa!

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