Felix Picherna

PUBBLICATO IL 16 maggio 2012

Felix Picherna, il musicalizador più famoso delle milonghe italiane è nato a Buenos Aires ma i suoi antenati erano italiani: «Della Calabria mi disse mia madre, mio padre morì giovane… ». Felix da più di 50 anni viaggia in tutta Europa prendendo il treno di notte con la valigia piena di cassette, di quelle con i nastri, dove sopra ci sono incise le migliori tande degli indimenticabili compositori del tango. Raggiunge le milonghe di in ogni lato dell’antico continente con l’immancabile cappello in testa e mette la musica sotto un farolito che lo aiuta a girare il nastro e a trovare la tanda giusta per far ballare.

Come nasce il Felix Picerna musicalizador?

«Avevo 14 anni quando ascoltavo centinaia di brani di Carlos Gardel, ma lavoravo come telegrafista. Verso i 16- 17 anni ho imparato a ballare il tango, ma dato che non ero molto portato, mi sono dedicato ad ascoltare la musica. Amavo i compositori degli anni ’40 e degli anni ’30, come De Caro, Canaro, Firpo, Lo Muto… Dopodiché quando iniziai a lavorare avevo 23 anni: era il 1958 quando facevo il musicalizador in un club di barrio, a Buenos Aires. Da lì nacque la voglia di vivere con il tango argentino, anche se si guadagnava poco denaro».

Hai conosciuto gente famosa nella tua vita?

«Si, da piccolo nella calle Corrientes portavo il giornale a Tito Luciardo, Anibal Troilo, Carlos Di Sarli, Tita Merello, Elena Lucena. Poi quando diventai uomo conobbi i ballerini più importanti di quell’epoca come Juan Carlos Copes e Maria Nieves, erano gli anni ’52-’53. C’era pure Gerardo Portalea che lavorava nel cimitero della Chacarita. Ma non ho scambiato molte parole con loro: avevo 20 anni ed ero interessato ad altre cose, come ad esempio le ragazze! » Come sei arrivato in Europa? «La prima volta mi chiamarono in Spagna, da lì cominciò il mio giro dell’Europa. Quando tornai a Buenos Aires piovvero molte telefonate per lavorare in Portogallo, Svizzera, Grecia…»

Tu hai discendenze italiane, hai conosciuto qualche parente in Calabria?

«Non ho mai chiesto niente a mia madre perché mi rattrista il fatto che mio padre sia morto, ma un giorno andrò da quelle parti per risalire alle mie origini! Ho lavorato con un calabrese: Ciccio Aiello. Che bella l’Italia, che bella la Calabria! »

Oggi si può vivere con un lavoro come il tuo?

«A 75 anni, con 150 euro per notte vivo perfettamente, e mi posso permettere quello che non potevo fare a Buenos Aires: una buona giacca, un buon pantalone, una buona camicia e una buona cravatta…»

A Buenos Aires qual è stata la prima e l’ultima milonga dove hai lavorato?

«Il Sunderland fu la prima milonga della mia carriera e l’ultima è stata La Confiteria Ideal. Lì mi ha contattato uno spagnolo per andare a lavorare a Valencia. Il primo che mi ha chiamato in Italia, fu Beppe Scozzari a Torino, lo ringrazio tutt’ora della sua ospitalità».

Come mai hai deciso di rimanere in Italia?

«L’Italia è molto simile all’Argentina, la maggior parte degli argentini sono figli di italiani, mi sento come a casa, l’Italia è il giardino d’Europa».

Come mai il tango, adesso che ha tanta forza, non ha nuove proposte musicali?

«Non ci sono nuove proposte poiché le nuove generazioni non sono ispirate, non vivono il tango come lo vivevamo noi fino agli anni ’60, adesso ci sono i computer, la musica elettronica. Sono d’accordo che bisogna rinnovarsi, ma sempre nel rispetto della tradizione. E come dice Borges: torniamo a Dante Alighieri! Nel tango questo significa tornare a Carlos Gardel, De Caro, Tanturi, De Angelis, Pugliese, Troilo, Canaro, Lo Muto… e al grande musicista Astor Pantaleon Piazzolla».

Perchè voi milongueri non amavate Astor Piazzolla?

«Perchè la sua musica non era ballabile e a volte sovrastava la qualità del tango argentino, poteva arrivare a Verdi, Puccini, Mozart, Beethoven… nella musica classica sembrava già tutto fatto, Piazzolla s’inspirò e creò qualcosa di nuovo».

 

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1 commento

  1. antonella ha detto:

    grande picherna purtroppo ci ha lasciato e’ andato a mettere la musica nel coro degli angeli

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