Tango globale nella città eterna

PUBBLICATO IL 16 maggio 2012

Tango a RomaQuella Roma, degli ultimi giorni della Banda della Magliana, delle nevicate inattese, del post-Falcao, non conosceva e non era interessata al tango. O forse ce l’aveva dentro e non lo sapeva. Qualche tempo prima in Italia, nel 1972, il duetto Mina-Piazzolla, trasmesso dalla Rai, aveva ottenuto un successo di ascolti inaspettato con una vigorosa interpretazione dal vivo del tema profondo e inquietante Balada para mi muerte, composto dal geniale bandoneonista insieme con Horacio Ferrer nel ’68.

Ma il tango non aveva attecchito. D’altronde il suo processo di revisione era iniziato in Argentina solamente da pochi anni e almeno una ventina sarebbero dovuti passarne prima che tornasse prepotentemente, definitivamente in auge.

A Roma, verso la fine degli anni ’80, le uniche possibilità di imparare il tango erano di andare ai corsi organizzati dalla Casa della Cultura argentina, i primi in assoluto in Italia, tenuti da Carlos Valles e a quelli presso il gruppo di danze folcloristiche della Fao con gli argentini Marisa Martorelli e Ramon Roldan. I due erano noti organizzatori tra l’altro delle serate al Charango, spostatosi nel frattempo a un passo da San Pietro. Con loro “agivano” anche Julio De La Fuente, recentemente tornato a vivere in Argentina, e Ivana Maldonado che si diede poi alla salsa.

Nel 1989, la porteña Silvia Vladiminsky (foto) inaugurò la sua scuola presso l’MTM del Fontanone al Gianicolo. La Vladiminsky, uno dei due ‘angeli senza ali’ del tango a Roma, era una tanguera sui generis: odiava le milongue, il suo stile si avvicinava più alla danza contemporanea e al balletto mentre le lezioni erano incentrate sulla teatralità piuttosto che sulla tecnica del ballo. Simonetta Centi, Luciana De Franco, Rosella De Salvia, Antonio Lalli e Luciano Donda erano tra gli allievi che avrebbero successivamente dato linfa vitale al movimento.

Nel frattempo al Colombre, nel quartiere Garbatella, e poco più tardi presso la Maggiolina, a Montesacro, insegnava la maestra tedesca Helene Pede, l’altro “angelo senza ali” del tango, “che sapeva fare i passi dell’uomo” e che annoverava tra i suoi allievi “il paziente zero” Eliana Montanari e, poco più tardi, lo studente di architettura proveniente dall’Iran, Ali Namazi, che successivamente, furoni i primi ad abbandonare le rispettive professioni per dedicarsi interamente al tango. Ben presto Il lunedi della Maggiolina divenne la prima milonga stabile di Roma. «Ricordo ancora perfettamente la prima volta che andai alla Maggiolina nel 1991 e ballai con Marco Spaziani “el duende” e Attilio Frugante (entrambi maestri, oggi ndr)» – racconta Alicia Vaccarini, attrice teatrale formatasi a Buenos Aires, trasferitasi a Roma proprio in quegli anni e attualmente titolare della scuola Orangotango. «Io avevo imparato a ballare il tango in Argentina, da bambina, con mio padre e mio zio. Il nostro era un ‘tango sociale’, nessuno avrebbe mai immaginato che raggiungesse il successo attuale. Certo, il tango è sopravvissuto a tutto, al disinteresse, alla dittatura. E si è riscoperto attualissimo, in quest’epoca in cui abbracciarsi, stabilire un contatto fisico è sempre più difficile».

Ma in quegli anni la diffusione del tango avvenne anche grazie a incontri, feste, balli organizzati nelle abitazioni private, in locali improbabili (spesso anche per strada) a cui partecipavano appassionati, curiosi ed esuli dalla dittatura argentina. «Eravamo tutti genuinamente appassionati del tango e molte volte non sapevamo dove ballarlo. Così ci bastava alzare al massimo il volume dello stereo della macchina o dei registratori portatili e metterci a ballare in qualche spazio urbano aperto, come la scalinata del Palazzo Civiltà del Lavoro all’EUR, il Foro Italico oppure sulla pista di pattinaggio al Colle Oppio. Oggi si parla tanto di ‘Tango Clandestino’. Noi lo facevamo gia venti anni fa» racconta Antonio Lalli, uno dei maestri romani da anni sulla cresta dell’onda, che per una decade è stato legato alla milonga Il Giardino del Tango. Antonio, in seguito organizzò i primi stage nella capitale del leggendario Carlos Gavito, il ballerino e maestro che con l’abbraccio chiuso tipico dello stile milonguero contribuì a cambiare il modo di ballare dei tangueros romani.

Nel 1992 furono due i momenti propulsivi per il movimento. Su un versante, Eliana ed Ali, in collaborazione con l’ASSIA, l’associazione Italia-Argentina, che svolgeva, tra le altre cose, una grande attività di assistenza agli argentini vittime della dittatura militare, organizzarono una rassegna dedicata al Tango (musica, cultura, cinema e ballo) che, sul finire dell’anno, andò avanti per un paio di mesi. Sull’altro versante, un gruppo di allievi della Vladiminski diede vita all’associazione Tangopolis.

Gli associati cominciarono a studiare tango privatamente con i maestri argentini fatti venire dall’Argentina e a organizzare stage con personaggi del calibro di Coco Diaz e Bibiana, Patricia e Nestor Ray, Pablo Veron, Martha Anton e Luis Grondona, e moltissimi altri. «Tutti i giovedì per più di sette anni abbiamo realizzato serate di tango, nella Milonga di San Lorenzo, in Via degli Ausoni, con ospiti speciali, incontri, performances e concerti. Memorabili rimangono alcuni stage organizzati nel periodo estivo e soprattutto il primo festival internazionale di tango del 1994, organizzato a Trevignano, non lontano da Roma. Fu un successo incredibile: vennero più di trecento persone, anche da diversi paesi d’Europa». Così Simonetta Centi, che oggi dirige la scuola Corazon Milonguero, ricorda i primi anni di attività di Tangopolis.

L’associazione divenne ben presto un punto di riferimento per il crescente numero di tangueros di Roma e dintorni. A Roberta Buoni, proveniente dal mondo del balletto, e all’istrionico attore triestino Luciano Donda venne assegnato dagli associati il ruolo permanente di maestri. «Personalmente il tango coniugava la teatralità e la danza, era come recitare una scena a due. E lo facevamo con grande semplicità, senza bisogno di tutti gli accessori che si usano oggi, del ‘vestuario’ ricercato» spiega Luciano, che da dieci anni con la sua Milonga dei Serpenti fa ballare tanti appassionati. «All’epoca non avevamo l’infinita scelta di musica che abbiamo attualmente. Ogni tanto qualcuno comprava in un autogrill sull’autostrada una cassetta o i primi cd con dei tanghi nuovi e li portava trionfante a lezione come se avesse trovato una pepita d’oro. Nè tantomeno usavamo le tandas o le cortinas nelle milongue. Fu il musicalizador Alberto Valente, se non sbaglio, uno dei primi a introdurle.»

Nel 1994 Eliana Montanari e Ali Namazi intrapresero un percorso ancora più intimamente legato al tango, facendolo diventare la loro professione. Crearono Tango Bar, un centro esclusivamente dedicato al tango argentino con scuola e milonga annessa. «Fu una scelta coraggiosa la nostra, arrivata in un momento particolare per il nostro paese sul quale si era appena abbattuto lo scandalo di ‘Mani pulite’. La mia occupazione era piuttosto precaria, quella di Alì che lavorava in uno studio tecnico, lo divenne ben presto a seguito degli scandali che avevano paralizzato il mercato del lavoro, allora entrambi decidemmo di investire tutte le nostre energie nella nostra grande passione comune».

Verso la metà degli anni ’90, mentre il tango era ormai pronto a mettere in atto la sua ‘revancha’ dopo essersi dato una nuova identità, il movimento a Roma – e in tutta Italia – crebbe ancora grazie a due eventi in particolare. La psicanalista Luciana De Franco, che da anni gestisce con Lamberto Calvieri Il Cascabelito, una delle milongue più rispettose dei valori tradizionali del tango, ci aiuta a mettere a fuoco i due momenti in questione: «La tournee del 1994 di Miguel Angel Zotto con lo spettacolo ‘Perfumes de Tango’ e il film del 1997 ‘Lezioni di Tango’ con Pablo Veron accrebbero in maniera esponenziale la popolarità del Tango nel nostro paese. Successivamente, durante i primi anni del 2000, le cose cambiarono. Terminò l’era dell’associazionismo e iniziò la fase della commercializzazione. Cambiarono le abitudini. Una volta ci si metteva d’accordo sulle serate in cui si organizzavano le milongue, per non creare sovrapposizioni. Poi venne il far-west». In quel periodo il numero degli insegnanti e delle milonghe crebbe vertiginosamente. Prosegue Luciana: «ci ritrovammo con corsi di tango tenuti da maestri un pò improvvisati, che fino al giorno prima erano stati degli allievi. Aumentò a dismisura la concorrenza e quindi l’offerta, probabilmente a scapito della qualità».

Quello che è accaduto a Roma dall’inizio del ventunesimo secolo in poi fa parte della storia moderna del tango. In città oggi si contano circa 30 milonghe “attive”, almeno sulla carta, mentre il numero dei maestri e dei musicalizador, stando a un rapido conteggio, si aggira rispettivamente attorno ai cento e ai quaranta, con differenti gradi di professionalità. Roma è la città italiana con il numero maggiore di “affezionati” al tango e in Europa si contende il primato con Parigi. Il governo di Buenos Aires ha scelto proprio Roma (settembre 2012) per lo svolgimento dei Campionati Europei di Tango, una gara molto prestigiosa, dove i migliori ballerini del vecchio continente possono misurarsi in pista e guadagnarsi l’entrata direttamente in finale al Mundial di agosto, che quest’anno sarà alla ottava edizione.

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