Arte, cibo e tango: la cultura senza perdere la leggerezza

PUBBLICATO IL 10 luglio 2012

pantheonPer noi che viviamo di passioni c’è ormai un appuntamento al quale non possiamo più rinunciare: dall’inizio di quest’anno, una domenica al mese la viviamo all’insegna dell’arte, dell’amicizia, della buona tavola, del divertimento e del tango. Un evento sostenuto dalla Doble Hoja del Tango, nato da un’idea del nostro caro amico Dott. Alfredo Bassoni che, come di consueto, ci fa magistralmente da guida per farci conoscere nei particolari le bellezze storico-artistiche di Roma.

Lo scorso 3 giugno Alfredo Bassoni ci ha condotti nella più piccola piazza della Minerva, con il simpatico e celebre elefantino un po’ tozzo e grassoccio somigliante ad un maialino. L’animale è sormontato da un obelisco sul cui basamento è inciso: «La solida sapienza poggia sempre su una mente robusta». Sulla piazza si affacciano la chiesa gotica di Santa Maria Sopra Minerva, sede dei frati domenicani, ed il Grand Hotel de la Minerve, uno dei più antichi di Roma, che ha ospitato personaggi illustri come Ariosto e Mascagni e nel 1846 vi soggiornò il Generale Don José De San Martin, uno dei padri fondatori della nazione Argentina.

La passeggiata è continuata nella vicinissima piazza della Rotonda per visitare il Pantheon, il monumento antico meglio conservato di Roma, il cui nome significa «Tempio di tutti gli dei». Fu fatto erigere dal generale di Cesare Augusto Imperatore, il console Marco Agrippa nel 25 a.C. con una pianta rettangolare che ha il lato più lungo trasversale dalla parte dell’entrata. Mentre l’attuale forma cilindrica e la cupola con foro centrale e interno a cassettoni sono opera di una sua ricostruzione voluta dall’imperatore Adriano nel 118-136 d.C., in seguito a vari incendi subiti.

Nel Pantheon sono sepolti personaggi illustri come Re Vittorio Emanuele II° , Re Umberto I°, ed anche il grande Raffaello Sanzio, artista dall’animo gentile che aspirava alla perfezione, sulla cui tomba è inciso l’epitaffio «Quando nacque, la natura temette di essere vinta, quando morì ebbe paura di morire con lui».

Nel 1905, per attutire il rumore del passaggio dei cavalli che disturbava il sonno eterno dei due primi Re d’Italia sepolti nel Pantheon, venne fatta costruire una pavimentazione in legno sulla piazza della Rotonda, opera donata dal comune di Buenos Aires. Un pavimento che nell’immaginario fa pensare a una milonga a cielo aperto… che oggi potrebbe essere usata per ballare il tango in Piazza…

E dopo un’ora di arte, il cibo. A un passo dal Pantheon ci aspettava il Ristorante Baires, in Corso Rinascimento 1, dove in una sala riservata, abbiamo gustato le specialità argentine con zuppa di mais e bife de chorizo, accompagnate da vino Malbec, per finire con il dulce de leche fatto in casa. Durante la pausa caffè sono stati presentati degli acquerelli sul tango di Maria Luisa Russo e due libri: «Psicotangoterapia» della dottoressa Veronica Marsiglia (insieme con Edoardo Giusti) e «Tanto di cappello» di Antonio Lalli. Poi la poesia, la musica e il ballo hanno fatto il resto: la nostra amica Paola ha letto il Trilussa, Anna Maria ha intonato stornelli romaneschi e per finire, spostati i tavoli e cambiate le scarpe, tutti a ballare il tango!

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