Mi ha levato i chiodi che ferivano anima e corpo

PUBBLICATO IL 28 aprile 2014

di Manuela Pelati

Uscire dalla sofferenza di un corpo ricucito tante volte e privato della fertilità. Questo è stato il regalo che mi ha fatto il tango. Dalla malattia al benessere, dall’amarezza all’incanto. Sulle note dei tanghi migliori ho dimenticato le scatole di farmaci. Con alle spalle tre aborti, un matrimonio fallito e la morte improvvisa di mio padre, prendevo sei pillole al giorno. Sul corpo le cicatrici di quattro operazioni alla pancia. Nel passato solo amarezza. E nel futuro una certezza: la solitudine.mi ha levato i chiodi 1

Ma il regalo è arrivato a Buenos Aires, durante un viaggio di turismo, da sola. “Prendo lezioni di tango” mi sono detta, questo è il posto giusto. Avevo fatto quattro lezioni a MIlano, niente più. Una sera, la magia. Tutto il mondo si è fermato attorno a me. C’eravamo solo io e lui.

E’ con il tango che ho risentito il mio corpo in armonia, ballando abbracciata a un nuovo amore con cui ricominciare. “Vengo a trovarti tra un paio di mesi”, mi ha detto quando sono partita. Ma dopo un mese ero tornata io. E per sei anni il cuore si è nutrito del ritmo del compas, con incontri al mare, in montagna, d’estate come d’inverno. Sentirlo cantare i tanghi durante nostri viaggi e vedermi bella accanto a lui, con le scarpe eleganti e il vestito migliore, era come rinascere. “Mi ricordi mio padre” mi diceva quando era felice vicino a me. E mi parlava italiano, per fermare l’emozione e l’incanto. Un amore infinito. E puro come la giovinezza. Il tango era dentro e fuori di noi, ma noi due eravamo tutto il resto.

Svaniva poi nel buio della scia di un aereo, partito da Buenos Aires, da MIlano o da Roma. Ogni volta più triste di quella di prima. Il tango è malinconia, mi sono sempre detta. Ma quel distacco marcava la ferita di un abbandono già vissuto. Lui però cambiava giro e marcava una quebrada: “Hola corazon, cuando nos vemos?”. Mi portava tranquillo oltre i confini e la realtà, ma poi la musica cessava ancora. Per gli argentini è più facile: vivono in crisi perenne. E poi l’intensità va e viene, si accende e si spegne, impossibile fare programmi. “Ida y vuelta” la chiamano loro: è la danza di chi balla il tango anche nella vita.

Lui non c’e’ più ma il tango mi è rimasto dentro. Con la leggerezza del ballo e con la filosofia di una musica che tira fuori i sentimenti. Sapendo che dopo una tanda ne comincia sempre un’altra. E, soprattutto, con la mia ritrovata femminilità.

manuela.pelati@gmail.com
mi ha levato i chiodi 2

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1 commento

  1. Violeta Violeta ha detto:

    Qué linda historia Manuela! Te abrazo desde Buenos Aires.

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