Nell’abbraccio ho ritrovato leggerezza e pazienza

PUBBLICATO IL 28 aprile 2014

Ne ero certa, non mi sarei fatta portare.

“Un cavallino senza briglie” diceva di me mia madre quando ero ragazzina. E infatti era così, sempre avuto in uggia i perimetri, i confini gli schemi obbligati. Si può legare la fantasia?nell'abbraccio ho ritrovato

“No” rispondevo e scivolavo via, altrove…libera.

Poi il cuore, da grande, gioca i suoi scherzi e ti lega eccome, t’imbriglia ti recinta l’anima. Mi sono lasciata “domare” dall’Amore per scoprire con dolore che a fronte della mia resa incondizionata e sincera non c’era alla fine la stessa brillantezza, la stessa fiducia, ma zone d’ombra e pericolose strade chiuse che poco avevano a che fare con l’Amore vero. Si rinasce più e più volte nella vita non è un dono solo dei gatti.

Ma sono fortunata, la vita toglie, la vita dà e il tango è stato il suo speciale risarcimento agli incontri sbagliati con un maschile immaturo e autoriferito  che trita nel proprio egoismo il rispetto del prossimo. Nell’abbraccio del Tango ho lasciato andare definitivamente una diffidenza acquisita strada facendo che non era mia di default, non mi apparteneva, scoria ancora radioattiva di dolori passati che avevano reso “selvatico il cuore” malgrado l’Amore mi cercasse e chiamasse ancora e ancora…Non mi fidavo.

Me lo diceva il mio maestro, quasi psicologo, i primi tempi, nelle lezioni private che ci vedevano soli nella sala di danza e quando il suo abbraccio mi portava verso nuove vertigini serio sentenziava: –”Tu non ti fidi degli uomini, lo sento, quando potresti azzardare e andare oltre freni, ti blocchi”, protestavo vivacemente dando prova di grande attitudine alla danza, ma quando riprendevo a ballare lo vedevo affatto convinto. Aveva ragione e molto ho lavorato in quella direzione. Ora il cuore si è lasciato riaddomesticare(1), ma non da un uomo in particolare, ma da “tanti” in senso tanguero, da quell’abbraccio dentro il quale nell’ascolto profondo di me e dell’altro ho ritrovato leggerezza, fiducia e comprensione.

Il Tango cura il dolore, è nato per questo e lo vivo ad ogni racconto che ascolto quando il cuore di chi balla si apre e si lascia scrutare.

Adesso farsi portare è una gioia, soprattutto quando la femminilità diventa “dono” ad un altro da te nella consapevolezza che siamo in due nell’imperfezione dello sforzo, del sogno di superare dentro le note seducenti di un tango, la nostra inevitabile umanità.

 

NOTE

  • (1) riaddomesticare
  • -“Per favore, addomesticami”, disse.
  • – “Che cosa bisogna fare?” domandò il Piccolo Principe.
  • -“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai niente. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu ti siederai un po’ più vicino…”
  • -“Che cosa vuol dire addomesticare?”
  • – “È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare legami…”

(Il Piccolo Principe , A. de Saint Exupéry)

HA SCRITTO PER NOI #
Angela Manetti

Designer grafica editoriale e pubblicitaria dell'area fiorentina, si occupa di progettazione e comunicazione su tutto il territorio nazionale da oltre venticinque anni. Balla tango da sei anni, vive e lavora a Prato. È autrice, in collaborazione con Faitango, della guida "Facciamotango! La prima guida al Tango Argentino in Italia" per l'editore Clichy di Firenze. FB: angela manetti

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