Il prestanome tanguero e la disparità numerica

PUBBLICATO IL 12 novembre 2014

di Maria Cogorno

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Troppe! Troppe figlie questo tango, non si sa più che farne. Arrivano sole, in gruppo, truppe, eserciti interi di donne che bramano uno sguardo di invito, te ne sfugge uno e si alzano in quattro dalla sedia. Bel problema. Se la sciagura del “far tappezzeria” si abbatte nella milonga sotto casa poco male, prima o dopo ritornano. Ma quando è l’evento, qualunque sia, festival, raduno, persino maratona, a fare da contesto (al destino avverso) la questione si complica: indipendentemente da presunta bellezza e solerte tangueritudine, se le figlie   in surplus tornano meste da dove sono venute e raccontano solo di quanto era scomoda la sedia, non è una buona immagine.

Madama Dorè deve pensare ad una soluzione per non farle sentire escluse: le taglia a priori!

E nasce la nuova tendenza che si sta diffondendo a macchia d’olio: il tango- scacchiera. Se partita deve essere, che gli eserciti siano pari. Più precisamente, le coppie.  In soldoni, se non hai un maschio che si iscrive con te al bramato evento, sei fuori, o nella migliore delle ipotesi, in waiting list finché uno, spaiato come un calzino non ha la felice idea di partecipare. Si potrebbe razionalizzare, ragionare sul fatto che stando sedute su una sedia in cucina con le cuffie e una buona scaletta delle tande preferite in effetti si risparmia, ti fanno quasi un favore, però la cucina ha poco, diciamocelo, del ballo sociale. Ha poco di quel mettersi in gioco, del giocare a uomini e donne, che intriga in milonga.

Cominci a divagare, con le cuffiette in testa. Pensi al tango patrimonio dell’Umanità – ma   solo se in parità numerica garantita – ripercorri le sue origini, hai tutto studiato e metabolizzato per benino, gli emigranti, la  mezcla, troppi uomini, si allenavano tra di loro, gareggiavano in abilità per conquistare le poche donne. E già, non c’erano iscrizioni a circoscrivere la fantasia. Caspita quanto sono cambiati i tempi!  Si affacciano alla mente persino paroloni che per una sala da ballo suonano esagerati, dis-criminare (sarà un misfatto andarci sola?)  roba che hai maneggiato con più o meno ardore in anni di femminismo e post-femminismo, fino al giorno in cui, neppure sai perché, hai deciso, su tacchi a spillo, con una gonna svolazzante, di seguire un uomo che precedi (oddio, sarà una sublime contraddizione il tango?!!)  

La disparità numerica neppure ti veniva in mente, non era unadis-criminante ai tuoi occhi.  Mica la temevi, ci sei nata, fa parte del quotidiano, siamo tante. Ci pensi però ora, alla terza tanda, bellissima, ancora seduta in cucina, sempre con I-pod e cuffiette, frizzo ai piedi, fermi sotto il tavolo. Mediti che ‘ste pari opportunità non ti hanno mai cosi convinta, ognuno faccia il suo gioco come meglio può.  Ma là (che tu sei qua), dove pensavi di andare, ma non sei ammessa, si garantisce proprio la parità. Come?  Viaggiando al contrario (ci risiamo!): si taglia il numero di donne per riequilibrare.  Gli uomini son pochi, si sa, iniziano a ballare ma guidare è difficile, richiede studio, tempo, pazienza, niente due salti in padella e via. Già. Pochi.  La questione è prettamente numerica, visiva quasi, non stanno bene tutte quelle donne sedute, “iscriversi in coppia” dicono, ma mica ti fanno untest all’ingresso. Rifletti. Crisi, Job creation, “inventiamoci il lavoro” (anzi, “inventatevi un lavoro”), tante belle parole, ma uomini a spasso in quantità.  Pure donne naturalmente, ma quelle, si racconta, hanno meno bisogno e comunque nel tango i posti vacanti (anche se seduti)) sono maschili.  

Ci sono!!!!  I-pod a mille, incandescente, ho trovato la soluzione, una nuova professione, il

PRESTANOME TANGUERO

Come non averci pensato prima? Per iscriverti all’happening di tango (se poi non succede nulla, pazienza, donna avvisata, mezza salvata) hai bisogno di un nome maschile accanto al tuo?

Procuratelo!

Riporti cosi valenza sociale al tango che l’avrebbe di suo, integrazione, mezcla di qui sopra, diffusione della musica e altri ingredienti piacevoli tipici della sala da ballo.   Può essere il tuo vicino di casa disoccupato, che proprio gli fai un favore, uno stagista sotto pagato che arrotonda, l’usciere che è abituato a stare seduto composto, ma anche l’anziano annoiato su una panchina che si divertirebbe sicuramente di più.  Non importa che sappia ballare. Per buona pace di tutti e farlo sentire a suo agio, meglio che vesta di nero, calzi scarpe da tango che procuri tu, il 42 è uno standard consigliabile, il capello ben pettinato, se non è pelato che va bene lo stesso. Il lavoro non è faticoso e del tutto piacevole, deve solo stare seduto, ascoltare musica, può andare al bar, conversare, ma non guardare ballerine con insistenza e, anzi, far finta di nulla se è oggetto di sguardo fisso (un minimo di addestramento è necessario, una decina di FAQ, non di più). Importante è che abbia un atteggiamento compassato, anzi, leggermente supponente, tanto da far intenderà che ballerà solo con la migliore figlia di Madama Dorè.

Che non sei tu, ovvio, non sei all’altezza.

Infatti   avrai l’accortezza di sederti ben lontana da lui e mirare (hai un allenamento da maratoneta) i ballerini che ti intrigano, sperando in un bel cabeceo, di quelli che ti pare di essere a Buenos Aires persino se non ci sei mai stata (ma è garantita laggiù la parità numerica? Boh!) Chissenefrega. Sei in ballo. Balliamo. Unica accortezza: imparare a riconoscere i prestanome. E non mirare quelli per entrare in pista, riservarli a piacevoli conversazioni.

Comunque da cosa nasce cosa, si sa mai che qualcuno tra loro si appassioni al tango e per un circolo virtuoso, anziché tagliare donne, cresca il numero di tangueros. In tempi di ristrettezze, economiche e mentali, allargare orizzonti è positivo. Se patrimonio dell’umanità è, che sia di chiunque se ne voglia sentire parte.

 

Maria Cogorno in arte Marilù
videmit@gmail.com

HA SCRITTO PER NOI #
Maria Cogorno

Maria Cogorno, alias Marilu, genovese, appartiene alla manovalanza tanguera da quasi cinque anni. A nulla sono serviti i buoni consigli degli amici salseros "lascia perdere, hanno certe facce, non ridono mai". Testarda, una sera è andata a curiosare e la prima marca è stata fatale. E' convinta che se suona una milonga quando entra nel locale, porti bene. E cosi viaggia, di milonga in milonga, per scoprire se il magico rito si ripete.

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19 commenti

  1. Mario ha detto:

    A Torino, città dove abito, si è già “oltre” da molto tempo. Ricordo che una decina di anni fa la scuola che frequentavo richiedeva l’iscrizione a coppie x gli stage. Alcune donne presero l’abitudine di iscriversi telefonicamente associando ogni volta un nome maschile di pura fantasia.
    E nel presentarsi allo stage da sole, adducevano improvvisi malesseri del partner tanguero.
    Le prime volte gli insegnanti le accettarono proponendo durante lo stage il cambio coppia, con ogni volta alcune donne che entravano e alcune che uscivano, poi, mangiata la foglia, non le fecero più partecipare alle lezioni quando si presentavano sole.

  2. angela angela ha detto:

    Wow!!! Bell’articolo: lucido e creativo, non senza speranza e soluzione di riserva. Venduto!
    La frase che mi piace di più? Questa: – “oddio, sarà una sublime contraddizione il tango?!!”…ai tempi nostri rispondo: – “claro que si”. Ma siamo in ballo, quindi BALLIAMO!

    abrazos y besos
    Angela*

  3. marquito ha detto:

    Analisi lucida e brillante di una situazione reale . Penso spesso a quante brave ballerine mi hanno aiutato nel mio percorso di tango. La mia eterna gratitudine verso l’altra metà del tango la esprimo ogni serata che vado in milonga facendo almeno 4 tande con le ballerine meno fortunate . Quelle, di solito meno avvenenti , che vedi sedute a lungo con uno sguardo spento e rassegnato in attesa di un invito a lungo atteso e ormai insperato. Quando Le invito la maggior parte delle volte ti chiedo conferma che stai invitando loro ( e si chiedono perchè ) . Poi , per tutta la durata della tanda , anche le meno brave dimostrano un’attenzione e una connessione che raramente trovi in quelle che ballano sempre. Sanno che è una delle poche occasioni che hanno nella serata .. e ci mettono tutte le loro aspettative e la loro bravura … Ricompensandomi sempre della mia scelta indipendentemente dal loro livello di ballo . Marquito

    • marisa ha detto:

      Se molti fossero sensibili come te, molte donne si sentirebbero meno sole…

      • giovanni ha detto:

        Io sono andato per parecchio tempo in una scuola dove c’erano poche donne e facevamo a turno. Spesso ballavo per metà lezione. Ero convinto che fosse così dappertutto essendo io un novizio del ballo in generale. Ancora oggi mi capita spesso di trovare più uomini che donne! E mi capita spesso anche di vedere donne che siedono in crocchio tra loro parlando e mi chiedo sempre che ci siano andate a fare lì in milonga. A volte mi è successo anche di ricevere un no da una che non aveva quasi mai ballato. Sono convinto che se una donna non viene invitata una parte della colpa ce l’abbia. E ricordatevi, donne, che un no ad un ballerino è scolpito nella pietra!! Se diventerà bravo si ricorderà di voi e non vi inviterà.
        Relativamente alla parità numerica: ma dove sono le milonghe in cui ci sono poche donne e tanti uomini? Vorrei andarci, per favore!

  4. José ha detto:

    In cambio di “uno sguardo ed un sorriso” ballo con tutte. Trovo che qualsiasi tipo di “discriminazione” contraddica lo spirito del tango. Quindi circoli chiusi o “sette tanguere”, come va di moda chiamarle adesso, sono espressioni di sciocca supponenza che vanno assolutamente contrastate.

  5. chiara ha detto:

    Un grazie di cuore Maria da una delle tante figlie di Madama Doré, avviate al semi professionismo come “planchadoras”. La disparità numerica è una realtà che difficilmente si modificherà sensibilmente a nostro favore. Ma se il ballo si fa duro, allora saranno le dure a ballare 😉 (meglio in realtà le morbide!) e quindi affiniamo le nostre arti e la nostra strategia: il colore dell’abito, gli orecchini scintillanti, cambiare posto dove sono seduta, magari stare un po’ in piedi, ma soprattutto non dimenticarsi l’allegria a casa. E poi goderci il tango, poco o tanto che sia, che quella sera quella milonga vorrà darci.
    Besos

    • Mario ha detto:

      Sono perfettamente d’accordo con te. Come diceva Confucio, è meglio accendere una candela che maledire l’oscurità. Indossare abiti che ti facciano notare, non stare sprofondata nella sedia con le spalle ricurve e uno sguardo scazzato sul viso, sostare in piedi nei luoghi di passaggio, sono strategie che possono aiutare. Come uomo sovente noto donne che non trasmettendo gioia di vivere e allegria, non ispirano un invito. Poi altro lato dolente è il basso livello, a volte inconsapevole, di alcune ballerine. Quante volte mi sono sentito dire: “A scuola ci devono andare gli uomini che devono imparare le figure, le donne basta che seguano”

      • Maria Cogorno ha detto:

        Caro Mario, la disparità numerica ci insegna la strategia, Chiara l’ha descritta molto bene e la condivido e vivo in milonga dove ciascuno può rapportarsi come meglio crede, perché la partecipazione é ancora (!) libera. Però io mi riferivo ai contesti di eventi dove l’ammissione è negata a priori, sulla carta (anzi, on line, le iscrizioni avvengono cosi) se non ti registri in coppia. Sei fuori dal gioco. Anche Confucio in questo caso non saprebbe che farsene della sua candela!!!
        Carpe tango 🙂

    • Maria Cogorno ha detto:

      Grazie, amiche e amici di tango per i vostri commenti. L’approccio era scherzoso, ma la milonga, penso, deve continuare ad essere luogo che accoglie, vestito che ti senti bene addosso. E dovrebbe esserlo per chiunque decida un giorno, per qualunque ragione, di infilarsi un paio di scarpe da tango invece delle pantofole e percorrere con passione, impegno e allegria un cammino non semplice. Il tango è una zona franca, è libera espressione, condivisione e dovrebbe esserlo al di là del contesto, perché non cambia la sua connotazione, sempre di tango parliamo. E allora da dove e perché nasce l’esigenza di porre limiti, circoscrivere.. autorizzare?

  6. Cesare Zecca ha detto:

    Bella pagina, scritta con ironia.
    🙂

    Il problema dei maschi meno avvezzi a ballo e danza delle femmine non riguarda solo il mondo milonghero.
    In effetti non ho mai capito perché tanti maschi che si lamentano che (scusate il registro, ma rende l’idea) “non c’è figa” rimangano a far robacce che sono anche… scacciafighe.
    Di fatto, rispetto agli esordi del tango, in cui gli uomini si dovevano esercitare tra loro per mancanza di donne… si è arrivati ad una situazione quasi opposti.
    Corsi e ricorsi singolari.
    Aggiungo che, per esperienza, le persone genuinamente appassionate al tango e al suo studio sono una minoranza.
    Invece Esso richiede amore e dedizione, impegno. Come ogni cosa di pregio.
    Ridiamoci su!

    • Maria Cogorno ha detto:

      Data l’abbondanza, anche il ballerino che non ha nessuna voglia di impegnarsi non intasca rifiuti. Che la donna abbia alcuni modi per sviare un invito non c’è dubbio.Ma mollare un esplicito duedipicche, beh, succede, ma non spesso e di solito proviene da quelle che hanno già i piedi i gonfi per aver ballato troppo. Già, anche questa cosa è un po’ curiosa. Se entro in una pasticceria e ordino le mie dieci paste preferite, non dimentico mai di far mettere un paio che mai ho assaggiato. Dove sta altrimenti il gusto della scoperta? Rapportando il tutto alla milonga, che gusto c’è a ballare sempre con le stesse dieci e mai “assaggiare” una ballerina diversa? il tango non è anche una sfida, il mettersi in gioco per il piacere di farlo?

  7. Alberto ha detto:

    Il mio Grazie a Marilù per questo articolo, fa luce su alcuni aspetti che necessitano di essere estrinsecati, argomentati e la tanguera scrittrice con leggerezza, ironia eleganza e creatività, lo ha fatto. Pienamente d’accordo.. Non sempre è facile l’invito quando giocano a sfavore elementi che personalmente si considerano deterrenti o barriere che non si vuole o non si sa come superare. Il non-sorriso dentro, l’aver scritto nei respiri e negli atteggiamenti ‘nessuno mi invita..’, gesti che non muovono energia nella direzione dell’accoglienza, anzi.. Io a volte con quel poco che so, che sento di poter offrire vado anche controcorrente (si forse non inviterei per enne motivi), il più delle volte il risultato è bellezza, sottile, profonda. Certo, a volte non funziona ma a volte non funziona anche con chi solitamente ha una buona sintonia con me quindi perché dare per scontato… Prestanome tanguero.. Bell’idea, io la promuovo.

    • Maria Cogorno ha detto:

      Il non-sorriso dentro, l’aver scritto nei respiri e negli atteggiamenti ‘nessuno mi invita..’, gesti che non muovono energia nella direzione dell’accoglienza, anzi..

      Si, è proprio questo il nodo ed è significativo che venga cosi ben descritto da un uomo. L’abbraccio del tango, il momento preciso in cui si forma, è l’espressione massima di accoglienza reciproca. La sua privazione diventa negazione di sé come attore del gioco magnifico che è la milonga, ma anche, più sottile, della propria identità femminile.Il calo di energia, tanda dopo tanda, è, in quel contesto, di autostima, e si manifesta nei modi comuni a qualunque individuo, uomo o donna, il volto è teso, le spalle si chiudono, si sorride poco, lo sguardo si fa acuto quando finisce una tanda per tornare spento se si rimane sedute. L’energia positiva che ti aveva portata in milonga cala gradualmente fino a spegnersi.

      Suona troppo drammatico? Può essere, in milonga si vivono grandi gioie e piccoli drammi.

      Che la quantità di donne sia imponente si sa, e allora perché non prenderne atto e cercare delle strade propositive che non siano restrittive, come il garantire situazioni di “bilanciamento” che comunque sono palliativi? mi sono trovata in eventi regolati in questo modo (grazie ad un amico..prestanome) dove la quantità di donne ferme era persino maggiore rispetto ai contesti con frequenza libera. Eppure le tendenza è dilagante e se diventa consuetudine potrebbe allargarsi anche alla milonga stabile.

      Le regole restrittive, di qualunque natura, calate “dall’alto” (del mercato) portano nuove regole e altre ancora. Un contenitore dove tutto è previsto forse offre garanzie di gestione e rassicura chi vi partecipa. Ma è di questo che abbiamo voglia e bisogno? non abbiamo già troppe costrizioni nel quotidiano per rinunciare ad uno spazio libero e partecipato anche nelle nostre passioni?

      • Mario ha detto:

        Maria, nel tuo commento inviti, riguardo la sproporzione femminile rispetto a quella maschile, “a prenderne atto e cercare delle strade propositive che non siano restrittive” come il limitare l’accesso alle donne non accompagnate.
        Ma tu precisamente, cosa proporresti?
        Io ad un gestore che lamentava la scarsa presenza maschile, proposi di ridurre o rendere gratuito l’ingresso agli uomini, esattamente come viene abitualmente fatto dai gestori delle discoteche. Questi ultimi permettono l’accesso gratuito alle fanciulle se arrivano prima di una determinata ora ed ovviamente non hanno diritto alla consumazione gratuita.
        Il gestore mi rispose che con la crisi di presenze era impraticabile una simile politica.
        In realtà a mio modesto avviso avrebbe invece richiamato presso il suo locale moltissimi uomini, e si sa che nel tango…….. la gente va dove la gente va!

        • Maria Cogorno ha detto:

          Caro Mario, mi sembra una ottima proposta e del tutto praticabile,nei locali caraibici gestiti da latinos le donne entrano gratis fino alla una e ti assicuro che sono ben attenti agli incassi! L’aumento di affluenza ci sarebbe di certo gradualmente, vista anche la crisi economica, e potrebbe essere una buona iniziativa per rilanciare serate infrasettimanali con scarsa affluenza. Se la milonga è gestita da una scuola, o questa può stabilire accordi con una di prefernza, si potrebbero dare ingressi free agli uomini durante i corsi, con riguardo anche ai principianti, invogliando cosi i ballerini a frequentare da subito la pista. E’ dalla base che si può avviare una inversione di tendenza numerica e le scuole sono il primo step di approccio. Le milonghe potrebbero anche avere un gruppo di taxi dancer, donne, non uomini, che a rotazione (un paio diverse ogni sera, normalissime ballerine, non assistenti o superesperte) introducono alla pista gli esordienti. Organizzandolo in un modo gradevole si hanno due vantaggi, le donne si alzano dalla sedie e hanno parte attiva nel facilitare nuovi ingressi alla pista.

          Altro apporto costruttivo può venire da ballerini che, come quelli che hanno scritto, sono sensibili alla questione, se ne è parlato, una tanda a sera da dedicare a quella ballerina con la quale non si ha mai ballato potrebbe riservare piacevoli scoperte e diventare un approccio ..trendy alla milonga (in positivo).

          Anche chi gestisce la console potrebbe prendere parte al circolo virtuoso, le “famigerate” tande rosa non sono poi cosi temibili, un paio a milonga ci possono stare, noi aspettiamo l’invito per il resto della serata, voi accettate il rischio…di non essere scelti 🙂 Se la disparità numerica è, in una serata, molto evidente, sempre dalla console può partire la scelta di tande piu corte, tre tango e due vals e milonga, si movimenta di più la pista.

          E comunque, a mio avviso, qualunque milonga o incontro di tango dovrebbe prevedere una zona proporzionata dove poter fare due chiacchiere senza disturbare la pista, acqua e bibite, uno spazio sociale insomma, anche da li parte un invito al ballo, nel modo piu naturale possibile.

          Aggiungo che, senza farlo divenire un via vai continuo, il fatto di potersi muovere liberamente mentre non si sta ballando senza dover stare inchiodata su una sedia..in castigo, aiuta il buonumore e l’approccio attivo alla pista. Mi rendo conto che a molti piacerebbe rispettare l’assoluta tradizione di donne e uomini separati e frontali, mirada, cabeceo etc etc (che personalmente adoro come invito reciproco) però la realtà è appunto diversa ed è con questa che abbiano a che fare.

          Riporto un aneddoto personale (scusate la lungaggine):

          Ero ad un festival di rilevanza, “bilanciato” o rules balanced come piace dire, iscritta grazie alla cortesia di un amico ballerino “prestanome”. Era previsto pure lo schieramento uomini da una parte e donne dall’altra. Personalmente ho avuto l’impressione che alla fine avessero “imbucato” una bella quantità di donne ..spaiate, per motivi di budget, perchè, arrivata in ritardo come sempre, mi trovai un muro di donne davanti, io ero seduta più o meno in decima fila. Cabeceo e mirada erano impraticabili, perchè gli uomini si avvicinavano a quell’esercito schierato di donne in modo timoroso (comprensibile) e si assisteva a scene esilaranti, miravano una ma eravamo cosi stipate che si alzavano tre, poi una faceva segno “io?” e il ballerino “no, l’altra” e cosi via. Ballai poco quella sera, comunque c’era confusione e un certo disagio generalizzato,energia bassissima.. Il giorno dopo, ragionando sul fatto che avevo acquistato un biglietto, passato il fltro del balanced, pagato un viaggio etc etc per ballare, all’ingresso mi dissero di tornare nel gruppo delle donne e io risposi di no, che mi sarei seduta dove preferivo. Era una pomeridiana, più informale, non c’era veramente motivo di rispettare stretti codici. Altre donne seguirono il mio esempio e presero a sedersi liberamente. Cominciai dalla prima tanda e non riuscii più a sedermi fino alla fine della milonga, buoni balli, piacevoli proprio.

          Ero sempre io, stessa ballerina e stessi ballerini.

          Quindi, a mio avviso, la torta si fa bene guardando gli ingredienti che si hanno in casa e utilizzandoli al meglio! non esiste una ricetta fissa ma delle variabili da gestirsi, con obiettivo però il riequilibrare appunto la frequentazione e dinamica della milonga.

          • Mario ha detto:

            Grazie aria per la tua risposta.
            Molto interessanti le proposte che avanzi x cercare di ottenere l’equilibrio di genere nelle serate.
            Così interessanti che mi permetterò di pubblicarne alcuni stralci, in maniera ovviamente anonima, sul blog Il galateo della milonga, dove spesso si dibatte su queste tematiche.
            Grazie ancora

  8. Maria Cogorno ha detto:

    Il commento di Mario e la risposta che ha ricevuto dal gestore alla sua proposta di promuovere ingressi free per gli uomini segnala, a mio avviso, che il problema della disparità numerica, al di là della questione emozionale, apre a considerazioni di natura economica e di strategia di crescita con le quali tutti i gestori, di locali, scuole, eventi hanno e avranno a che fare. Di fatto il “tagliare donne in surplus” significa contrarre entrate, autoridursi clientela attuale e potenziale. Da considerare che le donne sono particolarmente assidue e regolari anche nei corsi e che la capacità di spesa e di tempo tra uomini e donne non differisce di molto, chi esce per andare a ballare può, semplicemente, permetterselo, aspetto non da poco in questi tempi di crisi economica. Sceglie pero di uscire magari una o due sere, se queste sono concentrate nel weekend la concorrenza è alta, molto meglio poter contare su una base e “anche” sulla serata alta. Promuovere iniziative che vanno verso l’incentivazione e non il taglio è conveniente per tutti, il rischio del contrarre presenze è che tra un paio di anni ci si renda conto che la politica restrittiva non pagava, visto anche il proliferare di eventi stabili, una tantum, ricorrenti: i numeri vanno aumentati, non ridotti, per reggere un tale dispendio di forze e investimenti.

    Se la politica restrittiva applicata agli eventi prende campo, potrebbe anche allargarsi alla milonga stabile, nelle serate top. Bilanciamento anche lì, con temporaneo aumento di presenze, sentirsi parte di una élite protetta ha sempre un suo fascino, grandi numeri per pochi. Ma quanto a lungo? se la milonga accanto segue a rotazione, si continua a comprimere invece che crescere.

    Molto più incisiva, anche se sul lungo termine, vedo la tendenza opposta: aumentiamo il numero di uomini, per esempio introducendo la politica egli ingressi free infrasettimanali o altri incentivi alla loro frequenza.

    Io andrei molto più volentieri in una milonga come questa che in una formata da tutte coppie, di vita o di ballo, che sentirei snaturata rispetto al concetto di libertà individuale insito nel tango. E come me penso ragionerebbero altre donne.

    Io sono una buona cliente, parecchi denari sono passati dalle mie tasche al tango in cinque anni. Non servono più?

  9. Maria Cogorno ha detto:

    Mario, grazie a te e ben d’accordo che le idee di tutti circolino, dal confronto ne nascono altre e altre ancora, la passione per il tango ci accomuna.

    ps a proposito, se gestissi una milonga con carenza di uomini, manderei inviti a lezioni primi passi e ingressi gratuiti…alla più vicina associazione sportiva di rugby ;-))

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