Il maestro di tango ideale

PUBBLICATO IL 24 novembre 2014

di Franco Garnero

Abbiamo parlato, nelle scorse settimane, della guerra che si combatte tra i maestri di tango per trarre vantaggio dalla crescita costante di praticanti. Le due puntate hanno avuto una vasta eco e se ne è parlato molto anche sui social. È il momento, ora, di cambiare punto di vista e di chiedere agli allievi cosa pensano di questo fenomeno e, soprattutto, cosa chiedono a una scuola. In altre parole, abbiamo loro chiesto di tracciare l’identikit del maestro ideale.

“Il maestro ideale – sostiene Luca – nella realtà non esiste, tutti hanno pregi e difetti, sarebbe come cercare di assemblarlo con vari pezzi, si rischia però di dare vita non alla perfezione ma al mostro di Frankenstein”. “L’importante – aggiunge – è cercare il maestro che, in un determinato momento, ti può offrire quello che ti serve”. “Direi però – dice ancora Luca – che ci sono alcuni dettagli che trovo particolarmente negativi”. “Molte scuole – spiega – cercano, comprensibilmente, di fidelizzare i propri allievi ma molte lo fanno in un modo negativo, coltivando quelli che io chiamo i fiori di serra, allievi cioè che rimangono tutta la loro vita tanguera nella stessa scuola, dove si instaurano sì ottimi rapporti personali ma il tango lì difficilmente cresce”. “Questi allievi – continua – sono lo zoccolo duro di ogni insegnante, che risponde ‘presente’ a ogni iniziativa, lezione, stage, pratica, vacanza e chi più ne ha più ne metta, sono utilissimi per il portafoglio degli insegnanti, e da loro in cambio vengono vezzeggiati, coperti di complimenti, dopo cinque o sei anni vengono promossi al rango di ‘assistente’, cioè finendo spesso a lavorare gratis in cambio di un piccolo massaggio all’ego, così tutti si convincono di essere bravissimi, in realtà ballano solo tra di loro, sommando i reciproci difetti, eseguendo passi complicati, tutti coreografati”. “Ecco – conclude – queste scuole sono da evitare perché alla lunga non ti fanno crescere”.

Maestro ideale 02

Dopo aver premesso che è necessaria sempre una coppia di maestri, e non maestro e assistente o viceversa, Carla precisa che “non sempre chi è bravo a ballare lo è altrettanto a insegnare, perché è necessario che un maestro sappia trasmettere il proprio entusiasmo, seguendo in modo equilibrato tutti gli allievi, creando classi omogenee per livello e numero di uomini e donne”. Secondo Carla è inoltre opportuno “seguire un programma articolato e soffermarsi il tempo necessario su ciascun argomento trattato in modo da approfondirlo adeguatamente”. “Nei miei 14 anni di tango – evidenzia – ho seguito più scuole e sono riuscita a carpire qualche piccolo segreto a ciascun insegnante”. “Purtroppo – conclude – in nessun corso ho incontrato tutte le caratteristiche sopra descritte, pertanto posso dire che a Torino non esiste la mia scuola ideale”.

Michele è piuttosto seccato da questo proliferare di scuole e preferisce condannare questa moda piuttosto che parlare del maestro ideale. “Non riesco a tollerare quelli che, sino a giugno, ballavano con te, ti salutavano, scambiavano due parole poi, però, siccome a settembre si sono messi a tenere dei corsi, non ti considerano più”. E quindi lancia una proposta che, secondo lui, essendo il tango patrimonio dell’umanità, sarebbe anche “un dovere morale”. “Ogni volta che vediamo qualcuno che cerca di fare il maestro non essendone in grado, e lo sappiamo perché ci conosciamo tutti – dice – dovremmo dare vita a un tam tam su facebook e twitter per raccontare il loro curriculum, gli anni di tango, i limiti, in modo da avvisare i principianti che non devono perderci il loro tempo e sperare che così questi improvvisatori sentano un po’ di vergogna”.

Maestro ideale 03

Mino afferma a sua volta che “la tua scuola sei tu e i maestri che la dirigono dovrebbero essere solo il tramite perché tu possa esprimere le tue sensazioni interiori con la musica”. “Una buona scuola – prosegue – dovrebbe essere psicologica più che dottrinale e indicarti quello che tu non sai ancora di avere, e quello che puoi darti, soprattutto all’inizio, vista la difficoltà, facendotelo sembrare semplice, in fondo non stiamo parlando di camminare? Che è una cosa che abbiamo imparato a fare da piccoli, bisogna solo farlo vivendo l’emozione di un abbraccio, di una melodia che si compenetrano e si fondono in un tango”.

Maria Teresa ritiene che “tutte le scuole di tango dovrebbe essere in grado di insegnare la tecnica: postura, movimento asse, marche; trasmettere la capacità di ascolto della musica; preparare mentalmente, dalla memoria dei passi all’attenzione alla sala, all’amalgamarsi nella ronda con gli altri ballerini; educare gli allievi a inserire la componente emozionale o, meglio, a prendere consapevolezza di ciò che è importante per un buon affiatamento tra ballerini senza impedire alle proprie emozioni di manifestarsi”. Nelle sue scelte ha sempre anteposto “la serietà e la professionalità degli insegnanti piuttosto che le manie di protagonismo di alcuni di loro e preferisco le scuole modeste con un numero di allievi limitato”.

Maestro ideale 05

Riccardo non ama i giri di parole e sostiene che “molti degli autoproclamatisi maestri sono una vergogna per il tango; purtroppo chi è principiante sovente non è in grado di rendersene conto ma il consiglio di amici tangueri e anche osservare l’eleganza, e non la prestazione atletica, dei maestri nel ballare può aiutare nella scelta iniziale”. E si dice convinto che “ogni nuovo passo inizialmente vada  imparato sommariamente, poi debba essere affinato e, solo quando lo si padroneggia perfettamente, si possa inserirlo nel contesto, quindi per me è di grande aiuto avere un insegnante che segua questo metodo o, almeno, che mi permetta di filmare la lezione per poi rivederla e sezionarla”.

Max osserva che in una scuola cerca quello che ha trovato dieci anni fa, quando ha iniziato a ballare. E ricorda che, allora, “nei corsi si camminava, poi si camminava e, infine, si camminava; si insegnava a sentire la musica e il tempo, a capire e sentire come interpretare un brano; si insegnavano le figure più caratteristiche e si studiavano il tempo necessario, senza passare alla successiva dopo mezz’ora”. Ma non è tutto, aggiunge, perché “si simulava la milonga e, uomini da un lato e donne dall’altro, si provava a fare mirada e cabeceo, pratiche ormai del tutto scomparse”. In una buona scuola Max si aspetta “di trovare un maestro che si spenda per portare avanti la tradizione, per mantenere immutata l’atmosfera, per mantenere in vita gli usi, i modi e quelle regole dello stare in società che hanno accompagnato il tango fino ai giorni nostri”.

Maestro ideale 06

Anche Maura è prodiga di buoni consigli. “Per me, e ovviamente confesso un taglio da prof quale sono, il maestro deve possedere buone capacità didattiche”, esordisce. E dice poi di voler “sentire il suo entusiasmo per la materia tango e la voglia di far crescere i suoi allievi”. Confessa poi di non amare “chi pecca di narcisismo e apprezzo chi umilmente utilizza un metodo sistematico molto centrato sull’esercitazione pratica e la ripetizione”. Non ama, inoltre, “chi si perde in chiacchiere varie ma ottimizza il tempo della lezione, è segno di rispetto per chi apprende e paga ma, soprattutto, stimo il maestro che insegna con gentilezza e simpatia e che non fa battute spiacevoli se sbagli, che non ti sottolinea in malo modo o con aria da saputello il tuo errore”. “Mi piace – osserva ancora – un maestro con il sorriso e che, possibilmente, abbia una buona intesa con la sua ballerina, perché non è bello trovarsi nel mezzo di una crisi coniugale quando sei lì per imparare il tango”.

Mario sottolinea invece che “purtroppo nella maggior parte delle scuole i corsi sono eterogenei per livello di ballo e, per non perdere un cliente, raramente gli insegnanti consigliano a persone con meno esperienza di retrocedere a un livello più basso”. “Ultimamente – continua – a fianco del proliferare incontrollato di milonghe, nel Torinese si è assistito a una esplosione delle scuole, con insegnanti di dubbio valore”. “La loro didattica – si rammarica – non può certo essere di alto livello. Pochi oggi conoscono e praticano i codigos della milonga. Non è un caso che in quelle torinesi praticamente nessuno inviti con mirada e cabeceo”. “Dopo molti anni in scuole diverse – conclude – mi sono reso conto che l’unica via da seguire per migliorarsi nel ballo sia quella di prendere lezioni individuali”.

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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15 commenti

  1. Mario ha detto:

    Michele, leggo nell’articolo, non riesce a tollerare quelli che, sino a giugno, ballavano con lui, lo salutavano, scambiavano due parole poi, però, siccome a settembre si sono messi a tenere dei corsi, non lo considerano più.
    Consolati Michele, a me in due occasioni è capitato di peggio.
    Due men che mediocri ballerini mi hanno invitato a partecipare ad un loro stage (uno di milonga e uno di tango) al costo di 20€ per un’ora e mezza.
    Il primo lo ha fatto con un messaggio privato su fb, mentre nel secondo caso invito è giunto dalla ballerina, che avevo invitato a ballare.
    Questa, a metà tanda, esordisce chiedendomi se avessi intenzione di partecipare ad uno stage di tango organizzato da lei ed il suo fidanzato.
    Dando per scontato che non potevano essere loro ad insegnare, le chiesi quali maestri avessero invitato, e la sua disarmante risposta fu che erano loro a tenerlo.
    Probabilmente affiorò sul mio viso un’espressione di sorpresa, al che lei si giustificò affermando che si erano preparati una belle sequenza da proporci.
    Questi casi mi fanno tornare in mente una scena del film “Una moglie bellissima” di Leonardo Pieraccioni, in cui i protagonisti, impegnati come attori dilettanti nelle prove del musical Grease, con risultati deludenti, fanno pronunciare al regista la frase:” Qui il fatto non è che non sapete ballare e cantare, è che avete perso la dignità!”

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Mario. E grazie per la costanza con cui si segui e per la qualità dei tuoi contributi. Quindi Michele non è l’unico. E immagino che nel tuo caso ti abbiano magari anche tolto il saluto. Per quanto mi riguarda, questi comportamenti sono difficili da capire perché è chiaro che, se devo decidere a chi dare i miei soldi, scelgo uno che sia anche un minimo gentile e simpatico. Questi comportamenti, inoltre, confermano quello che sempre su questo sito si diceva tempo fa, e cioè che in tanti scelgono di aprire una scuola o una milonga per desiderio di autoaffermazione più che per ragioni economiche o per questioni di passione.

    • Cesare Zecca ha detto:

      > Dando per scontato che non potevano essere loro ad insegnare, le chiesi quali maestri avessero invitato

      Ahahah
      Bellizzzzima questa! =:)

  2. emilio ha detto:

    io sono del parere che dopo aver avuto una buona base di postura di camminata i passi principali di base poi tutto il resto va a secondo la persona la sensibilita interpretazione del corpo a secondo le note musicali. io ho conosciuto delle donne che dopo anni di scuola sono ferme non esprimono niente e invece certe dopo poco tempo sono bravissime. secondo me il tango e una storia da raccontare con il corpo

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Emilio. Grazie per il tuo intervento. Mi sembra di capire, quindi, che tu sei sostanzialmente d’accordo con quanto dice Mino, che il tango è dentro di noi e dobbiamo solo essere aiutati a trovarlo e a esprimerlo.

  3. Max ha detto:

    Interpellato dall’amico Franco, ho già espresso il mio parere rispetto all’argomento trattato da questo articolo, ma vorrei cogliere l’occasione per fare lega con il buon Michele, nonché, di riflesso, con il caro Mario, con i quali, non sono sicuro di essermi mai incontrato personalmente ma con cui, evidentemente, condivido la stessa esperienza.

    A me, è capitata, più o meno, la stessa cosa che è capitata a loro: un tizio che, per ovvie ragioni, non posso chiamare signore (perché, un signore, evidentemente, non è!) e con il quale, fino a un certo momento, ci si era sempre scambiati il saluto e con il quale era spesso capitato di scambiare qualche battuta in milonga o altrove, dall’oggi al domani (con mio profondo stupore!), non si è più degnato di rivolgermi la parola e lo sguardo perché, arruolato da un altro soggetto di sesso femminile che, a mio avviso, oltre a prendere lezioni di tango, dovrebbe anche prendere lezioni di etica professionale e di correttezza, aveva iniziato a fare il “maestro” (!!!).

    Quello che io ho trovato ancor più sconcertante è stato il fatto che, davanti al manifestargli la mia perplessità, rispetto a quanto avvenuto, l’unica cosa che ho ottenuto in risposta, è stato un messaggio contenente un’emoticon, raffigurante un pollice alzato (del tipo “mi piace” di Facebook), atteggiamento che io ho trovato di una miserabilità e di una piccineria assoluta, proprie di una persona che, nonostante un’età che va oltre i cinquant’anni (cosa che dovrebbe sott’intendere una certa maturità e una certa serietà), non può di sicuro essere chiamato “uomo” e che, certamente, non ha argomenti per motivare l’incomprensibile e vergognoso episodio.

    Tra l’altro, tengo a precisare che, il soggetto in questione, è un personaggio che, oggi, oltre ad atteggiarsi presuntuosamente a mo’ di “insegnante” e pavoneggiarsi in giro per le milonghe come se fosse il portatore della legge divina tra i popoli, si prende anche la libertà di enunciare i principi secondo cui si definisce un “maestro” ma, fino a ottobre inoltrato del 2013, dico, OTTOBRE INOLTRATO 2013, chiedeva al sottoscritto di insegnargli a fare l’enrosque!!! Ora, mi chiedo: come può un personaggio che, fino a qualche mese fa, non solo non sapeva fare un enrosque e che, evidentemente, non era neanche in grado di analizzare autonomamente la figura e coglierne le dinamiche, per poi imparare a farlo, avere, oggi, le conoscenze, nonché, le capacità, non solo di eseguirlo ma, soprattutto di spiegare e, quindi, insegnare a fare un qualsiasi qualcosa attinente alla materia, a qualcun’altro?! Che sappia io, un qualsiasi cristiano, può, o meglio, dovrebbe poter fare un’attività del genere, solo dopo aver consumato ore e ore di esercizio, acquisito una certa esperienza e quelle capacità (che, appunto, solo l’esperienza è in grado di fornire), che permettono di scomporre, comprendere (e quindi far sue) e, successivamente, spiegare, dinamiche più o meno complesse. A meno di essere dotato di un innato talento naturale, certo, ma direi che non è questo il caso. Questo lo racconto anche a beneficio dell’amico Riccardo che afferma con forza che gli “improvvisati” sono una vergogna per il tango (e non solo, aggiungo io) e al quale, forse, quanto sopra, potrà essere utile per le sue valutazioni.

    Ciò che più è sconcertante è il fatto che di Michele, Mario e Max, chissà quanti altri ce ne sono.

    Secondo me, una cosa utile da fare, sarebbe, non tanto dar vita a un tam tam mediatico volto a mettere in guardia i principianti e far vergognare questi non so neanche io cosa, che se avessero un minimo di buon gusto e umiltà, non darebbero certo a noi la possibilità di sottolineare la loro esistenza, anche perché, se lo si facesse, non lo si potrebbe fare in regime di anonimato come stiamo facendo ora ma si dovrebbero fare nomi e cognomi (altrimenti, gli avventori, come fanno a sapere da chi non andare), e questo, inevitabilmente, ci renderebbe passibili di denuncia per diffamazione (che, in questo Paese, è possibile disporre anche se la cosiddetta “diffamazione” coincide con la verità). Credo che, invece, sarebbe utile mettersi a disposizione dei principianti, dando vita a un tam tam mediatico che faccia sapere loro che esistono persone che possono rispondere alle loro domande e fornir loro materiale che possa permettere loro di trarre in autonomia le loro conclusioni e muoversi, più coscientemente, in questo mondo che si è fatto ormai un ginepraio. Ovviamente, a patto di poterlo fare con elementi oggettivi perché, diversamente, ogni persona che è stata “offesa” dall’atteggiamento di una di queste pseudo “divinità”, si sentirebbe in diritto di parlarne male a prescindere dal fatto che, quanto afferma, è vero o meno e, questo, non sarebbe né giusto né utile ai principianti. Non credo sia impossibile: personalmente, dell’episodio di cui sopra, per esempio, posso fornire tutti gli elementi descritti, messi nero su bianco, e mettermi in una posizione in cui non è necessario che aggiunga altro. Forse pecco di presunzione ma, magari, a qualcuno potrebbe essere utile sapere, se non quanto è poco stimabile la persona che si ritrovano davanti come insegnante, sapere che tipo di esperienza si porta dietro quest’ultima.

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Caro Max, grazie per aver voluto intervenire con tanta dovizia di dettagli e di suggerimenti. La veemenza con cui hai argomentato le tue convinzioni sono la miglior dimostrazione che di questi dibattiti, di queste riflessioni ce n’è un gran bisogno nel mondo del tango.

      • Max ha detto:

        Caro Franco, in primis, ti ringrazio per aver pubblicato il mio commento, in secundis, per aver prodotto le tue personali considerazioni in merito a quest’ultimo.

        Vedi, io ho scritto, in quanto interessato da un fatto simile a quello condiviso da Michele e Mario e perché, onestamente, veder imbrattare l’ambiente del tango dalle gesta del fenomeno di turno che si muove tutto impettito, con fusa sul volto quella specie di perpetua paresi a forma di ghigno, come a dire “Aò, guardate come sò figo, guardate come sò bravo, tse!, tse!” e che sprizzano amiconeria da tutti i pori, accompagnati dalla tipa alla quale, qualcuno, deve aver detto che ricorda Liza Minnelli ma lei non si è accorta che la stavano sfottendo ed ha finito per convincersi che è, effettivamente, così, decisamente, è qualcosa che trovo stomachevole e a cui, secondo me, non è possibile non tentare di opporsi.

        Il problema è che temo non serva a nulla o, comunque, a poco. Come, giustamente (a mio avviso), dicevi tu qualche sera fa, parlando di un argomento diverso, è vero, ma per il quale, secondo me, valgono gli stessi principi, affinché, una qualche inversione di tendenza, si inneschi, occorrerebbe che, prima di veder arrivare degli incoraggiamenti dall’esterno, i propositi, in tal senso, nascessero dentro i singoli soggetti, cosa che temo, difficilmente, potrà accadere ai nostri fenomeni. Siamo certamente di fronte a personaggi che cercano, nell’ambiente del tango e in chissà quanti altri, la celebrità, la fama e il protagonismo, che non riescono ad ottenere nella loro anonima esistenza, stato, questo, che, ahimè, dubito possa alimentare, in essi, l’umiltà e un atteggiamento che li spinga ad avere una condotta più sobria quando non a togliersi proprio dai piedi. Ovviamente, non parlo più solo dei personaggi attori dell’episodio che ho condiviso con voi ma anche di tutti quelli che, più o meno caratterizzati dalle stesse “qualità”, popolano il parco, il quale, tu stesso, hai più volte avuto occasione di farmi notare quanto è diventato ampio.

        Beninteso, io non sono contrario al “nuovo”, questo voglio che sia chiaro, io sono contrario al buffonesco. Se tizio, mai visto né sentito, ma corredato da un certo ed oggettivo (non fumoso bla-bla, quindi) bagaglio di studio e di esperienze, prova a dire la sua e lo fa in modo umile, rispettoso e, soprattutto, spinto da uno spirito professionale e non dalla smania di diventare una o la nuova celebrità di un microcosmo, benvenga. Ma se uno senza arte né parte e, per contro, munito di un sacco di ciarle e di un’etica decisamente discutibile, viene a fare il professorino al solo scopo di poter fare, più di prima, la star della milonga o potersi dire appartenente all’elite degli “inarrivabili”, beh, allora no, non ci stiamo più.
        Peraltro, c’è ancora da dire che questo modus di spacciarsi da maestro (per carità, con tutte le opportune premesse volte a tentare di non “solleticare” le considerazioni di nessuno che, certamente, finirebbero per ricoprire l’interessato di miseria), al solo scopo di diventare una delle tante pseudo divinità che ci circondano, è un’altra roba che, dal punto di vista della “persona”, è come minimo agghiacciante, nel senso che, fare gli “sboroni” con chi non ne capisce nulla o quasi, è un po’ come sparare sulla croce rossa. Tipo il tipo che va a girare in pista, la domenica, con la sua moto e gli amici, e fa credere al figlioletto di essere un pilota di motogp. Siamo alla stessa stregua. Sappiamo bene tutti che, la stragrande maggioranza di questi “virtuosi” (se non tutti), davanti ad una coppia di professionisti vera, che ha titolo per definirsi tale, si smaterializza nel senso stretto del termine.

        Il problema (perché, poi, il problema è questo, in verità), è che, più che il folclore che animano questi elementi, questo spirito, fatto di ignoranza, arroganza, presunzione, opportunismo, maleducazione, e chi più ne ha più ne metta, è quello con cui indottrinano i loro allievi e, ancor peggio, questo, è lo spirito che, di riflesso, i loro allievi, adottano per entrare in pista, consumarci le loro tande e popolare le milonghe. Questa è la vera piaga.

        Ad ogni modo, è anche vero che scambiare le proprie opinioni con gli altri fa sempre piacere e, se non altro, permette di constatare che non si è i soli ad avere un certo pensiero o ad aver vissuto determinate situazioni e che esistono altre persone con cui poterle condividere. E non è detto che, a forza di parlarne, non si inneschi un qualche meccanismo di sensibilizzazione che possa dar vita ad un processo di “purificazione”.

        A presto, un saluto a tutti.

        • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

          Ciao Max. E di nuovo grazie per aver di nuovo arricchito con le tue considerazioni questo dibattito. Tu hai già detto molto. Io mi limito ad aggiungere che, se è vero che i cambiamenti iniziano dall’interno, cioè da ognuno di noi, in questo caso mi sembra che Michele abbia lanciato una interessante provocazione con la sua proposta di ricordare sui social i curricula di chi si propone come maestro senza averne le qualità. Diciamo che in questo campo, come in tanti altri, il controllo sociale – magari sui social 🙂 – può fare molto.

  4. Maria Cogorno ha detto:

    “Cercasi maestro di tango. Astenersi perdi-tempo!” :-))

  5. Riccardo ha detto:

    In verità un modo ci sarebbe, senza rischiare querele.
    Tutti, sia i maestri veri sia gli “spacciatori di pessimo tango”, prima o poi fanno una “performance”, vengono filmati e finiscono su you tube.
    Basterebbe dedicare una pagina facebook alle le scuole di tango, chiedere agli insegnanti il loro curriculum da pubblicare (se non me lo dai hai la coda di paglia), ma soprattutto linkare le loro “performances” su youtube.
    Un rapido click e si saprebbe subito se ridere o piangere!!!!!!

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Riccardo. E grazie anche a te per il tuo contributo.
      L’idea è buona ma di incerta efficacia. Ci sono maestri sulla piazza da quasi vent’anni di cui non esiste un filmato che sia uno. E poi, così, a caso, direi che di un buon terzo di quelli dell’ultima ora, forse anche perché nessuno ancora li ha invitati a esibirsi (chissà come mai, verrebbe da chiedersi), ugualmente non esiste documentazione video della loro capacità. Per esempio delle tre nuove coppie nate (nelle ultime due settimane) non vi è nulla su you tube né altrove. Né mi sembra il caso di incoraggiare tale pratica perché non vorrei che per il nobile fine di apparire qualcuno rischiasse l’integrità ossea per una piernada spericolata o un salto di troppo :-).

  6. Matteo ha detto:

    Un metodo utile potrebbe essere avere un posto dove allievi, maestri etc potessero dialogare, tipo un forum per intenderci, dove confrontarsi su maestri, milonghe etc.
    Perchè se è vero che ci sono diversi siti (faitango docet) dove vedere eventi corsi e milonghe, mi pare non ci sia un sito con forum dove scambiarsi opinioni su luoghi e personaggi del tango.
    Chi vedendo una milonga sulla lista eventi dove non è mai stato non si è mai chiesto “com’è? a chi posso chiedere?”?

    Complimenti per il sito nel frattempo 🙂

    • Franco Garnero Franco Garnero ha detto:

      Ciao Matteo. Grazie per il tuo contributo. In effetti stiamo pensando da qualche tempo a qualcosa del genere. Ne ho parlato io stesso mesi fa ai responsabili del sito e di Faitango ma al momento non è stato ancora deciso nulla, che io sappia. Ti dico subito, però, che non credo che la formula possa essere quella del forum, del blog, perché sappiamo benissimo che, in quei luoghi, spesso dominano il cattivo gusto, la piccineria, la vendetta personale. Né devono essere fiumi di parole dove chiunque dice qualunque cosa. Mentre dovrebbe essere quello che intendiamo noi, vale a dire uno strumento utile per orientarsi nel grande mondo delle scuole o delle milonghe. La mia opinione è che sarebbero più adatte delle schede per una scuola o per una milonga con un numero ristretto di domande (al massimo una quindicina) su elementi oggettivi e a risposta chiusa, vale a dire solo “sì” e “no” o gradazioni di giudizi nelle classiche cinque sfumature, da “per niente” a “moltissimo”. E zero spazio per esprimersi liberamente, altrimenti si rischia la gazzarra, per di più inutile, come dicevo prima.

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