Intervista al “Chiquilín de Bachín”.

PUBBLICATO IL 26 dicembre 2014

 

“Chiquilín di Bachín” è una famosa canzone di tango al ritmo di “vals” composta da Astor Piazzolla e dal poeta uruguaiano Horacio Ferrer. Fu interpretata per la prima volta da Amelita Baltar. La canzone è stata editata come lato B di un singolo pubblicato dalla CBS nel Novembre del 1969, avente sul lato A “Balada para un loco” degli stessi autori. Il mese successivo, Dicembre 1969, la RCA pubblicò un singolo con le stesse canzoni eseguite da Roberto Goyeneche accompagnato dall’orchestra di Astor Piazzolla. L’interpretazione emozionamente sofferta di Goyeneche è rimasta poi associata con il famoso tema.

 

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Astor Piazzolla e Horacio Ferrer sulla copertina dell’album del 1970,
che comprende “Balada para un loco”, recitata da Ferrer.

 

Il contesto

Nella decade del ‘60 l’Argentina stava vivendo un forte movimento di rinnovamento culturale del canto popolare in ogni genere, attraverso esperienze come il Nuevo Cancionero folklórico, il tango d’avanguardia, il “rock nazionale”, il Canzoniere infantile di Maria Elena Walsh e il Quartetto cordobese. Le canzoni composte in quel momento da Piazzolla e Ferrer, soprattutto “Balada para un loco”, si sono dimostrate decisive in questo processo di creazione della nuova canzone Argentina.

Nel 1967 Astor Piazzolla e Horacio Ferrer avevano iniziato un prolifico sodalizio musicale-poetico che sarebbe durato diversi anni. Ferrer racconta che Piazzola lo raggiunse e gli disse: “Desidero che tu venga a lavorare con me perché la mia musica è uguale ai tuoi versi”. Il primo risultato di questa collaborazione è stata la composizione dell’operetta “Maria de Buenos Aires”, che ha debuttato con grande successo nel 1968.

Da quel momento Piazzolla e Ferrer iniziarono a scrivere canzoni popolari, senza spingerle però in maniera massiccia.

Una di queste, composta nel 1968, è stata “Chiquilín di Bachín”.

 

Creazione

Il tema è relativo a un ragazzo di strada che vende fiori nei ristoranti del quartiere dei teatri di Buenos Aires che si trova in Avenida Corrientes. Bachín era una taverna situata sul marciapiede nord (dispari) della Calle Sarmiento (a un isolato, parallelamente a Corrientes) vicino all’angolo con Calle Montevideo, tra questa strada e Calle Rodríguez Peña. La taverna era parte del Nuovo Mercato di Buenos Aires che è stato poi demolito, come la maggior parte di quell’isolato, per costruire il Paseo La Plaza, ma nello stesso luogo è stato costruito un altro ristorante che porta il nome “Bachín”.

Horacio Ferrer era solito frequentare i bar e ristoranti della zona, come la maggior parte degli artisti, dopo le rappresentazioni serali.
Fito Paez ha composto e interpretato anche lui una canzone dal titolo “11 e 6”, che pure si riferisce ai ragazzi di strada che vendono fiori nella zona, in questo caso al Café La Paz, situato a soli 100 metri da Bachín.
La stessa casa di Ferrer era situata a tre isolati dal Bachín.

Il ragazzino che vendeva i fiori in Bachín è stato rintracciato; il suo nome è Pablo Alberto Gonzalez e aveva a quel tempo 11 anni.

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Nel 1970 la rivista Sette Giorni lo ha intervistato:

– Hai sempre venduto i fiori ?

No, prima lavoravo aprendo e chiudendo le porte del taxi, fino a quando un’amica, tre anni fa, mi ha suggerito di vendere fiori, avrei guadagnato di più. Io sono l’unico dei miei fratelli che lavora, perché gli altri sono troppo piccoli. Mia mamma pure lavora: fa le pulizie in qualche bar.

– Dove vivi ?

In una pensione all’incrocio di Calle Charcas e Calle Alem, abbiamo un grande appartamento.

– Lo sapevi che Piazzolla e Ferrer stavano facendo una canzone?

Sì, perché la notte che li ho conosciuti da Bachín mi dissero che ero un bravo ragazzo e che avrebbero fatto un tango su di me, ma avrei dovuto continuare a comportarmi bene. In seguito vennero a fare un’anteprima di quel tango in casa mia. Quella sera portarono dolci e bevande; fecero una grande festa, e mia mamma preparò e decorò tutta la casa per la loro venuta. Poi, quando suonarono quel tango al Teatro Regina ci invitarono lì. Quella notte ho cantato diverse canzoni, e il pubblico mi ha applaudito molto.

– Ti piace Chiquilín di Bachín?

Mi piace molto. La parte più simpatica è quella che dice: “Angioletto dalla faccia sporca che vende fiori nel locale di Bachín, colpiscimi con tre rose per la tua fame che non ho capito.”

– Hai capito che cosa vuoi dire?

No, ma mi piace lo stesso.

– Quante ore lavori? Cosa fare con quei soldi? Cosa fai quando non lavori o quando non sei a scuola?

Lavoro da mezzanotte alle sei del mattino e il denaro che guadagno lo do alla mia mamma. Non sempre mi comprano le rose, ma quando c’è una coppia io dico loro: “Dai, ragazzo, compra un mazzo di fiori per la tua amata !” e se lui rifiuta dico a lei: “E tu, bellezza, non ne compri ?” Quindi, prima di fare brutta figura, il ragazzo prende i soldi e mi compra i fiori. A volte la gente mi riconosce, mi dice “Ciao, Chiquilín di Bachín”. Quando non lavoro io gioco a calcio con i miei amici nel parcheggio che sta a Charcas, quasi accanto al porto.

 

La canzone

Il brano è costruito su un ritmo di vals che inizia con una breve introduzione di bandonéon, accompagnato da un pianoforte e da un violino. La canzone ha una struttura tradizionale ABCB (strofa1- strofa2 – ritornello – strofa3 – strofa4 – ritornello), ma le strofe contengono variazioni interne che donano loro complessità. Nella versione registrata prescinde dal versetto iniziale che Ferrer aveva scritto e che lui recita quando canta il tema personalmente.

La prima strofa inizia con dei versi che sono ben conosciuti, dove colpisce il contrasto, in una canzone piena di contrasti, tra la notte e la presenza del bambino:

 

Por las noches cara sucia
de angelito con bluyín
vende rosas en las mesas
del boliche de Bachín.

 

         Nelle notti, faccia sporca

         di angioletto in blue-jeans,

         vende rose ai tavoli

         della taverna di Bachín.

 

La “castellanizzazione” di un indumento allora molto moderno come il blu-jeans, provoca tenerezza in una scena di ingiustizia sociale familiarizzata dalla quotidianità dell’ubicazione. La prima strofa continua a mostrare attraverso suggestioni, il contrasto della “griglia” di carne per i clienti e il bambino affamato che all’occorrenza mangia “pane di fuliggine”.

La seconda strofa parla direttamente del bambino, della sua povertà e della sua tristezza (“la sua tristezza non fa l’alba”). La terza strofa mostra il contrasto con i bambini che vanno a scuola (“quando il sole mette ai bambini i grembiuli per imparare”) e lui che guarda sua madre per strada a fare “la professione” (“gira che ti gira”). Infine, nell’ultima strofa sta cominciando l’alba e il bambino cerca del cibo nella spazzatura, “ragazzo di mille anni.”

Il ritornello è un grido di indignazione e contemporaneamente un appello, in cui il poeta espone poeticamente, ma anche crudamente, la sua vergogna e senso di colpa per l’indifferenza sociale:

 

¡Chiquilín,
dame un ramo de voz,
así salgo a vender 
mis vergüenzas en flor.
Baleáme con tres rosas
que duelan a cuenta
del hambre que no te entendí,
Chiquilín de Bachín.

 

         Piccolino,

         dammi un mazzo di parole,

         così esco a vendere

         le mie vergogne in fiore.

         Tirami contro tre rose

         che mi facciano male, come acconto

         per la tua fame che non ho capito,

         piccolino di Bachín.

HA SCRITTO PER NOI #
Antonio Mario Savella

Ultimo presidente della prima associazione di tango in Italia, il Barrio Tanguero di Torino, appassionato di musica di tango, editore del dvd sul poeta Horacio Ferrer, il paroliere di Astor Piazzolla.

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