Nasce “Teatro tango Milano”, una compagnia che ha deciso di dedicarsi esclusivamente a spettacoli che ruotano intorno al 2×4

PUBBLICATO IL 9 novembre 2015

Di Franco Garnero

 Anche se non è uno dei suoi luoghi deputati, il tango deve molto al teatro. Quando ha rischiato di estinguersi, così raccontano, per via delle censure di regime, è stato proprio uno spettacolo portato in giro per il mondo – “Tango argentino”, del 1983 – a decretarne la rinascita. Sono poi frequenti le occasioni, specie collegate a festival ed eventi di vario genere, che lo portano sul palcoscenico. Ma, a essere sinceri, quelle rappresentazioni hanno ben poco di teatrale, perché si tratta, nella quasi totalità dei casi, di pure e semplici esibizioni – per quanto più complesse ed elaborate – dove manca del tutto l’elemento narrativo. Meritano quindi particolari attenzione le proposte di “Teatro tango Milano”, un gruppo neonato che si propone proprio di “raccontare” il tango o, in ogni caso, inserirlo da protagonista come da comprimario, nei propri spettacoli.

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“Teatro tango”, fanno sapere gli organizzatori, “metterà in scena esclusivamente opere teatrali legate al tango da un filo diretto o indiretto ma logico, evidente e resistente: non solo al tango nella sua qualità di poesia, musica e danza ma soprattutto al tango nella sua qualità di filosofia”. “Teatro tango” – la sede è in via Piolti de’ Bianchi 47 – si propone quindi di diventare un luogo di ricerca e contaminazione artistica che abbraccerà la filosofia del tango a tutto tondo. “Siamo partiti dunque da questa ipotesi filosofica dove l’emozione si sposa alla geometria e a una diversa concezione del tempo e delle memoria – osserva Carolina Di Lauro, tra i promotori di questa avventura – nel cerchio si ripete sempre la stessa storia, che è la nostra storia, ogni cambiamento è apparenza, cambiano le maschere dei protagonisti, la nostra maschera, la maschera del partner che rappresenta l’Altro a cui aneliamo di unirci”.

Teatro Tango ha posato la sua prima pietra il 28 maggio 2015, la sera dell’anteprima al Filodrammatici della commedia “Artemide”, di Paolo Pietroni, regia Elisabetta Vicenzi, una storia d’amore che nasce in una scuola di tango: l’abbandono dell’uomo da parte di una donna e la speranza che questa ritorni a casa. I frequentatori più attenti delle milonghe sanno che questo è il tema comune di tante canzoni degli anni Venti, quando già il tango era considerato una metafora della vita stessa, lo specchio delle anime della gente.

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Il cartellone 2015/’16, oltre alle repliche di “Artemide”, prevede la messa in scena di opere inedite come “Il tango di Stravinsky”; “Segreti”; “Speriamo che in paradiso si possa fumare”; “Un amore”, tratto dal romanzo di Dino Buzzati; “Tre canti della Divina commedia”. Perché, spiega Carolina, “il teatro, come la nostra vita, è fatta di un cerchio che continuamente si forma, si scioglie e si riforma, secondo i disegni del nostro destino e di chi ci guarda e ci accompagna nel lungo viaggio”.

La stagione 2015/’16 è stata inaugurata il 22 ottobre con “Segreti”. Sono già previste alcune repliche presso altri teatri italiani partendo dalla Lombardia per arrivare alla Sicilia. “Segreti” mette in scena per la prima volta la riduzione teatrale del romanzo “I segreti di una piccola città” (Longanesi editore, 1994) di Marco Parma, l’autore del best seller “Sotto il vestito niente”, con la regia di Elisabetta Vicenzi. Sul palcoscenico la scena di una sala da ballo con sei tavolini dove siedono dieci persone nell’attesa di dare vita a una sera speciale. Non è una sera tra amici, come dice il presentatore, conduttore e promotore di questa serata, Cesare Cadeo. Le dieci persone, cinque uomini e cinque donne, non si conoscono tra loro, hanno accettato di trovarsi insieme con un identico fine: confessare un segreto della loro vita. Nello stesso spirito con cui si confida un segreto a uno sconosciuto incontrandolo durante un viaggio in treno, consapevoli che quello sconosciuto scenderà in una stazione diversa dalla nostra e non avremo mai più l’occasione di incontrarlo ancora.

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“Ciascun segreto rappresenta, essenzialmente, l’incontro rivelatore con un’altra persona all’interno del cerchio che è la metafora del cerchio in cui si vive la storia della nostra vita, l’ocho del tango, dove si ripetono ogni volta in modi sempre diversi ma identici le nostre gioie e i nostri dolori, le vittorie e le sconfitte, le delusioni e le speranze, le sfortune e le fortune”, racconta Carolina. E precisa che “è la filosofia del tango che unisce le esistenze dei dieci personaggi e i nuovi tanghi del complesso argentino delle Las Rositas sono il filo musicale che cuce l’uno all’altro i dieci segreti confessati, alcuni divertenti, altri drammatici”. A un tavolino sono seduti due tangueri, un ballerino e una ballerina, che tra un segreto e l’altro si alzano e ballano un tango delle “Las Rositas”, tre giovani donne argentine esponenti del tango nuevo: Ana Belén al pianoforte, Gabriela Palma al violino, Cecilia Palma alla viola. Il filo musicale viene completato dagli interventi di Cadeo, che legge poesie sinergiche con i segreti confessati dai personaggi. 

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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