Enrique Cadícamo – “Un ragazzo di Calabria”

PUBBLICATO IL 3 dicembre 2015

 Enrique Cadícamo, di origini italiane (i genitori erano di San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza) è stato un autore a 360 gradi iI cui lavoro spazia tra teatro, poesia, cinema. La sua produzione è impressionante: almeno 1300 lavori, tanghi come “Niebla del riachuelo”, “Ensueños”, “Muñeca brava”, “Garúa”, “Madame Ivonne”, “La casita de mis viejos”, “Che papusa oí!”, “No Vendrá”, “Llorar por una mujer”, “Nunca tuvo novio”, “El Cantor de Buenos Aires” (dedicato a Carlos Gardel), ma anche milonghe come “El llorón” o “No hay tierra come la mia” e vals come “Noche de Estrellas” o “Lagrimitas de mi corazón”. La sua opera, oltre che per l’estensione, impressiona per la diversità dei temi e la singolarità della poesia che può essere seria o ironica, tenera o drammatica, o tutto questo insieme, e che ha contribuito a formare una nuova corrente di parolieri: gente del calibro di Catulo Castillo o Homero Manzi. Un poeta autentico Cadícamo, mai volgare e, anzi, sempre accompagnato da un alto contenuto letterario che ne fa uno dei più grandi personaggi della storia del tango.

 

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En la buena y en la mala (música: Domingo Scarpino, letra: Enrique Cadícamo): è uno dei tanghi più suonati nelle milonghe. Energetico e ben ritmato mette le ali ad ogni ballerino. Il testo recita: “nella buona sorte ti ho incontrata e nella mala sorte ti ho persa, Vampiresa de mis noches de champán”. Locuzione quest’ultima che lascia pochi dubbi sul tipino di cui si era innamorato il cantore.

 

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El llorón (música: Juan Pacho Maglio, letra: Enrique Cadícamo): il testo di questa milonga è veramente divertente: è la storia di un dongiovanni da strapazzo che per conquistare le donne ricorre alle lacrime. Gli amici lo prendono in giro e lo chiamano llorón (piagnone) ma lui non se ne cura, ormai ha adottato quel metodo e tutte (a suo dire) si innamorano di lui. Molto apprezzata la versione quasi jazzistica di Hugo Diaz.

 

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Tres equinas (1941 música: Ángel D’Agostino/Alfredo Attadía, letra: Enrique Cadícamo): “Tres Esquinas” era ad inizio secolo scorso il quartiere delle famiglie ricche, ma un’epidemia di febbre gialla ne cambiò il destino. I ricchi fuggirono e cominciarono ad arrivare immigranti che lo trasformarono in un barrio popolare con café di dubbia reputazione, covo dei peggiori malviventi. Il tango allude più precisamente all’incrocio fra Montes de Oca e Osvaldo Cruz, lì era la stazione “Tres Esquinas”. In Tres Equinas è il tango stesso che racconta la propria storia e le proprie umili origini nel barrio, dove le ragazze leggiadre (las lindas pibas) fioriscono come il glicine e dove per un pazzo amore, i compadritos non esitano a ricorrere al coltello (tiré la daga por un loco amor). La versione più ricordata è senz’altro quella Vargas-D’Agostino (tra l’altro era il quartiere natale di Vargas). In essa un degli assoli di violino contemporaneamente più breve, semplice e bello della storia del tango.

 

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Nostalgias (1936 música: Juan Carlos Cobian, letra: Enrique Cadícamo). Protagonista di questo bellissimo tango è il sentimento della nostalgia che fa emergere l’immagine della perdita di una parte di sé, destinata a non tornare, della perdita di un amore che non poteva, non doveva estinguersi. In tale condizione, l’individuo si sente triste e indifeso. Innumerevoli le incisioni di Nostalgias. Una delle più ballate è quella di Francisco Lomuto. Di sicuro impatto è poi la versione strumentale di Hugo Diaz. Una curiosità: anche la nostra Mina ne ha incisa una versione con un arrangiamento che, per la verità, ne fa più un bolero che un tango.

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Los mareados (1942 música: Juan Carlos Cobiàn, letra: Enrique Cadícamo) due amanti annegano in un brindisi l’ultima notte assieme. Bevono insieme, ma ognuno è rinchiuso nel dolore dell’abbandono e sa che domani l’altro sarà solo un ricordo. Questo il tema de “Los mareados” eseguito per la prima volta nel ‘42 da Troilo con un successo immediato. Ma il governo militare non gradisce i termini in lunfardo e i riferimenti all’uso dell’alcool. La censura aggredisce “Los mareados”, così Cadícamo è costretto a modificarne le parole e a cambiarne il titolo in “En mi pasado”. I nuovi versi imposti dai funzionari governativi hanno talmente perso di armonia che lo stesso autore ne rifiuta la paternità. Solo nel ‘49, Cadícamo riesce a farsi ricevere da Peron. Il generalissimo lo accoglie con una frase in lunfardo e questo simbolico gesto è la risposta alla richiesta di abolizione della censura. Los mareados torna così ad essere interpretato nella sua versione autentica. Le parole ad un certo punto dico e ripetono “oggi entrerai nel mio passato, nel passato della mia vita”.

   

 

 

 

 

HA SCRITTO PER NOI #
Gianni Marasco

Tanguero dal 2009, appassionato di musica da sempre, fin da subito ho cercato di approfondire la conoscenza del tango ballato e non. Mi sono così trovato ad affiancare lo studio della salida basica a quello delle grandi orchestre, dei poeti e musicisti che ne hanno fatto la storia. E’ così nata la serie “Los Astros del Tango” che nel corso di questi anni abbiamo rappresentato alla milonga "Ai due Ponti” di Siena non a scopo didattico ma con il solo obiettivo di far osservare il tango da un altro punto di vista. (F.B. Gianni Marasco) Frase preferita:"Stiamo navigando nel vasto oceano del tango. La cosa importante è conoscere le correnti che ci conducono al porto del cuore della gente”. (Osvaldo Pugliese)

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