“Sul tango. L’improvvisazione intima” di Davide Sparti

PUBBLICATO IL 28 dicembre 2015

Di Franco Garnero

Non sono molti i libri sul tango che meritano di essere letti. Qualche saggio (“Tango. Storia dell’amore per un ballo”, di Robert Farris Thompson, Elliot Edizioni, Roma, 2007, 409 pagine, 18,50 euro) e pochissima di narrativa (“Racconti di tango”, di Jorge Lindman, Sigillo Edizioni, Lecce, 2009, 146 pagine, 15 euro), forse perché il tango va vissuto e non commentato o raccontato. Ma, ogni tanto, escono dei volumi che meritano di essere letti, come “Sul tango. L’improvvisazione intima”, (Bologna, Il Mulino, 221 pagine, 16 euro), di Davide Sparti. Lui balla e studia il tango da tre anni soli ma insegna Epistemologia delle scienze sociali e di Teorie dell’identità all’Università di Siena ed è quindi inevitabile che la sua formazione e il suo approccio segnino in modo indelebile il testo, che risulta – per quanto riguarda il linguaggio – molto per addetti ai lavori e praticamente inaccessibile a chi non abbia condotto studi di livello superiore e di tipo specialistico. Per il resto, è chiaro che, come ballerino alle prime armi, sia stato affascinato dai ritmi rioplatensi e che, come studioso, abbia voluto analizzarne contenuti, significati ed espressioni non solo coreutiche.
 
 Sul tango l'improvvisazione intima - Davide Sparti

Il libro è diviso in cinque capitoli – premessi da una Apertura e conclusi da una Chiusura né manca una vasta bibliografia – e analizza il fenomeno da un punto di vista scientifico, valutandone comportamenti collettivi, riti di passaggio ma anche storia e punti in comune con altre discipline, prima fra tutte il jazz. Perché a interessare lo Sparti ricercatore è soprattutto l’improvvisazione e il jazz, nella vulgata, è uno degli ambiti primari in cui questa si può esercitare, nonostante il severo giudizio, al riguardo, del filosofo e musicologo Theodor W. Adorno. Anche nel tango – come sa bene chi lo conosce e ama per davvero e quindi rifugge le strutture e i “passi” che permettono ai ballerini di sopravvivere i primi anni – molto ruota intorno all’improvvisazione ma, come per il jazz, si può dire che si tratti di una improvvisazione di un tipo molto particolare. Al di là di queste precisazioni, rispetto alla ordinaria pubblicistica sul 2×4, la fatica di Sparti è un formidabile passo in avanti e il fatto che non si dilunghi sulle consuete banalità e sui triti elogi della magia dell’abbraccio non può che essere una gradita novità. È altresì divertente leggere, esposto in dotto linguaggio epistemologico, quello che i frequentatori più attenti e consapevoli delle milonghe sanno già benissimo – sebbene in termini più ruspanti – sui tanti, affascinanti, aspetti del tango. Il volume, che può essere una lettura difficile ma interessante per tutti gli appassionati del 2×4, ha la possibilità di diventare invece decisamente curiosa quanto avvincente per gli studiosi delle scienze umane, che di sicuro poco sanno del tango in generale e men che meno di quello ballato e delle dinamiche interpersonali che determina: un’eccellente opportunità per avvicinarsi al nostro fantastico mondo al di là degli abusati quanto detestabili cliché.

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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