“Tutti i passeri che mi salutano hanno il sorriso di Gardel”

di Andrés Valenzuela

PUBBLICATO IL 4 marzo 2016

“Presentai a Sebastián Irigo una serie di testi sconnessi che avevano a che fare con personaggi come Gardel, Perón, Discépolo, e lui iniziò a tracciare la drammaturgia”, ricorda Luis Longhi.
La coppia ha così scritto “Tutti i passeri che mi salutano hanno il sorriso di Gardel”, opera della quale hanno appena terminato l’allestimento e che va in scena tutte le domeniche alle 21 nel Centro Culturale della Cooperazione in Buenos Aires (Av. Corrientes 1543) con la regia proprio dello stesso Irigo. L’opera presenta Antonio, un vecchietto interpretato dal medesimo Longhi, che viaggia nel ricordo di figure emozionalmente importanti della sua vita: Gardel, Perón, Discépolo, però anche Arolas y Cortázar. Le sue memorie culturali, sociali e politiche sono indissolubilmente vincolate agli affetti: i suoi genitori, suo zio, sua moglie e il suo migliore amico.

Coloro i quali conoscono Luis Longhi per la sua opera musicale e letteraria legata al teatro e al tango, riconosceranno rapidamente nei nomi del precedente paragrafo alcuni dei temi centrali della sua opera. “Sono un artista molto politicizzato, uno che si impegna e prende il posto nel suo tempo in un “qui e ora”, un… ‘expresador’, per usare un neologismo (uno che si esprime), di ciò che passa nel nostro tempo”, riflette.
“Ecco perché mi piace anche far apparire queste figure storiche, artistiche, che hanno attraversato la vita dell’Argentina lasciando il segno con i loro argomenti, la loro filosofia e l’ideologia, come nel caso di Discépolo”.

Pajaros

–Tutta la parte che l’opera dedica a Discépolo è quasi un lunga citazione.

–Che ora devo un po’ accomodare…

–Come è nata quest’opera?

–Questa opera iniziammo a scriverla l’anno scorso. L’anno passato eravamo governo. C’è quindi un monologo di Mordisquito che dice: “loro non possono parlare di belle realtà, per poi cercare la vendetta della menzogna” e dice ancora “questo atteggiamento di oppositore tua vittima è una specie di complesso di risentimento”.
“Questo poteva dirlo prima del 10 Diciembre (dopo c’è stato il cambio di Governo. N.d.T.) Sebbene sia un ricordo di Antonio di vari momenti della sua vita, mi piace che ci siano cose ancorate alla realtà corrente perchè il tutto scorre con una potenzia drammatica molto più forte che se fosse solo un ricordo senza collegamento con il “qui e ora”.
Vorrei che quel monologo avesse avuto un forte aggancio, invece è stato necessario aggiustarlo un po’, sempre con parole di Discépolo, alle quali ho aggiunto poi il frammento che dice “Tu e la tua famiglia venite da una lunga storia, che quasi sempre arriva da un bisavolo che era un pirata, tu sei figlio del denaro e nipote delle idee…” Queste sono parole che non c’erano l’anno passato. Le ho inserite ora perchè al cambiar opposizione e governo, desideravo farle dire a Mordisquito, che ora sta in un posto di potere.

–E’ facile immaginare quanto sia difficile Gardel… E Arolas?

–Arolas è un personaggio che ammiro profondamente ed è un mito nel mondo del tango. Ciò che è più interessante di lui è quanto si spiega nello spettacolo. Arolas scoprì e inventó le forme di fraseggiare del bandoneón nel tango, di respirarlo e stimolarlo. E compose dei tanghi incredibili, di una modernità armonica spaventosa. Pero il tipo era un “hijo de puta”, un prosseneta, un magnaccia. Dovette fuggire da Buenos Aires dopo aver combinato dei grandi casini, se ne andò in Uruguay e da lí riparó a Parigi. Molti dei suoi tanghi hanno per questo dei titoli francesi.

–Ma allora, perchè inserirlo?

Perché volevo una storia che bilanciava drammaticamente l’opera e allo stesso tempo che avesse avuto qualcosa a che fare con il canto del tango e qualcosa con la musica.
Così come avevo un peronista e un anti-peronista, ho voluto inserire un artista di talento angelico e un artista di talento, ma demoniaco, che è Arolas.

–Tranne l’episodio di Gardel, che il personaggio affronta direttamente, tutti gli altri approcci sono tangenziali.

Qui non c’è solo un transito storico-artistico, ma emozionale. Antonio viene portato via da momenti emotivi della sua vita, di quella di suo zio e di quella di suo padre. Gardel è il dono della sua maturità, il padre gli regala la conoscenza di Gardel, è quello che non ha intenzione di dimenticare nella sua vita. Ci aggiunge poi Discépolo: “Ragazzo ricordati, questo è quello che racconterai ai tuoi nipoti”.
Si tratta anche di una scommessa generazione che io, Luis Longhi, faccio. So che mia figlia sa chi è Carlos Gardel.
Inoltre c’è quanto ha provocato allo zio di Antonio il bombardamento di Plaza de Mayo del 2001. Sono nostalgie ereditate, trasmesse. Sono molte le cose che si trasmettono emozionalmente, anche l’ideología a volte.

–Come per te il peronismo?

–Vengo da una famiglia molto peronista, però io sono stato colpito dal peronismo di Néstor Kirchner. Conservo il racconto emozionale di mio padre e di mio nonno, che fu presidente del Tribunale negli anni di Perón. però il peronismo mi coinvolse grazie a Néstor e Cristina.
Antonio viene colpito invece dalla durezza e dalla crudeltà de la Libertadora (la Revolución Libertadora anti-peronista del 1955) tramite il racconto che gli fa su zio.
Questo passaggio di generazione in generazione è quanto io, anche come padre, lo intendo attualmente. A mia figlia da quando era piccola parlo di Estela de Carlotto (delle Madri di Plaza de Mayo). Poi lei fará della sua vita quello che ne avrà piacere, penserá quello che vorrà; però desidero che non le manchino le informazioni delle persone che emozionarono suo papá e che vanno di pari passo con la sua ideologia, con il suo quotidiano e la sua maniera di affrontare il mondo, la vita e la società.

–L’interpretazione dell’opera rompe costantemente la quarta parete con lo spettatore.

–Sí, la quarta parete non esiste. A Sebastián e a me sembrò la maniera più diretta di toccare il pubblico, di sentire l’abbraccio quando lo si necessita. Molta gente si emoziona, a dire il vero; all’uscita dal teatro vengono a dirmi che il loro papá era proprio nella Plaza de Mayo, o che lo zio conobbe Discépolo, o a domandare se la storia di Perón è vera.

–Ed è vera?

–Certamente è vera! Me la raccontó Pepe Quintana, un giornalista del quotidiano Crítica che ha 100 anni di storia. E’ nipote di Natalio Botanna, e lavorava nel giornale, Inoltre un amico che vive in Villa Caraza, Lanús, mi ha detto che tutti gli abitanti del quartiere conoscono la storia; infine, c’è uno spettacolo dei “Los Macocos” che racconta anche questi aneddoti.
E avete visto come sono quelle storie che a un certo punto entrano in un terreno quasi mitico … come diceva Eloy Martinez, i confini tra fantasia e realtà in certi momenti si incrociano.

HA SCRITTO PER NOI #
Antonio Mario Savella

Ultimo presidente della prima associazione di tango in Italia, il Barrio Tanguero di Torino, appassionato di musica di tango, editore del dvd sul poeta Horacio Ferrer, il paroliere di Astor Piazzolla.

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