Tango-territorio alla ex-Campolmi di Prato

ex-Campolmi di Prato

PUBBLICATO IL 14 marzo 2016

 Una città, uno spazio, un ballo.

Tre elementi densi di storia si intrecciano nel week end del 14 marzo che ha visto protagonista a Prato un abbraccio improbabile eppure a suo modo perfetto.
Ancora una volta la passione, unite alla volontà di abbattere inutili barriere e consentire alla vera essenza delle cose di rivelare la propria forma, di mostrare la propria anima creano il miracolo, con la consapevolezza che essere/esserci è un atto civico di grande rilevanza, un segno forte che impone una riflessione tra il “dire e il fare davvero” e che indica senza mezzi termini anche un “come” che non lascia spazio a dubbi e dinieghi.

Andiamo per ordine.

Prato, da secoli la città del tessile, ma anche dell’immigrazione e delle differenze ben si sposa con il tango argentino quasi per gli stessi motivi. Anche lei, come in una sorta di Buenos Aires toscana, conosce bene e non solo dall’avvento cinese, la fatica dell’integrazione, lo spaesamento della mescolanza e la necessità dell’accoglienza, ma sa che da questo mischiarsi può nascere qualcosa di inaspettato che racconta in un unico gesto di incontro tante storie, tanta vita.

E tanta vita è stata consumata nello scorso week end in questa splendida “cattedrale del lavoro” che è il Museo del Tessuto di Prato. Magnifico recupero in pieno centro storico di un’ archeologia industriale del tessile tra le più imponenti e maestose della città, un monumento al lavoro che celebra la sua storia socio-economica in un susseguirsi di straordinari saloni allestiti con eleganza tra vecchie tubature e contorti macchinari ai limiti della fantascienza. Sotto le splendide capriate questa volta si accoglie insieme alle teche dei tessuti storici o l’allestimento contemporaneo di una mostra, un evento speciale, un ballo che è espressione potente e popolare e che trova in questo luogo ragioni sufficienti di ospitalità in omaggio a quel mischiarsi di vite che il Tango Argentino racconta da più di un secolo in giro per il mondo.

Lo stupore si legge nei volti di varca la soglia del Museo del Tessuto.

Tutti sgranano gli occhi: – “Ma davvero c’è un luogo così bello a Prato? Non sapevo, non conoscevo…” e intanto si abbracciano già carichi di quella bellezza che è già lì, basta essere curiosi, già pronti a quella musica che riempie i saloni e scalda di sensualità gli animi e i telai.
Un pezzo di Argentina è arrivata a Prato con i maestri Eloy Souto e Laura Elizondo che con la loro esibizione regalano una lezione di pulizia, stile e grande affiatamento di coppia. Riecheggia nelle sale la solare esortazione dello stage di Carolina Gomez (maestra di tecnica donne) alle allieve tanguere: – “Ragazze tempo-tempo, ritmo, passo-adornos- passo-tempo… sentitevi DIVINE, essaaaa!”. Sorvegliati dall’austera presenza dell’imponente ciminiera si accendono gli animi, i dj Alessandro Francini sabato e Luigi Felisatti domenica dispensano emozioni, i ballerini volano ed è facile essere accolti nel tango in questo modo, come è facile essere accolti in questo luogo che affonda le proprie radici dal basso, in quel lavoro di braccia che in questo meeting tanguero si trasforma in lavoro di abbraccio; quell’abbraccio che unisce le diversità e crea nuove consapevolezze, nuova energia, nuova vitalità.

Bello. Bravissimi. Tutti.
L’associazione Liberandotango di Firenze con i maestri organizzatori Giorgio jr Giorgi e Daniela Conte che confermano la vocazione a portare il Tango in luoghi densi di cultura, storia e arte in stretto contatto con il territorio, la direzione illuminata del Museo che nella conservatrice Daniela Degl’Innocenti trova un interlocutore perfetto e naturalmente proiettato verso quell’apertura trasversale che crea il nuovo e progetta il futuro, spesso nella totale indifferenza di chi invece di questo futuro dovrebbe essere il primo promotore e sostenitore. E grazie soprattutto ai tangueri sensibili che hanno risposto al richiamo e si sono lasciati guidare, incuriosire ricevendo in cambio del loro esserci il dono inaspettato di un luogo vicinissimo tutto da scoprire, tutto da vivere.

La saggia nonna di un’amica per incoraggiarla soleva dirle in toscano:
– “Se ‘un si va ‘un si vede e se ‘un si vede ‘un si capisce!”

Esatto.
Bisogna andare, vedere, scoprire, rompere gli schemi del già visto e lasciarsi sorprendere, confrontarsi e creare insieme ciò che vorremmo.
Uno scrittore/tanguero docente di Epistemologia delle scienze sociali e Teorie dell’identità scrive in suo libro recente che il Tango è “un ballo politico”… credo abbia ragione, ma questa è un’altra storia.

Angela Manetti

www.museodeltessuto.it

Museo Tessuto Prato (2)

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Angela Manetti

Designer grafica editoriale e pubblicitaria dell'area fiorentina, si occupa di progettazione e comunicazione su tutto il territorio nazionale da oltre venticinque anni. Balla tango da sei anni, vive e lavora a Prato. È autrice, in collaborazione con Faitango, della guida "Facciamotango! La prima guida al Tango Argentino in Italia" per l'editore Clichy di Firenze. FB: angela manetti

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