Homero Manzi

“Un poeta en la tormenta”

PUBBLICATO IL 3 maggio 2016

(Añatuya, 1 di novembre 1907 – Buenos Aires, 3 maggio 1951)

 

 Homero Manzi impersona più di qualsiasi altro la presenza della poesia nelle parole del tango. Egli non ha mai pubblicato un libro di poesie, il suo mezzo di espressione è stato sempre il tango. A differenza di altri grandi autori le parole di Manzi non offrono agli ascoltatori cronache della realtà sociale, né impartiscono consigli moralistici. I suoi versi spesso sono pieni di nostalgia, come il tango stesso e attraverso di essi Manzi lancia uno sguardo pieno di tenerezza e compassione verso gli esseri e le cose. Il quartiere povero suburbano è il suo grande scenario. “Sur” del 1948 con musica di Anίbal Troilo è probabilmente l’opera suprema di quella splendida decade e riassume il senso profondo della sua arte. Tra l’altro, proprio la prematura morte di Manzi ispirò a Troilo “Responso”, un commovente e geniale tango strumentale. Nessuna antologia che si rispetti può tralasciare tanghi come “Malena”, “Mañana zarpa un barco”, “Che bandoneón”, “Sur”, “Fruta amarga”, “Fuimos”, “Tal vez sera su voz”, “Torrente”, “Barrio de tango”, “Manoblanca”, Solamente ella”, “Después”, Recién”, “Mi taza de cafè”, o vals come “Romance de Barrio,Paisaje”, “Desde el alma” (del quale Manzi scrisse la seconda versione del testo), o milonghe come “Milonga de los fortines”, “Campo afuera”, “Milonga triste”, “Milonga del 900”, e naturalmente, “Milonga sentimental”. Quarantaquattro anni di vita bastarono a Manzi per dilettarsi nel giornalismo, nell’insegnamento, nel cinema e per avere una assidua militanza sindacale e politica che si concluse con l’adesione al peronismo. Nel 2009 in suo omaggio è stato registrato il film argentino “Homero Manzi: un poeta en la tormenta” che riassume la vita intensa di uno dei più grandi parolieri della storia del tango.

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Sur (1948: Música Anίbal Troilo, letra Homero Manzi) è uno dei capolavori immortali che Anίbal Troilo ed Homero Manzi crearono tra 1942 e 1951. Il luogo che Manzi riporta alla memoria è il barrio della sua giovinezza, la Boedo degli anni 20 del secolo scorso. All’epoca questa zona era considerata come periferia e non era stata ancora del tutto inghiottita dall’onda gigantesca della metropoli che si espande. Sur consacra la nostalgia di un paesaggio suburbano perso definitivamente per le trasformazioni dovute al progresso, la semplicità e la tranquillità cancellate dal rumore e dall’invadenza indifferente della città. Forse Sur è la stessa perdita che si trova anche nelle illusioni amorose, quando il trascorrere del tempo fa perdere le tinte dell’ingenuità e della naturalezza.

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Mano Blanca (1941: Música Antonio De Bassi, letra Homero Manzi) narra la storia la di un giovane cocchiere che corre a fine giornata per andare a trovare la  fidanzata. Manzi descrive la “pinta” dei pantaloni decorati del ragazzo, il carretto fiammante ed il modo in cui incita i suoi cavalli, Manoblanca e Porteñito, con i quali intrattiene una conversazione ed ai quali chiede di fare in fretta perché in cima alla collina ci sono gli occhi di lei ad aspettarlo (“esta noche me esperan sus ojos..”). Questo tango è così famoso che a Buenos Aires gli hanno dedicato un monumento: all’angolo delle vie Centenera e Tabarè si può scorgere un carretto azzurro e sottostante un cartello con il testo di Manzi.

Milonga sentimental (1931: Música Sebastian Piana, letra Homero Manzi) è la prima di una serie di milonghe che il musicista Sebastian Piana e Manzi composero assieme, dando un’importante spinta innovatrice al genere milonga che agli inizi degli anni 30, e grazie a loro, smette di essere milonga campera, ossia musica del campo con ritmo non ben definito e difficilmente adattabile al ballo, per diventare milonga ciudadana (cittadina), con un compás ben marcato che rappresenta un importantissimo riferimento per i ballerini. Milonga sentimental ebbe però un inizio travagliato: scritta per la grande cantante Rosita Quiroga, fu da lei scartata perché con ritmo anomalo rispetto alla milonga campera. Il brano fu dimenticato per qualche tempo e anche il secondo tentativo, con la cantante Mercedes Simone, ebbe esito deludente. Fu il poeta uruguaiano Fernán Silva Valdés ad intuire la genialità del pezzo. E’ noto l’aneddoto secondo cui dopo l’esibizione della Simone a Montevideo, egli si recò nel suo camerino con un messaggio per l’autore del brano: “dica a Piana che lui è la milonga..”. Il successo arrivò solo con l’esecuzione di Pedro Maffia al teatro San Martín di Buenos Aires. Da quel momento in poi, Milonga sentimental divenne uno dei brani più conosciuti e più ballati del genere e fu anche parte della colonna sonora del film Tango, il primo film argentino di lungometraggio con sonoro, datato 1932.

Mañana zarpa un barco (1942: Música Lucio Demare, letra Homero Manzi) narra la storia di un marinaio che balla con il suo amore l’ultima notte prima di partire. Lei è in lacrime perché forse la nave, o lui, non torneranno più o forse  perché intuisce che se cento sono i porti, cento saranno le altre donne.  Bellissime e intense le versioni di Di Sarli e di Demare.

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Milonga triste (1936: Música Sebastian Piana, letra Homero Manzi) fu presentata dal suo autore durante una trasmissione radiofonica. La triste vicenda raccontata da Manzi questa volta non ha come tema il tradimento, o la fine di un amore, ma addirittura il lutto per la scomparsa della donna amata. La poesia è altissima ed intensa ne è la melodia, ma chissà perché questo tango cadde quasi immediatamente nel dimenticatoio. Solo negli anni sessanta ebbe la giusta consacrazione entrando a far parte del repertorio di molti cantanti. Entusiasta per la bellezza della composizione che definisce “fabulosa”, Astor Piazzolla nel 1962 la registra in una versione tanto riuscita quanto particolare.

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Desde el alma (1947: Música Rosita Melo, letra Homero Manzi) è uno dei vals più suggestivi nella storia del tango e fu composto nel 1911 da Rosita Melo, la prima compositrice di fama mondiale. Fu, invece, il marito Víctor B. Piuma Velez l’autore del primo testo. Tuttavia nel 1947 i due ricevettero la telefonata di Homero Manzi che propose loro di includere il vals nel film “Pobre mi madre querida“. Manzi chiese però di poter scrivere un nuovo testo (che sarebbe poi diventato quello definitivo), in quanto quello di Velez era dedicato alla madre mentre per il film si richiedeva un testo d’amore. Di questo vals nel corso degli anni ci sono state infinite versioni sia strumentali che cantate. Non c’è orchestra di tango che non l’abbia suonato o cantante che non abbia intonato i suoi versi. Un vals che non ha epoca.


Malena
 (1941 Música Lucio Demare, letra Homero Manzi) è uno dei tanghi più belli della decade del 40: tanto la musica che i versi sono di elevata qualità e profondo contenuto sentimentale. Il fatto poi che il personaggio cantato nel tango sia sorto dalla realtà, in un anonimo e fumoso locale notturno nascosto chissà dove, rende l’immagine che si crea nell’ascoltarlo ancora più misteriosa ed affascinante. La storia racconta il modo appassionato e sensuale di Malena di cantare il tango, un modo unico che viene descritto dal poeta ricorrendo ad una serie di magnifiche metafore. Il “tono scuro” del canto di Malena, la sua “voce d’ombra che ha il profumo dell’erba”, “il sapore freddo dell’ultimo incontro” che rimane dopo averla ascoltata. Il grande successo del brano fece nascere numerose leggende sulle sue origini ed in particolare su chi fosse in realtà la Malena descritta nei versi di Manzi. Oltre alla versione già raccontata, una delle più attendibili è quella che vede come ispiratrice la cantante Nelly Omar, con il suo inconfondibile stile ed il caldo timbro vocale che sembrerebbe corrispondere perfettamente al pers  onaggio evocato nel tango

Malena canta el tango como ninguna y en cada verso pone su corazón. A yuyo del suburbio su voz perfuma, Malena tiene pena de bandoneón.

Tal vez allá en la infancia su voz de alondra tomó ese tono oscuro de callejón, o acaso aquel romance que sólo nombra cuando se pone triste con el alcohol Malena canta el tango con voz de sombra Malena tiene pena de bandoneón.

Tu canción tiene el frío del último encuentro.Tu canción se hace amarga en la sal del recuerdo.  Yo no sé si tu voz es la flor de una pena, sólo sé que al rumor de tus tangos, Malena, te siento más buena, más buena que yo.

Tus ojos son oscuros como el olvido, tus labios apretados como el rencor, tus manos dos  palomas que sienten frío, tus venas tienen sangre de bandoneón.

Tus tangos son criaturas abandonadas que cruzan sobre el barro del callejón, cuando todas las puertas están cerradas y ladran  los fantasmas de la canción.

 Malena canta el tango con voz quebrada, Malena tiene pena de bandoneón

Malena  canta il tango come nessuna ed in ogni verso mette il suo cuore. Di erba di sobborgo la sua voce profuma, Malena ha la pena del bandoneón.

Chissà se nell’infanzia la sua voce di allodola prese quel tono scuro di vicolo, o forse quella romanza che solo nomina quando diventa triste con l’alcol. Malena canta il tango con voce d’ombra, Malena ha la pena del bandoneón.

La tua canzone ha il freddo dell’ultimo incontro. La tua canzone si fa amara nel sale del ricordo. Io non so se la tua voce è il fiore di una pena, solo so che al mormorio dei tuoi tanghi, Malena, ti sento più buona, più buona di me.

I tuoi occhi sono scuri come l’oblio, le tue labbra serrate come il rancore, le tue mani sono due colombe infreddolite, le tue vene hanno sangue di bandoneón.

I tuoi tanghi sono creature abbandonate che attraversano il fango del vicolo, quando tutte le porte sono chiuse e abbaiano i fantasmi della canzone.

Malena canta il tango con voce spezzata, Malena ha la pena del bandoneón

 

Si racconta che una notte del 1941 Homero Manzi compose le parole del tango Malena e diede il testo, scritto in un foglietto, a Lucio Demare  perché ne componesse la musica, raccomandando di non modificare nemmeno una parola. Ma Demare si dimenticò quel foglio nella giacca e, solo dopo qualche tempo, lo ritrovò frucandosi in tasca mentre era seduto alla confitteria “El Gran Guinado”.  Nel leggerlo rimase affascinato dalla bellezza e dalla musicalità dei versi. Così al tavolino di quella confitteria, in poco più di una quindicina di minuti, senza cambiare una sola parola, ne compose la melodia. Ricordando quel momento, Demare, tempo dopo, dirà: “Da quel giorno Malena cominciò a far parte dei fantasmi che abitano la notte di Buenos Aires”.

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HA SCRITTO PER NOI #
Gianni Marasco

Tanguero dal 2009, appassionato di musica da sempre, fin da subito ho cercato di approfondire la conoscenza del tango ballato e non. Mi sono così trovato ad affiancare lo studio della salida basica a quello delle grandi orchestre, dei poeti e musicisti che ne hanno fatto la storia. E’ così nata la serie “Los Astros del Tango” che nel corso di questi anni abbiamo rappresentato alla milonga "Ai due Ponti” di Siena non a scopo didattico ma con il solo obiettivo di far osservare il tango da un altro punto di vista. (F.B. Gianni Marasco) Frase preferita:"Stiamo navigando nel vasto oceano del tango. La cosa importante è conoscere le correnti che ci conducono al porto del cuore della gente”. (Osvaldo Pugliese)

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