Lucio Demare

(Buenos Aires, 9 agosto 1906 - Buenos Aires, 6 marzo 1974)

PUBBLICATO IL 9 agosto 2016

Lucio Demare è il discreto compagno di tanti nostri tanghi, di momenti vissuti in milonga tra le raffinate note di una tanda dove tutti gli equilibri della sua musica cullano come un’onda delicata che ci porta fino a riva. Questo è il più grande pregio di Lucio Demare che, con fine personalità artistica, ha la capacità di rinnovarsi ad ogni brano, riuscendo ogni volta a farlo con grande delicatezza e gusto.

Lucio Demare nacque a Buenos Aires il 9 agosto 1906. A sei anni cominciò a studiare musica con suo padre, Domingo Demare, e con Luis Riccardi, a quell’epoca pianista dell’astro nascente del tango Francisco Canaro. Più tardi proseguì i suoi studi con il maestro Vincente Scaramuzza. Nel 1922, all’età 16 anni, ebbe il suo primo contatto con il tango, quando venne ingaggiato dal musicista Adolfo Carabelli per suonare jazz nel famoso cabaret di Buenos Aires “El Tabarís”. Nel 1926 Francisco Canaro, in procinto di lasciare la Francia per andare a dirigere a New York, ma con l’intenzione di lasciare un complesso a suo nome,  chiamò Demare per sostituirlo al piano. Nel 1928 lasciò però l’orchestra di Canaro per formare un famoso trio con Augustín Irusta e Roberto Fugazot, conosciuto come Orquesta Tipica Argentina  con la quale debuttò a Madrid.

La innata capacità di Demare di inventare musica e il suo delicato temperamento creativo identificarono sin dall’inizio della  sua carriera  artistica la fisionomia della sua opera. Legato per ragioni di affinità estetica alla scuola romantica nata con i tanghi di Juan Carlos Cobian ed Enrique Delfino, ma anche con Francisco e Julio De Caro,  con loro condivise pagine romantiche di gran classe composte tra il 1915 e il 1935 periodo di apogeo di questo tipo di composizioni tanghere.

Nel 1936, dopo una tournée che porta il trio in giro per l’America Centrale e Meridionale, Demare rientra definitivamente a Buenos Aires. Nel ‘38 forma un’orchestra associando il suo nome a quello del violinista Elvino Vardaro, per suonare nel luogo dove tutti i musicisti di successo dovevano passare: Radio Berlgrano. Gli altri componenti  sono  Alfredo Calabrò al bandoneón e Juan Carlos Miranda come cantante.

Nel 1939 il nostro protagonista decide di staccarsi anche da Vardaro per formare un’orchestra che sarà diretta da lui stesso seduto al pianoforte e nella quale collaborarono cantanti di primissimo piano tra i quali spicca Raúl Berón, ma anche Horacio Quintana e lo stesso  Juan Carlos Miranda. Siamo all’inizio della Epoca De Oro gli anni ’40, un decennio nel quale  il tango raggiungerà i suoi più alti livelli, avendo a suo servizio musicisti di primissimo piano, poeti e, soprattutto tanto, tantissimo pubblico.

La collaborazione iniziata nel ’37 con uno dei più grandi poeti del tango, Homero Manzi, continua anche nella decade successiva e porta a dei brani memorabili che sono il più grande ed immortale ricordo lasciato da Demare. Pagine uniche come “Mañana zarpa un barco”, “Tal vez sera su voz”, “Luna”, “Negra María”, “Sosteniendo Recuerdos”, “Solamente ella” e soprattutto “Malena” (per la storia di Malena cfr. Homero Manzi – “Un poeta en la tormenta”),  vero capolavoro che diventerà una delle immagini più rappresentative e usate del tango. Questo quanto racconta  Demare riguardo alle origini di Malena:

La musica di Malena la feci in non più di 15 minuti. M anzi mi aveva fatto avere i versi una decina di giorni prima. Pensai … questa notte viene  Manzi,  per lo meno devo dirgli come inizia il tango. E allora mi sedetti in un café e lo scrissi tutto, senza cancellare o cambiare niente. Manzi era una persona molto meticolosa, era come un musicista della scrittura, non scriveva qualsiasi cosa. Una sua caratteristica era che prima di tutto decideva il titolo e poi faceva la poesia, avendo il titolo poi tutto il resto veniva”.

Lucio Demare è stato un artista dal timbro inconfondibile come inconfondibile era il fraseggio della sua orchestra. Una forma di suonare intimista. Tutto è intimo, dolce e poco più che sussurrato, proprio come deve essere l’abbraccio del tango. Nel 1957 esce  il suo lavoro “Solos de Piano” nel quale il maestro e il suo piano ci regalano  interpretazioni indimenticabili di tanghi suoi e non: un vero e proprio gioiello. Demare si spegne il 6 marzo 1974 pochi giorni dopo aver rilasciato un’intervista al giornalista Osvaldo Soriano. Il racconto della sua vita, che diventa il testamento di un grande protagonista del tango, si conclude così:

“… mai potrei separarmi dalla musica, e sono felice per questo. Ho messo tutta la mia vita nella musica ed ognuna della cose che ho fatto  vale per l’impegno che ci misi. Mai ho fatto qualcosa per guadagnare denaro. Ho vergogna e forse questo è il più grande capitale che ho. La gente che mi segue sa che è stato così e che mai ho fatto concessioni al cattivo gusto. Per questo motivo ho lasciato tantissime cose senza registrarle, perché avevano qualcosa che non mi convinceva e quindi preferivo lasciarle stare. In ogni caso pezzi come quelli che abbiamo ricordato sono il mio modesto apporto alla musica popolare

Mañana zarpa un barco

Mañana zarpa un barco (1942 Música Lucio Demare, Letra Homero Manzi). Lucio Demare compose il tango alla fine del suo periodo migliore di produzione musicale. Homero Manzi scrisse le struggenti parole nel pieno della maturità artistica considerando che morì a soli 44 anni nel 1951.

Il tango racconta di un marinaio che balla l’ultima notte prima di partire con il suo amore in lacrime perché forse la nave, o lui, non torneranno più. Lui non sa perché lei piange, ma la muchacha forse intuisce che se cento sono i porti, cento saranno le donne ad  aspettarlo.

Riberas que no cambian tocamos al anclar.Cien puertos nos regalan la música del mar. Muchachas de ojos tristes nos vienen a esperary el gusto de las copas parece siempre igual.

Tan sólo aquí en tu puerto se alegra el corazón, Riachuelo donde sangra la voz del bandoneón. Bailemos hasta el eco del último compás; mañana zarpa un barco, tal vez no vuelva más….

Qué bien se baila sobre tierra firme!      Mañana al alba tendremos que zarpar. La noche es larga, no quiero que estés triste.. Muchacha, vamos; no sé por qué llorás…

Diré tu nombre cuando me encuentre lejos.Tendré un recuerdo para contarle al mar. La noche es larga, no quiero que estés triste Muchacha, vamos; no sé por qué llorás…

Dos meses en un barco viajó  mi corazón,      dos meses añorando la voz de mi   bandoneón

El tango es puerto amigo donde ancla la ilusión, al ritmo de su danza se hamaca la emoción.De noche, con la luna soñando sobre el mar,el ritmo de las olas me miente su compás.

Bailemos este tango, no quiero recordar, Mañana zarpa un barco                                 tal vez no vuelva más

Sponde che non cambiano tocchiamo all’ancoraggio. Cento porti ci donano la musica del mare. Ragazze dagli occhi tristi ci vengono ad aspettare e il sapore dei bicchieri sembra sempre lo stesso.

Soltanto qui nel tuo porto si rallegra il cuore, Riachuelo dove sanguina la voce del bandoneon. Balliamo fino all’eco dell’ultima battuta; domani salpa una nave, potrebbe non tornare ….

Come si danza bene sulla terra ferma! Domani all’alba dovremo salpare. La notte è lunga, non voglio che tu sia triste … Ragazza, vieni, non so perché piangi ..

Dirò il tuo nome quando sarò lontano. Avrò un ricordo da raccontare al mare.               La notte   è lunga, non voglio che tu sia triste Ragazza, vieni, non so perché piangi …

Due mesi su una nave viaggiò il mio cuore, due mesi di nostalgia della voce del mio bandoneon.

Il tango è il porto amico dove si ancora l’illusione al ritmo della sua danza si culla l’emozione. Di notte, con la luna sognando sul mare,la cadenza delle onde mi ricorda il suo ritmo.

Balliamo questo tango, non voglio ricordare; domani salpa una nave,     potrebbe non tornare.

 

 

 

 

HA SCRITTO PER NOI #
Gianni Marasco

Tanguero dal 2009, appassionato di musica da sempre, fin da subito ho cercato di approfondire la conoscenza del tango ballato e non. Mi sono così trovato ad affiancare lo studio della salida basica a quello delle grandi orchestre, dei poeti e musicisti che ne hanno fatto la storia. E’ così nata la serie “Los Astros del Tango” che nel corso di questi anni abbiamo rappresentato alla milonga "Ai due Ponti” di Siena non a scopo didattico ma con il solo obiettivo di far osservare il tango da un altro punto di vista. (F.B. Gianni Marasco) Frase preferita:"Stiamo navigando nel vasto oceano del tango. La cosa importante è conoscere le correnti che ci conducono al porto del cuore della gente”. (Osvaldo Pugliese)

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