Il Tango argentino (e altrui)

Molto oltre il tango argentino

PUBBLICATO IL 13 novembre 2016

di Santiago de Leon

pos_3Capitolo 1

“Adesso gli uomini chiudano gli occhi” (e a volte addirittura fanno mettere loro una benda per essere sicuri che non vedano).

“Pronti?! Ora le donne incomincino a toccare il corpo degli uomini. Dobbiamo cercare di risvegliarne la sensibilità…” (Pausa. Osservo come più di uno inizi a sudare. Il respiro si fa affannato, la paura che un grappolo di mani sfiori la periferia sensibile delle parti intime si fa sentire…). Finalmente la lezione finisce e arriva l’annuncio:

“La prossima volta dovete venire con un abbigliamento molto leggero”.

Alcuni si mettono a ridere con aria imbarazzata, altri annotano un numero di telefono, altri ancora si guardano intorno, altri ancora …

Seconda lezione. Questo giorno alla fine è arrivato: tutti indossano abiti leggeri!

“Ora abbasseremo le luci. Dovete semplicemente camminare e quando il vostro sguardo incontra altri occhi vi fermate ad osservarli. Quando sentite la giusta energia, chiudete gli occhi, avvicinatevi all’altro corpo. Iniziate a cercare la sensibilità sopita in quel corpo, sentitene gli odori, indagate fino a dove vi porti il limite…” (o, chissà, forse molto oltre …).

“Lasciatevi trasportare!” (immagino le sberle che sarebbero volate da più parti se qualcuno avesse visto la moglie o il marito lasciarsi trasportare dal corpo di qualcun altro!)

Alcuni sudano, altri non riescono a controllare l’ansia. La lezione di tango finisce.

E’ un nuovo giorno di “Lezione di Tango” nella scuola.

“Oggi scaveremo più in profondità. Cercheremo di entrare in contatto con le sensazioni più intime! Oggi dobbiamo arrivare ai bordi delle labbra … !“(Accidenti, che caldo … e l’estate è già finita!).

E così si susseguono i vari capitoli della Commedia del Tango: Tango Proibito, Tango Explorer, Tango Tantra, Tango Sentimentalista, Tango Petting, Tango Arrapato … o qualunque altro Tango nato in qualche parte del Paradiso.

Maestri nati dalla copulazione del “Tango Caliente” di una sola lezione o di lunga esperienza.

Maestri ingrassati della Danza Perversa.

Maestri inebriati dell’elisir orgiastico dell’ultima tanda nella penombra del ritmo del gergo tanguero.

“Ballerini maestri” per i quali la parola Danza è sinonimo di muovere il corpo come un sacco pieno d’acqua, o di “ballo arrapato”, o di muoversi di qua e di là.

Essere o non essere … ! Tango o autocompiacimento mentale? Questo è il dilemma …!

Io, Santiago de León, in quanto cittadino argentino rappresento una cultura; come artista esploro forme, colori e sensazione profonde (non profane); come libero pensatore e progressista difendo una sessualità liberamente scelta e responsabile; come persona comune lavoro nel mondo della cultura; come agnostico e apolitico, difendo tutte le credenze e i diritti dei popoli latini, di colore, arabi, delle scelte sessuali degli uomini e delle donne e di tutti – tutti – gli altri esseri umani che vivono su questa Terra; difendo il fatto che ciascuno pensi ciò che vuole, con l’unico limite che non procuri danno agli altri; per come sono, non accetto la profanazione del significato profondo del Tango nella cultura argentina.

Accetto, naturalmente, che ognuno faccia ciò che vuole dove e quando scelga di farlo, però non accetto che si usi invano il nome del Tango.

Ricordo una pubblicità che recitava qualcosa del tipo “chiamiamo le cose con il loro nome … pane al pane e vino al vino”.

Il Tango argentino rappresenta una cultura ricca, profonda (meglio, profondissima) e sentita. E’ il Tango argentino che ballava mio nonno, il Tango che si fece Cantastorie, narrando storie di vita che gli storici ignoravano, il Tango che molti indagano come un Danza o un’espressione artistica, il Tango come vera esigenza sociale, il Tango che ci riscatta dalla solitudine e che ci permette un dialogo e un contatto sinceri e reali. Il Tango come musica eseguita da grandi musicisti, cantata da grandi cantanti, quello di cui parlano i Poeti.

Questo è il Tango che desidero che cresca, che si riproduca, che si diffonda e che sia uno spazio in cui la gente possa incontrare un rifugio per alleviare i dispiaceri e condividere uno sguardo sincero e un contatto genuino. Dopodiché, se persone adulte incontrano nel Tango un ambito dove confidare i propri amori, piaceri o sensibilità, allora brindo e sono felice per loro e non mi importa a che genere appartengano o quanti siano.

Mi sento ben lontano dall’essere un moralista.

Parlo perché sento di doverlo fare e perché ne ho il diritto.

Parlo perché sarebbe più conveniente restare in silenzio, ma come personaggio pubblico nel mondo dell’Arte ho l’obbligo di usare la voce.

La mia voce esce con rabbia non contro il petting o il divertimento amoroso, ma la collera si sprigiona al sentir usare il santo nome del Tango invano.

Imploro, allora, che il Tango argentino non venga  trasformato come è successo ai massaggi orientali, che oggi vengono offerti in volgari “case cinesi” dove non si trova proprio nulla di questo sacro trattamento millenario orientale.

 

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