Il Tango per coprire e il Tango per scoprirsi

PUBBLICATO IL 18 gennaio 2017

Chi balla tango e si appassiona davvero nella stragrande maggioranza dei casi ci è caduto dentro.

A cosa?

Alla dipendenza da tango, al tango utilizzato come piacevole “droga”, sostitutivo di ciò che in quel momento ci manca, come conferma una ricerca scientifica francese riportata su diversi siti, ne cito uno per tutti: http://notizie.delmondo.info/2016/02/25/studio-scientifico-il-tango-crea-dipendenza/

Accade quando tutt’a un tratto metti il tango prima del resto e il resto della tua vita lo lasci per un po’ in panchina ad aspettare, perché tu vuoi studiare tango, andare a ballare tango, uscire con gli amici del tango, comprare scarpe e abiti da tango, guardare film di tango, far capire ai tuoi amici storici, che ovviamente non ballano tango, perché dovrebbero iniziarlo… non sanno cosa si perdono… Ti scorre persino nella testa l’idea, ma ti guardi bene dal dirlo!, che chi non balla tango sia proprio fuori dal mondo, out. E pian piano intravedi le tue occhiaie la mattina davanti allo specchio, perché sì vai a ballare, ma hai pur sempre un lavoro, però che importa se ci arrivi assonnato e mezzo rincoglionito… quando ripensi alla magica tanda della sera prima ti perdi nel limbo della gratificazione post tango, mentre di nascosto stai già cercando su google dove si balla stasera. Sei assuefatto? Sì.

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E’ colpa di quell’abbraccio, di come gratifica, di quel contatto fisico e umano così immediato che da calore e senso di condivisione. Ti senti vivo, acceso. E pian piano una sera in milonga diventano due, poi tre… poi senza che te ne accorgi vivi più ore in milonga che fuori… ci sei caduto dentro… ti sei innamorato del tango e vuoi stare con lui il più spesso possibile… non puoi farne senza, a meno di accettare di sentire quella fastidiosa sensazione di…  mancanza.

Per molti di noi l’inizio è stato più o meno così.

Il Tango ha il potere di allontanarti dalle preoccupazioni, dalle ansie, da quello che di scomodo c’è fuori, nel mondo quotidiano, e lo fa attraverso la mediazione corporea: quel contatto di corpi così stretto, quell’abbraccio così avvolgente e quel muoversi che acquieta la mente, la mette in scacco, la lascia in un angolo o forse, più realisticamente, la lascia fuori dalla porta delle milonghe ad aspettarti.

E’ il Tango usato per coprire, compensare, per nutrirci di quello che ci manca: riconoscimento, attenzione, considerazione, calore umano, gratificazione, piacere, fors’anche affetto… ma così facendo, a lungo andare, rischiamo di perderci l’altra parte del tango: il tango per scoprirsi e non per coprire, il tango come strumento per metterci a nudo e conoscerci più profondamente.

Se facessimo un parallelo con una relazione sarebbe un po’ come passare da un tipo di relazione dipendente, in cui sto con l’altro per bisogno, per non sentirmi solo o manchevole di qualcosa, ad un tipo di relazione libera, nella quale sto con l’altro per scelta e per la voglia di condividere il nostro mondo.

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Il – tango per scoprirsi – richiede un salto in avanti e dentro di sé, un atto di profondo coraggio: lasciar andare i ruoli che usiamo nel tango, le nostre maschere. E’ come nella vita, ognuno ha le sue:

  • il bravo/la brava… fa di tutto per diventare impeccabile mentre balla, per non sbagliare un passo, deve dimostrare di essere all’altezza e balla in tensione da perfezionismo
  • il/la narcisista-esibizionista… balla per celebrare il suo ego, fa della pista il suo teatro personale con evoluzioni da circo e un silenzioso “guardami” che si spande tutt’intorno. E’ in connessione solo con il Suo pubblico e usa il partner come veicolo per ottenere attenzione
  • l’insicuro/l’insicura… si nasconde perché non si sente all’altezza; se è uomo, per invitare ci mette un’ora passata attaccato allo stipite della porta e due cocktail… se è donna, siede dimessa, con lo sguardo basso, in attesa di un invito che teme non arriverà e quando lo riceve si sente “miracolata”; chiedono scusa ogni volta che il loro piede non fa esattamente quello che avrebbero voluto o dovuto fare, passano la tanda tra ansia da prestazione e scuse al partner, giustificandosi laddove, a loro dire, mancano
  • il salvatore/la salvatrice… balla per rassicurare l’altro e farlo stare bene, dimenticandosi completamente di sé
  • l’assente compulsivo/a… semplicemente non c’è, ha lo sguardo perso, assente appunto, non balla… fa ginnastica, ripete in automatico passi per lo più uguali a sé stessi ma che lo rassicurano enormemente, se è uomo, segue invece come un robot se è donna. Risultato: ci si sente terribilmente soli mentre si balla
  • il saggio/la saggia… sa tutto lui/lei e non resiste alla tentazione di spiegarti come si fa a ballare bene, così interrompe il pezzo a più riprese per illuminarti
  • il seduttore/la seduttrice… ha le idee chiare, ma non sul tango, piuttosto sullo scopo del tango: conquistarti

… e così via. Chi sta ballando in tutti questi casi? Io o l’immagine che ho di me?

I ruoli ci danno un’identità, rimandano un’immagine di noi agli altri e in qualche modo ci tutelano, ci fanno sentire al sicuro, coperti… come se ballassimo portando una maschera e la cambiassimo a seconda del nostro stato d’animo, della persona con cui danziamo, del periodo di vita in cui ci troviamo. Questi ruoli spesso si mischiano e possono cronicizzarsi, e noi finire per ballare soltanto nascosti dietro di essi.

Il – tango per scoprirsi – è un’altra cosa, è “usare” il tango come occasione per uscire alla scoperto, per dismettere questi ruoli e portarsi “nudi” nel tango, e nella vita metaforicamente parlando.

Chi sono io, mentre ballo, se semplicemente entro in relazione con l’altro con l’unica intenzione di voler stare con lui, essere con lui?

Cosa accade se smetto di preoccuparmi di fare bene, di essere bravo, all’altezza, di guidare bene, di seguire bene?

Cosa accade se sposto la mia attenzione dal pubblico e dai suoi possibili giudizi (sono davvero così importanti per me?), alla persona che ho tra le braccia?

Cosa accade se sento di valere, di avere qualcosa da dire, indipendentemente dal numero di anni che ballo e da quanto la mia tecnica è affinata, semplicemente perché sono un essere umano e ognuno di noi ha qualcosa di unico da raccontare all’altro?

Cosa accade se entro nel Tango, soltanto con tre intenti: stare con l’altro, stare con la musica e stare con me stesso… qui e ora?

Forse il Tango può diventare un’occasione per conoscermi meglio, per rendermi visibile davvero all’altro e una connessione più profonda e appagante diventa possibile. Certo così facendo mi sentirò più vulnerabile, ma sarò vero.

Buon tango a tutti!

Maria

HA SCRITTO PER NOI #
Maria Calzolari

Sono Presidente dell’Asd OliTango, la prima associazione di Bologna che unisce il Tango alle discipline olistiche www.olitango.it. Sono insegnante di Tango Argentino diplomata MIDAS e Operatrice di TangoOlistico®. Di formazione sociologa, ballo tango dal 2007 e scrivo per passione, nel 2013 è uscito il mio romanzo “Amore... a passo di Tango” (Ed. Pendragon) che riflette il mio modo di intendere e vivere il tango. Tengo un blog sul mio sito www.mariacalzolari.it

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10 commenti

  1. Lilian ha detto:

    Bien exacto lo que escribiste. Pero..como hacer para modificar esas actitudes horribles del tanguero europeo….empresa de titanes..gracias

  2. anna polverotti ha detto:

    mi sono avvicinata al tango sei anni fa quando disperata, abbandonata come un giocattolo vecchio dopo ventidue anni d amore non vedevo altre vie d uscita…due anni di duro lavoro,impegno e costanza sono serviti ad avere piu fiducia in me stessa…e poi le milonghe che ti entrano dentro e si impadroniscono del tuo DNA…ed è una “felicità” che pochi riescono a comprendere…è vita,è rinascere dove un abbraccio, una mano che si tende a farti sognare ti invade l anima fino ad annientare tutto il resto di una quotidianità intrisa di rinunce e solitudine…ma è circa un anno che le cose sono un po cambiate…ho incontrato l amore…ed è il suo grande amore per me che mi dice di andare comunque a ballare anche senza di lui perché lui non lo capisce…frequento ogni tanto ma poi…è quello che trovi a casa nel calore dell amore ver e tutto ritorna…solo quando si è soli ma soli veramente allora ci aggrappiamo a qualche altro tipo di amore…forse un po effimero…ma va bene cosi…

    • Maria Calzolari Maria Calzolari ha detto:

      Sì va bene così. L’importante è sapere cosa stiamo facendo. La cosa bella, almeno per me, è che il tango si trasforma insieme a come cambiamo noi. Un caro saluto e molta gioia per il tuo Amore

  3. Tiziano ha detto:

    Un gran bell’articolo scritto con la pancia, con il cuore e con la testa. Condivido in pieno la “cosa bella per te”: Il “Tango” si trasforma con i nostri cambiamenti.
    Rubando una frase di Albert Einstein:
    “Non ho alcun talento particolare. Sono solo appassionatamente curioso.” 🙂

    • Maria Calzolari Maria Calzolari ha detto:

      Ciao Tiziano hai colto. Infatti ho usato tutte e tre, la mia visione di sociologa e insegnante per osservare i fenomeni esterni. La mia pancia per sentire su di me i ruoli e le maschere che io stessa ho usato. In ciò non v’è giudizio alcuno. E il cuore che vuole il bene e che motiva a condividere ciò che sento utile per me e fors’ anche per altri. Un caro saluto e Buone scoperte!

  4. Mario Arcangioli ha detto:

    Grazie per questo Post!

  5. Silvana Varaschini ha detto:

    Bellissima e chiarissima spiegazione. Sono felice che qualcuno l’abbia scritta perché noto questo in molte persone che ballano tango ….purtroppo…la dipendenza…
    Mentre trovo sia fantastico vivere tutto il resto qui descritto con maestria…
    Grazie
    Condivido

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