Pellegrinaggio a Buenos Aires/08 – Chi cerca trova

Reportage da Buenos Aires per gli amanti del tango

PUBBLICATO IL 16 febbraio 2017

Dopo sette anni di ossessione da tango mi sento pronto per il mio primo pellegrinaggio a Buenos Aires. A convincermi non solo la cabala ma anche la fortunata coincidenza di essere ormai in pensione e quindi non si tratta della solita toccata e fuga di due – o al massimo quattro – settimane: mi fermerò nella culla del 2×4 per tre mesi. “Pellegrinaggio a Buenos Aires” è il racconto di questa avventura, tra dettagli pratici, curiosità e note di costume, senza la presunzione di esporre verità assolute ma con l’unico obiettivo di condividere le mie esperienze e le mie impressioni personali, che vi invito, se volete, a commentare.

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Un amico di Torino che è stato qui per un paio di mesi qualche tempo fa ci ha segnalato un post di Facebook in cui si dice che la milonga El Arranque chiuderà a fine mese per cessione dei locali. Ci affrettiamo ad andare a dare un’occhiata prima che sia troppo tardi. Siamo in Bartolomé Mitre 1759, a San Nicolas, presso il Nuevo Salon La Argentina, dalle 15 alle 21. L’organizzatore è Juan Carlos La Falce. Ingresso popolare, 60 Ars a testa (poco più di 3,50 euro), ma l’acqua resta a 40 (2,40 euro circa). Musica eccellente, vasto salone – che tra poco diventerà un supermercato – con arredi originali Anni Trenta. Il pubblico, tutto rigorosamente locale, è della stessa epoca: di sicuro in molti tra i presenti hanno mosso i primi passi agli esordi dell’orquesta di Roberto Firpo. Tra gli uomini abbondano i parrucchini (visto anche qualche occhio di vetro) che rischiano di volare via a ogni passaggio sotto i potentissimi e El arranquegiganteschi ventilatori a cui è affidata la climatizzazione del salone. Molte le ballerine in minigonne che mai come in questo caso si possono definire audaci. A parte questo, tutti garbatissimi, cordialissimi, estremamente ospitali: abbiamo conosciuto un simpatico vecchietto, i cui nonni dovrebbero essere di Torino, che ci ha fatto promettere di mandargli una cartolina della Mole. E un altro allegro ottuagenario con fermacravatte d’oro e brillante, che, dopo una tanda atroce, ha accompagnato Chiara sino al suo tavolo, spostandole la sedia e aiutandola a sistemarsi, ammonendola di stare attenta “perché è pieno di malintenzionati”. Ma non è tutto oro quello che luccica perché, poco dopo, un altro ballerino autenticamente porteno che sembrava scappato da una casa di riposo ha invitato in rapida successione tutte e tre le ballerine che sedevano con Chiara, prendendosi, va detto, altrettanti no.

Il pavimento in graniglia è in salita, molto rettangolare, tre file di tavolini sui due lati lunghi e una mezza dozzina su uno dei due stretti, ben illuminato, mirada e cabeceo agevoli.

Che dire del tango ballato? Anche per ragioni anagrafiche non lo si può che definire patetico. Per la serie: abbiamo voluto la bicicletta e quindi ci è toccato pedalare.

A seguire, visto che non eravamo stanchi, siamo andati alla Milonga en rojo, al Celia Tango Club, in Humberto primo 1783, a San Cristobal, organizzata da Adriana Febbroni dalle 20 alle 3 del mattino, ingresso 100 Ars (poco più di 6 euro) e acqua sempre a 40. Per tornare a casa abbiamo speso  120 Ars di taxi (circa 7 euro).

L’abbiamo scelta perché incuriositi dalla presentazione letta su www.hoy-milonga.com. Eccola:

Milonga con ambiente distendido, elegante sport, con música de tango tradicional al que se le suma una tanda tropical, otra de rock y una de folklore. Se observan los códigos de cabeceo. Mesas separadas para hombres y mujeres, exceptuando parejas y grupos. Aire acondicionado. Las reservas se guardan hasta una hora después de la apertura. Comida rápida con atención en las mesas. La mayoría de los bailarines están entre los 40 a 70 años, aunque TODOS son bienvenidos. Todas las semanas se sortean CD, consumición y entradas. Ultimo sábado del mes un par de zapatos. Dj Ricardo Salusky.

All’ingresso troviamo un addetto alla sicurezza (un altro è in sala) e dobbiamo passare sotto un metal detector. Saliamo al primo piano e, dopo il pedaggio, ci accoglie la gentilissima Adriana che ci fa sedere, separatamente, in due ottimi posti in prima fila. Anche qui arredi datati ma non da museo egizio, nel complesso tutto decisamente curato. Si riempie presto e si arriva a un buon 200 persone, tutte locali, nessun giovane ma niente gerontocomio. Ancora una volta gentilezza squisita e cordialità disarmante. Il mio vicino di sedia è un conversatore eccellente, curioso ma non invadente, loquace ma non logorroico. La pista riflette il carattere dei presenti: si balla con estremo rispetto per lo spazio disponibile, che è poco. Anche questa volta la musica è ottima e gli uomini sembrano in maggioranza. Ancora una volta però quello che manca è la qualità del tango; forse però il segreto è proprio questo, la differenza sta proprio lì: andare in milonga per passare una serata in compagnia, senza patemi, senza ansie da prestazione o ricerche perfezionistiche. Mi è capitato, cosa mai successa prima o altrove, di stare fermo per tre tande a parlare piacevolmente al tavolo senza accorgermene e senza percepire nel mio interlocutore l’irritazione per il ballo perso. Dimenticavo: la sala è quadrata, con un buon pavimento. 

Domenica sera siamo andati in un altro tempio: Club Gricel, in La Rioja 1180, a San Cristobal, dalle 18 alle 2 del mattino,El arranque organizzata da Julia Pugliese, Sueno Porteno. Ingresso 100 Ars, acqua a 34, 120 di taxi per tornare a casa. Finalmente una serata fantastica in una bella location, un po’ datata ma molto accogliente. Sala rettangolare delimitata da colonne con tre file di tavolini su ogni lato a cui in tanti mangiano oltre che bere. Pavimento in legno non perfetto, a differenza della musica: non una tanda sbagliata. In sala il giusto equilibrio tra locali e stranieri, diciamo un 60 a 40. Si balla bene e tanto, grazie anche all’entusiasmo di Julia, che spesso prende il microfono per animare la serata con sorteggi, compleanni, tande di zamba e altri balli, una tanda rosa in cui le fanciulle portano un cioccolatino al loro prescelto e altre leggerezze del genere.

Anche qui gli uomini erano più numerosi delle donne e, per quanto ne posso capire io, sembra che Buenos Aires sia l’unico posto al mondo dove gli uomini ballano meglio delle donne. Dopo una dozzina di giorni e altrettante milonghe, per un centocinquanta tande complessive, non ho ancora incontrato né visto una ballerina locale fuori dell’ordinario.

“Pellegrinaggio a Buenos Aires” si prende una pausa di un paio di settimane perché andiamo in Patagonia ma ritorna, a Dio piacendo, lunedì 6 marzo.

HA SCRITTO PER NOI #
Franco Garnero

Torinese, amante dei viaggi, dello sport, della vita all'aria aperta e delle buone letture, inciampa nel mondo del tango nel febbraio del 2010. Grazie a una dedizione ossessiva e monomaniacale è da tempo, per unanime giudizio, il miglior ballerino del suo pianerottolo e l'indiscusso punto di riferimento tanguero di tutto il (piccolo) condominio dove abita.

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